lunedì 23 settembre 2013

FOSCA MASSUCCO - SEI POESIE DA «L'OCCHIO E IL MIRINO»









Fosca Massucco è nata a Cuneo e vive sulle colline del Monferrato.  Ha studiato Fisica all’Università degli Studi di Torino, dove si è specializzata in Fisica Acustica.
Dal 2003 esercita la professione di fisico acustico ambientale e tecnico del suono.

Fosca è sposata con il compositore e contrabbassista jazz Enrico Fazio, col quale realizza progetti di poesia e musica. Cura il sito: (52+1) POESIE [http://521poesie.com], dove sviluppa un interessante esperimento di esercizio di scrittura creativa. L’occhio e il mirino è il suo libro d’esordio. 










I CODICI DEL ’900 - Collana diretta da Gianfranco Fabbri
Fosca Massucco
L’occhio e il mirino
Prefazione di Dante Maffia
Postfazione di Luigi Papandrea
L’arcolaio, Forlì, 2013 

[Le poesie inserite in questa raccolta sono state premiate alla IX Edizione 
del Premio Letterario Nazionale “Città di Colonna La Tridacna” | 
Giulio Perrone Editore (ed. 2012) — 
3° Classificata “Opera di Poesia a Tema Libero”]
Questo libro di Fosca Massucco è una vera e propria sorpresa, mi coinvolge inaspettatamente, leggo con un minimo di diffidenza (sono troppe ormai le donne che scrivono versi) e ne vengo preso al laccio, immediatamente folgorato dalla cristallinità del linguaggio, dalla pacatezza del ritmo che cerca le pause giuste e larghe per mandare le sue stilettate, per sintetizzare le emozioni, ma soprattutto per coagulare in immagini smaglianti e in metafore limpide un percorso che è prima dell’animo e poi della mente. [...]
[...] Si sente che la poetessa ha attraversato molti fuochi, che ha intensamente vissuto, che ha saggiamente ascoltato e che quando scrive cesella e non bara e credo quindi che le vada dato atto del suo impegno, della sua fede nella parola, nel suo abbandonarsi al canto. Non ho detto canto a caso; la sezione sull’armonia infatti la dice lunga sulle alchimie sonore messe istintivamente e scientemente in atto.
Leggere la Massucco dunque è stato un piacere: mi ha fatto scoprire una dimensione inedita della parola, quel lievito che oscilla senza sosta per acciuffare il recondito fluire dei nessi, mi ha portato su un davanzale da cui ho potuto scrutare le movenze della perfezione divina nascosta a chi non sa guardare attraverso il mirino.
Forse non aveva torto Baudelaire quando affermava che il lettore ha il diritto di trovare in un libro di poesia anche le cose che il poeta non sa di averci messe. Certo, il libro è complesso e variegato e devo dire comunque che mi è venuto incontro con il passo leggero di una ballerina avvisandomi da subito però che quel passo è frutto di lungo tirocinio, di passione sfrenata, di desiderio d’assoluto. Mi ha trovato pronto “l’armonia delle cose”. 
                                                     Dalla prefazione di Dante Maffia


[...] Fosca Massucco è poetessa del particolare.
La sua scrittura pesca dal suo proprio terreno, si misura con ciò che conosce e frequenta, si rapporta ad un universo che spesso è materico anche quando si fa introspezione. Ciò nonostante, come in un wormhole spaziotemporale, le sue poesie restituiscono vibrazioni che sono eco sollecito di qualche cosa che è remoto, che è siderale, che è esistito o che esisterà sicuramente.
Il suo stile è apparentemente accessibile, e tuttavia contiene quel pulviscolo eterno, indistruttibile, quel particolato perpetuo che è l’humus della bella poesia e che non si può improvvisare. [...] 
                                               Dalla postfazione di Luigi Papandrea










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                           “Ye cannot but know my command o’er july.
                           Henceforward I’ll triumph in shewing my powers”
                           (When Winchester races first took their beginning, 
                           July 15 – 1817, Jane Austen)

Il genio dell’uomo è foggiare
rotonde balle di fieno
immote in una laguna
d’erba disseccata.

La perfezione di dio
è disporre sopra due corvi.


