venerdì 13 aprile 2012

PAUL ÉLUARD - TREDICI POESIE



Dalí, Gala, Paul Éluard e Nusch a Port Lligat, 1931




Tristan Tzara, Paul Éluard, André Breton, Hans Arp, Salvador Dalí, 
Yves Tanguy, Max Ernst, René Crevel e Man Ray

Paul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 1895 – Charenton-le-Pont, 1952), poeta francese, tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.
Risale al 1916 la raccolta di versi Le devoir, che ripubblica ampliata nel 1918 con il titolo Le devoir et l'inquiétude e i Poèmes pour la paix.
Nel 1919 partecipa alla vita del movimento dadaista e stringe rapporti di amicizia con i rappresentanti della contestazione artistica francese, quali Paulhan, Aragon, Breton, Soupault e Tzara.
Collabora intanto a diverse riviste d'avanguardia e dirige egli stesso la significativa rivista Provèrbe.
Nel 1920 pubblica Les animaux et leurs hommes, les hommes et leurs animaux, nel 1921 Les nécessités de la vie et les conséquences des réves, nel 1922 Répétitions e Les malheurs des immortels.
Nel 1923 il nascente surrealismo si contrappone al senescente dadaismo, ed Éluard passa, insieme ad Aragon, Péret e Breton, al nuovo movimento.
L'animatore del surrealismo è André Breton e a lui Éluard dedica, nel 1924, Mourir de ne pas mourir.
Nello stesso anno, colto da una crisi interiore, Paul abbandona improvvisamente Parigi e per sette mesi non dà notizie di sé, tanto da essere considerato morto. In realtà egli compie un lungo viaggio per mare da Marsiglia al Pacifico per fuggire alle contraddizioni che lo tormentavano. Ritorna a Parigi nell'ottobre del 1924 e presto riprende la sua attività nell'avanguardia. Continua a scrivere versi e nel 1925 pubblica 152 proverbes mis au goût du jour, in collaborazione con Péret e Au défaut du silence, con illustrazioni di Max Ernst; nel 1926 esce Capitale de la douleur e Les dessous d'une vie ou la pyramide humaine. Sempre nel 1926 aderisce al partito comunista e con la pubblicazione di Capitale de la douleur viene riconosciuto come "il più poetico rappresentante della scuola surrealista". Da quel momento vive in modo appassionato la vita del gruppo con mostre, incontri, proteste, libri, riviste, riunioni surrealiste.
Nel 1929 esce Défense de savoir con un frontespizio di Giorgio De Chirico e L'amour la poésie.
Gli anni che vanno dal 1930 al 1938 vedono Éluard impegnato contro la repressione della società mentre si fa sempre più vicina la violenza della dittatura fascista che porta all'avvento di Hitler in Germania e alla vittoria di Franco in Spagna.
In questo periodo egli si allontana dal partito anche se non partecipa integralmente alle critiche che i surrealisti, ormai su una linea trotzkista, muovono all'Unione Sovietica, non sottoscrive il manifesto di protesta surrealista per il primo processo di epurazione politica di Mosca nel 1936 e non aderisce alla Federazione internazionale dell'arte rivoluzionaria fondata da Breton.
Pubblica in questi anni molti libri tra i quali A toute épreuve (1930), Le vie immédiate (1932), La rose publique (1934), Facile (1935), Les yeux fertiles (1936), Les mains libres (1937), Cours naturel (1938).
Nel settembre del 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, Éluard viene richiamato come tenente per prestare servizio nell'intendenza, ma nel giugno del 1940, data che segna il crollo della Francia davanti a Hitler, egli viene smobilitato e può rientrare a Parigi.
Nel 1942 chiede nuovamente l'iscrizione al partito comunista francese (P.C.F.) e fa parte del movimento clandestino, contrassegnando il suo contributo alla resistenza con edizioni di libri di versi e di giornali alla macchia e trasmissioni radiofoniche clandestine. È del '42 la sua famosa poesia Liberté.
Nel febbraio del 1944 Éluard rientra a Parigi ancora occupata dai tedeschi e il 25 agosto dello stesso anno avviene la liberazione.
Risalgono a questi anni Chanson complète e Mèdieuses (1939), Le livre ouvert, I e II (1940 e 1941), Poésie et vérité (1942), Au rendez-vous allemand (1942-1945), Le lit table (1944).
Dopo la liberazione e alla fine del conflitto, Éluard si impegna con il comunismo e compie numerosi viaggi nei paesi dell'Europa orientale, appoggia, in Grecia, la lotta per la liberazione e in Italia prende parte attivamente, nel 1946, alla campagna per l'avvento della Repubblica.
Nei primi giorni di settembre 1952, Éluard ha un attacco di angina pectoris e il 18 novembre dello stesso anno, in seguito ad un nuovo attacco, muore.
Sono degli ultimi anni di vita del poeta molte opere, tra le quali Poésie ininterrompue (1946) - la cui seconda parte viene pubblicata postuma, nel 1953 - Le dur désir de durer , sempre nel 1946, Poèmes politiques nel 1948, Une leçon de morale (1949), Tout dire e Le Phénix (1951).




I
Tutte le donne felici hanno
Ritrovato il loro marito    egli torna dal sole
Tanto è il calore che porta.
Ride e piano saluta
Prima di dare un bacio alla sua meraviglia.


II
Splendida, il seno teso leggermente,
Santa mia donna, sei mia più di quando
Con lui, e lui e lui e lui e lui,
Io reggevo un fucile, un bidone - la vita!


