mercoledì 9 marzo 2016

Elena Liliana Popescu - TREI POEME (TRE POESIE)






Elena Liliana Popescu nasce nel 1948 a Turnu Măgurele, Romania. Si laurea e ottiene il dottorato in Matematica presso l’Università di Bucarest, dove attualmente insegna. Dopo il 1989 inizia la sua attività nel giornalismo rumeno sia con saggi di interesse generale che con articoli contemporanei su temi sociali e politici.
È membro dell’Unione degli Scrittori della Romania, sezione Poesia. La sua attività letteraria si orienta soprattutto verso la poesia e la traduzione della letteratura poetica, filosofica e spirituale del mondo.
Ha molte pubblicazioni al suo attivo: vari libri di poesia e traduzioni dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo. I suoi lavori appaiono in libri e riviste, sia in Romania che all’estero (Brasile, Colombia, Germania, Nicaragua, Pakistan, Spagna, Stati Uniti, Taiwan).
Debutta in poesia nel 1994, con il volume Tie (A Te, Edizioni dell’Università di Bucarest); poi, nel 1997, Tărâmul Dintre Gînduri (Il regno in mezzo ai pensieri, Edizioni dell’Università di Bucarest). Nel 1999 pubblica il libro su suo padre, il poeta e pilota George Ioana, Zborul. Vis şi Destin (Volo. Sogno e destino, Edizioni Hermes); lo stesso anno esce Cânt de Iubire/ Song of Love (Canto d’Amore, Edizioni Herald), versione bilingue rumena-inglese, tradotto da Adrian G. Sahlean. Nel 2000, viene pubblicato Imn Existenţei (Inno all’Esistenza, Edizioni Herald), raccolta di poesie in omaggio al poeta romantico rumeno Mihai Eminescu. Entrambi questi libri vengono pubblicati a Bucarest. Nel 2003 esce il libro di poesie Pelerin (Pellegrino, Edizioni Dacia, Cluj). Il libro Canto d’Amore è stato tradotto al serbo-croato dal poeta serbo Draga Mirjanič, e pubblicato in versione bilingue nel 2001 (Cânt de Iubire/ Pesma Liubavi, Edizioni Sabes Srba u Rumuniji, Timişoara). Il libro Canto d’Amore è stato tradotto in cinese, 爱 之 颂, dal poeta Lee Kuei-shien, e pubblicato nel 2006 (Taipei, Taiwan). Il libro Pelerin è stato tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós, e pubblicato in versione bilingue nel 2004 (Peregrino, Edizioni Empireuma, Orihuela, Spagna). Nel 2005 viene pubblicato Cuan grande es la tristeza, tradotto in spagnolo da Joaquín e Dan Munteanu Colan, selezione ed illustrazioni da Ramón Fernández (Spagna, 2005) e nel 2006, Un solo canto, tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós e Dan Munteanu Colan (Poeticas, Argentina, 2006). Il libro Inno all’Esistenza è stato tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós e Adrian Mac Liman, e pubblicato nel 2006 (Himno a la Existencia, Edizioni Linajes Editores, Mexico). Nel 2007 pubblica il libro Cât de aproape.../ Lo cerca que estabas... (Edizioni Pelerin) e il libro Unde eşti, Timp? (Tempo, dove sei?, Edizioni Curtea veche). Poeme (Poemi), versione