mercoledì 9 maggio 2012

THOMAS STEARNS ELIOT - QUATTRO POESIE IN FRANCESE





     Thomas Stearns Eliot nasce a Saint Louis, nello stato del Missouri (USA), il giorno 26 settembre 1888. La famiglia, di origini britanniche, appartiene alla borghesia benestante: il padre è direttore di una fabbrica di mattoni e la madre discende da un’antica famiglia del Massachusetts. Il giovane Eliot già a dieci anni dimostra particolare interesse per la poesia, tanto che il giornalino scolastico ne pubblica alcune sue.
     Nel 1906 si iscrive ad Harvard, dove vive gli anni universitari e il prolifico ambiente intellettuale di Boston. Studia francese, tedesco, letteratura inglese, storia medievale e storia della filosofia. Nel frattempo, s’interessa – e ne approfondisce lo studio – della Divina Commedia e di Dante Alighieri, a cui poi dedicherà uno dei suoi più noti saggi. Segue un corso sui poeti metafisici e incontra Conrad Aiken, poeta con cui instaura una profonda e duratura amicizia. Legge saggi di Arthur Symons e rimane colpito dalla poesia di Jules Laforgue. Grazie alla lettura di “The spirit of Romance”, di Ezra Pound, scopre poi i provenzali e gli stilnovisti.
     Nel 1911 si iscrive alla Sorbona, dove rimane per un certo periodo, fino a quando rientra a Harvard per conseguire il dottorato in filosofia. Nel giugno 1914, conclusa l’università, si reca a Parigi; due mesi dopo ottiene una borsa di studio che lo porta per un anno a Londra, presso il Merton College di Oxford.
     Nel 1915 conosce Vivienne Haigh-Wood, che diviene ben presto sua moglie. La coppia prende in affitto una camera nella casa del filosofo Bertrand Russell. Eliot deve far fronte alle ristrettezze economiche sopravvenute: il padre, che disapprova la sua scelta di proseguire la carriera accademica, gli rifiuta ogni aiuto. Eliot inizia così a lavorare come insegnante. In seguito, grazie all’interessamento della famiglia di Vivienne, entra come impiegato, alla Lloyds Bank , dove rimarrà per quasi dieci anni.
     Nello stesso periodo viene nominato vicedirettore di “The Egoist”, rivista alla cui sezione letteraria lavora Ezra Pound.
     Nel 1917 esce la prima raccolta di poesie di Eliot: “Prufrock e altre osservazioni” (“Prufrock and other observations”); del 1919 e del 1922 sono rispettivamente “Poesie” e “La terra desolata”.
     Dal 1923 è direttore della rivista “The Criterion”, poi della casa editrice Faber and Faber. Nel 1927 riceve la cittadinanza inglese e si converte all’anglicanesimo, passo che influisce notevolmente sulla sua produzione letteraria (nel 1933 diverrà Vicar’s Warden, la più alta posizione di un laico nella chiesa anglicana). È di questo periodo anche l’interessamento di Eliot per il teatro, che trova concretizzazione con la produzione di saggi e lavori come “Assassinio nella cattedrale”, “La riunione di famiglia”, “Cocktail party”, “L’impiegato di Fiducia” e “Il grande statista”.
     Tra gli anni ’30 e gli anni ’40 Eliot si concentra in particolar modo sui problemi etici e filosofici della società moderna. L’opera di Eliot verrà inscritta nel contesto del cosiddetto “modernismo”, movimento che nel periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale comprenderà e rivoluzionerà tutte le arti: tutti gli autori modernisti vengono accomunati dal rifiuto della tradizione letteraria vittoriana e dal recupero della poesia del Seicento inglese.
     Dopo una riflessione travagliata, decide di separarsi dalla moglie, facendola ricoverare in un istituto per malati mentali, dove morirà nel 1947. La morte della moglie lascerà per sempre un senso di colpa nell’animo del poeta, che comunque si sposerà nuovamente nel 1957.
     Thomas Stearns Eliot viene insignito nel 1948 del premio Nobel per la letteratura, “for his outstanding, pioneer contribution to present-day poetry” (“per il suo straordinario, pionieristico contributo alla poesia contemporanea”).
     Muore a causa di un enfisema polmonare a Londra il 4 gennaio 1965. Le sue ceneri, come da sue volontà, vengono deposte nella Chiesa di San Michele a East Coker (il villaggio dal quale gli antenati di Eliot emigrarono in America): una piccola targa lo commemora. A due anni dalla scomparsa una grande pietra in memoriam è stata posta sul suolo del “Poets’ Corner”, nell’Abbazia di Westminster a Londra. 
BIBLIOGRAFIA 
 


