giovedì 13 marzo 2014

NABIL MADA - « SONO SENZA SILENZIO » - SEI POESIE




Nabil Mada




 Mi chiedono spesso: « E tu perché scrivi in italiano e non in arabo o almeno in francese? ». Consideravo e considero ancora che questa domanda sia molto banale, perché sono convito che non siamo soltanto noi a parlare la lingua, ma siamo anche parlati dalla lingua. Nel mio caso, devo dire che l’italiano parla in me e penso che sia normale. Ho iniziato a studiare l’italiano al liceo proprio nella fase in cui ognuno di noi comincia a scoprire il mondo anche attraverso i libri. Quindi questa scoperta coincideva con l’apprendimento della lingua di Dante e mi ricordo di aver scritto nel secondo anno di liceo  una poesia patriottica in lingua italiana e l’ho tradotta in arabo. Già d’allora mi succedeva tutto all’inverso: scrivevo in italiano che è una lingua straniera per me e mi traducevo in arabo che è, normalmente, la mia lingua madre. Devo confessare un’altra cosa, ed è che quando comincio a pensare in termini astratti o poetici non posso non pensarli  che in italiano, e questo fatto di realizzarmi e di produrmi in lingua italiana si deve anche alla mia formazione accademica, universitaria e perfino letteraria,  che è stata, in gran parte, in italiano.  Oggi la domanda che, presumibilmente, mi dovreste porre è «  perché non scrivi in arabo? », e nemmeno a questa vi saprei rispondere.  



Biografia dell’autore 

Nabil Mada è nato nel 1983 a Salè in Marocco. Poeta, scrittore, traduttore nonché docente di lingua e cultura italiana nelle scuole superiori in Marocco. Tra le sue pubblicazioni si ricordano : «L’amarezza d’espressione », «Il groviglio dell’essere » e « Salé » edite, con il testo a fronte in lingua araba, nel 2012 da Effigies ad Urbino a cura di Gabriele Amadori. Sempre nello stesso anno, da Poesia Aperta, pubblica «Anthropologia vel symbolum?», «Il senso di perdersi », « Ombra d’estate », «Guerra », «Lo schermo del dolore », « Da Tangeri verso le coste spagnole », « Il passato che non passa », « Bologna al mattino », « Se per chiamarti Dio », « Voce di un martire » e altri testi poetici a cura di Antonino Caponnetto. Nel 2011 ha pubblicato per « Transiti Poetici » a Napoli « La vita senza vivere », « Lo spazio geometrico», « Come il vento » e « Memoria di un poeta » a cura di Giuseppe Vetromile e Alessandro Canzian. « A mia madre », « Ti ricordi della voce », «Lettera a mia madre », sono invece ormai leggibili, con un’autotraduzione in lingua araba nell’antologia « L’Amore del Giglio », uscita nella Collana Scilla presso Samuele Editore a Pordenone nel 2010. Quest’antologia è curata dalla poetessa e scrittrice italiana Maria Luisa Spaziani. 

L’interesse attuale del poeta sia a livello di scrittura che di ricerca, converge sul rapporto tra la poesia, i luoghi fisici e i luoghi della memoria da cui nasce ogni testo poetico. Questo studio è iniziato già nel 2006 all’università di Rabat con una tesi sul “Diario d’Algeria” di Vittorio Sereni. Dopo quattro anni di vita accademica e professionale in Italia, questa ricerca sarà approfondita all’uinversità di Bologna quando nel 2010,  sotto il magistero di Niva Lorenzini, discute  una tesi di laurea magistrale sul « Diario d’Algeria di Vittorio Sereni: tra il luogo fisico e il luogo della memoria ». 

・ La biographie de Nabil Mada en arabe.







Avvertenza per il lettore
Altre poesie di questo Autore abbiamo precedentemente pubblicate nei post:  








« SONO SENZA SILENZIO »







Lacrima


L’abbandonare di sera
Ti stanca e l’identica
Ripetizione dei giorni,
Corsi e ricorsi direbbe
Vico, vivi e non sai
Quando gli stormi troveranno
Dentro il tuo cuore
Un nido.
.
E questo sole squallido
Tra le braccia del cielo
Non è altro
Ch’un bisbiglio
Sopra il vento.
Presto sarai
Una lacrima
Sugli occhi
Dell’altro?
.
Se Ti vedranno mimetizzarti
Tra le foglie invernali
Di un corpo pallido
L’avresti ucciso tu
Eppure il tempo, il tempo
Irreparabile
Della nostra
Viltà.