bilingue rumena-urdu, tradotto in urdu da Alla Ditta Raza Choudary è stato pubblicato nel 2008 a Lahore, Pakistan. Nel 2009 viene pubblicato Peregrino (Pellegrino, Edizioni Expressão Gráfica, Fortaleza, Ceará, Brasile), tradotto in portoghese dal poeta Luciano Maia, il libro Dacă (Se si potesse, Edizioni Pelerin), versione multilingue (in rumeno e traduzioni in 42 diverse lingue), e Cânt de Iubire - Song of Love (Edizioni Pelerin, Bucarest & Edizioni Lumină Lină, New York, 2007), versione bilingue rumena-inglese, tradotto da Adrian G. Sahlean; Nel 2010, viene pubblicato il volume bilingue di poesia inglese-chinese Song of Love- 爱 之 颂 (Canto d’Amore, Edizioni Showwe, Taipei, Taiwan), versione inglese di Adrian George Sahlean; versione cinese di Lee Kuei-Shien. Nel 2011 pubblica il libro Nicolae Popescu, omul, matematicianul, mentorul (Edizioni dell’Università di Bucarest) e Hymn to the Life (Edizioni Showwe,Taipei, Taiwan), versione cinese di Lee Kuei-Shien. Nel 2012 viene pubblicato il volume bilingue di poesia portoghese-rumena Além do azul - Dincolo de azur (Edizioni Smile, Fortaleza, Ceará, Brasile) in collaborazione con Luciano Maia. Nel 2013 pubblica il libro Cânt de Iubire - Song of Love - Chanson d’Amour, Edizioni Pelerin, Bucarest & Edizioni Destine Literare, Montreal, Canada, volume trilingue, versione inglese di Adrian G. Sahlean; e il libro Trei Poeme din Europa - Three Poems from Europe, Edizioni Pelerin, Bucarest, volume multilingue (in rumeno e traduzioni in 41 diverse lingue parlate in Europa).
Fra le sue traduzioni, si possono citare Introspecţia (Introspezione, dall’inglese, Edizioni Axis Mundi, 1993); Viaţa Impersonală (La vita impersonale, dal libro francese La Vie Impersonale, Edizioni Papirus, Rm. Vâlcea, 1994), Înţeleptul de la Arunachala (Il saggio di Arunachala, Edizioni Herald, 1997), pubblicati a Bucarest; Introspecţia. Poeme (Introspezione, Poemi da Ramana Maharshi, Edizioni dell’Asociaţia Literare ŢIE), dall’inglese. Nel 2002, esce la sua traduzione dallo spagnolo Caosmos. Katharsis nu doar pentru mine (Caosmos. Una catarsis no sólo para mí, da Moisés Castillo Florián, Edizioni Dacia, Cluj). Dopo il 2004, pubblica Poesías (da Theodor Damian, dal rumeno, Edizioni Lumină Lină, NY, 2005), Frumuseţea Tandreţei (da Lee Kuey-shien, dall’inglese, Edizioni Pelerin, 2007), Viaţa Impersonală (edizione rivista, dal francese, Edizioni Pelerin, 2007), Harpă de umbră şi lumină (da Lina Zerón, Edizioni Pelerin, 2007), traduzione dallo spagnolo e Gânduri peregrine (da Hugo Gutiérrez Vega, Edizioni Pelerin, 2009, Bucarest), traduzione dallo spagnolo, Visul apei (da Ana Maria Vieira, Edizioni Pelerin, 2012, Bucarest), traduzione dallo spagnolo in collaborazione con Vlad Copil, Ora amurgului (de Lee Kuei-shien, Edizioni Pelerin, 2012, Bucarest), traduzione dall’inglese in collaborazione con Vlad Copil.