Poesia
  • Prufrock and Other Observations (1917).
  • Poems (1920).
  • Ara Vos Prec (1920).
  • The Waste Land (1922).
  • The Hollow Men (1925).
  • Ash Wednesday (1930).
  • Ariel Poems (1927-1954).
  • Unfinished Poems.
  • Minor Poems.
  • Choruses from "The Rock" (1934).
  • Old Possum's Book of Practical Cats (1939).
  • Four Quartets (1945).
  • Occasional Verses.
Teatro
  • Sweeney Agonistes (1926). Prima rappresentazione: 1934.
  • The Rock (1934). Tradotto in italiano come La rocca.
  • Murder in the Cathedral (1935).
  • The Family Reunion (1939).
  • The Cocktail Party (1949).
  • The Confidential Clerk (1954).
  • The Elder Statesman (1959). Prima rappresentazione: 1958.
Saggi
  • Ezra Pound. His Metric and Poetry (1917).
  • The Sacred Wood: Essays on Poetry and Criticism (1920),
  • The Second-Order Mind (1920).
  • Tradition and the individual talent (1920),
  • Homage to John Dryden (1924).
  • Shakespeare and the Stoicism of Seneca (1928).
  • For Lancelot Andrewes (1928).
  • Dante (1929).
  • Thoughts after Lambeth (1931).
  • Selected Essays 1917-1932 (1932).
  • The Use of Poetry and the Use of Criticism (1933).
  • After Strange Gods (1934).
  • Elizabethan Essays (1934).
  • Essays. Ancient and Modern (1936).
  • The Idea of a Christian Society (1940).
  • Points of View (1941).
  • The Music of Poetry (1942).
  • The Classic and the Man of Letters (1942).
  • Reunion by Destruction (1943).
  • What Is Classic? (1945).
  • On Poetry (1947).
  • Milton (1947).
  • Notes Towards the Definition of Culture (1948).
  • Poetry and Drama (1951).
  • The Three Voices of Poetry (1954).
  • The Froniers of Criticism (1956).
  • Essay on Poetry and Poets (1957).
  • George Herbert (1962).
  • Knowledge and Experience in the Philosophy of F. H. Bradley (1964).
  • To Criticize the Critic (1965).

