giovedì 12 dicembre 2013

Michela Zanarella - Da LE IDENTITÀ DEL CIELO. Tre poesie






Michela Zanarella è nata a Cittadella, Padova, il 01-07-1980.
Inizia a scrivere poesie nel 2004. Personalità di Cultura e Poeti locali si accorgono del suo talento naturale che pone nell’esprimere la vita in versi.
Ottiene già da subito buoni risultati nel campo della poesia convalidati da premi nazionali ed internazionali. Ottiene pubblicazioni in antologie di poesia a tiratura nazionale. La sua poesia è tradotta in inglese, francese, spagnolo, arabo. Pubblica una sua prima raccolta di Poesie dal titolo “Credo” con l’associazione culturale MeEdusa ed ottiene subito successo di critica e di lettori che le fanno raggiungere una tiratura nazionale di oltre mille copie. Partecipa attivamente alla diffusione della poesia intesa sia come mezzo di comunicazione sia come elemento di alta cultura nel dibattito tra i giovani. È stata ospite della trasmissione radiofonica condotta da Rosanna Perozzo su Radio Cooperativa di Padova. Alcuni articoli specifici sulla sua vocazione poetica sono presenti in quotidiani quali il Mattino di Padova, il Gazzettino di Padova, il Padova, la voce dei Berici; in settimanali come Periodico Italiano; in trimestrali come Orizzonti distribuito dalla Feltrinelli, e sull’on-web. È socia onoraria dell’associazione u.i.s.p. “Infiniti Sogni”.
Ha partecipato alla trasmissione televisiva “Poeti e Poesia” su Televita, a Roma. “Risvegli”, ed. Nuovi Poeti, è la sua seconda raccolta poetica. Ha pubblicato il terzo libro “vita, infinito, paradisied. Stravagario nel giugno 2009. A dicembre del 2009 le Edizioni GDS pubblicano la sua prima raccolta di racconti dal titolo “Convivendo con le nuvole” che ottiene un’ampia diffusione sul web.
Ha partecipato come membro di giuria al premio “Ebbri di poesia 2009” organizzato da Irene Sparagna. Sue poesie sono state inserite nella categoria “poesia edita” al “Memorial Gennaro Sparagna 2009”. È stata nella Commissione di Giuria del Premio Internazionale “Città di Torvajanica” 2010. È tra i vincitori del Premio Altamura Demos.
È nella commissione di giuria dei Premi organizzati dall’Associazione Culturale GueCi di Anna Laura Cittadino.
È I classificata al Premio “pubblica con noi 2011” della Fara Edizioni.
Michela Zanarella ha curato la prefazione di:
. “Le sette favole per imparare a sorridere” di Tiziana Mignosa, ediz. Miele.
. silloge poetica “Il volo del gabbiano” di Franco Pucci, ediz. Narrativa & Poesia.
. racconto “Clepsamia” di Valerio D’Amato, ed. Il mio libro
. racconto “Quelli che a Monteverde...” di Valerio D’Amato, ed. Il mio libro
. racconto “Mollo tutto” di Valerio D’Amato, ed. Il mio libro
A gennaio 2011 la Sangel Edizioni pubblica la silloge “SENSUALITÀ, poesie d’amore d’amare”.
Il Teatro Argot Studio, a Roma, il 18 marzo 2011,presenta “Risveglio di primavera in poesia, Michela Zanarella in recital con la sponsorizzazione della Provincia di Roma. Sette sue poesie sono pubblicate nel sito ufficiale di Pier Paolo Pasolini ed altrettante all’interno del sito ufficiale di Alda Merini.
È tra i vincitori del premio “Donne...sulle tracce di Eva”; è finalista al You Artist Festival 2011 di Roma; è tra i vincitori del Premio Giovanna Dalla Torre.
Sta scrivendo il suo primo romanzo.
Nel gennaio 2012 ha presentato la sua nuova silloge “Meditazioni al femminile”, Sangel Edizioni. A giugno 2012 ha rappresentato nel teatro giardino di Palazzo Zuckermann per l’Estate Carrarese, Comune di Padova,  lo spettacolo “Gioco d’identità”, poesie tra crude realtà, luce sociale e squarci di esistenzialismo.
Ha recentemente ottenuto diversi premi letterari ed è tra i vincitori del Concorso Internazionale di Poesia Inedita “Il Tiburtino”; è I classificata al Secondo Premio di Poesia “Paola Albanese”. La rivista Orizzonti, n°41, ed. Aletti, distrib. Feltrinelli, le ha pubblicato la poesia “Nel domani”. Prima classificata nel Concorso Nazionale “L’abbraccio” Ed. Farnedi.
Nella trasmissione radiofonica di Maurizio Costanzo viene letta “Quotidiano rifiorire”. Ha partecipato alla rassegna “Echi di Perle Artistiche” organizzata dall’Associazione Artemozioni. È tra i finalisti del premio “Vivarium - Parole di Vita”. Seconda classificata del Premio Estemporaneo d’estate “Sotto il cielo di luglio”.
È Premio SpecialePoeti per la Repubblica” nella 23^ Edizione Premio Nazionale di Poesia “Rosario Piccolo” 2012. È nella commissione di giuria del Primo Concorso Internazionale di Poesia “Quelli che a Monteverde”. Finalista al Concorso di racconti “1000 parole” della Società Editrice Montecovello. Menzione speciale al Concorso Letterario Nazionale “LunaNera”, finalista alla seconda edizione del Concorso di Poesia Rosalind Franklin. È nella giuria di Pioggia di Libri 2012, concorso organizzato dall’Associazione Cuore di Terra Jonica. È tra i vincitori del concorso “Un amico per sempre, testo di coralità poetica” dell’Associazione YOWRAS Young Writers & Storytellers. È premio d’onore nella IV^ Edizione del Premio “Tindari- Patti”. È tra i vincitori del Premio Internazionale di poesia Tredici, indetto dal Centro di Poesia Contemporanea di Roma. È tra i vincitori del Premio Pubblica con  noi 2013 di Fara Editore. È tra i vincitori della sesta edizione del  Premio AlberoAndronico. Ha ricevuto Targa di merito per il premio “Alda Merini”, è tra i vincitori del Premio di Poesia “L’altra metà del cielo”.È tra i vincitori del premio “Lettere a Letizia” ideato da Onde Donneinmovimento di Caltanissetta. È membro del gruppo “Liber@rte” composto da Elisabetta Bagli, Gino Centofante, Andrea Leonelli, Oliviero Angelo Fuina. Collabora con la rivista internazionale Orizont Literar Contemporan. È free lance e collabora con Free Lance International Press. A luglio 2013 ha pubblicato la silloge “L’estetica dell’oltre” edita da ArteMuse Editrice. Ha ricevuto il Premio alla Cultura nella terza edizione del Gran Galà di Poesia Rende...In Versi. È prima classificata al Premio nazionale di poesia edita “Leandro Polverini” con il libro “Risvegli” nella sezione poesia naturalista. Ha partecipato all’incontro “Sull’amicizia, l’amore e la penna stilografica” alla Bibloteca Vallicelliana con Rosario Sorrentino e Giuseppe Neri. A novembre 2013 è uscita la sua ottava pubblicazione “Le identità del cielo”, silloge poetica edita da Lepisma



