mercoledì 18 aprile 2012

PATRIZIA PAGNONCELLI - SEI POESIE







Patrizia Pagnoncelli nasce il 25 Aprile del 1946 in una famiglia dalle due nazionalità: padre romano e madre parigina. Una vita segnata dalle due anime e dalle due patrie: in fondo anche la Francia, la sente come sua. Studi regolari: liceo scientifico e poi la facoltà di lingue e, nel periodo universitario, critica letteraria, giornalismo. Purtroppo la tesi sperimentale affidatale dal docente l’allontana dall’Italia per un lungo periodo e così il giornalismo esce dalla sua vita. Poi, l’insegnamento. Una bellissima esperienza: immergersi nella realtà dei ragazzi credendo fermamente che l’interscambio culturale serva a tutti per crescere ed essere sempre informati sull’evolversi del mondo. 
Infine la decisione di lasciare la scuola e di ritirarsi in campagna, in un bellissimo posto puro e selvaggio, che spesso è l’ispiratore dei testi che scrive, poiché adora la natura in tutti i suoi aspetti, conoscendone a fondo le regole e le meraviglie. Patrizia Pagnoncelli resta sempre una persona leale, anche se purtroppo oggi  la lealtà non paga. Le sue poesie parlano di questo: delle trasformazioni percepite nella società, della necessità di difendere e salvaguardare la “comunanza”, e dell’imprevedibilità della natura. E’ arrivata tardi alla pubblicazione, e la decisione  è venuta nel momento in cui la propria voce doveva essere ascoltata, anche se è ardua la strada intrapresa, perché la poesia è così difficile da divulgare, ma certo proprio questa è una sfida che ha ritenuto interessante. Dover affrontare ogni cosa nello spirito della gara, è stato un atteggiamento costante nella sua vita di ex sportiva. La poesia per lei è essenzialmente comunicazione, quindi il piacere massimo è far leggere le sue parole. Patrizia ha pubblicato tre raccolte di poesie: 
- CHIARO E SCURO, Ed. Studio 64; 
- CALEIDOSCOPIO, Ed. Albatros Il Filo – collana Le Cose – Nuove Voci; 
- AL DI LA’ DEL VETRO, Ed. Albatros – collana Le Cose – Nuove voci.







Seduta al tavolo da gioco
Seguo responsabile
Il moto imprevedibile
Delle carte
Servite a poco a poco.


Due i giocatori
Il tempo ed io
L’un l’altro
Guardinghi
L’un l’altro
Ironicamente schivi.


In gioco la vita…
Diversa la partita…
Impari l’esito…
Sicuro l’ordito
Dei due… l’uno già sa
L’altro osa…
L’uno presagisce
L’altro subisce.


Esiste un solo finale
Possibile
Un solo crepuscolo
Ma l’alea vale
Il tentativo… non solo…
È ammissibile








Il funambolo
Corre leggero sul filo teso,
tramite sospeso
tra concreto ed astratto.
Non c’è contatto
Col mondo piccolo
Ch’appare in basso.
L’evoluzione affascina
E l’io assorto s’avvicina
Mentalmente
A quei passi lievi…
Sembra si sollevi
Anch’esso
Nella ricerca infinita
Della fonte
Che lo disseti a vita.
È laggiù in fondo…
Attende limpida
Sgorgando 
Perenne dall’etere
Illimitato e profondo.








Il vento che cambia
S’arrampica sornione
Lungo il sentiero
Della mente
Insegue volitivo
Il mio pensiero
Ne vuole la consistenza
Ne assapora la presenza
Fragile e delicata
Mano veemente
Mi spinge ad andare
Oltre l’orizzonte.
Mi parla di una gouache
Pennellata con sapienza
Coi colori dell’ottimismo
Ma come arrivare
Al di là dell’oggi amaro
Del duro egoismo
Che alberga ovunque?








Je voudrais un coin,
un petit coin caché,
où entasser
l’un sur l’autre
mes regrets et mes douleurs.
Un endroit lointain
Où toutes mes peurs
Puissent se fondre
Aux moments heureux,
Ainsi pourrais-je
Sûrement me soulager.
Petit à petit éloigner
L’angoisse profonde
Qui surgit parfois
Soudaine
Et encore le désarroi
Aussi, subtil,
Qui effond
Amer et dur.








IL FALO’


Le fiamme ondeggiano
Nell’aura autunnale
Seguono il vento
Come le incerte speranze
Avanzano
Sul sentiero scosceso
Del domani lontano.


Scomposte ballano
Libere e impudenti
Ammiccano
Ironiche e splendenti
Al mio io sorpreso.


Ma come i desideri
Irrealizzati
Si smorzano improvvise
E la cenere giacente
È  il ricordo spento
Ma vivente
Dello ieri ormai passato.








Que dire de la musique 
Alentour? 
Chuchotements et cris 
S’entremêlent 
Au jour le jour 
Que l’explosion vitale 
Jaillit des recoins. 
Le rythme paisible 
Pousse au mouvement 
Souple et plein 
D’une valse sans refrain. 
Je danse ainsi 
Emportée insciemment 
Suivant l’hésitation 
Des bourgeons 
Qui poussent violents 
Le long des rameaux.














2 commenti:

  1. Non è casuale la scelta delle immagini che introducono questa "pagina" dedicata alla poesia di Patrizia Pagnoncelli. I due grandi fiumi - la Senna e il Tevere - le cui acque sfociano nell'immensità del mare, "se jettent dans la mer", e l'acqua, "ancienne mère éternelle", antica eterna madre, è l'elemento iniziale e finale nel cammino poetico di questa Autrice. C'è poi la leggerezza dei suoi versi a dire l'insondabile e anche l'inevitabile. Eppure per l'uno e per l'altro è possibile obiettare: "Ma l'alea vale / Il tentativo... non solo... / E' ammissibile." Sì, la scommessa vale il tentativo, anche nel caso del funambolo, in perenne precario equilibrio con le sue sofferenze non certo muscolari... anche lui alla ricerca della fonte chiara e purificatrice. Ma è una fonte celeste, che ha sublimato le passioni e già abita l'Intelletto e lo Spirito, e tuttavia contiene il volto della grande Madre cosmica. Il verso e il canto sono lievi e intensi, e il lettore li segue come un bimbo curioso e innamorato... per via dei ritmi semplici, ma di quella semplicità che la nostra poet(ess)a ha conquistato sulla sua stessa pelle... E poi quei versi scritti nella lingua materna, quanto più teneri e dolci appaiono rispetto a quelli scritti in italiano. Anche per la dolcezza del francese, ma non soltanto per questa. "Je voudrais un coin / ... /où entasser/... / mes regrets et mes douleurs." oppure: ... "Je danse ainsi / Emportée insciemment / Suivant l’hésitation / Des bourgeons / Qui poussent violents / Le long des rameaux." Non darò qui la traduzione ma dirò solo la grande emozione che questi versi, TUTTI i versi postati in questa "pagina" dedica ta a Patrizia Pagnoncelli mi hanno dato.

    Antonino Caponnetto

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  2. Vero! già all'inizio t'immergi in una visione bergmaniana del gioco mortale, questa volta con le carte, e prosegui il viaggio incontrando un funambolo, una gola da attraversare oscillando sulla fune....ed il vento che ti spinge verso l'orizzonte. La poesia di quest'autrice è un cammino lungo sentieri che costeggia un lungo fiume... Giancarlo Serafino

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