Pubblicazioni italiane 

Traduzioni

  • Dante, a cura di Luigi Berti, Modena-Parma: Guanda, 1942.
  • Assassinio nella cattedrale, trad. di Cesare Vico Lodovici, Roma: Edizioni italiane, 1945.
  • Appunti per una definizione della cultura, trad. di Giorgio Manganelli, Milano: Bompiani, 1952; 1967.
  • Poesie, a cura di L. Berti, Parma: Guanda, 1955.
  • Sulla poesia e sui poeti, trad. di Alfredo Giuliani, Milano: Bompiani, 1960; Milano: Garzanti, 1975.
  • Poesie, prefazione e trad. di Roberto Sanesi, Milano: Bompiani, 1961.
  • La terra desolata. Frammento di un agone. Marcia trionfale, prefazione e trad. di Mario Praz, Torino: Einaudi, 1963; 1970; 1985.
  • T. S. Eliot tradotto da Eugenio Montale, Milano: Vanni Scheiwiller All'insegna del pesce d'oro, 1963 
  • Saggi elisabettiani, a cura di Alfredo Obertello, Milano: Bompiani, 1965.
  • Teatro, a cura di Salvatore Rosati, trad. di Alberto Castelli e Desideria Pasolini Dell'Onda, Milano: Bompiani, 1966 
  • Il bosco sacro: saggi sulla poesia e la critica, a cura di Luciano Anceschi, trad. di Vittorio Di Giuro e A. Obertello, Milano: Bompiani, 1967; 1985.
  • Ezra Pound: metrica e poesia, a cura di Laura Caretti, Milano: All'insegna del pesce d'oro, 1967.
  • Saint-John Perse, Anabase, con le trad. inglese di T. S. Eliot (1930) e italiana di Giuseppe Ungaretti, Verona: Le rame, 1967.
  • Cori da "La Rocca", a cura di R. Sanesi, Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 1971; con introduzione di Piero Bigongiari, Milano: Rizzoli, 1994.
  • La terra desolata, trad. di Elio Chinol, con 11 disegni di Ernesto Treccani, Ravenna: Loperfido, 1972.
  • Assassinio nella cattedrale: sacra rappresentazione, a cura di R. Sanesi, prefazione di Luca Doninelli, trad. di Tommaso Giglio e Raffaele La Capria, Milano: Bompiani, 1974.
  • L'uso della poesia e l'uso della critica, e altri saggi, a cura di R. Sanesi, Milano: Bompiani, 1974.
  • La terra desolata, introduzione e trad. di Alessandro Serpieri, Milano: Rizzoli, 1982; 1985.
  • Assassinio nella cattedrale, introduzione di Valerio Fissore, trad. di A. Castelli, Milano: Mursia, 1987.
  • Il libro dei gatti tuttofare, prefazione di Emilio Tadini, trad. di R. Sanesi, Milano: Bompani, 1990.
  • Opere 1904-1939, a cura di R. Sanesi, Milano: Bompiani, 1992.
  • La terra desolata, a cura di Angelo Tonelli, Milano: Crocetti, 1992.
  • "Sassinament te catedral", traduzione di Gianni Nazzi, Clape cultural Aquilee, Gurize Pordenon Udin 1995
  • Quattro quartetti, introduzione di Attilio Brilli, trad. di Filippo Donini, Milano: Garzanti, 1992.
  • Opere 1939-1962, a cura di R. Sanesi, Milano: Bompiani, 1993.
  • Scritti su Dante, a cura di R. Sanesi, trad. di V. Di Giuro, Giovanni Vidali e Gloria Rivolta, Milano: Bompiani, 1994; 2001.
  • Tutto il teatro, a cura di R. Sanesi, Milano: Bompiani, 1994 (2 voll.).
  • Cori da "La Rocca", a cura di Franco Loi, Milano: Rizzoli, 1996.
  • Poesie 1905/1920, prefazione e trad. di Massimo Bacigalupo, Roma: Newton Compton, 1995.
  • La terra desolata e Quattro quartetti, introduzione di Czesław Miłosz, trad. di Angelo Tonelli, Milano: Feltrinelli, 1995.
  • L'idea di una società cristiana, a cura di Marco Respinti, Milano: Gribaudi, 1998.
  • La sorella velata, poesie scelte, a cura di Lorenza Gattamorta, introduzione di Davide Rondoni, Milano: Rizzoli, 2000.
  • Quattro quartetti, a cura di Elio Grasso, Bari: Palomar, 2000.
  • Intervista con T. S. Eliot, a cura di Donald Hall, trad. di Valentina Pigmei, introduzione di Pasquale Panella, Roma: Minimum fax, 2000.
  • La terra desolata, a cura di Giuseppe Massara; con una nota di Nadia Fusini, Brescia: l'Obliquo, 2002.
  • Quattro quartetti, a cura di Audrey Taschini, Pisa, Edizioni ETS, 2010. ISBN 88-87467-32-3.
  • La terra desolata, per la traduzione e cura di Erminia Passannanti, Oxford: The Mask Press, 2011. ISBN 978-1-4812-7723-5.  





Nota per il lettore:
i versi di seguito pubblicati sono tratti dal libro:
T. S. ELIOT, POESIE, a cura di Roberto Sanesi, con un’introduzione di David Gascoyne, Bompiani, Milano, 1996/2011.





LE DIRECTEUR


Malheur à la malheureuse Tamise 

Qui coule si près du Spectateur.
Le directeur
Conservateur
Du Spectateur
Empeste la brise.
Les actionnaires
Réactionnaires
Du Spectateur
Conservateur
Bras dessus bras dessous
Font des tours
A pas de loup.
Dans un égout
Une petite fille
En guenilles
Camarde
Regarde
Le directeur
Du Spectateur
Conservateur
Et créve d’amour. 





MELANGE ADULTERE DE TOUT



En Amérique, professeur;

En Angleterre, journaliste;
C’est à grands pas et en sueur
Que vous suivrez à peine ma piste.
En Yorkshire, conférencier;
A Londres, un peu banquier,
Vous me paierez bien la tête.
C’est à Paris que je me coiffe
Casque noir de jemenfoutiste.
En Allemagne, philosophe
Surexcité par Emporheben
Au grand air de Bergsteigleben;
J’erre toujours de-ci de-là
A divers coups de tra là là
De Damas jusqu’à Omaha.
Je célébrerai mon jour de fête
Dans une oasis d’Afrique
Vêtu d’une peau de girafe.

On montrera mon cénotaphe

Aux côtes brûlantes de Mozambique. 





