domenica 23 marzo 2014

LAURA MAIRA – « AD UN PASSO DAL VUOTO » – POESIE EDITE E INEDITE




Laura Maira è nata il 28 luglio 1979 a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, dove attualmente vive. Diplomata all’istituto Psico-pedagogico di Caltanissetta ha sempre avuto una spiccata predilezione verso la letteratura e i grandi poeti classici. Lacrime segrete (Gruppo Albatros Il Filo, 2012) è la sua prima silloge edita



« Tra tutti è certamente l’amore il grande e vero protagonista delle composizioni di Laura Maira, un amore che si fa luce a scoprire, illuminare, scovare gli aspetti più bui e le pieghe più nascoste dell’animo dell’autrice. Laura Maira infatti coglie le pulsioni che il sentimento amoroso le provoca per riflettere su se stessa, per compiere un viaggio all’interno dei suoi nervi scoperti, delle sue emozioni. Quello che abbiamo tra le mani è quindi una sorta di diario intimo, talvolta anche lungamente bagnato dalle lacrime, ma in ogni caso, forse proprio per questo, è proprio dalle lacrime, dalla perdita che inizia il suo viaggio interiore, maledicendo proprio quel dannato cuore che non smette di battere. » 


Dalla prefazione a Lacrime segrete, Gruppo Albatros Il Filo, 2012. ISBN 978-88-567-5995-2



Laura Maira, Lacrime segrete 
Gruppo Albatros Il Filo, 2012 
ISBN 978-88-567-5995-2 

xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Qualche nota sulla poetica di Laura Maira

A proposito di queste poesie avevo premeditato un commento puntuale e approfondito, ma un certo numero di imprevedibili impegni personali hanno preso tutto il mio tempo. E così eccomi qui, in ritardo rispetto alla data di pubblicazione prevista e promessa, ma pur sempre con qualcosa da dire

Ogni vicenda poetica, ogni accadimento interno alla poesia e alla poetica di Laura Maira mi pare svolgersi-avvolgersi in, e rivolgersi verso, atmosfere particolarissime, evocandole, invocandole, convocandole entro un proprio mundus imaginalis, riverbero stilizzato – così io credo – di un’attualità quotidiana che si fa altra, giacché proietta la propria immagine idealizzata a distanze incolmabili rispetto a sé. E il tempo è sempre, in ogni luogo del testo, sospensione del singolo istante: una sorta di eternizzazione fiabesca e misteriosa dell’istante medesimo.  Ma quel che ho appena detto riguarda le mie sensazioni, non il mio pensiero speculativo né quello metafisico. Credo tuttavia di poter aggiungere che nella poesia di Laura Maira sia sempre presente un che di onirico, di favoloso, di imperscrutabile, e tuttavia capace di caratterizzare fortemente questa poesia, di rendere degna di grande attenzione la poetica della nostra Autrice. E, allo stesso modo, di renderne desiderabile la pur indistinta – inevitabilmente intima e segreta – meta finale.

Antonino Caponnetto









Rosso scarlatto 


Lo sbaglio racchiuso 
nelle sembianze d’un fiore sbocciato 
quell’errore malriuscito 
il tremendo destino celato nella comune forma 

oh sorte bizzarra! 

Nascondeva nell’apparenza l’inganno 
il tempo avrebbe svelato il suo gioco 
il risultato spietato d’un doppio viso 

Torture innocenti e peccato dentro al cuore diverso 
era preannunciato nel parto 
inevitabile come il rosso scarlatto della vergogna 

Invidia lenta e penetrante 
guardando oltre le soglie di case ordinate 
nel caos tutte le cose sono ombre confuse 
le rose suscitano rabbia 
solo una foglia ricorda il vento 

Quale tormento esempio di malasorte! 
Essere un mondo a parte
decaduto 
maledetto sin dal principio 
negato 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 09/05/2013





Micidiale 


Sei Tu che mi muovi, 
sei Tu che scrivi 
sulle mie pagine di sangue, 
senza Te sono niente 

Sei Tu che profumi questi fogli 
di sogni ardenti, 
sei Tu che mi prendi 
e nella mente danzi 
a spirale, 
sento così forte il Tuo abbraccio 
micidiale 

Ora dimmi cos’altro posso fare 
per renderti onore, 
oh, io Ti voglio amare 
senza il minimo pudore 
con ogni palpito del mio dannato cuore! 

