lunedì 20 gennaio 2014

Carmelo Pistillo - «Come si segue l’aquilone in fiamme» - Otto poesie da LE DUE VERSIONI DEL CIELO





Notizia bio-bibliografica 

     CARMELO PISTILLO è poeta e uomo di teatro. 

     Nel 1982 per la casa editrice Società di Poesia di Milano ha presentato il primo Festival di Poesia a Milano, svoltosi in Piazza Duomo con la prestigiosa partecipazione di Raphael Alberti, Edoardo Sanguineti, Luciano Erba, Franco Loi, il cantautore Roberto Vecchioni, ed altri numerosi poeti.
    Per molti anni ha collaborato con HYSTRIO, trimestrale di spettacolo diretto da Ugo Ronfani, indiscusso maestro di giornalismo, dove ha svolto l’attività di critico teatrale e letterario.
   Dal 1984 al 2001, insieme al  fratello Luigi, è stato Direttore Artistico  e produttore di spettacoli teatrali e festival, senza alcun finanziamento ministeriale.  Dal 1994 fino al 2000, sempre con Luigi, ha creato LOMBARDIA FESTIVAL, manifestazione multidisciplinare di Teatro, Musica e Poesia a cui hanno partecipato attori come Ugo Pagliai, Paola Gassman, Luigi Pistillo, Mita Medici, Rocco Papaleo, Marco della Noce, cantautori come Roberto Vecchioni, Biagio Antonacci, Vinicio Capossela, Enrico Ruggeri, Marco Masini, Tullio De Piscopo, Daniele Silvestri, Riccardo Fogli, band storiche come i Nomadi, gli Area, scrittori e intellettuali come Fernanda Pivano, Massimo Fini, Giancarlo Majorino, Maurizio Cucchi, ecc. ecc.

     Negli anni ottanta ha lavorato con Antonio Porta, suo mentore e una delle principali voci della poesia del secondo Novecento, scrivendo spettacoli di poesia  (Penultimi sogni di secolo e Oratorio notturno) portati in tournée nei maggiori teatri italiani. È stato, in assoluto, il primo vero teatro di poesia, poi imitato da molti.

     Altri suoi testi teatrali, come Sosia in nero, Passione Van Gogh e Danzando Galileo, sono stati messi in scena con la sua regia.

     Ha pubblicato :

*    LA LOCANDA DELLA CHIGLIA (Corpo 10 Edizioni, Milano, 1986, Premio Camaiore Opera Prima)
*    L’IMPALCATURA (Corpo 10 Edizioni, Milano, 1992, Premio Speciale Guido Gozzano)
*    QUADERNO SENZA RIGHE (LietoColle, Milano, 2008)
*    MABUSE (EDITORIA&SPETTACOLO, Roma, 2009, Premio teatrale Alessandro Fersen)
*    I PONTI, I CERCHI (La Vita Felice, Milano, 2011)
*    TI DICO CHE NON HO SOGNATO (Bietti, Milano, 2012)
*    LE DUE VERSIONI DEL CIELO (La Vita Felice, Milano, 2013




Avvertenza per il lettore. 
A Carmelo Pistillo e alla sua poesia il nostro blog ha dedicato qualche tempo fa un primo post. Si veda: CARMELO PISTILLO - « COME ACROBATI NELL’ELEGIA » - OTTO POESIE 




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Poesie da LE DUE VERSIONI DEL CIELOpostfazione di Michele Miniello, La Vita Felice, Milano, 2013 


[Nota. Quest’ultimo libro di Carmelo Pistillo è suddiviso in nove sezioni, per un totale di settantun poesie. Delle otto poesie che, per gentile concessione dell’Editore, qui di seguito appaiono, ciascuna è preceduta dal titolo in MAIUSCOLETTO della sezione cui appartiene.]





da LITURGIA DEL FRATELLO


I


Adesso che sei vinto per sempre,
che lasci a me la tua versione del cielo,
cadendo al di là delle righe infelici,
anch’io esco dai libri e ti seguo
o forse non vedo più che ogni stella
è rivale di luce, tra le carte di un morto
ogni parola spiegata una curva sul buio.




da CANZONI SUL TRENO E PER L’URNA


I


Suonano canzoni sul treno e per l’urna
i bambini innamorati dei sassi.
Sui binari e in coro lanciano fionde
sfidando patrie segrete
simili a quaderni privati della notte.

Cartelle e avventure, forse zaini
sulle panchine vuote. Così si consuma
la bocca nel ricordo dei mondi mancati,
nel crepitìo sordo delle fortezze incendiate.

Mentre stringe impagabili misure,
la ragazza che mangia amarene
nel buio appare con le sue vere mani
spogliate dei rami e dei giorni.
è curva, e sulle rotaie appena trovate
canta da sola e sola rimane
a contare le pietre.




da SIMILITUDINI E INTERVALLI


VI


Come corpo a corpo amore e morte,
aliti avversari nella stessa dizione
inimitabile e franta. Si radunano
spettatori nel conto notturno
delle lune in mezzo al deserto.
Sono luci ricurve e schiene,
primitivi buchi neri.