LUNE DE MIEL



Ils ont vu les Pays-Bas, ils rentrent à Terre Haute;

Mais une nuit d’été, les voici à Ravenne,
A l’aise entre deux draps, chez deux centaines de punaises;
La sueur aestivale, et une forte odeur de chienne.
Ils restent sur le dos écartant les genoux
De quatre jambes molles tout gonflées de moursures.
On relève le drap pour mieux égratigner.
Moins d’une lieue d’ici est Saint Apollinaire
En Classe, basilique connue des amateurs
De chapitaux d’acanthe que tournoie le vent.

Ils vont prendre le train de huit heures

Prolonger leurs misères de Padoue à Milan
Où se trouve la Cène, et un restaurant pas cher.
Lui pense aux pourboires, et rédige son bilan.
Ils auront vu la Suisse et traversé la France.
Et Saint Apollinaire, raide ascétique,
Vieille usine désaffectée de Dieu, tient encore
Dans ses pierres écroulantes la forme précise de Byzance. 





DANS LE RESTAURANT



Le garçon délabré qui n’a rien à faire
Que de se gratter les doigts et se pencher sur mon épaule:
“Dans mon pays il fera temps pluvieux,
Vu vent, du grand soleil, et de la pluie;
C’est ce qu’on appelle le jour de lessive des gueux.”
(Bavard, baveux, à la croupe arrondie,
Je te prie, au moins, ne bave pas dans la soupe).
“Les saules trempés, et des bourgeons sur les ronces —
C’est là, dans une averse, qu’on s’abrite.
J’avais sept ans, elle était plus petite.
Elle était toute mouillée, je lui ai donné des primevères.”
Les taches de son gilet montent au chiffre de trente-huit.
“Je la chatouillais, pour la faire rire.
J’éprouvais un instant de puissance et de délire”

Mais alors, vieux lubrique, à cet âge…

“Monsieur, le fait est dur.
Il est venu, nous peloter, un gros chien;
Moi j’avais peur, je l’ai quittée à mi-chemin.
C’est dommage.”
Mais alors, tu as ton vautour!
Va t’en te décrotter les rides du visage;
Tiens, ma fourchette, décrasse-toi le crâne.
De quel droit payes-tu des expériences comme moi?
Tiens, voilà dix sous, pour la salle-de-bains.

Phlébas, le Phénicien, pendant quinze jours noyé,

Oubliait les cris des mouettes et la houle de Cornouaille,
Et les profits et les pertes, et la cargaison d’étain:
Un courant de sous-mer l’emporta très loin,
Le repassant aux étapes de sa vie antérieure.
Figurez-vous donc, c’était un sort pénible;
Cependant, ce fut jadis un bel homme, de haute taille. 
      

++++++++++++++++++++++++++++                                     


IL DIRETTORE


Sventura allo sventurato Tamigi che scorre 
Cosi vicino allo Spettatore.
Il direttore
Conservatore
Dello Spettatore
Ammorba l’aria.
Gli azionisti
Reazionari
Dello Spettatore
Conservatore
Vanno a braccetto
Fanno dei giri
Con passi di lupo.
Da una cloaca
Una ragazzetta
Tutta coperta
Di stracci tira
Le cuoia e mira
Il direttore
Dello Spettatore
Conservatore
E si muore d’amore. 





RIMESCOLANZA ADULTERA DI TUTTO


In America, professore;
In Inghilterra, giornalista;
È a grandi passi e con molto sudore
Che seguirete a fatica la mia pista.
Nello Yorkshire, conferenziere;
A Londra, un po’ banchiere,
Me la dovrete pagare assai cara la testa.
Vado a Parigi a farmi pettinare
Il casco nero da menefreghista.
In Germania, filosofo
Sovreccitato dall’Emporheben
All’aria aperta del Bergsteigleben;
Corro continuamente qua e là
A colpi vari di tra là là
Da Damasco a Omaha.
Celebrerò la mia festa
In mezzo a un’oasi d’Africa
Vestito d’una pelle di giraffa.

Mostreranno il mio cenotafio
Lungo le coste brucianti del Mozambico. 





LUNA DI MIELE 


Hanno visto i Paesi Bassi, rientrano a Terre Haute;
Ma una notte d’estate eccoli là a Ravenna,
Fra due lenzuola, distesi, fra centinaia di cimici;
Sudore estivo e un forte odore di cagna.
Restano sulla schiena divaricando i ginocchi
Di quattro gambe molli tutte enfiate dai morsi.
Scostano le lenzuola per grattarsi meglio.
A meno d’una lega di distanza c’è Sant’Apollinare
In Classe, basilica assai nota agli amatori
Dei capitelli d’acanto che sfidano il vento a tenzone.