La bufera


La natura soffocata dal vento
È
Un quadro colorito
Di lacrime asciutte dal tempo.

Il tempo, il tempo non è più il tempo,
La vita non è che una bufera
Di gente che cammina sopra il vento.

E come l’inverno
Quando si crede primavera,
L’inizio della vita si accende
Da un silenzio:
Una rugiada
Sopra il fuoco.

                                                           Un labirinto
                                                           Di sensazioni
                                                           Sovrapposte è
                                                           L’Uomo.

La natura
Selvaggia,
Malvagia,
Austera e crudele
È sepolcro di un caro fanciullo,
Scomparso in guerra
Senza sapere
Perché,
Per chi
O per cosa
Si muore.

                                                              Questa è la bufera infernale,
                                                              Ti sorprende laddove non l’aspetti         
                                                              Non è sentimento ma
                                                              Lo imita soltanto
                                                                                               La morte.







Oggi sono nato


Oggi sono nato
Tra i raggi del sole
Di una giornata
Istintiva.

Sono senza silenzio
Tra le labbra,
E le parole da poco sfornate
Sul tuo corpo sudato
Le asciugo con la biro
E bagno con l’inchiostro
Il tuo cuore
Ormai giovanile,
Mai disumano.







・    Una cosa che da piccolo notai, cui non trovo fin adesso una risposta: il giorno di « Aid el Adha », cioè la festa di Abramo o del Sacrificio, i gatti scompaiono. E da questo pensierino che m’accompagna sin dall’infanzia nasce questa poesia che ho scritto proprio in questo giorno, in questa festa, l’anno scorso mentre osservavo dal balcone la gente,  fumando la solita sigaretta del mattino.



La festa di Abramo


Il giorno del Aid penso,
Fumando la solita sigaretta
Del mattino.

Penso alla storia delle religioni,
Ai profeti da noi distanti, noi
Figli di Adamo, di Abramo,
Di Ismael ed Isacco,

Penso al Sacrificio.
Sfoglio la Bibbia che ho in biblioteca
E leggo il Corano. Penso
Tra fumi e profumi
Della carne
Sopra
l’Inferno.

Penso
Tra i bisbigli striduli
Dei montoni che
gridano, Salvezza o Paradiso? Ripenso.

                                             Ma i gatti dove si nascondo il giorno del Aid?
                                             Mi chiedo. Penso.

Un improvviso vuoto del cuore
Colmo dalla voce del Muezzin:
“Allaho Akbar”, “Allaho Akbar”
Chiama alla preghiera
Del Venerdì,
Dal Marocco alla Mecca
Fino a Gerusalemme,
“Dio è grande”, “Dio è grande”
Recita a Roma
E in Occidente.
“Allaho Akbar”, “Dio è grande”.

                                              Sono piccolo,
                                                   Sono finito,
                                                      Sono finto e
                                                          Sono niente.







Pasqua


L’adoravi negli occhi
A piazza Maggiore,
Pure nella statua superba
Con lo scudo in mano,
L’amore.
L’amore per tutti
.
Come le formiche scivolavano
Sulle mura tetre
I felici pensieri,
Ma asciutti appena al vento.

Le statue luccicavano
Negli occhi
Di Valentina, mentre il panettone
Sulle sue labbra era
Uno spettacolo sensuale,
Era tormento.

Le dicevo sei un pulcino 
Appena uscito dall’uovo
Al mondo, sei tu la Pasquetta,
La Pasqua, sei il vento
Che fa ondeggiare questa gente
Verso l’assoluto.

Pasqua o Pasquetta, non questo importa,
Le dissi, ma Gesù Cristo che tu hai negli occhi
E la pace che io porto dentro.