[ Premio di Poesia “Anna Osti” ed. 2012 Costa di Rovigo
II° classificato sez, Poesia Inedita – Silloge senza Titolo ]




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                           “Entrée gratuite pour tous –
                           Toute l’année, visites à 10 heures,
                           à 14 heures et à 15h30 heures précises”
                           Musée Alexandra David – Néel – Digne–les–Bains


Ogni vita ha dimore dello spirito –
la mia dimora è a Digne–les–Bains,
quando arriva agosto e l’onda viola.
M’illude come un Tibet
in miniatura, uscendo dalla tenda
zuppa di nubifragio. Un accrocco d’alpi,
l’albeggiare bizzarro – il silenzio spaesato
che fu di Yongden. Ci sono luoghi in cui
è dio pellegrino a trovare me.
  
  

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Ho un piccolo Ganesh in cornice –
cartolina da un universo di esseri sorridenti –
lo colsi da terra sfilando nella mattina
del mercato indiano, tra bimbi col moccio,
profumi di garam masala e lung–ta imbizzarrite.

Cercavo un rosario per distillarmi la grazia,
dalbergia dalle mani di un santo.
Stringevo le dita e pregavo Ganesh
percorsa da quanti di gioia.

Ho un piccolo Ganesh in cornice –
cartolina da un universo di esseri canterini –
prego poco e male, ma quella è la via.

  

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2 di 4 – Pomeriggio
  

La rosa rampicante, ad esempio, non rispose più
inchiodata dal sole, fiorita di pidocchi;
nemmeno la lumaca passò indenne
sul marciapiede della bignonia in rigoglio,
secca nel prato la rigettò un calcio.

Non salvai nessuno,
la rosa, la lumaca – neppure la lucertola
sgranocchiata impassibile dal gatto –
accolsi quello sterminio di universo angusto;
quando cercai un arcobaleno a forzare i tempi,
aprii l’acqua del giardino in controluce.


[ Premio di Poesia “Anna Osti” ed. 2012 Costa di Rovigo
II° classificato sez, Poesia Inedita – Silloge senza Titolo ]
  
  

~~~
  

Così sale un arcobaleno in quota –
l’occhio è un mirino, a fissarlo non lo scorge –
inchiodato al cielo tra gola e vetta
come a immortalar se stesso.

Così sono io, l’occhio e il mirino –
il volo del gipeto che trafigge l’iride –
ospito domande immense nelle vene
senza arrestare lo schiocco.

Nulla è sublime più che attraversare il mondo
lasciandolo immutato.



~~~ 

                  (a Enrico che sa)

  

I.

T’ho visto indugiare rivolto alle colline
– i sensi incerti –
mentre si posavano i lanuginosi veli di novembre.
Sorvegliavi le nubi
gonfie e pesanti come matrone lagnose.
E ti è sfuggita la vite spossata
che arrossiva alle ultime proposte dell’autunno.

II.

Aspettando dicembre
ho smarrito gli anni privi di noi –
i ricordi affondati in una palude
di quiete perfetta.
Ora c’accompagna questa vita
finalmente scoperta –
restituita ad entrambi.
Per te partorisco futuri stellati
come Leda le uova.
L’alba s’attarda a gonfiare l’aria –
aspettando dicembre.









Qualche nota su “L’occhio e il mirino” di Fosca Massucco 

C’è nei versi di Fosca Massucco qualcosa di trattenuto, di riservato, di intimo e profondamente misterioso. Si tratta tuttavia di qualcosa di vitale e determinante, il cui ampio, costante respiro si avverte con forza attraverso i grandi spazi bianchi o i misterici luoghi del non detto. Le mie impressioni peraltro sembrano suggerirmi che in questa poesia non esiste indicibile che possa resistere e perdurare come tale, senza trasformarsi in qualche modo in altro da sé, così da intrecciarsi entro il variegato tessuto dei versi, per esservi quantomeno percepito se non addirittura abitarvi col rango chiaro di un significante. Con questo voglio affermare che il far poesia di Fosca dispone di mezzi e strumenti di ricerca, d’indagine e di scavo tali, e usati con tale destrezza e maestria, da scardinare, quando è necessario, la tradizione consolidata. Di farlo ogni qualvolta quest’ultima si tramuti in pigra e abitudinaria lingua, i cui canoni vorrebbero apparire immutabili e insofferenti ad ogni inevitabile sviluppo, o al contrario (come succede ormai sempre più spesso) mostrarsi disponibili a inglobare in sé ogni e qualunque “contenuto” oggi si voglia far passare per poesia.
Da questo libro, dalla poesia che in esso si esprime, sono stato fortemente attratto fin dalla primissima rapida lettura. Già mi sorprendeva e stupiva il linguaggio poetico usato, la struttura e l’architettura complessiva dei versi, quella sorta di responsabile coraggio che notavo nella scelta degli eserghi e, sopra ogni cosa, la chiarezza e la luce che permea ogni singolo verso, ogni poesia, ogni sezione del libro. E infine il libro stesso. Di questa chiarezza e di questa luce dico qui, ripetendomi per la millesima volta, che entrambe sono figlie e madri di una semplicità pazientemente e duramente conquistata. Sì, perché la semplicità è una grande conquista, ma è anche la conquista dei grandi. Essa richiede coraggio, costanza, caparbietà e amore per la propria vita e per la propria arte. E io credo che sia stato tutto questo a fare di Fosca Massucco la poetessa che è. A permetterci di intravedere un futuro assai significativo e importante per lei e per la sua ars poetica. Ci auguriamo dunque di poter leggere presto quello che in un certo senso le è già destinato scrivere.
Antonino Caponnetto 


