Michela Zanarella, Le Identità del cielo  
La Cicala - Collana di Poesia diretta da Dante Maffia, 
Lepisma Edizioni, 2013, 54 pagg. 
Prezzo (brossura): 13.00 € - Isbn: 9788875372033



«È uscito in questi giorni il nuovo libro di Michela Zanarella, poetessa veneta, giunta alla sua ottava pubblicazione. La silloge “Le identità del cielo” di Michela Zanarella, Lepisma Edizioni, è composta da 40 poesie, che si dilatano, si restringono e si dissolvono come nuvole, così come le sensazioni che si manifestano nella vita, assumendo le infinite identità del cielo. Non mancano gli omaggi ad Antonia Pozzi, ad Alda Merini, a Monteverde che sottende Pier Paolo Pasolini e ad un’amica.

Echi di montagna docili e taglienti introducono alla prima fanciullezza della poetessa, che acquistano valore sociale con le strade di Damasco, dove il ferro ancora brucia. Il silenzio sottile del mondo conclude le poesie qui raccolte. 
[…] 

Dall’articolo “Le identità del cielo, l’ottava pubblicazione di Michela Zanarella”, datato 8 dicembre 1913 e pubblicato sulla rivista online PadovaOggi ( http://www.padovaoggi.it/eventi/le-identita-del-cielo-michela-zanarella-lepisma-edizioni.html ) 









COME SI ADDOLCISCE IL TEMPO 



Senti
come si addolcisce il tempo
quando in silenzio
impasto l’odore
delle nostre emozioni.
Ho scelto di spalancare le cellule
all’amore,
di specchiarmi
alla luce delle tue maree.
Vivere è provare sulla pelle
il colore dei tuoi sensi,
avvertire nel fondo
il limpido rumore
del tuo cielo.