Nella sera è il grido dei fratelli
usciti dal portone per cercare
i binari del tram, non so più
se nascosti dal prato o sommersi
dalla natura ritrovata degli astri,
ma nella strada abbandonata
due poeti alzano lo sguardo al cielo
e cominciano a guardarsi.




da INDICE DEL MARE


IV


Non meno vivo del mio viso solitario
è questo gesto che non ti conosce.
Eppure potrei parlare di te
lungo tutte le rive
dove approdano barche,
spiegare come si scrive
il dolore sulla sabbia
senza sgranare collane,
raccontare della nostra separazione
decisa senza mai incontrarci,
dire di questa insenatura
dove corrono instancabili
e paralleli tutti i nostri destini
nel segreto delle loro voci.




da DUE DESTINI



La passeggiata


I luoghi sono gli stessi dei pastelli,
dove le altalene sono attratte
dall’ardesia dei tetti,
dove si legge e si scrive
di ogni curva musicale,
dove si va lontano
conferendo ai remi
la resistenza delle ghise
e la forza dell’addio.

Qui si svolta e si cancella
il senso dell’argine
e le derive delle stagioni
che arderanno domani,
l’amore che si ritrae
regalandoci criniere,
due volte strette al cuore.

Non restano altre bandiere
su questa torre.
Incitiamo invece il mare
a scoprire il proprio specchio
nell’anniversario del bosco
e nella voce che sveglia
i millenni e le correnti
nelle teche nere,
il confine e il mistero
che insieme tremano
nelle bocche chiuse,
l’elettricità che dà vita
all’erba e presto scaverà
un cortile che respira
sotto la casa dei sipari bianchi,
che risponde con l’invenzione
dell’aereo in equilibrio
in ogni direzione struggente.




da IL QUARTIERE DEI VINTI E DEGLI EROI



La mia Bovisa


L’altrove è qui, in agguato fraterno
nella notte, strada dove coricarsi
ignorando la vanità del lutto,
oppure è dimenticarsi in Dio,
nel sorriso più arduo e feroce.
O forse, è questa periferia
in cui oggi ritorno
innamorato degli stessi giardini
dai confini ancora indecifrabili.

Tutto è stato quel giorno,
anche il vuoto, la felicità del pianto.
O il dolore mutato
quando sei arrivata tu,
tu che non sei lei,
tu che non t’arrendi,
e decidi di rimanere senza fine
accanto alla ferrovia.
Così segui i binari
come si segue l’aquilone in fiamme,
e non vedi se chi arriva
ti saluta o ti porterà via
col fumo dei freni
già alto tra le nuvole.

Volevo lasciarti, e lasciarti
sola nella tua corsa.
Fuggire da te per amare un altro nome,
una città senza lampioni.
Ma non sapevo in quale punto del ferro
la terza rotaia avrebbe tagliato
i due binari coperti di pioggia,
non sapevo spiegare
quello che accade nel temporale.
Non sapevo quante volte
chiedere cos’è un addio.




da ASTRI E FUGHE, SOGNI



Les causeuses


                                        per Camille Claudel


Le veggenti parlano di noi
perché credono di essere pazze.
Così immateriali ci guardano radiose,
entrano nel destino tradito
per non ricordare di avere sognato.

Le altre, le ragazze di Camille,
sono nude in cerchio,
straniere fuori dalla stazione
a cercare altitudini o miserie
di paradiso.

Tutto tende al muro di cinta,
all’amore spiegato dagli spettri.



Autopsia di un sogno


Avrà più di un secolo questa visione
sospesa, così come è stata vista entrare.
E se davvero appartiene al cielo,
perché l’amore è fidarsi
e raccontare di un miracolo
che non sia soltanto la propria riva,
è perché al mattino,
sebbene increduli e già vinti,
ricominciamo a parlare insieme,
e sempre, di tutti i morti.