Vogliono prendere il treno delle otto 
Prolungare le loro miserie da Padova a Milano 
Dove si trova la Cena, e anche un ristorante a buon mercato. 
Lui pensa alle mance, redige il suo bilancio. 
Avranno visto la Svizzera e attraversato la Francia. 
E Sant’Apollinare, teso e ascetico, 
Vecchia fabbrica di Dio ormai in disuso, mantiene 
Nelle sue pietre che crollano la forma precisa di Bisanzio. 





AL RISTORANTE


Il cameriere piuttosto malridotto che non ha altro da fare
Che grattarsi le dita e starmi ripiegato sulla spalla:
“Al mio paese dev’esserci un tempo piovoso,
Vento, un gran sole, e pioggia: è quello che si dice
Il giorno del bucato dei barboni”.
(Chiacchierone, bavoso, con la zucca tonda,
Ti prego, almeno, non mi sbavare dentro la minestra.)
“I salici inzuppati, e i germogli sui pruni —
È là, in un temporale, che ci si va a nascondere.
Avevo sette anni, lei era più piccola.
Era tutta bagnata, le regalai delle primule”.
Sul suo gilet le macchie sono trentotto almeno.
“Le facevo il solletico, per farla ridere.
Provai un istante di potenza e di delirio”.

Ma allora, vecchio sconcio, a quell’età…
“Signore, la faccenda è dura.
Venne a scodinzolarci attorno un grosso cane;
Io mi presi paura, la lasciai a mezza strada.
Che peccato”.
Ma allora, hai il tuo avvoltoio!
Vai a farti lustrare le grinze della faccia;
Tieni la mia forchetta, sgrassati bene il cranio.
Con che diritto ti paghi le esperienze come me?
Tieni, eccoti dieci soldi per il bagno.

Phlebas, il Fenicio, da quindici giorni annegato,
Dimenticò il grido dei gabbiani e il mare lungo della 
                    Cornovaglia,
E i profitti e le perdite, e il carico di stagno: 
Una corrente sottomarina Io portò lontano,
Facendolo passare per gli stadi della sua vita anteriore.
Figuratevi, dunque, che destino triste;
Tuttavia, un tempo era stato un bell’uomo, e anche alto.  

+++++++++++++++                                                                             




     « […] Un identico procedere [rispetto a quello intrapreso da Ezra Pound] ha ben altro esito nell’opera di Thomas Stearns Eliot che, fin dall’inizio, trova soluzioni personalissime ed efficaci, grazie anche alla sua capacità di mantenere l’equilibrio fra intelletto e senso, come voleva l’Imagismo riprendendo il principio chiave dei poeti metafisici. Quando nel 1917 esce Prufrock e altre osservazioni, l’autore ha già discusso con Pound, fin dal 1914, il nucleo centrale dell’opera. Il personaggio monologante, Prufrock, appunto, descrive situazioni di vita cittadina degradata in una lingua bassa e mimetica. Il senso di squallore quotidiano che pervade le sue osservazioni divaganti rappresenta una tale novità da farne (almeno fino alla Terra desolata) il vero manifesto della nuova poesia. Una sottile vena musicale e comica, e uno sguardo lucido e penetrante, consentono al giovane poeta di uscire dallo schermo rigido della maschera per affermare, attraverso il suo personaggio, i pensieri e le ansie effettive della coscienza.
     Nel 1920, la seconda raccolta, Poesie, e un libro di saggi, Il bosco sacro, consacrano definitivamente Eliot come poeta di primo piano. Partendo dalla teorizzazione di Pound, Eliot dà un contributo decisivo al trionfo delle nuove idee, con un saggio famoso come «Tradizione e talento individuale», e interventi su Dante e alcuni elisabettiani.
     Nel 1922 esce, ampiamente corretta da Pound, La terra desolata: con il celebre poemetto si apre la nuova era della poesia moderna che, attraverso territori inesplorati, va alla ricerca di nuove identità (Quando non rifiuta l’identità stessa). La messa in risonanza contemporanea dell’intera letteratura mondiale ha qui il suo esito più alto: senza limiti di tempo e di luogo si assiste, nelle varie sezioni, a un vero viaggio attraverso i secoli nei grandi libri della storia. È un viaggio attraverso un mondo allucinato, fra le rovine delle civiltà che, nel nostro secolo, paiono lanciarsi in un ultimo, disperato, salto nel vuoto.
     Il disegno generale e il simbolismo della Terra desolata è costruito, a partire dal libro di J.L. Weston, come indicato da Eliot stesso, intorno al mito del Graal e ai riti della fertilità e della vegetazione contenuti in un altro, famosissimo, testo di antropologia: Il ramo d’oro di J.G. Frazer. Con queste e molte altre implicazioni, collegando frammenti, discorsi e immagini, anche a rischio di un ermetismo che talvolta mette a dura prova il lettore, il poemetto raggiunge una tensione drammatica che esprime appieno le potenzialità del «metodo mitico», particolarmente efficace, almeno in quel momento, nel mettere a nudo le sorti disperate e catastrofiche della civiltà novecentesca.
     Con gli anni Trenta, la posizione di Eliot muta, si istituzionalizza la sua funzione critica e la sua poesia si fa più aperta e discorsiva finché, con i Quattro quartetti, 1936-42, la sua «rilettura» della Bibbia segna uno dei momenti più alti della poesia religiosa contemporanea. Il «metodo mitico» lascia il posto a un tono meditativo alto, a una contemplazione riflessiva sul tempo e sulle sorti degli uomini: «Il tempo presente e il passato / Son forse presenti entrambi nel tempo futuro ».
     Tutto tende a un solo fine, un punto limite verso cui confluisce, come un fiume maestoso: è l’attimo rivelatore, l’epifania di un impossibile equilibrio, l’intuizione di qualcosa che si arresta (lo still point di cui si può leggere nelle pagine di quest’antologia) nel flusso continuo del mondo. E il punto fermo in cui, però, qualcosa danza. È la poesia che fa posto a esperienze al limite, quasi impossibili da dire, ma che per un attimo vengono fissate, come quell’uccello che sembra librarsi, un istante, immobile in cielo mentre tutto gli si arresta intorno. Un attimo, e poi ogni cosa riprende il suo corso, lasciando negli occhi il senso di una novità, nitida, distanziata, ordinata nello spazio. […] » 

