domenica 29 settembre 2013

Anne Sexton, versi da “L’estrosa abbondanza” (a cura di Antonino Caponnetto e Angela Greco)



Anne Sexton, poetessa statunitense (Newton 1928 - Weston, Massachusetts, 1974). Approdata alla scrittura come forma di psicoterapia dopo lunghi periodi di degenza (in concomitanza con la maternità era rimasta vittima di gravi squilibri), entrò in contatto con W. D. Snodgrass e R. Lowell. Da queste esperienze nacque la raccolta di versi To Bedlam and part way back (1960), cui seguì All my pretty ones (1962). La sua poesia, di tipo “confessionale” come quella dei suoi maestri e dell’amica S. Plath, è attraversata dal motivo dell’assenza e da immagini ricorrenti di morte, non di rado filtrate da un’ironia che ne stempera l’aggressività. Confermate le sue doti con Live or die (1966), Love poems (1969) e Transformation (1971), negli anni che precedono la morte per suicidio pubblicò altre raccolte di versi (The book of folly, 1972; The death notebooks, 1974) che tuttavia tradiscono un’involuzione del linguaggio. Al postumo, disperato The awful rowing toward God (1975), si aggiunsero 45 Mercy Street (1976) e Anne Sexton. A self portrait in letters (1977), entrambi a cura della figlia Linda. In Italia una scelta delle sue poesie è apparsa in La doppia immagine e altre poesie (1989). 


Fonte: “Sexton, Anne” in Treccani.it, L’Enviclopedia Italiana :  http://www.treccani.it/enciclopedia/anne-sexton/


Risorse bibliografiche: 

D.W. Middlebrook, Anne Sexton. Una vita, Le Lettere, 1998;
A. Sexton, L’estrosa abbondanza, Crocetti, 1997;
A. Sexton, Poesie d’amore, Le Lettere, 1996; 
Anne Sexton, La doppia immagine e altre poesie, a cura di M. Camboni, Sciascia, 1989.

Fonte: “Anne Gray Harvey Sexton” di Elena Petrassi in Enciclopedia delle donne:  http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=335 





Anne Sexton
L’estrosa abbondanza
Crocetti Editore, Milano, 1997
A cura di Rosaria Lo Russo
Antonello Satta Centanin
Edoardo Zuccato
Anne Sexton, versi da L’estrosa abbondanza” (a cura di Antonino Caponnetto e Angela Greco) 

Esistono scrittori senza biografia o con biografia leggendaria e scrittori, come la Sexton, la cui vita diventa parte integrante della loro opera letteraria. Tutti gli scrittori in quanto tali hanno una figura pubblica che non coincide con la loro identità privata, ma la Sexton fu più di altri un personaggio. La sua estrazione era quella di una famiglia altoborghese del puritano New England, anche se di puritano il padre e la madre ebbero poi molto poco: in realtà, l’una con la sua freddezza, l’altro con la sua assenza e la sua violenza non seppero ricoprire in modo adeguato i rispettivi ruoli nei confronti della figlia, la quale ne pagò a caro prezzo le conseguenze. Studentessa mediocre, Anne fuggì dal college con Alfred Sexton, che poi sposò e dal quale ebbe due figlie. Il punto di svolta nella vita della Sexton fu il 1956, anno in cui, qualche mese dopo il secondo parto, i suoi problemi psichici esplosero in un primo tentativo di suicidio. La poetessa nacque per una geniale intuizione dello psicanalista alle cui cure fu affidata, il dottor Martin Orne, il quale le suggerì la scrittura in versi come terapia. Il successo, già notevole dopo la pubblicazione delle prime due raccolte, raggiunse il vertice nel 1967 con l’assegnazione ad Anne Sexton del Premio Pulitzer per Live or Die e da allora fu un crescendo di riconoscimenti pubblici. Purtroppo il successo aveva solo messo tra parentesi i gravi problemi psichici della poetessa, che continuarono a manifestarsi, pur se in modo discontinuo, fino a prendere il sopravvento negli ultimi due anni della sua vita, stroncata dal suicidio nel 1974. Sostanzialmente, il personaggio Sexton rifraseggia la figura del poeta romantico “maledetto” in termini femminili e americani in stile secondo-dopoguerra: così la sua biografia trasmette da un lato il fascino dovuto all’estrosità del personaggio e alla bellezza estetica dei suoi testi, dall’altro un certo sconforto prodotto dalla catena di ricoveri in clinica psichiatrica, dalle sue isterie e dai suoi comportamenti irresponsabili in famiglia e con gli amici, il tutto alla squallida onnipresenza di alcolici, pillole e sigarette. (Notizie biografiche succinte si trovano in quasi tutte le edizioni delle opere della Sexton, ma l’unica biografia completa è “Anne Sexton” di Diane Wood Middlebrook, Houghton Mifflin 1991). 