E se, per un breve istante
dovessi morire, 
risorgerei dalle Tue vene 
in un rapido divenire, 
Fuoco Eterno senza fine 

Sei Tu che mi fai godere 
il tormento che non uccide, 
Tu che mi fai aprire 
il sigillo di Porte chiuse a chiave 

Ora sento che vuoi entrare, 
sì, possiedimi con dedizione 
finché ogni mio singolo neurone 
griderà il Tuo sacro nome 
in questa lunga Notte senza Confine! 


Da ‘‘Lacrime segrete’’ (Op. cit.) 





La fine del dolore 


Non ci sarà la luna ad attendermi 
quando il cielo senza stelle 
avrà inghiottito anche l’ultime speranze 
nel profumo silente di questo giardino abbandonato 

Non ci sarà velluto ad avvolgermi 
quando le spine d’ogni rosa 
avranno trafitto il mio corpo 
nel buio di questo perduto anfratto 

Non ci saranno lucciole e fate 
nè altalene fiorite 
nè infantili sorrisi aspetteranno il sonno 
gli orologi non torneranno indietro 
il vestito resterà strappato 

Nei viali alberi neri 
intralceranno il passaggio 
nessuno turberà il sogno dei pini 
i ricordi dormiranno tra i rami 

I fiumi non potranno mormorare 
immobili senza fiatare 
senza nulla presagire 
non ci sarà che aspettare 
la fine del dolore 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 15/02/2013 





Giardino segreto 


Andiamo mio Sposo ideale 
a passeggiare tra languidi roseti 
viali fioriti 
e sentieri di viole 
andiamo dove la pioggia è essenza che inebria 
e le gocce sono vino sul viso 

Andiamo mio amato 
dove i ricordi non sono spine 
ma tenere aiuole dipinte di rosso 
mano nella mano adesso 
insieme nel giardino segreto 

Abbiamo nascosto il riso in attesa 
dietro una scusa e macerie di vita 
abbiamo consolato la luna
facendoci amica la notte 
nella solitudine di parole astratte 
perse oltre infrangibili barriere 

Andiamo mio grande Amore 
dove nessuno ci potrà trovare 
e le nostre vesti saranno sole 
tra i capelli avremo diamanti 
e le fronde dei tigli s’inchineranno 
le docili siepi avranno un sussulto 
un fremito presso lo stagno dorato 

andiamo mio nobile Sposo! 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 03/05/2013 





Dolce sonno 


Non destatemi dal dolce sonno 
mentre giaccio tra papavero e mirto bianco 
il mio giaciglio è degli eletti, dei nascosti 
la quiete d’un tiepido vento 
muove appena le fronde d’un olmo 
fringuelli sussurrano un canto 
e il grande silenzio non è turbato 
che dal discorso delicato d’un ruscello 

Non rapitemi dal mio mondo 
mentre libera nell’aria volteggio 
e ricamo margherite su nuvole amorose 
le mie corse si sono arrestate 
riposo tra le rose beatamente 
mi specchio alle sponde d’un lago d’argento 
nessun ricordo, nessun rimpianto 

Non rubatemi il sogno 
mentre d’oro io splendo 
vestita di piume di cigno 
sono Regina d’incanto nella calma rilucente 
leggera come foglie 
la luce è sfolgorante 
nel luogo delle meraviglie 

Non destatemi dal viaggio 
c’è ancora un po’ di tempo 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 30/05/2013 





Chiusa a chiave 


Sotto la pioggia del destino 
la fiducia veniva meno - 
nessun riparo 
dal tradimento osceno 

E ombre senza perdono 
si allungavano sul muro 
dell’inganno 
fermando 
le lancette del Tempo 

Senza rimedio 
gocce di veleno 
cadevano dal cielo 
gelando 
per sempre il suolo 

Al buio tremando 
per il tragico presentimento 
si strozzava in gola il lamento 
tra le mani di un mostro 
in silenzio 

Cadevano i petali di un fiore 
in un inverno senza nome 
mentre la fanciulla mangiava sale 
e chiudeva bene la Porta 
a chiave 


Da ‘‘Lacrime segrete’’ (Op. cit) 





Bara bianca 


Dentro una bara bianca 
giace 
il mio corpo inerme 
muto per sempre 
nella notte stanca 
dalla mano fredda 

Sgomenta 
un fiore sulla bocca 
la veste ricamata 
la stanza vuota 
troppo silenzio 
nessuno accanto 

Potessi volare al vento 
unirmi al suo canto 
rubare del tempo 
ma sono al freddo 

Portami un giglio 
solo un lamento 
abbi cordoglio 
ho sul viso il segno 
di un pianto innocente 


Da ‘‘Lacrime segrete’’ (Op. cit.) 