SOGNANDO L’INFINITO



Sbadigliano le ciglia
e sbarco nel palato
dell’orizzonte
sotto le nocche di un cielo
che sfila chiarori
ed appoggia albe
alla terra.
Le nuvole muovono
verdi silenzi
mentre un trionfo di luce
teme il passo del lampo
che piange.
Allungo lo sguardo
sognando l’infinito
e dietro il contrasto
scopro un cosmo disteso
a nascondere lucidità
di sole.






È UN ESISTERE



È un esistere
che pesa sulla pelle,
che slega memorie
e fissa miserie,
dove la terra respinge
ragioni,
dove il cielo
esilia stagioni.
Non c’è sponda
ad ancorare il passo
della sorte,
non c’è luna  a placare
il pianto nella morte.
A lucidare il cuore
forse il senso di un gabbiano
che ride oltre il sole,
un rossore quasi umano. 





Sulla poesia di Michela Zanarella – Qualche personalissima impressione

In coincidenza con l’uscita della sua ottava pubblicazione, è per noi una gioia non piccola ospitare qui per la seconda volta la poesia di Michela Zanarella. A questo suo importantissimo libretto abbiamo inteso rendere – con questo post – il giusto omaggio, presentandone un minimo saggio di sole tre poesie. E pur essendo evidente l’impossibilità di basarsi su tre soli testi poetici per tentare di dire qualcosa di complessivo su un poeta e sulla sua poesia, nel caso di Michela, abbiamo la fortuna di trovarci di fronte ad una poesia densa di contenuti, la cui ispirazione ha radici profondissime e in un certo senso assolute e sacre. La poesia di Michela attinge, spargendoli intorno a sé, a degli altissimi valori che il verso riesce ad ampliare e rinnovare. Sono valori, questi, che al giorno d’oggi, in un mondo insidiato da molte crisi, risultano più preziosi e vitali che mai.
Quello di Michela Zanarella “è un esistere” che non nega le proprie umane difficoltà, che vive il suo quotidiano con fedeltà, che si concede alle emozioni e ai sentimenti in perfetta armonia e naturalità rispetto al proprio essere, ma – oso dire – in perfetta armonia con l’Essere, quello scritto con la maiuscola, che è Dio. Un Dio Creatore, fautore di armonia fra le proprie creature e la natura, fra ogni singola creatura e ogni minima parte del Creato. Proprio a questa armonia costantemente aspirano – e si ispirano ispirandoci – i versi di Michela, non rinnegando mai i piccoli e i grandi mali che oggi più affliggono l’umanità e il singolo individuo. Io credo infine, e lo dico partendo dalla conoscenza che ho della sua poesia, che Michela Zanarella, tanto nei versi quanto nella vita di ogni giorno, non possa e non voglia far altro che vivere in prima persona e sulla propria pelle ogni emozione, ogni commozione, ogni gioia, ogni sofferenza. E che lo faccia sempre con quella acuta eppure inevitabile consapevolezza che è dei semplici e dei grandi. 
Antonino Caponnetto




Nota per il lettore: 
come già detto, il nostro blog ha dedicato a suo tempo un primo post alla nostra Autrice ( si veda: MICHELA ZANARELLA - SEI POESIE TRATTE DAL LIBRO: "MEDITAZIONI AL FEMMINILE": http://caponnetto-poesiaperta.blogspot.it/2012/04/michela-zanarella-sei-poesie-tratte-dal.html )