Ermanno Krumm [dall’Introduzione a: Poeti inglesi, in: “Poesia europea del Novecento, 1900_1945”, Skira, Milano, 1996.]









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venerdì 4 maggio 2012

SONIA TRI - OTTO POESIE INEDITE





Notizia autobiografica: 

Sono nata nel 1969 a Pordenone. Qui si è svolta e si svolge tutta la mia vita. Di particolare importanza per la mia crescita emotiva, gli anni della malattia, che cambiano il corso delle cose e lasciano un nuovo desiderio di comunicazione. Ciò porta alla collaborazione con riviste per l'infanzia e ad un nuovo modo d'intendere e scrivere la poesia. Nel tempo libero mi diletto anche in piccoli lavori di prosa, grazie ai quali si crea un primo contatto con il pubblico. 







Chiami facili 
i giorni con il sole. 
Li ritagli 
come foglie 
appena spuntate 
e inventi 
alberi e giardini. 
Chiami facili 
le ombre della sera 
attaccate ai muri. 
Come edera. 
Senza cuore, 
senza meta diversa 
dagli estremi delle cose. 
E chiami facili 
i ritratti dei ricordi, 
che non saranno mai specchi 
dove concludere se stessi, 
senza rimpianto 







Le cinque del mattino.
un pennello
intriso d'acqua sfuma
cielo e terra.
Perpendicolare ogni pensiero,
non fa rumore.
Nulla si muove,
tutto parla sottovoce.
Si accende una luce,
qualcuno nasce
svogliatamente,
dal grembo 
di lenzuola calde.
Ci si domanda
se torneremo tutti
da dove siamo venuti,
o andremo
lontano,
dove altri,
non si saprà mai
se sono arrivati.
Lasciare le nostre case
non ci farà male.
Dimenticheremo le porte aperte
e nessuno cercherà di entrare.
Saranno sempre le cinque
del mattino,
incolori, mute
e tutto sembrerà compiuto.
Solo la rugiada
che scorre sulle foglie
della Magnolia,
a quell'ora
ha l'impeto di un'onda.






Dimmi che ci ritroveremo
da qualche parte.
Che contratteremo
il prezzo dell'esistenza
senza farci capire
da nessuno
e lasceremo la mancia
ai giorni peggiori.
Senza indugiare,
sceglieremo
l'inferno,
che abbiamo pregato
abbastanza
e in paradiso
nemmeno si balla.
Avrò di nuovo
capelli lunghissimi
e mani piene di anelli,
che cercheranno
di stringere la pioggia.






Dimmi
come si addormenta il mare.
Io ho visto onde
abbandonarsi agli scogli
ed altre morsicarli.
Le ho viste parlare tra loro
come donne fuori dalle chiese.
Discrete e fruscianti
in sete nere.
Le ho udite piangere,
adolescenti deluse,
vergini timorate
e le ho spiate, allungarsi al cielo
o forse no.
Era il cielo che s'inginocchiava
ad esse e non riusciva
a toccarle.
Allora dimmi,
come si addormenta il mare,
che il suo silenzio
è solo voce...