Antologie
Alcuni dei suoi articoli, poesie o traduzioni sono stati pubblicati in antologie (si possono citare: Poemi. Lucian Blaga, Luciano Maia, Elena Liliana Popescu, Edizioni dell’Università Catolica Argentina, Argentina, 2005, Conjuro de Luces, Messico, 2006, Agenda poética del año 2008, Messico, Edizioni Linajes e Amarillo, 2007), in riviste a stampa e in internet, tanto in Romania quanto all’estero: Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Cuba, El Salvador, Germania, Messico, Nicaragua, Pakistan, Serbia, Spagna, Stati Uniti, Taiwan e Uruguay.

Riviste letterarie
“Revista de la Universidad Católica Argentina”, “La Bodega del diablo”, “Ápices”, La Bodega del diablo”, “Poéticas”, “Realidades y ficciones” (Argentina);
“Literarte” (Brasile);
“Página Siete”, “La Palabra” (Bolivia);
“The Ambassador”, “Atheneum”, “Observatorul”, “Azularte”, “Destine Literare” (Canada);
“Trilce”, “Aňaňuca”, “Cinosargo”, “Koyawe” (Cile);
“Arquitrave”, “La Urraka” (Colombia);
“La Jiribilla”, “Calle B” (Cuba);
“Akadeemia” (Estonia);
“Observator München”, “Agero Stuttgart”, “Alternante” (Germania);
“Muse India”, “Achena Yatri” (India);
“Isla Negra”, “Margutte” (Italia);
“Alforja”, “Casa del Tiempo”, “La Jornada Semanal”, “Universo de El Búho”, “La Otra”, “El Subterráneo” (Messico);
“World Poetry Almanac” (Mongolia);
“Anide”, “El nuevo Diario: Nuevo Amanecer Cultural” (Nicaragua);
“Autama” (Puerto Rico);
“Timpul” (Repubblica Moldava);
“Academica”, “Convorbiri literare”, “Cronica”, “Poezia”, “Nord Literar”, “Contemporanul”, “Familia”, “Hyperion”, “Oglinda Literară”, “Viața medicală”, “Prosaeculum”, “Cetatea literara”, “Meandre”, “Literra”, “Sud”, “Orient Latin”, “Argos”, “Revista nouă”, “Singur”, “Arcade”, “Cuib” (Romania);
“Knijevni Jivot”, “Naša Reč”, “Oglinda”, “Tibiscus” (Serbia);
“Azahar”, “Como el rayo”, “Cuadernos del Ateneo de la Laguna”, “Empireuma”, “Enfocarte”, “La Vega es”, “2C - La opinión de Tenerife”, “La Columna”, “Perito”, “Portada”, “República de las Letras”, “Rumano en el mundo”, “Letras rumanas”, “Ágora-Papeles de Arte Gramático”, “El Adelanto”, “Crear en Salamanca”, “Suplemento de Realidades y Ficciones” (Spagna);
“Chrysalis”, “Lumina Lină - Gracious Light”, “Alcándara”, “Syndic Journal”, “Alcándara” (Stati Uniti);
Taiwan Daily, “Poetry”, “Epoch” (Taiwan);
“Hayal”, “Yasakmeyve” (Turchia);
“Arkad”, “Magyarul Bábelben” (Ungheria);
“Letras-Uruguay” (Uruguay).

Premi letterari 
Le sono stati conferiti i seguenti premi letterari: Diploma e menzione onorifica al Festival Internazionale di Poesia della Uzdin (Serbia), 1997; il Primo Premio al Festival di Poesia “Novalis”, a Monaco, Germania, nel 1998; Diploma e menzione onorifica al X Concorso di Poesia “Leonardo Cercós”, Palma de Mallorca, Spagna, 2007).

Collegamenti:
http://www.elena-liliana-popescu.ro/   
Bio-bibliografia tratta (e adattata) da Wikipedia



Avvertenza: 
Il lettore troverà qui di seguito queste TRE POESIE che Elena Liliana Popescu ha dedicato al marito, Nicolae, e potrà leggerle sia nella stesura originale sia nella versione italiana effettuata dal poeta Stefano Strazzabosco, a partire da una eccellente traduzione spagnola dell’opera originale in romeno. La traduzione dal romeno allo spagnolo (che qui abbiamo ritenuto di omettere) è dovuta a Joaquín Garrigós. La dedica al lettore, che introduce le TRE POESIE, è stata invece tradotta, a partire dalla già menzionata versione spagnola, da Antonino Caponnetto.






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TREI POEME

Soţului meu, Nicolae


Ţie, cel ce citeşti aceste poeme …


Încearcă să laşi deoparte grijile zilei pentru a putea păşi împreună în realitatea Visului numit Poezie, deschizând poarta inimii tale acestor versuri, scrise anume pentru tine. Ele s-au născut în inima mea atunci când le era dat să se desprindă din lumea formelor-gânduri şi a se înveşmânta în lumea formelor-cuvinte, pentru a se prezenta, împlinindu-şi destinul, la ceremonia întâlnirii cu tine, cititorule.
Simplitatea, care în esenţa ei înseamnă Adevărul, nu poate fi exprimată decât prin tăcere. Toate cuvintele lumii nu fac altceva decât să încerce să descrie tăcerea. Cunoaşterea de sine, idealul cel mai simplu şi cel mai greu de atins, este scopul fiecărui om în parte şi al lumii întregi, acestuia fiindu-i subjugate toate căutările noastre.
Uneori căutarea ia forma a ceea ce putem numi poezie. Poeţii vin şi pleacă, lăsând strădania lor în a dezvălui chipul nevăzut al Poeziei, care ne priveşte fără să ne judece de dincolo de vălul Iluziei. 




 
Spune-mi



Nu ai crezut
că poţi învinge doar atunci
când renunţând la orice armă,
vei lupta cu propria imagine
pentru eliberarea ta. 