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7 commenti:

  1. Mi pare inevitabile e necessario (aggettivi assai pertinenti al suo stesso far poesia) ringraziare qui Fosca, il cui libro ho gradito non solo come il dono di un oggetto bello e da maneggiare con cura, ma come un uscio spalancato verso un'avventura vivida e intensa sia per l'anima che per l'intelletto. Il mio grazie non è per nulla formale, perché mi ha portato la gioia della scoperta, così rara oggi in poesia, e lo stupore verso la parola poetica e verso gli spazi bianchi, i quali hanno accolto molte delle mie percezioni e dei miei pensieri. Se il mio blog avesse un'anima (e io spero che ormai, in qualche modo, c'è l'abbia), potrebbe dirsi lieto e onorato di ospitare i versi di Fosca, a cui ribadisco e rinnovo l'augurio che a questo libro d'esordio (ma già di grande maturità) ne seguano presto altri che siano la naturale, seppur faticosa, conseguenza di una premessa che tanto fortemente si è impressa dentro di me.

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    1. Il correttore automatico mi ha regalato un "c'è" al posto di un "ce, dopo la seconda virgola, al terzultimo rigo del commento.

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  2. E' mio il piacere di ritrovare i versi accompagnati dalla tua nota di lettura così attenta e profonda.
    La percezione di trovare chi condivide anche il medesimo sentire è sempre affascinante.
    Grazie della cura che hai dedicato alla mia presentazione e grazie due volte per il tuo commento.

    Fosca

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  3. Lieta della lettura complessiva e d'incontrare - con la sua poesia così poco incontrata in altre scritture - una poetessa interessante,
    che avevo avuto modo di leggere in altri telematici luoghi. Cattura e accarezza nei luoghi e nei non-luoghi che propone e che frequenta,
    invitando il lettore con voce soave anche nella concretezza di vita vissuta che infonde nel dire anche di un personalissimo sacro
    che mi piace molto e che vedo culminare in "La perfezione di dio \ è disporre sopra due corvi."
    Complimenti, dunque, di cuore e sempregrazie ad Antonino per le sue proposte.

    Angela Greco

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  4. Ho già letto il suo libro diverse volte. Cosa che mi accade una volta su cento. Grazie Fosca, grazie Antonino della bella presentazione a questa autrice che davvero merita tanto. Un abbraccio a entrambi.

    Federica Galetto

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  5. Leggo qui per la prima volta questa poetessa, con il piacere e l' attenzione che provo quando incontro Poesia vera . Mi piace la sua semplicità e chiarezza , la sintesi poetica di un pensiero alto, come questo : " Nulla è sublime più che attraversare il mondo / lasciandolo intatto " . Grazie Antonino, ed auguri a questa giovane e brava poetessa .

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  6. Piacevolissima scoperta, anche se conoscevo il poeta e quindi il merito a queste " schede " che con cura presentano una sintesi del percorso poetico.
    Trovo una poesia particolarmente congeniale al tempo, questo, nei temi e nel linguaggio scelto pur mai scendendo al suo livello ( basso ) partecipandone in prima persona ma rimandone al di sopra con uno sguardo sincero, onesto e intelligente . bravissima.
    Grazie per questa condivisione, particolarmente gradita.

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