VII
Per molto tempo ho avuto un volto inutile
Ma ora
Ho un volto per essere amato
Un volto per essere felice.


X
Sogno di tutte le belle
Che di notte vanno in giro,
Lente e calme,
Con la luna che viaggia.


XI
Tutto il fiore dei frutti m'illumina il giardino,
Gli alberi di bellezza e gli alberi da frutta
E io lavoro e sono solo nel mio giardino,
E il Sole cupo fuoco arde sulle mie mani.

Da « Poèmes pour la paix » (1918)


Zampa


Il gatto nella notte si fissa per gridare,
Nell'aria libera, nella notte, il gatto grida.
E triste, a altezza d'uomo, l'uomo ode quel grido.

Da « Les animaux et leurs hommes » (1920)


L'innamorata


Mi sta dritta sulle palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
Dentro l'ombra mia s'affonda
Come un sasso in cielo.


Tiene gli occhi sempre aperti
Né mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
E io rido, piango e rido,
Parlo e non so che dire.


Senza rancore


Lacrime delle palpebre, dolori dei dolenti,
Dolori che non contano e lacrime incolori.
Non chiede nulla, lui, non è insensibile,
Triste nella prigione e triste quand'è libero.


È un tempo tetro, è una notte nera
Da non mandare in giro nemmeno un cieco. I forti
Siedono, il potere è in pugno ai deboli,
E in piedi è il re, vicino alla regina assisa.


Sorrisi e sospiri, insulti imputridiscono
Nella bocca dei muti e negli occhi dei vili.
Non toccar nulla! Qui brucia, là arde;
Codeste mani son per le tasche e le fronti.


*


Un'ombra...
Tutta la pena del mondo
E il mio amore addosso
Come una bestia nuda.

Da « Mourir de ne pas mourir » (1924)


Non smetto ma per così dire di parlare di te eppure l'essenziale è presto detto


Quando l'alba leva gli artigli
E il primo versante di selva
Tra riflessi di brividi
L'abisso delle vette s'apre


Quando a picco ti s'apre la veste
E dà alla luce il corpo tenero
E offre il seno lustrato docile
Seno che mai ha lottato
Ranuncoli tigrati di piombo
Eclissi fatali a chi è forte
Gradi di ermellino immolato
O quando in volto ti turbi


Quel che mi piace del tuo volto è l'apparire
D'un lume ardente in pieno giorno.


Da « La rose publique » (1934)



Nessuno può conoscermi



Nessuno può conoscermi
Come tu mi conosci


Gli occhi tuoi dove dormiamo
Tutti e due
Alle mie luci d'uomo han dato sorte
Migliore che alle notti della terra


Gli occhi tuoi dove viaggio
Han dato ai gesti delle strade un senso
Separato dal mondo


Negli occhi tuoi coloro che ci svelano
La solitudine nostra infinita
Non sono più quel che credevan essere


Nessuno può conoscerti
Come io ti conosco.



Da « Les yeux fertiles » (1936)



Un lupo




La buona neve il cielo nero
Le rame morte lo squallore
Della selva piena d'insidie
Onta alla bestia inseguita
La fuga in freccia nel cuore


Tracce d'una atroce preda
Dàgli al lupo e quello è sempre
Il lupo più bello ed è sempre
L'ultimo vivo sotto la minaccia
Dell'assoluta massa di morte.


                                       D« Poésie et vérité 1942 » (1942)                                         




Sorelle di speranza




Sorelle di speranza o donne coraggiose
Contro la morte avete stretto un patto
Quello di unir le virtù dell'amore


Sopravvissute sorelle
Vi giocate la vita
Perché la vita vinca


Vicino è il giorno o mie sorelle di grandezza
Che delle parole guerra e miseria noi rideremo
Di quanto fu amarezza nulla resisterà


Ogni viso avrà diritto alle carezze.


Da « Poèmes politiques » (1948)






Buona giustizia

È la calda legge d'uomini
Con le uve fanno vino
Col carbone fanno fuoco
Con i baci fanno uomini

È la dura legge d'uomini
Rimanere integri contro
E la guerra e la sciagura
Contro i rischi della morte

È la dolce legge d'uomini
Tramutare l'acqua in luce
Ed i sogni in realtà
E in fratelli i tuoi nemici

Una legge antica e nuova
che si va compiendo e va
Dal cuore infante che non sa
Fino alla ragion suprema. 

                                                                              
                                                                          Da « Tout dire » (1951)





AVVERTENZA:
tutti i testi qui presentati sono tratti da:
Paul Éluard, POESIE, traduzione e introduzione di Franco Fortini, Oscar Mondadori, Milano, 1985




3 commenti:

  1. In Paul Éluard come in molti, se nonin tutti i grandi poeti era, è, presente la contraddizione fra il dicibile e ciò che non lo è, e tale dicotomia è affrontata da Éluard in maniera tipicamente poetica. Così il poeta dà inizio alla poesia TOUT DIRE (Dir tutto):

    Tutto è dir tutto e le parole mancano
    E il tempo manca e mi manca l'audacia
    Sogno e spartisco a caso le mie immagini
    Ho mal vissuto e mal appreso a parlar chiaro

    Dire tutto macigni strade lastrici
    Le vie i viandanti i campi ed i pastori
    Le piume dell'aprile la ruggine d'inverno
    Freddo e caldo congiunti in un frutto unico.
    (....)

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  2. grande grande, ma sono rimasto incantato da quella foto di geni, tanti tutti'insieme! Giancarlo

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