Tremano i giunchi
tra le gambe nude.
Non è che una palude
il tempo
e noi intrecciamo cesti
con steli lunghi
e forza nelle mani.
Per contenere
pietre dure e coraggio
da non smarrire mai
Devono durare tutta la vita,
come respiro e pane.
Osserva ogni cosa 
che sfiori il tuo sguardo
e non temere.
Tutto è già stato visto,
ma noi ce ne dimentichiamo
appena restiamo soli.






Cerco Dio in ogni luogo
a me non accessibile .
Sia esso un fiore,
quando sboccia di nascosto
ed ha stanze tra i petali
della carta da parati.
Sia esso 
una metropolitana frenetica
dove i volti cambiano
con gli strappi d'aria
ad ogni fermata.
Cerco Dio, nel tuo sguardo 
al fiume.
Nel tuo pianto molle
come l'impasto caldo del pane,
di notte.
Nella resa dei vuoti,
nella sconfitta dei passati remoti,
io cerco Dio.






Mi piace l'odore del muschio
che si strofina nell'aria insidiosa
del giorno di pioggia.
Si espande come incenso
nelle chiese sussurrate.
Atmosfere basite
giù per le coscienze ripide.
Qualcuno impresta
la sua arte ai sogni
questa sera.






Noi siamo luoghi.
Templi benedetti,
dove circostanze e
preghiere imbastiscono
giorni, partenze, ritorni
della coscienza.
Siamo tendaggi eterei
di sale d'attesa spesso vuote,
Siamo davanzali
sui quali si affacciano
tutte le ragioni,
guardando a lungo
se qualcuno si volta
e si accorge di loro.








martedì 1 maggio 2012

NABIL MADA - SETTE POESIE INEDITE





Notizia bio-bibliografica

Nabil Mada (Salé, Marocco 1983) è un poeta, traduttore e docente di lingua italiana. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: “L’amarezza d’espressione”, “Il groviglio dell’essere”, e “Salé” edite, con il testo a fronte in lingua araba, nel 2012 da « Effigies » ad Urbino a cura di Gabriele Amadori. Nel 2011 ha pubblicato per Transiti Poetici a Napoli “La vita senza vivere”, “Lo spazio geometrico”, “Come il vento” e “Memoria di un poeta” a cura di Giuseppe Vetromile e Alessandro Canzian. “A mia madre”, “Ti ricordi della voce”, “Lettera a mia madre”, invece, sono ormai leggibili, con una auto-traduzione in lingua araba, nell’antologia “L’Amore del Giglio”, uscita nella Collana Scilla presso Samuele Editore a Pordenone nel 2010. Quest'antologia è curata dalla poetessa e scrittrice italiana Maria Luisa Spaziani.








Anthropologia vel symbolum? 



Se confronti il denaro primitivo
E quello moderno
Emesso da autorità nazionali
Scopri
Che i beni non si possono
Comprare
Le persone sì.
.
Qui la voce si disfa
Corrompendo ceneri di storia.

                                                 Si prostituisce persino con la mente
                                                 CONCEDENDOSI al vento...
.
Il frusciare di sera sfiora
capricciosamente
la notte,
a uno sbocco insinuante di vita.
.
Sotto pieghe del tempo
Si tatua il tuo nome
E non bastano
Le statue
A farti eterno
Ma i fiori che
Hai seminato
All’orizzonte.    




Ombra d’estate



Come trascorre
Taciturna,
Intimidita
Ombra d’estate
Sul volto pietrificato
Dai segni del tempo
Gratuito
E senza tracce.
.
Pensieri sulle strade
Come inchiostro sparso
Sul fiume: donne e uomini
Sfavillano
Mentre fumicosa
L’aria
Gira se ne va.
.
Sui tavoli le risate solcano quadri
Di tormento,
Musica d’angeli bisbigliano
Sbattendo le ali,
Sognando
Un cuore
Senza sentimento.




Guerra



Sono spettri di vita
I sensi profumati
Di silenzio.
.
Non è la cosa cui mirano
Ma la imitano soltanto.
.
L’ombra pervicace
Dello spazio spaventa
il vento
E corre
senza ritorno,
senza destino.
.
Oh Fratelli,
Svegliatevi prima
Che il dubbio cancelli
I vostri ritratti di cuore
E più non vi riconoscete
Nello specchio rotto
Da bambini guerrieri.