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mercoledì 27 novembre 2013

Murilo Mendes - MONDO ENIGMA. Dieci poesie / MUNDO ENIGMA. Dez poemas






Murilo Monteiro Mendes. Poeta brasiliano, nato a Juiz de Fora il 3 maggio 1901, morto a Lisbona il 18 agosto 1975. È una delle figure più singolari e più note della fase di alta maturità del “modernismo” brasiliano, movimento sorto in S. Paolo nel 1922 e a cui Mendes aderì con le prime opere, Poemas (1930) e História do Brasil (1932).
A partire da Tempo e eternidade (1935, in collaborazione con J. de Lima) e sotto l’influsso della sopravvenuta conversione al cattolicesimo, la poesia di Mendes si definì in modo originale come punto di confluenza tra la tradizione barocca iberica e il surrealismo francese, toccando temi di attualità, fortemente trasfigurati, o motivi metafisici, in un gusto dell’astrazione geometrica che lo distacca nettamente dai suoi più eloquenti coetanei. A poesia em pânico (1938), O Visionário (1941), As metamorfoses (1944), Mundo enigma (1945) sono le raccolte in cui si condensa questa fase della sua lirica, con frequenti riferimenti alla pittura (De Chirico, Picasso, Ernst) e alla musica (Mozart, i balletti russi). L’opera riassuntiva di tale maniera può essere considerata Poesia liberdade (1947), dove il dolore e la pietà cristiana, l’orrore per i crimini del nazismo, il senso della guerra come apocalisse terrena, raggiungono accenti di una grande purezza. Un ritorno alla metrica tradizionale è visibile in Contemplação de Ouro Prêto (1954), pellegrinaggio religioso alla regione natale. Ma col trasferimento in Europa - dal 1957 in poi Mendes visse a Roma, docente di letteratura brasiliana alla facoltà di lettere - s’inizia un nuovo corso che da libri di “poesia della cultura” (Siciliana, 1959; Tempo espanhol, 1959) muove verso soluzioni di spericolata avanguardia (Convergência, 1970). Negli ultimi volumi, dove spesso predomina la prosa (Poliedro, A idade do serrote, ecc.), Mendes ripercorreva il cammino della memoria o forniva lampeggianti ritratti di figure del passato e del presente. In Italia Mendes esercitò la critica d’arte, ebbe amici e traduttori tra i quali G. Ungaretti, e vinse nel 1972 il premio internazionale Etna-Taormina. Il suo libro postumo di poesie Ipotesi (1977) fu scritto direttamente in italiano. In Italia esistono due antologie poetiche di Mendes a cura di R. Jacobbi, Poesie (Milano 1961) e Poesia libertà (ivi 1972); alcune raccolte complete in edizione bilingue, Siciliana (Caltanissetta 1959), Finestra del caos (trad. di G. Ungaretti, Milano 1962), Le metamorfosi (ivi 1964); Mondo enigma (Torino 1975); e liriche tradotte nelle antologie di R. Spinelli (Croce del sud, 1954), M. La Valle (Un secolo di poesia brasiliana, 1958), R. Jacobbi (Lirici brasiliani, 1960; Poesia brasiliana del novecento, 1973).
Bibl.: L. Stegagno Picchio, La letteratura brasiliana, Milano-Firenze 1973; R. Jacobbi, introd. a Poesie. Le metamorfosi, Poesia libertà, Mondo enigma, citt.; L. Stegagno Picchio, introd. a Ipotesi, cit., Milano 1977; C. V. Cattaneo, in L’Albero, n. XXVIII, 1977.

[Ruggero Jacobbi in: Enciclopedia Italiana - IV Appendice (1979), http://www.treccani.it/enciclopedia/murilo-monteiro-mendes_(Enciclopedia-Italiana)/]




Nota per il lettore:
i versi di seguito pubblicati sono tratti dal libro:
Murilo Mendes, MONDO ENIGMA, introduzione di Ruggero Jacobbi, 
traduzione di Carlo Vittorio Cattaneo, Einaudi, Torino, 1976.





Tobias e o anjo 




Eles já caminharam muito 

Ao som das trombetas pascais, 
Mergulhando nas árvores 
Que de perto são verdes 
Mas têm uma profundidade azul. 

Já o grande Peixe investiu contra o moço dançarino.

Já deixaram atrás os muros de Ecbatana
E o perfil de Sara:
O vento varre as omoplatas da pedra.

Da castidade dos sinos 

A noite agora surgiu. 
O moço caminha só 
Nas avenidas desertas.


2


Ó demônio moderno, áspero anjo,

Que pretendes enfim que eu te anuncie?
Ao fim dos sinos já encontramos a noite clássica,
E o profundo buquê de nuvens nos acena.

Nunca estaremos sós: pássaros e máquinas, 

Vegetais marchando, espíritos desencadeados 
Serão para sempre nossos cúmplices.