A proposito di LE DUE VERSIONI DEL CIELO 

Ed eccoci al nuovo libro [di Carmelo Pistillo], Le due versioni del cielo, forse il vertice della sua produzione letteraria, che raccoglie poesie scritte dal 2007 al 2009.
     Va qui detto che le quattro precedenti raccolte hanno ognuna un dettato poetico diverso. Pistillo non è poeta che, una volta trovata la formula giusta, si limita a riaffermarla, anche se da orizzonti differenti. Ogni suo libro forse esaurisce un privatissimo vocabolario, una sorta di altra lingua contenuta e nascosta in quella precedente come strato più prossimo alla radice. Si tratta di accenti della stessa voce che rivela il senso alto della parola, sovrana, appunto. La sua è dunque una sfida continua nell’esplorazione di territori sconosciuti e nel percorrere sentieri impervi, senza timore per gli eventuali ostacoli e le asperità. Gli va dato atto del suo coraggio, peraltro premiato dai risultati ottenuti.
     [...] Un momento di grande poesia; e il vero poeta si riconosce nella capacità di togliersi i panni curiali, rinunciare all’arroganza della lingua, dire con semplicità; la semplicità intesa come punto di arrivo, una difficile conquista. Come in Vigilie, in cui «Anche lo sguardo/ ora si lascia dormire».
     Le due versioni del cielo sembra dunque indicare i due orizzonti guardati dal poeta, obbligato a oscillare non solo tra la vita e la morte, tra terra e cielo, ma tra due destini, quello vissuto e quello che non si lascia afferrare. Due dimensioni costitutive di una legge fisica, dove salire e scendere rispondono alla stessa urgenza e responsabilità, dove è ciò che non accade a determinare la “svolta”, è il vuoto che forse chiede di essere colmato per non essere restituito alle sue vertigini. Dove, come dice Thomas Bernhard nell’epigrafe al libro: «Questi due dolori, quello della testa/ e quello del piede, messi insieme/ costituiscono una malattia ben definita». [...]
     L’ultima opera di Carmelo Pistillo ci consegna la visione poetica di un «bivio sicuro», del confine e del mistero «che insieme tremano/ nelle bocche chiuse», dell’uomo «che risponde con l’invenzione/ dell’aereo in equilibrio/ in ogni direzione struggente», del «sabato delle mani/ che si prendono il cielo./ Un po’ più in alto,/ si scambiano le due versioni» come «aliti avversari nella stessa dizione» o «stelle erranti che parlano tra loro,/ e qualche volta brillano». è quello l’istante in cui la ferita si separa dal sangue.

     Come ho già scritto altrove, Carmelo Pistillo può essere collocato in una posizione di primo piano tra i poeti italiani contemporanei; e quest’ultima, felice raccolta di versi, in cui l’autore avverte «che per farsi eterna la poesia/ deve dare il brivido della sua durata», ne è l’ulteriore testimonianza.
     La suggestione finale è proprio dell’uomo di teatro, il quale sa che sulla scena la finzione è più vera della realtà, perché la sottolinea, la esalta. Come una nuova pronuncia della vita che ci riporta freudianamente, e comunque mutati, al principio di realtà.
In fondo la vita «è una triste commedia./ Non esiste applauso». Amen.

Michele Miniello, da La parola sovrana, postfazione a LE DUE VERSIONI DEL CIELO









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5 commenti:

  1. Due parole sulla poesia di Carmelo Pistillo

    Estrarre, scegliere, selezionare un certo numero di testi da quell’unicum che è il libro, vuol dire – sempre e in ogni caso – compiere tutta una serie di omissioni. E dunque peccare di superbia o, quanto meno, di presunzione. E tuttavia si tratta di un peccato “a fin di bene” (e qui parlo di ciò che è bene per la poesia) o, in altri termini, di un male necessario. Nel caso particolare di quest’ultimo libro di Carmelo Pistillo, queste sue poesie spesso particolarmente aspre sono sempre e comunque pervase da un’intima, misteriosa e mai oscura bellezza. Voglio dire che i versi da cui esse nascono, pur addentrandosi spesso nelle zone più dolorose e buie dell’anima, pur raggiungendo le più profonde e segrete asperità della psiche, mantengono in sé la luce di un linguaggio e di uno stile, insomma di un logos poetico, che – per così dire – ha già più volte fatto i conti con ciascuno dei propri inferni. E credo di poter affermare qui che, senza mai patteggiare la pena, proprio con questo libro il nostro poeta abbia definitivamente e ampiamente pareggiato quei conti di cui dicevamo.
    Eppure lo sappiamo: se questa è Itaca e se il nostro poeta è Odisseo, altri viaggi lo sedurranno, altri misteri tenteranno il suo cuore e la sua poesia. Altri bilanci saranno da fare per l’uomo che è nel poeta, per quanto il suo nome – come dice Miniello, e come noi crediamo – possa già annoverarsi fra i grandi.

    Antonino Caponnetto

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  2. Davvero molto apprezzate.
    Sincera stima.

    Q.

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  3. Lo definisci di rilievo, Antonino...per me Pistillo è un oltre-poeta. E' grande. La prima di queste sue poesie è un autentico capolavoro. nunzia binetti

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  4. Dove si riconosce un poeta? Ovvio,altrove dal luogo e dalle parole banali.Carmelo Pistillo è altrove.Quell'altrove che egli annuncia essere "qui".
    La vastità del poeta,la sua distanza col mondo e con la parola,non ha dove più grande,lontano e vicino di se stesso e,nella poesia di questo autore,tutte le distanze convergono ovunque qualcuno le misuri senza saperlo,ma per conto del poeta stesso.Splendida l'immagine della ragazza che mangia le amarene e le rotaie che sembrano agevolare partenze intime laddove si riconoscono stagioni e solitudini.Tutto è arrendevole,già vissuto o visto.Sorretto dalla sola fragile esistenza.Un atto di fiducia disinteressato:come l'amore,secondo Carmelo Pistillo.

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  5. Grande poesia, grazie Antonino per aver proposto questo Poeta!

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