All’ombra di un cipresso 


Nelle dune del deserto, 
nel profondo sottobosco, 
all’ombra scura di un cipresso, 
ti aspetto 

Dammi l’impulso, 
l’eccesso, 
dammi la forza di un gesto 
disperato 

Senti il mio fuoco, 
bacia il mio peccato, 
gettami nel vuoto 
dopo avermi consumato 

Nel Tramonto, 
nel Cristallo d’argento, 
congela il mio tempo, 
riparami dal vento 

Apri lo scrigno del sogno 
e distruggi il mio mondo. 
Nell’orrore 
nascondi il mio dolore 


Da ‘‘Lacrime segrete’’ (Op. cit.) 





Dannato Cuore 


Dannato Sole 
sbattendo le ciglia 
ti ho visto svanire 
lasciandomi nel deserto 
a un passo dall’abisso 

Dannato impulso 
di scrutare il tuo occhio 
comprendere Tutto 
guardarti allo Specchio 
dannato rosso 
di rabbia infernale 

Dannato cuore 
che non ha mai smesso d’amare 
tessere ragnatele 
ricordare il sangue sulle scale 
dannato pudore 
di morire 

Lasciami andare 
su un nuovo piano Astrale 
Lasciami sprofondare 
dove potrò pensare 
attraverso un Cristallo pentagonale 

Profumata d’assenzio 
verso le Sale dell’Oblio 
mi spoglio - 
dannata retta via 
dannato orgoglio 


Da ‘‘Lacrime segrete’’ (Op. cit.) 





Troppo spesso 


Troppo breve il tempo 
tra l’argento e il sogno della luna 
troppo fragile la mia sfera di cristallo 
trasparente come lacrima che scende 
giusto un istante 

Il fato mi confonde 
ho perso le mie perle 
lungo la strada di notte 
ho seguito le tue tracce 
fino al fitto del bosco 

Strana attesa, t’aspetto 
proprio in quel posto 
contando le stelle d’un cielo muto 
mentre il freddo disegna un contorno ghiacciato 
sul mio petto 

Troppo spesso non giunge il mattino 
tra un sospiro e un velo di nebbia 
troppa la sabbia tra le dita 
non resta che la mano vuota  

Sono arresa 
meditando la mia caduta 
contando i tuoi passi 
nascosta dietro specchi 
troppo perfetti i tuoi occhi 

Ti rivedo 
mentre muore l’ultimo suono 
sognando 
il tuo profumo 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 02/02/2013 





Se non ritorni 


Non hanno più voce le cose 
tutto avvolto dalla nebbia 
un silenzio che appanna vetri e sogni 
una pioggia gelida e grave 
un lieve svanire delle case 
delle strade mute 
dei lampioni spenti 

Se non mi raggiungi 
se non mi senti 
se non ritorni 
non sono che sterili inverni 
inutili pianti 
non hanno colore i giorni 
nessun valore i segni sul mio volto 
non c’è tramonto né mare 
se non ti vedo arrivare

Non si svegliano i mattini 
assopiti su languidi cuscini 
sospiri immobili 
sospesi a mezz’aria 
nessuna memoria del tempo 
un incantesimo bianco 
tutto tace 
fredda luce 
morte apparente 

Se non sei presente 
se non mi parli 
se di me non sogni 
non hanno sapore le cose 
non fanno rumore 

stanno lì ad aspettare 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 18/01/2013 





Su un tappeto di foglie 


Spalanca ancora la voragine del mio cuore 
e precipitami dentro 
ti attendo col respiro mozzato 
ad un passo dal vuoto 
mi protendo delirando 
oltre il confine del tempo 
oltre il fiume che mi sta trascinando 

Prenditi il giorno, la notte 
apri tutte le porte di questa casa deserta 
sii padrone della mia dimora sospesa 
sono la tua sposa con le rose color sangue 
contengo tutte le tue voglie, i tormenti 
le valigie, i ricordi 

Colpiscimi a morte 
urla il mio nome di notte 
bevimi con ossessione, come assenzio sublime 
tagliami i polsi 
sono fiori voraci gli abissi 
ti sento nei boschi smarriti 
oltre i pini e i cipressi segreti 

Vienimi ancora a cercare 
sono la sera, il mare 
guardami brillare nelle mie vesti nere 
scava la mia fossa con dolcezza
su un tappeto di foglie 
anima le spoglie della mia anima che langue 