Do pálido asfalto 

Se levanta a morte.
 Jamais te encontrarei, 
Adeus, invisível mundo. 





Diurno cruel 





Servida a sinfonia, poderíamos nos sentar. 

Cruel é o azul: de um buquê de vidas 
Surge a guerra. 

Sinistro panejamento…

Todos pisam em crianças que foram. 




Miséria, diamante azul, abandono. 

Flores despojadas da vida essencial: 
Ai que o pensamento da guerra 
É para impedir a sede
                 E acelerar
                 A crucificação. 





Emaús 



Sempre és o hóspede – nunca és o rei. 

Muito mais derrotado que vitorioso. 
Quando chegas e bates ao meu coração 
Eu não te reconheço – há luz demais – 
Debruço-me sobre as gravuras do caminho. 
Quando te afastas – acompanhado pelo peixe azul – 
Quando as formas se movem como num aquário, 
Então eu levanto enternecido a lanterna 
E logo começo a desejar que voltes, 
Fascinado pela tua obscuridade





Vida de aço 





Livres – até do amor – 

Prodigiosamente sós 
Digo-te: sem véu
Sem mêdo do terror 
Em face à segunda morte 
É preciso esperar 
A transmutação dos elementos. 
(Como dois sonhos justapostos). 




Nunca o espírito repousará. 

Dança, lei de um e de todos. 
O fim igual ao princípio: 
Aí nossa visibilidade começa





O pensamento descalço 



Terribilíssimos dedos 

Desdobram vidas paralelas 
De sangue mordaça e lágrimas. 

O enorme monumento de ódio atinge as nuvens. 

O mundo envenenado 
Sitia meu corpo exausto 
Sem que até agora se distinga 
O eco das trombetas vingadoras. 

O Criador nos abandona à nossa própria sorte, 

Recusando as hóstias profanadas





A mulher visível 



Algo de enigmático e indeciso 

Durante anos existiu entre nós, 
Uma antemanhã de amor, uma vida sem marco. 

Amavas Vermeer de Delft, os gatos e as mazurcas. 

Sempre estiveste à espera da doçura, 
Mas veio a violência em rajadas, 
Vieram o pânico e a febre. 

Não te pude ver doente nem morta: 

Recebi a obscura notícia 
Depois que as roseiras começavam a crescer  
Sobre tua estreita sepultura. 

Hoje existes para mim 

De uma vida mais forte, em plenitude, 
Daquela vida que ninguém pode arrebatar 
– Nem o tempo, nem a espessura, nem os anjos maus 
Que torturaram tua infância árida. 

Hoje vives em mim 

Com a doçura que sempre desejaste: 
Alcanças enfim tua visibilidade





Nihil 



Profundo penoso 

Das nuvens do inferno 
Surgiu meu destino. 

Grandeza não tive, 

Nem jeito pra vida. 

Nesta noite maquinal, 

Ouvinte apenas da guerra, 
Sem passado nem futuro, 
Odiando o presente, 
Me encontro face a face 
Com a estátua do pó, 
À toa, esperando 
A mão do Criador 
Finalmente me abater





Lamentação 



Nenhum homem tem mais saída: 

Antes de nós o dilúvio. 
Durante, o tédio no caos, 
Depois o épico escuro. 
A esperança desespera, 
Os olhos não são para ver 
Nem os ouvidos para ouvir. 

O diálogo virou monólogo, 

Meio-dia é meia-noite. 
Todos curvados constroem 
Suas próprias algemas. 
O longo ai das criaturas 
Sobe para o céu 
Forrado de espadas





Fantasia 





Anjo que precisa de outro anjo,

Espírito que vai anunciar 
E ao mesmo tempo espera ser anunciado. 

Anjo que segura a palma de seus braços 

E se contempla, desdobrando-se ao espelho, 

Anjo felino… que desconcerto entre sua forma e sua fôrma! 


Regressa com as órbitas vazias 

Até que possa conhecer-se um dia. 




És de espuma e sêda, 

És ao mesmo tempo centelha, 
Forma futura do que adivinhei em sonho. 

Observo eternamente 

O horizonte convexo 
Espiando chegares 
                               desdobrada em asa. 

Se me amasses 

Eu me transformaria no que sou





Poema simples 


  



Na feitura do teu ser 

Natureza e arte porfiaram. 