Mi trascinavo dentro la folla,
Mentre la sua voce cominciava a non sentirsi,
E subito ho capito che le feste stavan per finire.
Mi chiedevo: l’incontrerò domani
Volitiva come oggi?
O tutti fragili
Saremo dentro
L’ostilità
Dell’urbano decoro
Ch’annebbia
Piazza Maggiore,
Lucida
Nei suoi occhi
Che ho
Ancora
In mente?







Umanità in difesa


Torna sul fronte coi carri armati,
A riconfermare l’ormai morta e presunta “Unione Sovietica”.
Sappi tu Putin che nessun’ideologia o partito reggerà
Che quello dell’umanità che grida:
Pane, dignità, fratellanza e
Libertà dalla ferita
Ma mai impaurita Ucraina.










Sulla poesia di Nabil Mada

      Della poesia di Nabil Mada mi sono più volte occupato, e il mio interesse per il suo lavoro di poeta – già immediatamente forte la prima volta che ne ho letto (e commentato) i versi – è andato e va continuamente accrescendosi. Tale interesse attiene certo, in parte, al mio gusto personale, ma credo con altrettanta certezza che le radici estetico-etiche sulle quali si fonda il far poesia di Nabil ci mostrino – a partire dai versi – una ricerca instancabile e un cammino, un paziente procedere su quelle grandi strade che rendono sacro, eppure quotidiano, comune, elementare, ogni valore, ogni significato, ogni aspirazione umana. Sì, l’universale ha come sua necessità ciò che è comune, quotidiano, sacro come il coraggio di andare avanti, il sacrificarsi per i figli e amare – malgrado tutto – i propri fratelli, l’aver fede in Dio. Il nostro poeta confida in tutto ciò che vive non solo nei libri dei grandi, ma anche nei grandi libri sacri o nell’esempio costante di chi spende umilmente se stesso in mezzo alla gente del popolo, come popolo. Ed è proprio confidando in tutto ciò che questa poesia stabilisce i suoi luoghi, assume i suoi colori, ha i suoi dolori e gioie, la sue grandi e piccole attese. In breve direi che proprio di tutto ciò questa poesia si nutre; a partire da tutto ciò, essa respira, vive e assume le sue forme e i suoi modi. Forme e modi che mi appaiono decisivi, nella loro necessità, sia per quel che di solito io chiamo il farsi della poesia, sia per l’intera poetica, sempre e costantemente in via di sviluppo, del giovane Nabil Mada. 
      Senza dubbio l’intera poetica del nostro autore risente in modo preziosamente determinante del suo dichiarato amore per la poesia italiana e per la lingua di Dante, e il suo logos poetico genera (e rigenera) delle forme versuali che, pur nella loro lucida, consapevole, meditata contemporaneità, ci restituiscono spesso fonemi e stilemi tipicamente trecenteschi.  È quindi il caso di dire che l’amore verso la lingua, la letteratura e la poesia italiana, si fa in Nabil Mada poesia d’amore o, più precisamente, poesia di quella forma d’amore universale – ma sempre nuova e sempre innovatrice – di cui solo implicitamente ho parlato prima. 
      Come Dante, eppure in maniera diversa da lui, Nabil Mada crede in un Dio[1] che è l’Unico, il Creatore, il cui atto creativo coincide con la Parola, il Verbum dei dotti latini, ma anche il Logos degli antichi filosofi greci. Proprio questo Logos che tutte le cose e tutti gli uomini governa ha significati amplissimi: esso si fa parola, ma anche discorso, pensiero e altro, contenendo in tal modo molte istanze e significazioni insite nello spirito umano. Esso permea tanto lo spirito degli umili quanto quello dei potenti. Agli uni e agli altri è dato, se vogliono, non assecondarne il richiamo. Ma il poeta non ne può ignorare la voce. Proprio in questo senso, già qualche rigo più in alto, ho parlato di logos poetico.
Nel caso di Nabil Mada, il poeta e l’uomo abitano la stessa anima, si nutrono del medesimo spirito, hanno uno stesso cuore. Ciò che noi, qui, gli auguriamo è che nella sua vita e nella sua poesia permangano gli umani valori che i suoi luminosi versi ci hanno saputo mostrare, e che dalla costante consapevolezza delle sue idee, dalla forza della sua fede, dalla sua sete di giustizia, dal suo rispetto per gli altri esseri umani, sempre rifioriscano e siano sempre nuove, insieme alla sua vita e alla sua poesia, anche le vite di quanti sapranno essergli fratelli.