Pubbl. su Scrivere ( http://www.scrivere.info/ ) il g. 10/01/2014












CONTATTI / CONTACTS
———————————————————
FacebookCaponnetto-Poesiaperta|Facebook  
______________________________________
______________________________________













giovedì 13 marzo 2014

NABIL MADA - « SONO SENZA SILENZIO » - SEI POESIE




Nabil Mada




 Mi chiedono spesso: « E tu perché scrivi in italiano e non in arabo o almeno in francese? ». Consideravo e considero ancora che questa domanda sia molto banale, perché sono convito che non siamo soltanto noi a parlare la lingua, ma siamo anche parlati dalla lingua. Nel mio caso, devo dire che l’italiano parla in me e penso che sia normale. Ho iniziato a studiare l’italiano al liceo proprio nella fase in cui ognuno di noi comincia a scoprire il mondo anche attraverso i libri. Quindi questa scoperta coincideva con l’apprendimento della lingua di Dante e mi ricordo di aver scritto nel secondo anno di liceo  una poesia patriottica in lingua italiana e l’ho tradotta in arabo. Già d’allora mi succedeva tutto all’inverso: scrivevo in italiano che è una lingua straniera per me e mi traducevo in arabo che è, normalmente, la mia lingua madre. Devo confessare un’altra cosa, ed è che quando comincio a pensare in termini astratti o poetici non posso non pensarli  che in italiano, e questo fatto di realizzarmi e di produrmi in lingua italiana si deve anche alla mia formazione accademica, universitaria e perfino letteraria,  che è stata, in gran parte, in italiano.  Oggi la domanda che, presumibilmente, mi dovreste porre è «  perché non scrivi in arabo? », e nemmeno a questa vi saprei rispondere.  



Biografia dell’autore 

Nabil Mada è nato nel 1983 a Salè in Marocco. Poeta, scrittore, traduttore nonché docente di lingua e cultura italiana nelle scuole superiori in Marocco. Tra le sue pubblicazioni si ricordano : «L’amarezza d’espressione », «Il groviglio dell’essere » e « Salé » edite, con il testo a fronte in lingua araba, nel 2012 da Effigies ad Urbino a cura di Gabriele Amadori. Sempre nello stesso anno, da Poesia Aperta, pubblica «Anthropologia vel symbolum?», «Il senso di perdersi », « Ombra d’estate », «Guerra », «Lo schermo del dolore », « Da Tangeri verso le coste spagnole », « Il passato che non passa », « Bologna al mattino », « Se per chiamarti Dio », « Voce di un martire » e altri testi poetici a cura di Antonino Caponnetto. Nel 2011 ha pubblicato per « Transiti Poetici » a Napoli « La vita senza vivere », « Lo spazio geometrico», « Come il vento » e « Memoria di un poeta » a cura di Giuseppe Vetromile e Alessandro Canzian. « A mia madre », « Ti ricordi della voce », «Lettera a mia madre », sono invece ormai leggibili, con un’autotraduzione in lingua araba nell’antologia « L’Amore del Giglio », uscita nella Collana Scilla presso Samuele Editore a Pordenone nel 2010. Quest’antologia è curata dalla poetessa e scrittrice italiana Maria Luisa Spaziani. 

L’interesse attuale del poeta sia a livello di scrittura che di ricerca, converge sul rapporto tra la poesia, i luoghi fisici e i luoghi della memoria da cui nasce ogni testo poetico. Questo studio è iniziato già nel 2006 all’università di Rabat con una tesi sul “Diario d’Algeria” di Vittorio Sereni. Dopo quattro anni di vita accademica e professionale in Italia, questa ricerca sarà approfondita all’uinversità di Bologna quando nel 2010,  sotto il magistero di Niva Lorenzini, discute  una tesi di laurea magistrale sul « Diario d’Algeria di Vittorio Sereni: tra il luogo fisico e il luogo della memoria ». 

・ La biographie de Nabil Mada en arabe.







Avvertenza per il lettore
Altre poesie di questo Autore abbiamo precedentemente pubblicate nei post:  








« SONO SENZA SILENZIO »







Lacrima


L’abbandonare di sera
Ti stanca e l’identica
Ripetizione dei giorni,
Corsi e ricorsi direbbe
Vico, vivi e non sai
Quando gli stormi troveranno
Dentro il tuo cuore
Un nido.
.
E questo sole squallido
Tra le braccia del cielo
Non è altro
Ch’un bisbiglio
Sopra il vento.
Presto sarai
Una lacrima
Sugli occhi
Dell’altro?
.
Se Ti vedranno mimetizzarti
Tra le foglie invernali
Di un corpo pallido
L’avresti ucciso tu
Eppure il tempo, il tempo
Irreparabile
Della nostra
Viltà.