Alguém deve te decifrar: 

Que, puro amor, seja eu. 
Talvez também me decifres, 
Me faças voltar ao princípio, 
E nos encontremos os dois. 

Sentado na varanda do abismo 

Me encontro agora: pelos teus cabelos 
Hei de me fixar à terra. 




Pura chama coração desconhecido 

O desejo de me absorver em ti 
De nada deixar para as outras, 
O cansaço da mentira, o sonho azul: 

Eis Maria da Lucidez o que me move 

Eis o que vem ágil voando 
Trazido pelos elementos do ar 
Até os teus campos de cristal e fogo.

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Tobia e l’angelo 




Essi hanno già molto camminato 

Al suono delle trombe pasquali, 
Tuffandosi tra gli alberi 
Che sono verdi vicino 
Ma hanno un’azzurra profondità. 

Già il grande Pesce ha assalito il giovane ballerino. 

Già dietro hanno lasciato i muri di Ecbatana 
E il profilo di Sara: 
Il vento spazza le spalle della pietra. 

Dalla castità delle campane 

Ora la notte è sorta. 
Il giovane cammina solo 
Per i viali deserti. 




O demonio moderno, angelo aspro, 

Cosa pretendi infine che io ti annunci? 
Alla fine delle campane incontriamo già la notte classica, 
E il profondo bouquet di nubi ci fa cenno. 

Non staremo mai soli: uccelli e macchine, 

Vegetali in marcia, spiriti scatenati 
Saranno per sempre nostri complici. 

Dal pallido asfalto 

Si leva la morte. 
Giammai ti troverò, 
Addio, invisibile mondo. 





Diurno crudele 





Servita la sinfonia, potremmo sederci. 

L’azzurro è crudele: da un bouquet di vite 
Sorge la guerra. 

Sinistro drappeggio… 

Tutti calpestano i bimbi che furono. 




Miseria, diamante azzurro, abbandono. 

Fiori spogliati della vita essenziale: 
Ahimè il pensiero della guerra 
È per impedire la sete
                 E affrettare
                 La crocifissione. 





Emmaus 



Sempre sei l’ospite – giammai il re. 

Sconfitto molto più che vittorioso. 
Quando tu arrivi e batti al mio cuore 
– C’è troppa luce – io non ti riconosco, 
Mi chino sopra le incisioni del sentiero. 
Quando tu parti – accompagnato dall’azzurro pesce –  
Quando le forme si muovono come in un acquario, 
Allora io levo intenerito la lanterna 
E subito comincio a desiderare che torni, 
Affascinato dalla tua oscurità





Vita di acciaio 





Liberi – perfino dall’amore – 

Prodigiosamente soli 
Ti dico: senza velo 
Senza paura del terrore 
In faccia alla seconda morte 
Bisogna aspettare 
La trasmutazione degli elementi. 
(Come due sogni giustapposti). 




Mai riposerà lo spirito. 

Danza, legge di uno e di tutti. 
La fine uguale al principio: 
Lí comincia la nostra visibilità





Il pensiero scalzo 



Terribilissime dita 
Sdoppiano vite parallele 
Di sangue bavaglio e lacrime. 

L’enorme monumento d’odio raggiunge le nuvole. 
Il mondo avvelenato 
Assedia il mio corpo esausto 
Senza che finora si distingua 
L’eco delle trombe vendicatrici. 

Il Creatore ci abbandona alla nostra stessa sorte, 
Rifiutando le ostie profanate





La donna visibile 



Qualcosa di enigmatico e indeciso 
Per anni è esistito fra noi, 
Una prim’alba d’amore, una vita senza confini. 

Amavi Vermeer di Delft, i gatti e le mazurche. 
Hai sempre aspettato la dolcezza, 
Ma a raffiche è venuta la violenza, 
Son venuti il panico e la febbre. 

Non t’ho potuto vedere malata né morta: 
Ho ricevuto l’oscura notizia 
Quando già cominciavano a crescere le rose 
Sulla tua stretta sepoltura. 

Oggi esisti per me 
Di una vita più forte, in rigoglio, 
Di quella vita che nessuno può strappare 
– Né il tempo, né lo spessore, né gli angeli malvagi 
Che hanno torturato la tua arida infanzia. 

Oggi vivi in me 
Con la dolcezza che hai sempre desiderato: 
Raggiungi infine la tua visibilità. 