Antonino Caponnetto






[1] Quel Dio chiamato con diverso nome da ciascuna delle tre grandi religioni monoteistiche. E quanto sangue nei secoli è stato sparso dagli uomini con la presunta benedizione e nel triplice e contro il triplice – in realtà, molteplice, innumerevole – nome di Dio.













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6 commenti:

  1. Il nostro più caloroso ringraziamento a Nabil per la sua grandissima disponibilità e il più grande augurio per il suo lavoro di poeta, di studioso, di docente. Per il suo presente e il suo futuro, affinché presente e futuro siano in lui e "per lui" (detto anche nel senso del francese "par lui") sempre ricchi di umanità.

    A. C.

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  2. "Un labirinto / Di sensazioni / Sovrapposte / E' l' uomo." . E sono queste sensazioni che premono nell' intimo del poeta e trovano spazio, diventano poesia, parola , anche per il silenzio di una umanità che soffre. Ho molto apprezzato in questi bei versi l' uomo e il poeta. Illuminante e profondo, come sempre, il tuo commento . Grazie Antonino.

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  3. Meraviglioso questo ritrovarsi nella stessa lingua e al contempo imparare quanto possa essere ancora preziosa!
    Grazie al Poeta, che mi piace molto, e a te, Nino, per questo incontro.

    Angela Greco

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  4. La parola ,nella poetica di Nabil Mada è genesi del confronto pacifico tra il poeta e l'universalità di ogni altro uomo.Un qualunque lettore che non potendo rimanere indifferente alla logica della contemporaneità,incontri in questa poesia,un valido motivo di riflessione,di comprensione.Particolarmente affascinante è in questo contesto è il ruolo di Dio,mai confuso nella praticità della fede,ma piuttosto identificabile oltre il significato della fede stessa,attraverso la bellezza della cultura religiosa che si estende come una geografia assoluta e senza confini laddove la parola è misurabile solo per la sua utilità.In questo senso,la poesia di Nabir Mada è una poesia utile, capace di un intimo sondaggio sulle personali ragioni dell'uomo,organizzate alla giustizia,all'ideale divino,alla morale semplice del bene e del male..Uniche vere consapevolezze per cui esporsi con tanta forza e bellezza emotiva.

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  5. Sono un convinto estimatore di Nabil, come volte abbiamo avuto modo di testimoniare abbiamo radici mediterranee comuni e quel sentire a tutto tondo che si propaga come "una bufera": "Un labirinto di sensazioni sovrapposte" che pervade tutti sensi e la mente. Leggere Nabil t'impregna di ondate di emozioni col "le parole appena sfornate" che diventano canti di malinconia o sussurri di preghiera nello smarrimento cosmico dell' Io "piccolo, finito, niente". La religiosità di Nabil da questo punto di vista è assoluta ed è una religiosità filosofia che apre un continuo confronto con la natura delle piccole cose e degli
    esseri più umili: dei montoni (o gli agnelli) sacrificati per riti che niente hanno a che vedere con l'amore incondizionato verso il Dio degli uomini e dei "gatti" , intuizione diretta e totale quindi immanente dell'Infinito. Non mi sorprende neanche che il mio caro amico Nabil possa sperimentare una poesia "politica" perché tutto ciò che è "umanità" attira il cuore del poeta: anche le scorie... UN ABBRACCIO NABIL!!!

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  6. La poesia di Nabil Mada è una poesia universale ma che al contempo ha molta italianità forse perché appartiene ai popoli mediterranei e questo lo tocca. Una lirica la sua, mai sopra le righe, anzi sussurrata, che con soavità tocca le corde dell'anima di chi legge le sue liriche. Le sue affinità alla nostra cultura
    dipendono senz'altro anche perché egli appartiene ad una delle tre religioni monoteiste e la sua religiosità va oltre la semplice liturgia.
    Grazia Denaro

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