La bufera


La natura soffocata dal vento
È
Un quadro colorito
Di lacrime asciutte dal tempo.

Il tempo, il tempo non è più il tempo,
La vita non è che una bufera
Di gente che cammina sopra il vento.

E come l’inverno
Quando si crede primavera,
L’inizio della vita si accende
Da un silenzio:
Una rugiada
Sopra il fuoco.

                                                           Un labirinto
                                                           Di sensazioni
                                                           Sovrapposte è
                                                           L’Uomo.

La natura
Selvaggia,
Malvagia,
Austera e crudele
È sepolcro di un caro fanciullo,
Scomparso in guerra
Senza sapere
Perché,
Per chi
O per cosa
Si muore.

                                                              Questa è la bufera infernale,
                                                              Ti sorprende laddove non l’aspetti         
                                                              Non è sentimento ma
                                                              Lo imita soltanto
                                                                                               La morte.







Oggi sono nato


Oggi sono nato
Tra i raggi del sole
Di una giornata
Istintiva.

Sono senza silenzio
Tra le labbra,
E le parole da poco sfornate
Sul tuo corpo sudato
Le asciugo con la biro
E bagno con l’inchiostro
Il tuo cuore
Ormai giovanile,
Mai disumano.







・    Una cosa che da piccolo notai, cui non trovo fin adesso una risposta: il giorno di « Aid el Adha », cioè la festa di Abramo o del Sacrificio, i gatti scompaiono. E da questo pensierino che m’accompagna sin dall’infanzia nasce questa poesia che ho scritto proprio in questo giorno, in questa festa, l’anno scorso mentre osservavo dal balcone la gente,  fumando la solita sigaretta del mattino.



La festa di Abramo


Il giorno del Aid penso,
Fumando la solita sigaretta
Del mattino.

Penso alla storia delle religioni,
Ai profeti da noi distanti, noi
Figli di Adamo, di Abramo,
Di Ismael ed Isacco,

Penso al Sacrificio.
Sfoglio la Bibbia che ho in biblioteca
E leggo il Corano. Penso
Tra fumi e profumi
Della carne
Sopra
l’Inferno.

Penso
Tra i bisbigli striduli
Dei montoni che
gridano, Salvezza o Paradiso? Ripenso.

                                             Ma i gatti dove si nascondo il giorno del Aid?
                                             Mi chiedo. Penso.

Un improvviso vuoto del cuore
Colmo dalla voce del Muezzin:
“Allaho Akbar”, “Allaho Akbar”
Chiama alla preghiera
Del Venerdì,
Dal Marocco alla Mecca
Fino a Gerusalemme,
“Dio è grande”, “Dio è grande”
Recita a Roma
E in Occidente.
“Allaho Akbar”, “Dio è grande”.

                                              Sono piccolo,
                                                   Sono finito,
                                                      Sono finto e
                                                          Sono niente.







Pasqua


L’adoravi negli occhi
A piazza Maggiore,
Pure nella statua superba
Con lo scudo in mano,
L’amore.
L’amore per tutti
.
Come le formiche scivolavano
Sulle mura tetre
I felici pensieri,
Ma asciutti appena al vento.

Le statue luccicavano
Negli occhi
Di Valentina, mentre il panettone
Sulle sue labbra era
Uno spettacolo sensuale,
Era tormento.

Le dicevo sei un pulcino 
Appena uscito dall’uovo
Al mondo, sei tu la Pasquetta,
La Pasqua, sei il vento
Che fa ondeggiare questa gente
Verso l’assoluto.

Pasqua o Pasquetta, non questo importa,
Le dissi, ma Gesù Cristo che tu hai negli occhi
E la pace che io porto dentro.

Mi trascinavo dentro la folla,
Mentre la sua voce cominciava a non sentirsi,
E subito ho capito che le feste stavan per finire.
Mi chiedevo: l’incontrerò domani
Volitiva come oggi?
O tutti fragili
Saremo dentro
L’ostilità
Dell’urbano decoro
Ch’annebbia
Piazza Maggiore,
Lucida
Nei suoi occhi
Che ho
Ancora
In mente?