Nihil 



Profondo penoso 
Dalle nubi dell’inferno 
È sorto il mio destino. 

Non ho avuto grandezza, 
Né attitudine alla vita. 

In questa notte meccanica, 
Solo ascoltatore della guerra, 
Senza passato né futuro, 
Odiando il presente, 
M’incontro faccia a faccia 
Con la statua della polvere, 
Allo sbaraglio, aspettando 
Che la mano del Creatore 
Finalmente mi abbatta





Lamento 



Nessun uomo ha più scampo: 
Prima di noi il diluvio. 
Con noi, il tedio nel caos, 
Dopo noi l’epico buio. 
La speranza dispera, 
Gli occhi non sono per vedere 
Né gli orecchi per udire. 

Il dialogo si cambiò in monologo, 
Mezzogiorno è mezzanotte. 
Tutti costruiscono curvi 
Le proprie catene. 
Il lungo gemito delle creature 
Sale verso il cielo 
Foderato di spade





Fantasia 





Angelo che ha bisogno d’altro angelo, 
Spirito che sta per annunciare 
E aspetta al tempo stesso d’essere annunciato. 

Angelo che sostiene la palma delle sue braccia 
E si contempla, sdoppiandosi nello specchio, 

Angelo felino… che contrasto tra il suo aspetto e la sua indole! 

Ritorna con le orbite vuote 
Finché possa conoscersi un giorno. 




Sei di spuma e di seta, 
Sei al tempo stesso scintilla, 
Forma futura di quel che ho previsto in sogno. 

Osservo eternamente 
L’orizzonte convesso 
Spiando che arrivi 
                              sdoppiata in ala. 

Se mi amassi 
In quel che sono mi trasformerei





Poema semplice 





Nell’esecuzione del tuo essere 
Rivaleggiarono arte e natura. 

Qualcuno ti deve decifrare: 
Puro amore, che sia io. 
Quand’anche mi decifri, 
Mi fai tornare al principio 
E tutt’e due ci troviamo. 

Seduto alla veranda dell’abisso
Mi incontro adesso: con i tuoi capelli 
Devo fissarmi alla terra. 




Pura fiamma cuore sconosciuto 
Il desiderio di esaurirmi in te 
Di non lasciar niente alle altre, 
Stanchezza di bugie, azzurro sogno: 

Ecco ciò che mi spinge Maria della Lucidità 
Ecco ciò che viene agile volando 
Portato dagli elementi dell’aria 
Fino ai tuoi campi di cristallo e fuoco.  

