giovedì 12 settembre 2013

CRISTINA CAMPO - CINQUE POESIE DA “PASSO D’ADDIO”








Vittoria Guerrini, in arte Cristina Campo (Bologna 1923, Roma 1977), ormai riconosciuta come una delle voci poetiche più alte del novecento, è stata straordinaria ed originale interprete della più profonda spiritualità insita nella letteratura europea. Appassionata studiosa di Hofmannsthal, rivisitò il mondo misterioso delle fiabe svelandone le trascendenti simbologie. Fu traduttrice e critica di originale metodologia, enucleando dalle opere letterarie l’idea del destino e il dominio della legge di necessità sulle vicende umane che l’arte esprime in una aurea di bellezza. Appartenne al ristretto nucleo di intellettuali che avviarono l’introduzione di Simone Weil in Italia. Negli anni cinquanta maturò la sua prima formazione nella Firenze dei grandi poeti del tempo ove conobbe Gianfranco Draghi che la indusse a pubblicare i suoi primi saggi  su “La Posta Letteraria del Corriere dell’Adda e del Ticino”. Dal ’56 si trasferì per sempre a Roma. 
Studiosa di spessore leopardiano, stabilì intensi sodalizi umani e spirituali e innumerevoli frequentazioni di grandissimo rilievo, basti menzionare: Luzi, Traverso, Turoldo, Bigongiari, Merini, Bemporad, Bazlen, Dalmati, Pound, Montale, Williams, Pieracci Harwell, Malaparte, Silone, Monicelli e Scheiwiller. Tra i filosofi ricordiamo Elémire Zolla, Andrea Emo, Lanzo del Vasto, Maria Zambrano, Danilo Dolci che sostenne nei momenti difficili, ed Ernst Bernhard che le fece conoscere il pensiero di Jung, di cui era stato allievo. Fu consulente editoriale, scrisse su importantissime riviste e studiò l’esicasmo, la mistica occidentale ed orientale, i grandi classici e i poeti di ogni tempo. La sua “metafisica della bellezza” la indusse a una controversa e profonda riflessione sulla liturgia, ritenendo la sacralità dei riti e la comprensione del valore della trascendenza efficaci difese dalla minaccia della despiritualizzazione del mondo incombente sulla modernità che secondo la Campo, in una certa misura, è disattenta alla bellezza ed esposta alla vanificazione delle intenzioni. L’architettura culturale e spirituale dell’universo campiano si desume anche dai tanti e ricchi epistolari. In particolare dalle “Lettere a Mita” (la scrittrice Margherita Pieracci Harwell), uno degli epistolari più affabulanti di tutta la letteratura italiana, è infatti possibile ricostruire la storia di un’anima che palpita per l’incanto e la tragedia della vita. Vita che per la Campo è teatro della sfida al destino condotta dalla poesia e dal sacro. 

Opere (bibliografia essenziale):

OPERE IN VOLUME DI CRISTINA CAMPO

1. La Tigre Assenza, a cura di Margherita Pieracci Harwell Adelphi, Milano, 1991.
L’opera raccoglie le seguenti sillogi di Cristina Campo:
- Passo d’addio (I° Ed. – All’Insegna del pesce d’oro, Scheiwiller, Milano 1956);
- Quadernetto (I° Ed. – Paragone, anno VI, n° 62 febbraio 1955)
- Poesie sparse (Pubblicate su Paragone: Conoscenza Religiosa; Posta Letteraria del Corriere dell’Adda e del Ticino).
Raccoglie inoltre le seguenti traduzioni: Richard Crasmaw; Emily Dickinson; John Donne; Efrem Siro; Thomas S. Eliot; Gorge Hebert; Hugo Von Hofmannsthal; Friedrich Holderin; San Juan De La Cruz; Thomas E. Lawrence; Eduard Morike; Héctor Murena; Cristina Rossetti; Henry Vaughan; Simone Weil; William Carlos Williams; Peter Lamborn Wilson.
2. Imperdonabili , con un saggio di Guido Ceronetti e note biografiche di Margherita Pieracci Harwell, Adelphi, Milano, 1987. L’opera raccoglie i seguenti saggi scritti ed editati tra la fine degli anni ‘50 e ‘70:
- Il flauto e il tappeto 
- Fiaba e mistero 
- Il sapore massimo di ogni parola 
- Sensi soprannaturali 
3. Sotto falso nome, raccolta di saggi e recensioni, a cura di Monica Farnetti e Filippo Secchieri, Adelphi, Milano, 1998, di cui il testo oggi incluso nella edizione di “Sotto falso nome”, è stato recuperato grazie allo scrittore siciliano, amico della Campo, Ernesto Marchese. Questi, che aveva condiviso con la Campo l’esperienza del Russicum, conservava la copia dattiloscritta del testo in lingua italiana inviatogli dalla stessa. Il testo infatti era inedito in Italia, essendo stato pubblicato in Spagna a cura di H.M. Cueva nel 1970. Prima del ritrovamento era stato tradotto da Monica Farnetti.