Nu te vei mai putea privi
în oglinzile care să te arate
slab sau trufaş, 
neînfricat sau laş,
după dorinţă…

Ţi s-a mai spus,
dar nu ai crezut…

În ţara fără de oglinzi,
care îţi va mai fi chipul,
te vei întreba atunci
încă o dată, şi vei afla,
dacă vei lăsa răspunsul
să vină de la sine.

Ce vei avea de pierdut,
când căutarea va fi 
singura realitate posibilă?

„Care este drumul?”,
se-ntreabă cel care merge,
fără să ştie, pe singurul drum
pe care poate s-ajungă…

Unde să ajungă
dacă el este deja acolo,
chiar dacă nu poate încă să ştie
că este câştigătorul?

Ce competiţie este mai de temut
decât aceea în care tu
eşti singurul concurent îndârjit?

Dar cum mai poţi lupta 
când adversarul poartă,
drept amuletă,
doar chipul tău?

„Alungă toate speranţele”, ţi s-a spus,
pentru a putea să speri cu adevărat!

Dar, spune-mi, la ce mai este bună speranţa
pentru cel care are deja totul?
Sau cunoaşterea drumului de întoarcere,
pentru cel care a ajuns?…



 
Când totul se pierde



Ceasul nu s-a oprit dar orele
nu se mai văd marcate
pe cadranul Timpului
ce stă pe loc, în contemplare.

Perspectiva nu s-a pierdut
dar obiectele nu se mai văd
delimitate pe întinderea pură
a Spaţiului – cel fără de nume.

Viaţa nu s-a sfârşit dar moartea
nu se mai vede la orizont
în aşteptarea fiinţei ce se revolta
cândva, undeva, în ţara uitării...

Totul este la locul său ca altădată
deşi totul nu mai înseamnă nimic
când se pierde în spaţiul fără de timp,
în timpul fără de spaţiu...





Clipa aceea



Câteva cuvinte, ţi-ai spus,
doar câteva cuvinte, şi ai creat
o întreagă istorie, al cărei prezent
este deja ieri, aşa cum mâine
va fi doar trecutul aceluia
ce-l va lăsa în urmă, pierdut
pentru totdeauna...

Doar un cuvânt, îţi spui,
doar un cuvânt, şi te-apropii
în drumul tău de nebănuitul pas
spre necunoscut, fără să te sperii
de gândul acela care eşti şi nu eşti
tu, de clipa aceea în care poţi să fii
şi eşti.





Testi originali in romeno: Elena Liliana Popescu 






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TRE POESIE

A mio marito, Nicolae


A te, che stai leggendo queste poesie …
                                                                            
Prova a lasciar da parte le preoccupazioni quotidiane perché si possa entrare insieme nella realtà del Sogno chiamato Poesia, apri la porta del tuo cuore a questi versi scritti proprio per te. Sono nati nel mio cuore nel momento in cui hanno dovuto liberarsi dal mondo delle forme-pensiero e darsi al mondo delle forme-parola, per presentarsi, quando il loro destino si sia compiuto, al rito dell’incontro con te, lettore.
La semplicità, che nella propria essenza significa la Verità, non può essere espressa che tramite il silenzio. Tutte le parole del mondo non fanno altro che tentare di descrivere il silenzio. La conoscenza di sé, l’ideale più semplice e più arduo da realizzare, è la meta  di ogni singolo uomo e quella del mondo intero, ad essa tutta la nostra ricerca è assoggettata. Qualche volta tale ricerca prende la forma di ciò che possiamo chiamare poesia. 
     I poeti vengono e vanno, rinunciando allo sforzo di svelare l’invisibile volto della Poesia, che ci guarda, senza mai giudicarci, dalla parte nascosta del velo dell’Illusione.




 
Dimmi



Non credevi
che avresti potuto vincere
quando, rinunciando alle armi,
hai lottato contro la tua stessa immagine
per liberarti.

Non potrai mai guardarti
negli specchi che ti mostrano
debole o altezzoso,
impavido o codardo,
secondo i tuoi desideri …

Te l’avevano detto
ma tu non ci credevi …

Nel paese senza specchi,
«quale sarà il tuo volto?»,
ti chiederai allora
una volta di più, e lo saprai
se lascerai che la risposta
venga da sola …

Cos’hai da perdere
se la ricerca è
l’unica realtà possibile?

Qual è il cammino?
si chiede chi marcia
senza saperlo per l’unico cammino
per cui può arrivare.