La follia, nei suoi aspetti anche ospedalieri, non è il solo argomento ampiamente presente nella poetessa americana che fece scandalo all’epoca della sua uscita in volume. Alla Sexton spetta infatti il merito storicamente dimostrabile di aver parlato per prima in poesia di una serie di tematiche, legate in particolar modo alla corporeità, che sono oggi materia corrente, se non spesso luoghi comuni, della poesia che vuole caratterizzarsi come femminile, mentre negli anni Sessanta suscitarono un ceto clamore da parte di pubblico e critica benpensante. Questo aspetto della ricezione della poesia sextoniana non va però estremizzato, poiché la Sexton divenne rapidamente una figura popolare, per quanto può esserlo una poetessa, e fu certamente più celebrata che osteggiata dalla metà degli anni Sessanta in poi (l’esordio ricordiamolo avvenne nel 1960). 

Essenzialmente la sua poesia si concentra da un lato sull’esistenziale, raffigurando i rapporti interpersonali dentro e fuori la famiglia, dall’altro sul metafisico, esaminando il rapporto con il divino in un’epoca di crisi della religiosità tradizionale. Il punto di vista è sempre, con coerenza, individuale, sia che la poetessa dica “io”, sia che si avvalga di una maschera tramite qualche personaggio. La Sexton e altri poeti dell’epoca sono di solito chiamati confessional, un termine usato da M.L. Rosenthal nel 1959 in una recensione su Lowell proprio per la presenza di un “io” chiaramente riconducibile all’autore come persona reale. Il termine si estese in seguito a indicare un modo poetico che illustra con franchezza il vissuto anche negli aspetti più personali e intimi. Non si deve però credere ingenuamente che la trattazione in prima persona di tali argomenti implichi una verità biografica. La Sexton affermò in diverse interviste di aver modificato nei suoi testi i fatti realmente accaduti per renderli poeticamente più efficaci. L’ambito della sua scrittura è sempre, e consapevolmente, il verosimile, non il vero come corrispondenza esatta con l’accaduto, poiché, come lei stessa affermò, la verità poetica non è necessariamente autobiografica. 
Nucleo della vicenda umana e artistica della poetessa fu il rapporto con una madre che a suo parere non le diede l’affetto necessario e le fu anzi “rivale” nell’adolescenza, e on un padre sul quale si riversarono tutte le sue aspettative benché lui si dimostrasse insofferente, sprezzante e violento nei suoi confronti. Un punto cruciale ma irrisolvibile della questione è che non si sa se il suo attaccamento morboso per il padre avesse un fondamento in fatti realmente accaduti; l’unico elemento sicuro è che la Sexton, clinicamente isterica, esagerava volentieri, anche (e forse specialmente) su argomenti così delicati, tanto che la sua amica più stretta notò come Anne tendesse ad ingigantire sia le sue carenze affettive sia quelle sessuali. La Sexton era una personalità, come si suol dire, non risolta, infantilmente bisognosa di qualcuno a cui appoggiarsi incapace di sviluppare un comportamento adulto e narcisisticamente desiderosa di rimanere adolescente. 
Molto ricco l’insieme dei testi che parlano del complesso rapporto con il padre: come immagine reale e simbolica, il padre, appunto, che emerge dai testi della poetessa è una figura desiderata anche fisicamente e irraggiungibile, autoritaria e violenta; Ostriche raffigura in modo simbolicamente suggestivo quanto sfuggente l’iniziazione sessuale alla presenza di un Padre con la “p” maiuscola. 

Problematica e angosciosa appare nell’insieme anche la vita matrimoniale. La Sexton, del resto, si descrisse come una vittima del sogno americano, secondo il quale sposarsi, avere dei figli e fare la brava madre di famiglia era la strada sicura per la felicità, mentre, come lei stessa scoprì, quello fu l’inizio dei suoi problemi. La vita da donna di casa, quale la poetessa americana fu, le era in ogni senso inadatta, e la raffigurò in toni polemici in Casalinga, testo – uno dei pochi di impostazione espressamente sociale - che per l’epoca conteneva una protesta innovativa, mentre oggi il suo messaggio appare addirittura scontato; va inoltre aggiunto che, se la Sexton fu da un lato vittima di una società che le impose un ruolo tradizionale a lei non consono, dall’altro vittime sue furono il marito e le figlie. 
Pur vantandosi di non aver incluso neanche una lirica d’amore nella sua prima raccolta, Anne Sexton produsse il suo libro di maggior successo, Love Poems (1969), sull’onda della relazione vietatissima con il suo analista di quel periodo. Queste poesie, come altre in ulteriori sillogi, si segnalano per originalità in un campo molto sfruttato. La novità è evidente – e, per l’epoca, scioccante – in testi come La ballata della masturbatrice solitaria, oppure in Canzone per una signora, celebrazione delicata, benché occasionale nel canone sextoniano, di un amore saffico, altra area d’esperienza erotica frequentata dalla poliedrica americana. 
Esaminando, infine, le raccolte poetiche in ordine cronologico, si nota una crescita di interesse verso i temi della religione e della metafisica; lo stimolo alla riflessione, come raccontò la stessa poetessa, fu dovuto alla sua incertezza di fondo in questo campo, incertezza che le si ripresentò con forza quando nell’educare le figlie si rese conto di poter rispondere facilmente alle domande riguardo la sessualità, mentre temi come la morte e Dio la misero in difficoltà. Il legame che indicò tra la sua poesia confessional e quella religiosa è la sofferenza e la vicenda di Cristo costituiva per lei il più grande atto di confessione mai compiuto, anche se risulta difficile condensare in poche righe l’idea sextoniana del divino e ella fede, poiché tale idea non giunse mai a una formulazione definitiva, ma fu in costante evoluzione. 

