venerdì 2 settembre 2016

FRANCA PALMIERI - Sei poesie da LA COSCIENZA E LA VANITÀ







Franca Palmieri, Morolo (FR), vive e lavora a Aprilia (LT) dove attualmente insegna e conduce Laboratori di Scrittura Creativa, Poesia e Teatro. Laureata in Pedagogia e diplomata in Fisiopatologia,ha conseguito due Abilitazioni in Materie Letterarie. Ha insegnato in due diversi ordini di scuola: Primaria e Secondaria di primo grado. Ha ricoperto incarichi organizzativi relativamente a Progetti Educativi e Aree Funzionali, quali la Valutazione, l’Antidispersione, la Disabilità, la Continuità e l’Orientamento. Ha pubblicato i libri di poesie: Arabeschi di luce, (2008) e Quando la vita profuma di nuovo, (2013). Finalista in diversi Concorsi Nazionali e Internazionali. Fra le Menzioni di Merito, la più recente al Premio Internazionale Luigi Di Liegro (2014). Fra le diverse antologie, è presente in SignorNò, poesie e scritti contro la guerra (prefazione di Margherita Hack) e ha coordinato l’incontro del grande poeta arabo Naim Araidi con gli studenti della scuola dove attualmente insegna. 







Sei poesie da: “La coscienza e la vanità”, Edizioni SEAM, edizione bilingue, traduzione di Alessandra Bava, 2015 (http://www.seamedizioni.it/prodotto/la-coscienza-e-la-vanita/)







Distanza dell’aria
  

A distanza nell’aria, 
lungo linee bianche solitarie 
seguo il sole al tramonto, 
e m’avvicino a un cielo grigio. 
Ricordo profumi familiari 
antichi suoni in armonia, 
come bisbigli di voci al mattino. 
Cammino in uno spazio 
che il tempo divide e trascina. 
Vorrei raggiungerti 
almeno col pensiero, 
cercarti tra gli aghi di pino 
nel sole d’autunno, 
e raccoglierti tra i rami 
come frutto dorato d’inverno, 
rincorrerti come fossi vento 
con vele d’estate, 
e scoprirti tra fili d’erba 
d’un prato neonato. 
Ritrovarti così come sei 
sorprendente ardito, 
dolce allegro sbarazzino 
tenero delicato: 
innamorato. 





La distrazione


La distrazione 
è sguardo distolto 
parola fuoriposto 
e lontana. 
Delusione cocente 
per un pensiero 
non dedicato, prestato 
soltanto al momento. 
Idea fuorviante 
per imbambolare la mente 
che oltrepassa e dissipa 
i confini della mia sfera. 

Dissapore creato senza motivo 
ascolto e difesa costretti 
immediati e diretti 
per l’attenzione mancata. 
Come cura non data 
una strada traversa 
come il tempo che ritarda 
come persona che manca. 






Giovani sfide 


Giovani sfide 
a capofitto sulla vita 
intrappolate 
in morse d’acciaio. 
Totalmente interrotto 
ogni desiderio di futuro 
fino all’ultimo pensiero d’amore 
improvvisamente risorto. 

Giovani sfide 
distanti dalla vita. 
Rinchiuse 
in stanze irreali. 
Oscurato senza tregua 
ogni respiro 
fino all’ultimo dolente 
richiamo d’amore 
costantemente gridato. 







Mattino 


Il mattino ascolta 
il lieve ticchettio dei miei passi 
sull’asfalto uniforme e scontato. 
Vede la mente lunga sulla strada 
bagnata di pioggia 
d’una primavera delusa e sfinita. 

L’oscuro profumo dei fiori, 
il velo sui colori, 
le auto in corteo spento 
accalcate per le spese, 
circoscritte dal marciapiedi vuoto 
dove un bambino in triciclo 
parla di gelati. 

Sente il vento ostinato tra i capelli, 
il gelo tra le gambe 
imperterrite a seguire 
il cammino dei pensieri 
verso un barlume d’estate.








Nuvole


Quante nuvole 
hanno traversato il mio cielo 
quante cornacchie 
hanno gracchiato 
passandomi accanto! 

Quante volte il sole 
ha tentato un varco. 
Su quanti treni sono salita 
cercandomi 
e quante volte ho ritrovato 
casa senza rimanervi? 

Quante volte ho sentito 
un groppo nello stomaco 
e catturato l’aria senza liberarla! 
Ho provato ad aspettare, 
comprendere, accettare, 
adattarmi a quel che accade. 

Ho provato a cambiare, andare oltre 
come questi uccelli emancipati, 
ma rimango immobile nel desiderio 
di ciò che non accade, 
così tanto imprigionata, 
da non riuscire ancora a volare





La sfida 


La sfida è sempre lì, 
belva in agguato. 
Studia le mosse, 
pronta a colpire. 
Non singhiozzare. 
Ferma le lacrime all’uscita. 
Arrestale 
E liberati.











Qualche nota sulla poesia di Franca Palmieri (di Stefania Battistella

La vita comune sembra un abile mercante di parole, dove i colpevoli siamo noi che abbiamo scelto, in nome della civiltà, di abbandonare ciò che di umano abbiamo, per trasformarci in qualcosa che assomiglia troppo a “Tempi moderni”. Molti si chiedono quale sia il ruolo della poesia, come se fosse lei a governare noi, e questo non possiamo certo negarlo.
Un’altra considerazione, però, la vorrei fare al contrario: qual è il nostro ruolo quando scriviamo una poesia? Liberarci di qualcosa come in catarsi? Dare forma a pensieri ben precisi? Non saprei, so solo che il nostro ruolo, quando scriviamo una poesia, dovrebbe essere quello di far uscire quella linfa umana che possediamo, che non tradisce mai se stessa, che ci definisce uomini e donne ancor prima di umani. Affidiamo alla poesia il compito di farci ricordare il mestiere di essere.
Con una lirica chiara e diretta, Franca Palmieri narra di sé per liberarsi della quotidianità di una vita che appare sempre eguale, e una natura, quasi sempre presente nei versi, che ricorda quella pascoliana o di Prévert, senza sottrarsi allo sguardo tenero, ma anche preoccupato, di chi partecipa con il corpo e l’anima a un mondo che migliori e non sprofondi nell’indifferenza totale e globale. 
Partendo, come spesso accade dal bisogno assoluto d’amore [...]


Stefania Battistella (dalla Prefazione al libro “La coscienza e la vanità”, Edizioni SEAM, 2015)













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