Arrivare dove?
se si trova già lì
sebbene non possa ancora sapere
che ha vinto.

C’è una competizione più temibile
di quella in cui tu
sei l’unico e ostinato concorrente?

Ma come si può lottare
se l’avversario porta
come amuleto
solo il tuo volto?

«Lascia ogni speranza», ti dissero
perché potessi sperare per davvero.

Ma, dimmi, a che serve la speranza
a chi ha già tutto?
O sapere il cammino del ritorno
a chi è già arrivato?
 



Quando tutto si perde



L’orologio non si è fermato ma
non sembra segnare le ore
nella sfera del tempo
che è trattenuto, in contemplazione.

La prospettiva non si è perduta
ma gli oggetti non si vedono più
delimitati nell’estensione pura
dello spazio, il senza nome.

La vita non è finita ma la morte
non si vede più all’orizzonte
aspettare l’essere che si è ribellato
un giorno, da qualche parte, nel paese dell’oblio.

Tutto è al proprio posto come prima
anche se tutto non significa più nulla
quando si perde nello spazio senza tempo,
nel tempo senza spazio.




Quel momento



Delle parole, ti dicesti,
solo delle parole, e creasti
una storia intera il cui presente
è già ieri, come domani
sarà solo il passato di chi
lo lascerà alle spalle, perduto
per sempre.

Solo una parola, ti dici,
solo una parola, e ti avvicini
nel tuo camminare alla soglia insospettata
dell’ignoto, senza impaurirti
al pensare che sei tu e non sei tu,
al momento in cui puoi essere
e sei.





Versione italiana: Stefano Strazzabosco (dalla traduzione in spagnolo di Joaquín Garrigós )









Stefano Strazzabosco (Thiene, 1964) ha pubblicato le raccolte di poesia Racconto (1997), Dimmene tante (2003), Blister (2009), 66 (2013) e P. Planh per Pier Paolo Pasolini (2014). Ha tradotto poesia perlopiù dallo spagnolo (O. Paz, Aquila o sole?, 2003; F. Morabito, Poesie, 2005; C. Montemayor, In un altro tempo io ero qui, 2006; A. Arturo, Casa al sud, 2009; J. Gelman, L’accanito cuore amora, 2014); ha scritto un monologo teatrale (Tina. Masque su /sobre Tina Modotti, 2007) e ha curato vari volumi, tra i quali Piovene (1994); Parise (1996);  Guido Piovene tra idoli e ragione, 1996; Aproximaciones a Giordano Bruno, 2003; A. Varano, Le Visioni sacre, e morali, 2007; Favolario illustrato. Scrittori e illustratori per i Villaggi SOS, 2007; Vicenza. Antologia dei grandi scrittori, 2012. Vive a Vicenza, dove ha creato e diretto per anni la rassegna internazionale dire poesia (http://direpoesia.wordpress.com). 







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mercoledì 4 novembre 2015

NAIM ARAIDI - Sette poesie da CANZONI DI GALILEA


Naim Araidi appartiene a una generazione di scrittori israeliani la cui vocazione è quella di cercare di coniugare identità e cultura comuni. La sua opera letteraria, che si esprime altrettanto bene sia in ebraico che in arabo, è ricca di diverse raccolte di poesie, saggi e prose (racconti e un romanzo). In particolare, la poesia di Naim è gravida di forti simboli di apertura, di interazione e scambio costante fra le varie culture, di una vera e propria fusione religiosa e etnica fra ortodossi, musulmani e drusi (culture, religioni, etnie prevalenti a Maghar e in Galilea). Il nostro poeta è considerato il portavoce dei valori drusi. Noi tuttavia crediamo che tanto la vita quanto l’opera di quest’uomo abbiano avuto, e manterranno per sempre, un respiro e una voce inevitabilmente universali.



MA I POETI NON MUOIONO MAI

     Il 2 ottobre scorso è successo qualcosa che ha segnato per molti un momento fatale, per alcuni si è trattato di un nuovo inizio della vita e di sé. Il 2 ottobre scorso è morto Naim Araidi. Ma a distanza di un mese da quella data la sua speranza è più viva che mai. La memoria dei suoi giorni terreni, il suo esempio di vita, ci spingono a sapere, a riconoscerci, ad amare quest’uomo come la stessa vita. Conoscerlo soltanto attraverso le sue poesie tradotte in italiano, come è accaduto e accade a me, ha effetti inaspettati. E gli atti conseguenti sono ispirati da un imprevisto amore verso le cose, verso le persone. 
     Anche per chi non lo ha mai incontrato, Naim è vivo. 
Solo questo è accaduto (ed è importante), che il suo invecchiare a un tratto si è fermato. 
E si capisce adesso quanto Naim abbia ragione a dire che i poeti non muoiono mai. 