[Estratto e adattato da “Scavandosi l’anima con il martello pneumatico”: sulla poesia di Anne Sexton di Edoardo Zuccato in A. Sexton, L’estrosa abbondanza, Crocetti Editore, Milano, 1997.] 


Nota per il lettore: 

Tutti i testi qui presentati sono tratti dalle raccolte riportate in: “Anne Sexton - L’estrosa Abbondanza, Crocetti Editore, Milano, 1977, a cura di R. Lo Russo, A. Satta Centanin, E. Zuccato.





Traduzioni di Rosaria Lo Russo





Traduzione di Antonello Satta Centanin










Traduzione di Edoardo Zuccato




Traduzione di Rosaria Lo Russo




Traduzione di Rosaria lo Russo


















CONTATTI / CONTACTS
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6 commenti:

  1. Con questo post su Anne Sexton si fa finalmente concreta e "ufficiale" - ma in modo assai più positivo rispetto alle mie stesse attese - una speranza che da tempo nutrivo, vale a dire quella di poter contare su un'amichevole, generosa, intelligente e sempre attenta collaborazione rispetto alle "cose" del mio blog... Tale collaborazione, che io immagino duratura e vicendevole, conduce a un nome e a un cognome, cioè ad Angela Greco, scrittrice, poetessa e tanto altro, nonché blogger (titolare de Il sasso nello stagno) sensibilissima, attenta a ogni forma d'arte come alle più sottili correlazioni fra le varie espressioni artistiche...
    Dette queste poche cose, confido e immagino che, sempre in modo vicendevole, possa concretamente seguitare, fra l'altro (e in un senso che spero sempre innovativo), anche la collaborazione reciproca fra i nostri rispettivi blog.

    Antonino Caponnetto

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    1. Lieta di quanto dici sulla mia persona, carissimo Antonino, ribadendo la stima che ho per te, per tutto quello che sei,
      dico immediatamente "grazie" per la bella e utilissima - per me come persona in primis - esperienza di collaborazione
      e soprattutto di partecipazione e condivisione con questo luogo, il tuo blog, dove realmente si tocca con mano la poesia
      nella sua essenza più elevata, ossia quella di essere strumento per "aprire" mente e occhi dei lettori.
      Per il resto, come è nella mia natura dico solo che "ci sono" con la concretezza e il sorriso che tanti mi riconoscono.
      Un carissimo saluto ai lettori e agli amici di questo luogo prezioso!

      Angela Greco

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  2. E' facile intuire dalla lettura di queste poesie che Anne non fu mai a suo agio con la vita che era stata prescritta per lei. Lo esprime con versi dai ritmi inaspettati, taglienti metafore e temi che rivelano profonda sofferenza fisica e morale. Particolarmente significativa della sua personalità complessa, " non risolta" , come fosse sdoppiata, "Fierezza della femmina" nei versi "...mi vibrano 4000 pulsazioni / indove tutto è assenza / tutto è due.../ . Una poesia interessante per forma e contenuto . Grazie per questa bella lettura.

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  3. aggiungo con gioia il mio grazie ancora a Nino, ma anche ai lettori per l'attenzione rivolta all'articolo e soprattutto alla poetessa
    vittima di quel sogno americano in cui in tanti hanno creduto. La poesia della Sexton non è semplice da assimilare,
    se non addirittura da accettare, perché in bilico tra argomenti \ pensieri (come ad esempio il femminismo, il tema religioso
    o anche quello familiare) dei quali è facile essere vittime in primis dei luoghi comuni e poi di quell'insieme che gravita intorno,
    ancora colmo di esasperante borghesia, che non vuole vedere \ accettare la realtà

    Angela Greco

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  4. A volte si parte da un poeta per capire il perchè di quello che scrive, e anche in questo caso sarebbe giustissimo, o molto più giusto, ma queste poesie sono così pregne di una condizione che, sebbene l'ottima pagina ci dica tutto, guardo le poesie e poi vedo lei, rare volte ho visto un disagio così cristallino da annientare completamente la maniera stilistica e svolgersi in completa onestà. Nella sottile linea che demarca lo scrivere dal bisogno di scrivere credo che questo Autore abbia scelto ampiamente da che parte stare visto, come credo, che lo scrivere abbia scelto lei e non viceversa.
    Interessantissima lettura, Vi ringrazio e vi faccio gli auguri per questa nuova collaborazione.

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  5. altra "peristalsi".
    Questa Lo Russo ha veramente ucciso la Sexton...
    Cercando di "accademizzarlo", complicando e asciugando e restringendo il linguaggio...

    Sexton denaturalizzata a disposizione dell'Italia, marca Lo Russo

    Attendo una traduzione decente.
    O la farò io.

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