Da Tangeri verso le coste spagnole



Volti diletti,
Pensieri
E tormenti
Sbarcano
Da Tangeri
Verso le coste spagnole.
.
A poco a poco il cielo si schiarisce,
Il mare è crudele.
Sussurri di vento
Dibattono la mente:
“Fra poco saremo
Occidentali.”
.
La miseria tatuata
Sulla pelle,
Raggi spenti riflette
Di un sole
Poco fedele.
.
Le idee sono uomini,
Che ogni tanto si voltano
Osservando i minareti
Di una città quasi
Inesistente.

                                                                     -È gigante
                                                                      Lo stretto di Gibilterra
                                                                      Arabo d’origine,
                                                                      Occupato chissà se
                                                                      Dagli inglesi
                                                                      O dagli spagnoli?-

« Siamo arrivati » disse quella voce
E subito suona l’allarme:
« Eccoli gli arabi
Che dopo tanti secoli
Sognano
Il vecchio continente. »
.
Queste erano
Le ultime parole di Ahmed
Prima di sciogliersi nel mare.
Ahmed è un giovane trentenne,
Marocchino di nascita.
Bello, colto e affabile
Ma aveva un solo difetto:
Credeva che fosse un pianeta
La terra
E non ci fossero frontiere
Fra gli esseri umani.




Il senso di perdersi



Fischiava di là dal fiume
Il treno delle cinque di mattino,
Tanti occhi spenti a bordo
Sognano l’ora di arrivo.
 .
Le mura bagnate dal silenzio,
I colori sbiaditi del cielo:
Quante storie, quante famiglie ti nascondevano
quelle case,
Quant’amore?
.
Sveglio mentre tutti muoiono,
Sentivo quella voce discontinua,
 Dolce: “bienvenu au bord du train à destination de Settat”
E immaginavo il volto di Salé
 Dietro i passi perduti.
 .
-Era il rumore
 Nostalgico del perdersi
Tra le dita di una mano,
Sentire i brividi di cuori innocenti,
La brutalità dell’Uomo per il suo simile
E il male che trabocca
Crudelmente
La nostra vita
 Esitante sul mare.-
  .                                                                                (Sarai anche tu fra questi?)
Si ferma il treno,
Il tempo si crogiola
Mentre tutti scendevano
Rimango io e queste parole
Sparse sulle strade voluttuose
Di “Sidi Hajjaj”:
Una creatura di Dio
Ove gli angeli
Non volano.




Il passato che non passa



Taci anche questa volta
Della vita
Travestita in foglio,
Nei libri che ogni tanto
Leggevi
Tra i segni del cielo.
.
Dietro finestrini di ferro e di legno,
Le ragazze, ormai donne
Senza mariti, senza figli,
Osservavano i passeggeri,
Come pioppi giovani sono
Corteggiate dal vento.
.
I ragazzi invece,  evaporati
Nel fumo, sono morti giovani
Mormorava un anziano.
.
La città mi guardava in sospetto:
Cosa sei venuto a fare?
Dicevano quegli occhi spalancati,
Asciutti ancora al vento.
Il passato ho risposto io
Senza nemmeno parlare.
.
Sono tornato dall’impero dei romani
A cercare l’odore di pentole,
La chiave della casa natale in affitto,
La voce delle coppie che litigavano
A cena per la figlia tornata in ritardo,
E di notte quasi
Discretamente
Facevano l’amore
Per non svegliare i figli
Cresciuti
In silenzio.
.
Nella mia città tutto si faceva
In silenzio,
Perfino l’amore, e a volte
Percorrendo i sentieri tenebrosi
Della memoria,
Sentivo la pentola fischiare:
 “A te fortuna e buon viaggio!”
.
Questa è gioventù e la mia città:
Un passato esule,
Straziante ricordo che ormai
 Non mi appartiene.




Bologna al mattino



Al mattino fresco
Seguivi il canto notturno
Degli uccelli che sbadigliano,
I cani randagi
In guardia,
Senza ferocia
Pronti a difenderti.
.
Questo mattino offuscato
Da ventose parole
Torna ad essere insignificante
Movimento di gente:
Chi va al lavoro,
Chi torna dal lavoro, chi.....
Le puttane sono già rincasate
Dopo tanto amore
Sparso di là e di qua sul viale.
.
Questa era Bologna
Al mattino: un insieme
Di portici sudati
dalla pioggia, dalle bottiglie
Di birra raccolte dal cielo:
Era questa Bologna al mattino, sì:
Un gorgoglio di voci faticose,
Un sentimento
Inafferrabile del nulla
Che cammina fino
A piazza Maggiore.  















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