     Oggi, dopo una pausa molto lunga, nel nome di Naim e della Poesia, riprendiamo le pubblicazioni su questo blog. 

Antonino Caponnetto 




Nella foto: a sinistra, Naim Araidi; a destra, particolare della prima di copertina del libro Canzoni di Galilea 
[immagine (modificata) da: http://www.seamedizioni.it/tag/naim-araidi/]


DALLA PREFAZIONE DI STEFANIA BATTISTELLA 

         [...] Una raccolta, questa, la prima in lingua italiana, con tutte le comprensibili difficoltà, quindi, che porta nel suo titolo un universo pronto da scoprire: se si hanno occhi consapevoli della storia di quelle terre ma anche, in maniera più generale, se si conosce almeno un po’ la cultura araba; infatti l’arte del dialogo è molto radicata in questo libro: Naim esprime con tre parole dei concetti che portano al loro interno vicissitudini che nemmeno in cent’anni si sono appianate, eppure al Poeta bastano pochi versi per spiegare l’universo ad anime capaci di sentire echi poetici, fino al punto da lasciar intuire una possibile soluzione ai mali della terra, così viene da chiedersi se l’uomo è davvero quello stesso tanto stupido da creare guerre, così come intelligente abbastanza da ricostruire dalle macerie, di nuovo, un universo di pace.  
         Come se la cultura araba fosse portatrice di una forma di conoscenza superiore e per questo condannata a lotte interne, anche in questa raccolta si avverte una consapevolezza, se non superiore, diversa da quella che la nostra società occidentale ci ha abituati; rincorriamo cose materiali e terrene senza tenere, a volte, minimamente conto del nostro essere e del suo significato, dopotutto troviamo nelle religioni risposte a domande esistenziali così decrepite, colpevoli d’aver creato correnti dannose per l’uomo stesso:

“Quando mi sono seduto per riposare
hanno detto:
la poesia è dietro di te
e la scienza davanti
fra loro
il tuo cuore è lacerato.[…]”

         Questo libro dal sapore orientale porta venti filosofici e pagine bibliche, quasi a voler insegnare all’uomo le proprie origini per ricordarsi di se stesso e di quello che potrebbe essere, se solo riacquistasse parte del proprio passato che, in questa raccolta, è disseminato con tanto di particolari dietro ad ogni singola parola e questo, azzarderei, è tipico di quella cultura araba che ci sorpassa senza nemmeno farsi vedere, tanta è la velocità di quella marcia in più: 

“Ogni volta che io ti vedo gela la luce fra noi, 
abisso generazionale, 
impedendo il rinascere della mia giovinezza 
questo è il segreto che ci separa.[…]” 

         Velocità in più che, forse, tradisce anche se stessa ponendo interrogativi che, ancora oggi, generano dibattiti in cui l’opinione popolare si spacca paurosamente, generando correnti opposte pronte a sacrificarsi pur di far vivere il loro spirito. 
         Troviamo molto altro in questa breve raccolta, come fare a introdurre un libro di poesie che racchiude la storia della cultura araba antica e contemporanea? 
         Davvero non saprei e questo, come dicevo, è una occasione d’oro per provare a capire che l’uomo può scegliere di mettere assieme quello che di buono riesce a trovare, a prescindere dalla lingua parlata e dal colore della pelle, creando così un “superuomo” nietzscheano più consapevole e degno dell’intelligenza e potenzialità che madre natura, o chi per essa, ha provveduto a donare, affermando così davanti a se stesso i valori, questa volta sì, più assoluti e giusti, senza il minimo pericolo di ricadere negli errori che la storia prontamente ci ricorda. 
         Per concludere mi fa piacere ricordare che questo libro esce nella storica collana già Pellicanolibri, dove sono apparsi autori, anch’essi per la prima volta editi in Italia, quali Manuel Vázquez Montalbán, Alejandro Jodorowsky, Fernando Arrabal, o dimenticati come Anna Maria Ortese, Goliarda Sapienza, Dario Bellezza e, famosissimi quali Alberto Moravia. La qualità e il prestigio, forse, c’entrano molto poco con la popolarità.