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       « [...] La poesia di Murilo è la più vicina all’esperienza europea del Novecento, non per ricalco di moduli, ma per effettivo e continuo assorbimento culturale, che lo ha portato poi a vivere in Europa senza smettere di essere brasiliano ma sentendosi perfettamente a suo agio e lasciando a nostro agio anche noi, facendoci sentire cittadini di una stessa comunità occidentale di eretici e di evocatori. Ciò che Breton ha tratto dal fondo dell’eros francese, Trakl dall’immemorabile ontologismo germanico, Pasternak dall’ossessione slava della charitas, Pound dal sogno americano della giustizia che strangola il danaro, Guillén dall’estasi sacrificale della hispanidad, Murilo lo ha costruito a poco a poco attraverso frequentazioni letterarie e personali (di poeti e di pittori, di musici e di filosofi) che non sono mai diventate una via all’enciclopedismo, al cosmopolitismo mondano, ma una continua verifica della sua natura di poeta apocalittico. E va inteso che «apocalittico» significa al tempo stesso storico e metafisico; e che storica e metafisica, a un tempo, è la poesia di Murilo in quanto confessione di un uomo del secolo xx con gli occhi sempre aperti sulle tragedie della polis, e in quanto desolazione o speranza del cristiano senza dogmi e capace di dialogare con lo spettro, con l’Altro, col fondamento ipotetico, o soltanto inconscio, dell’Essere. I modernisti di San Paolo avevano rinnegato, insieme all’impettita civiltà parnassiana, anche la dispersiva contestazione simbolista, ma Murilo a suo modo ne rivendica l’importanza e cosi facendo toglie al modernismo quella caratteristica di negazione del passato che è sempre prova di infantilità, anche se coincide con momenti necessari di evoluzione del linguaggio. Si sente, leggendo ad esempio la sua Contemplação de Ouro Prêto, quanto deve essere stata importante per lui ragazzo la presenza di un Alphonsus de Guimarães, anche se la sua poesia è andata per tutt’altra strada. E viceversa, leggendo i suoi testi più vicini al surrealismo, come Os quatro elementos o questo Mundo enigma, quanto sia lontano da lui quel margine di eleganza mondana o di gioco che è sempre presente anche nei più azzardosi fra i modelli francesi, e che per Murilo è sostituita dall’invadenza della persona poetica, che vuol rimanere lucida e responsabile proprio nel momento in cui tenta la sua discesa nell’inferno della notte e del nulla, per andarvi a ripescare l’oro di una fede. Per Murilo il mondo è antico e futuro, il presente si dissolve nella violenta compresenza delle rivelazioni offerte ad ugual titolo dalla cultura e dal presagio; lo stesso Dio di cui parla appartiene alla mitologia del Novecento, è quello di cui Pessoa o Hart Grane o il nostro Onofri andavano a ricercare le tracce in sentieri teosofici o antropologici, ma è allo stesso tempo il Dio cattolico della tradizione iberica, interrogato nella difficoltà tragica del suo rapporto con l’uomo: è la continua attesa di un riscatto. Sicché la poesia di Murilo rimane «profana» quanto più è, nel fondo, religiosa: rimane una poesia dell’amore (si vedano qui, in Mundo enigma, le infinite varianti del madrigale per Maria della lucidità) e poesia della speranza amara, della speranza quasi impossibile, nutrita da un antifascista nei primi e più tremendi anni della seconda guerra mondiale, e che appunto si rimette a Dio non perché consideri vani gli sforzi degli uomini, ma per dare a questi sforzi, cosi sanguinosamente frustrati dalla dilagante invasione hitleriana, la dimensione trascendentale del Disegno occulto e della Salvezza. L’eros, il paesaggio, gli oggetti stregati del quotidiano, tutto appartiene all’enigma: e tutto l’enigma si risolve in limpida attesa, anzi in tensione. Straordinario è l’equilibrio che, nella sua ascetica economia di parole, Murilo riesce a stabilire fra diario fondato sugli eventi quotidiani e poema svincolato da ogni occasione, congelando in nature morte braquiane o in éventails mallarmeani la più umile prosa del colloquio, della dedica, del saluto. E a volte le figure erompono da un fondo ancora più denso e misterioso; è allora che la tradizione del barocco lo aiuta a ricomporre in geometria il caos delle immagini, perché in lui l’apprendista stregone non ha più paura del disordine, possiede tutti gli strumenti dell’esorcismo, e il primo è la sua stessa intemerata coscienza, con quel tanto di furore astratto e donchisciottesco che egli riesce continuamente a trasformare in netto gesto estetico, in asettico organismo verbale.
       Tanto accanimento sulla forma si rivela, alla fine, una sottile maniera di obbedienza alla vita: gli imprevisti, il disordine, il mondo presente sono pur sempre la materia di questa poesia, ma nella mano che la compone c’è il presentimento elettrico dell’ordine, la forza magnetica che distribuisce i legami e si ricollega a ciò che Murilo sente come mistero e finalismo del cosmo. Del resto egli l’ha detto in una riga decisiva del suo Discepolo di Emmaus: «L’uomo è un essere futuro. Un giorno saremo visibili». La coincidenza fra questa ipotesi metafisica o religiosa, e l’effettiva costruzione di un mondo della libertà e della spontaneità, è la scommessa folle di Murilo: e fa si che questo libro di più di trent’anni fa assomigli in modo singolare alle proposte culturali di molti giovani d’oggi; anche se in essi predomina il viscerale, il magmatico e Murilo continua a tener fermo sulle posizioni dell’intelligenza. Non si nasce a caso nell’orizzonte fra Divagations e Propôs e Rhumbs, anche l’irrazionale chiede un taglio cartesiano o una geometria cubista. Ma anche questo è un presagio: perché, cristiana o no, la rivolta per farsi rivoluzione dovrà pur sempre, prima o poi, rivelarsi come nuova soluzione del conflitto apollinairiano fra «Ordre» e «Aventure», conflitto che era all’origine dello stesso modernismo brasiliano e che riporta il nostro discorso, come un anello, al luogo del suo principio. »

RUGGERO JACOBBI [dalla Prefazione a Mondo Enigma, Op. cit.]









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