Umanità in difesa


Torna sul fronte coi carri armati,
A riconfermare l’ormai morta e presunta “Unione Sovietica”.
Sappi tu Putin che nessun’ideologia o partito reggerà
Che quello dell’umanità che grida:
Pane, dignità, fratellanza e
Libertà dalla ferita
Ma mai impaurita Ucraina.










Sulla poesia di Nabil Mada

      Della poesia di Nabil Mada mi sono più volte occupato, e il mio interesse per il suo lavoro di poeta – già immediatamente forte la prima volta che ne ho letto (e commentato) i versi – è andato e va continuamente accrescendosi. Tale interesse attiene certo, in parte, al mio gusto personale, ma credo con altrettanta certezza che le radici estetico-etiche sulle quali si fonda il far poesia di Nabil ci mostrino – a partire dai versi – una ricerca instancabile e un cammino, un paziente procedere su quelle grandi strade che rendono sacro, eppure quotidiano, comune, elementare, ogni valore, ogni significato, ogni aspirazione umana. Sì, l’universale ha come sua necessità ciò che è comune, quotidiano, sacro come il coraggio di andare avanti, il sacrificarsi per i figli e amare – malgrado tutto – i propri fratelli, l’aver fede in Dio. Il nostro poeta confida in tutto ciò che vive non solo nei libri dei grandi, ma anche nei grandi libri sacri o nell’esempio costante di chi spende umilmente se stesso in mezzo alla gente del popolo, come popolo. Ed è proprio confidando in tutto ciò che questa poesia stabilisce i suoi luoghi, assume i suoi colori, ha i suoi dolori e gioie, la sue grandi e piccole attese. In breve direi che proprio di tutto ciò questa poesia si nutre; a partire da tutto ciò, essa respira, vive e assume le sue forme e i suoi modi. Forme e modi che mi appaiono decisivi, nella loro necessità, sia per quel che di solito io chiamo il farsi della poesia, sia per l’intera poetica, sempre e costantemente in via di sviluppo, del giovane Nabil Mada. 
      Senza dubbio l’intera poetica del nostro autore risente in modo preziosamente determinante del suo dichiarato amore per la poesia italiana e per la lingua di Dante, e il suo logos poetico genera (e rigenera) delle forme versuali che, pur nella loro lucida, consapevole, meditata contemporaneità, ci restituiscono spesso fonemi e stilemi tipicamente trecenteschi.  È quindi il caso di dire che l’amore verso la lingua, la letteratura e la poesia italiana, si fa in Nabil Mada poesia d’amore o, più precisamente, poesia di quella forma d’amore universale – ma sempre nuova e sempre innovatrice – di cui solo implicitamente ho parlato prima. 
      Come Dante, eppure in maniera diversa da lui, Nabil Mada crede in un Dio[1] che è l’Unico, il Creatore, il cui atto creativo coincide con la Parola, il Verbum dei dotti latini, ma anche il Logos degli antichi filosofi greci. Proprio questo Logos che tutte le cose e tutti gli uomini governa ha significati amplissimi: esso si fa parola, ma anche discorso, pensiero e altro, contenendo in tal modo molte istanze e significazioni insite nello spirito umano. Esso permea tanto lo spirito degli umili quanto quello dei potenti. Agli uni e agli altri è dato, se vogliono, non assecondarne il richiamo. Ma il poeta non ne può ignorare la voce. Proprio in questo senso, già qualche rigo più in alto, ho parlato di logos poetico.
Nel caso di Nabil Mada, il poeta e l’uomo abitano la stessa anima, si nutrono del medesimo spirito, hanno uno stesso cuore. Ciò che noi, qui, gli auguriamo è che nella sua vita e nella sua poesia permangano gli umani valori che i suoi luminosi versi ci hanno saputo mostrare, e che dalla costante consapevolezza delle sue idee, dalla forza della sua fede, dalla sua sete di giustizia, dal suo rispetto per gli altri esseri umani, sempre rifioriscano e siano sempre nuove, insieme alla sua vita e alla sua poesia, anche le vite di quanti sapranno essergli fratelli.

Antonino Caponnetto






[1] Quel Dio chiamato con diverso nome da ciascuna delle tre grandi religioni monoteistiche. E quanto sangue nei secoli è stato sparso dagli uomini con la presunta benedizione e nel triplice e contro il triplice – in realtà, molteplice, innumerevole – nome di Dio.













CONTATTI / CONTACTS
———————————————————
FacebookCaponnetto-Poesiaperta|Facebook  
______________________________________
______________________________________