Stefania Battistella





Lasciatemi tornare 



Lasciatemi tornare alla madreterra 
al mio vecchio paese, 
alle pareti paurose delle tombe 
lasciatemi tornare 
al canto degli uccelli 
al canto del gallo 
alla terra dei cactus 
e dei cipressi 
alle gocce d’acqua 
alla sorgente del villaggio 
al mio insegnante di nuoto 
che mi ha aiutato 
a sopravvivere nell’oceano 
della vita e nei mari 
di ogni città... 
permettetemi di tornare al lato orientale 
o straniero, non importa 
lasciatemi tornare a me stesso... 

Lasciatemi prendere ciò che vi piace dell’occidente 
m’è costata la vita e gli anni migliori senza sorridere 
mai 
prendete le vostre macchine per autostrade mortali 
tutti i telefoni cellulari 
tutti gli schermi piatti 
tutti gli strumenti sofisticati della vita moderna
non c’è necessità di uccidermi, di lasciarmi morire 
per uccidere 
chi ha gelosia 
nei miei confronti. 



Amiamo la letteratura  


Abbiamo tristezza sufficiente per una e mille canzoni 
abbastanza rossore per la nostra pelle orientale 
una parte per la guerra, 
una per sconfitte e inganni 
una dolce madreterra è dentro di noi 
noi, duplici, pigri, miraggio nel deserto 
siamo un rebus! 
Tristezza non abbatterci, nati da sanguisughe 
camminiamo tuttavia dolcemente sulla sabbia 
dormendo su tappeti in terre deserte 
dentro di noi 

la crudeltà, i beduini, i pastori sulle colline 
a piedi nudi delle strade 
oggi 
come nelle giornate più lunghe 
Oh tempi arabi! 
Oh tristezza non trattarci con la crudeltà di sempre 
amiamo la letteratura! 
amiamo la Letteratura! 



Canzoni di Galilea 


1 

Stasera Galilea dormiva sul seno della mia amata 
sognando un’infanzia esiliata, 
annidata nella barba di Harmon. 
Un cavaliere venuto dall’est per la schiusa, 
le uova si spaccarono lentamente, 
una città emerse, per essere chiamata Safad. 

2 

La mia amante si svegliò dal suo sonno di Galilea, 
l’infanzia crebbe 
divenne senza numero. 

3 

Un antenato venne dal Libano, un principe, 
così narra la storia, baciò la terra di Galilea 
finché le sue labbra non furono 
piene di schiuma. 

4 

Ho chiesto, dov’è il lago di Galilea? 
Qualcuno ha detto che camminava sulla terra, 
per questo Maria Maddalena ha peccato
mentre qualcuno sostiene il contrario. 

5 

Mi appoggiai su una quercia 
vicino alla riva del lago. 
Improvvisamente un diavolo alzò un grande scrigno 
e una bella sirena ne uscì 
per trasformare il diavolo in umano 
e il re in uno schiavo. 

6 

Mi chinai in giù, invocando il nome di Dio, 
perdendomi nel panico, finché la mia bocca 
divenne secca 
Non so se il fiume del battesimo l’annaffierà 
o se con tuoni e fulmini il cielo potrà salvarmi. 

7 

Ho disegnato due ali per volare, ho volato 
Galilea mi ha seguito in un posto 
chiamato Mghar, 
Sono caduto sulla testa per nascere 
piangendo lacrime dal cuore 
con un grande grido 
che taglia l’eternità. 

8 

In quel luogo sono cresciuto e ho amato 
e sposato due mogli nella legge di Dio: 
Non voglio avere più nulla 
solo per il mio interesse. 

9 

Poi un testimone ha parlato di nuove regole, 
oltre ad evitare maiale e alcol: 
ora la bigamia è proibita in Galilea 
e avere molti amanti 
è vietato 
a Monte Carmelo. 

10 

Ho divorziato: 
dicendo a me stesso, vai via, 
mi sono separato da me: 
credo nell’amore nella poesia nel sogno.