Epistolari Editi:

1. Ad onta di tutto non mi dimentichi. Lettere a Gianfranco Draghi e agli amici fiorentini (Anna Bonetti, Piero Draghi, Venturino Venturi, Giorgio Orelli), a cura di Margherita Pieracci Harwell, Adelphi, Milano, 2011.
2. Lettere a Mita, (Margherita Pieracci Harwell) Adelphi, Milano, 1999.
3. Caro Bul, Lettere a Leone Traverso 1953/1967,Adelphi,Milano, 2007.
4. Lettere a Piero Polito: L’infinito nel finito, (A cura di G. Fozzer. Ed. Via del Vento, Pieve a Nievole, (Pistoia) 1998).
5. Il Fiore è il nostro segno, carteggio e poesia: William Carlos Williams, Cristina Campo, Vanni Scheiwiller. (A cura di Margherita Pieracci Harwell. Scheiwiller Milano 2001).
6. Lettere a un amico lontano (I° Ed. Scheiwiller, Milano, 1989).
7. Tradurre S. Weil. Lettere all’Editore (S. Minnelli), in Humanitas, Febbraio 2000.
8. Lettere di Andrea Emo a Cristina Campo 1972/76. “In forma di parole” (A cura di G. Fozzer. Ed.Quaderno III° Bologna 2001).
9. Ultima lettera a Mita (I° Ed. in Adelphiana, 2003, rivista edita da Adelphi, Milano).
10. Lettere a Maria Zambrano, a cura di Maria Pertile in “Humanitas”, n. 3, maggio/giugno 2003, Ed. Morcelliana, Brescia.2003. Nuova edizione: “Se tu fossi qui” Lettere a Maria Zambrano (1961/1975), a cura di Maria Pertile, Edizioni Archinto, Milano ,2009. 
11. Lettere a Rodolfo Quadrelli. Sei lettere incluse in “Appassionate distanze”: AA.VV a cura di Monica Farnetti, Filippo Secchieri, Roberto Taioli. Ed. Tre Lune, Mantova, 2006.
12. Carteggio Cristina Campo/Alessandro Spina, Morcelliana, Brescia, 2007.
13. Un ramo già fiorito, Lettere di Cristina Campo a Remo Fasani, a cura di Maria Pertile, Editore Marsilio, Venezia, 2010.

Epistolari Inediti:

1. Lettere a Alejandra Pizarnik.
2. Lettere a Sergio Papi.
3. Lettere a Djuna Barnes (1968 - 1972).
4. Lettere a Marcel Lefèbvre (1967-1975).
5. Lettere a Matizia Lumbroso Maroni (1954-1956 ). L’epistolario è conservato presso la Fondazione Basso, Roma.
6. Lettere a John Lindsay Opie (1963-1970).
7. Lettere a Margherita Dalmati.
8. Lettere a Laura Roversi Monaco (1969 – 1974 ca.). In possesso della famiglia Roversi Monaco.  

COPIONI RADIOFONICI

Per i copioni radiofonici realizzati da Cristina Campo si consulti la bibliografia curata da Monica Farnetti e Filippo Secchieri in “Sotto falso nome”, Adelphi, Milano1998, pp. 281-282






*
Moriremo lontani. Sarà molto
se poserò la guancia nel tuo palmo
a Capodanno; se nel mio la traccia
contemplerai di un’altra migrazione.

Dell’anima ben poco
sappiamo. Berrà forse dai bacini
delle concave notti senza passi,
poserà sotto aeree piantagioni
germinate dai sassi...

O signore e fratello! ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni:

«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta».



*
La neve era sospesa tra la notte e le strade
come il destino tra la mano e il fiore.