Ho visto 



Intorno alla mia candela

ho visto una farfalla rara e strana
non c’erano tenebre nella notte,
nessuna paura su cui meditare
tristezza, solitudine o l’amore, io non so
solo una farfalla o forse un vento
quando inizia a soffiare
non so davvero, ma qualcosa ho visto
cose senza nomi né identità.
Non fuoco
non vento
non sabbia
non acqua
questo è quello che ho visto.

 

Cinque volte cinque vie 


Ogni volta che ti vedo gela la luce fra noi, 
abisso generazionale, 
impedendo il rinascere della mia giovinezza 
questo è il segreto che ci separa. 


La realtà resta un’iscrizione tra relatività e infinito. 
Aggrappato alla striscia ghiacciata dell’oceano 
tra il tuo mare e la mia terra. Lo spazio è qualcosa 
di spirituale. Come le stelle che sono nel tuo cielo 
loro sono le stelle che vivo, sullo sfondo. 

Il tuo viso è il riflesso di un vecchio sogno, 
lo rivedo ogni volta che apro gli occhi 
e cammino verso l’oscurità. 
La mia vita 
è la differenza che ci separa.



L’amore arriva 


L’amore arriva secondo la direzione del vento 
il battito cardiaco e le canzoni. 
L’amore va come la poesia, 
su gradini di occasioni mancate. 
Per questo voi, amanti, siate pronti! 
dovete catturare le occasioni. 
Chiudete porte e finestre 
sta lì proprio dove l’aria passa 
l’affare è fatto per chi sa aspettare. 

Queste sono canzoni, certo impossibili. 
C’è sempre un’entrata per il cuore 
e un’uscita per chi vuol partire. 
L’amore va, l’amore viene 
come un poema che solo 
le palme comprendono.

 
Molti popoli accorreranno 


Molti popoli accorreranno
e io sarò in mezzo a loro
un uomo che porta agli uomini
la poesia.
E hanno preparato le loro spade
aratri
e hanno portato solo le loro falci
a volte salmi
e io sarò fra loro
un uomo che porta agli uomini
la poesia.
I nemici diventano amici
come il cavallo del buon cavaliere
i soldati uccisi in guerra
loro sono martiri,
e quelli che vivono in pace
vivono grazie a quelle morti
Ma i poeti nella vita e nella morte restano
poeti,
e io sarò fra loro
un uomo che porta agli uomini
la poesia.

Il violino non ha affatto l’ardore
lontano dalle mani dell’uomo,
e quando in estate si scalda la pietra
possiede l’anima e forse anche il sangue.
L’uomo sbaglia
s’infuria e si agita e insulta
ma
passata la tempesta dimentica
e chiede scusa per qualsiasi cosa.
E suona una nuova melodia
e io sono in quel suono
un uomo che porta agli uomini
la poesia. 

Gerusalemme dall’alto è al di sopra
Gerusalemme in basso è sopra la terra.
Prendi l’unica che hai amato
io prenderò la mia
incontriamoci a metà strada
tra cielo e terra
e molti popoli accorreranno
e io sarò fra loro
un uomo che porta agli uomini 
la poesia.





Naim Araidi (Maghar, 2 aprile 1950 - 2 ottobre 2015), poeta, insegnante e diplomatico israeliano, appartenente alla minoranza religiosa dei Drusi.
Giovanissimo si è trasferito ad Haifa per completare la sua istruzione, fino ad insegnare nella stessa Università, in quella di Bar-Ilan, al Gordon College of Education e all’Università Araba per l’Educazione in Israele.
Come giornalista ha presentato programmi settimanali su Channel 2, sia per bambini che notiziari.
Ha fondato la rivista Al-Aswar. 

Nel 1994 ha ideato e fondato il Nissan (“Primavera”) Festival durante la seconda Intifada con l’intenzione di stabilire un canale di comunicazione fra le diverse religioni che popolano il Medio Oriente. Poeti di tutto il mondo si incontrano a Maghar con poeti e giornalisti arabi e israeliani.
Ha vinto diversi premi internazionali, ricevuto due lauree honoris causa, scritto libri per bambini, poesie e opere scientifiche in ebraico e in arabo, molto è stato tradotto in altre lingue. 
Canzoni di Galilea [http://www.seamedizioni.it/tag/naim-araidi/], (2013) (a cura di Stefania Battistella e Beppe Costa), Seam Edizioni , è la prima pubblicazione in italiano (con testo arabo a fronte), ora alla quarta ristampa della II edizione. 









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