In un suono soave
di campane diletto sei venuto…
Come una verga è fiorita la vecchiezza di queste scale.
O tenera tempesta
notturna, volto umano!

(Ora tutta la vita è nel mio sguardo,
stella su te, sul mondo che il tuo passo richiude).



*
Ora tu passi lontano, lungo le croci del labirinto,
lungo le notti piovose che io m’accendo
nel buio delle pupille,
tu,senza più fanciulla che disperda le voci…

Strade che l’innocenza vuole ignorare e brucia
di offrire, chiusa e nuda senza palpebre o labbra!

Poiché dove tu passi è Samarcanda,
e sciolgono i silenzi tappeti di respiri,
consumano i grani dell’ansia –

attento: fra pietra e pietra corre un filo di sangue,
là dove giunge il tuo piede.



*
Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come al piede l’ultimo gradino...

ora è sparsa l’acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.

T’ho barattato, amore, con parole.

Buio miele che odori
dentro diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava – 

ti riconoscerò dall’immortale
silenzio.



*
Devota come ramo
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d’oblio,

su acutissime làmine
in bianca maglia d’ortiche,
ti insegnerò, mia anima,
questo passo d’addio… 



[In: Cristina Campo, “La tigre assenza”, a cura di Margherita Pieracci Harwell, 
Biblioteca Adelphi – Adelphi Edizioni, quinta edizione febbraio 2012]












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3 commenti:

  1. « “Poesia è l’arte di caricare ogni parola del suo massimo significato” scrisse Pound una volta – e Simone Weil: “che ogni parola abbia un sapore massimo”. Sono regole convergenti a cui Cristina Campo sempre si attenne, con lo scrupolo fin troppo crudele che le faceva dire di sé: “Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno”. Così tutta la sua opera in versi è racchiusa in questo libro, che in gran parte si compone di traduzioni, come l’opera prosa sta tutta negli Imperdonabili. Dopo un’esile raccolta del 1956, Passo d’addio, che ci offre insieme la fragranza di una voce che si scopre e un presagio del duro rigore della Campo, da sempre dedito “a insolubilmente saldare / a inguaribilmente sperare”, le sue poesie sono tutte sparse, fino al poemetto Diario bizantino, che apparve pochi giorni dopo la sua morte. E forse da questi ultimi versi, come da una specola vertiginosa, da un “mondo celato al mondo, / inenarrabile ignoto al mondo”, occorrerebbe partire per capire tutta Cristina Campo. Da questo osservatorio ormai inaccessibile capire come per lei il senso acuminato dello stile si proiettasse sul fondale di un altro cielo, là dove traluce “la Bellezza a doppia lama, la delicata, / la micidiale”, l’unica che la toccasse e di cui finì per riconoscere i simulacri soltanto nel respiro iconico della liturgia bizantina. A nulla della poesia italiana del nostro tempo possono essere avvicinate queste liriche, ma piuttosto a Simone Weil e a John Donne, a Hofmannsthal e a W.C. Williams, tutti autori dei quali la Campo ha lasciato traduzioni che sono altrettanti esercizi di metafisica simbiosi. »
    [Dalla quarta di copertina del libro “La tigre assenza” - Adelphi (op. cit.)]

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  2. certe volte riesco solo a dire che sono bellissime, questa è una di quelle volte. E dopo la loro lettura, trovo, come non mai precise le parole che la disvelano. Nessuno spreco, come negli ultimi respiri. meravigliosa lettura. grazie per la condivisione.

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  3. Cristina Campo non tralascia nulla.Le sue parole hanno la mente antica di Eva e non cercano consenso.
    Esse definiscono,scolpiscono e conducono con logica spontanea del sentire più oneroso.
    "su acutissime làmine
    in bianca maglia d’ortiche,
    ti insegnerò, mia anima,
    questo passo d’addio… ". Sono versi che non lasciano dubbi sulla sintesi tutta femminile,dell'esistenza ,
    ovvero la dignità della sofferenza,della sua accettazione . "Passo d'addio" è l'emblema di ogni sforzo che
    si traduce in esperienza intima e conclusiva davanti ad un tutto che ha forma e voce.Che si evolve
    anche alla fine e che non tralascia mai un vago rimpianto a testimonianza della sola cosa che riduce
    la possibilità di continuare anche soffrendo e lottando: il tempo.

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