mercoledì 21 agosto 2013

Stefano lori - Dieci poesie dal libro « Sottopelle »







Stefano lori, giornalista mantovano, coltiva da tempo, nelle pieghe della professione, la passione per la poesia e la letteratura. Tali propensioni artistiche costituiscono lo sviluppo dell’attività giovanile come attore e regista teatrale. Ha interpretato il ruolo di Virgilio in quattro puntate della Rai dedicate al poeta latino nel bimillenario della morte. Per l’Associazione industriali e la Provincia di Mantova ha pubblicato Scritture del teatro (Mantova 1992). Per Gremese Editore ha firmato la filmografìa ragionata / grandi del cinema — Tinto Brass (Roma 2000). Ha inoltre contribuito, come curatore, alla pubblicazione di svariati testi di promozione culturale tra cui Le terre del Parmigiano Reggiano (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2003). Come addetto stampa del Centro Servizi Volontariato Mantovano ha firmato e curato numerosi volumi sulle tematiche della solidarietà. È direttore responsabile dei “Quaderni del Premio Letterario Giuseppe Acerbi”. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta di poesie Gocce scalze (Gruppo Albatros II Filo, Roma). Una poesia dell’autore è inserita nell’antologia della IX edizione del Premio Colonna la “Tridacna” pubblicata da Giulio Perrone Editore (2012). Da due anni conduce la rassegna “Poesia in Taverna”, ciclo di incontri che gode del patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Mantova. Per i tipi delle Edizioni Kolibris [prefazione di Gio Ferri, postfazione di Enrico Ratti, con una nota di Chiara De Luca] pubblica la raccolta poetica “Sottopelle” (Ferrara, 2013). 









Di un mondo diverso 


Non è un privilegio 
e nemmeno un vanto 
Riflettere è giusto, 
come è saggio trascurare 
i luoghi più banali dell’umano pensiero 
Non meravigliarti se cammino deciso 
Non travisare la mia scelta 
tacciandomi di supponenza 
Ho faticato tanto, 
tanto da non voler perdere 
la mia conquistata alienità 
Che vuol dire alieno?
Non certo appartenere ad altri, 
quanto a un mondo diverso, 
ormai per sempre lontano  




Salto nel buio 


Cuore legato
a un soffio sottile
Esili zampe di zanzara
mi reggono incerte
prima del volo inverso,
prima del vuoto carsico
che porta all’ignoto
Nudo e debole
alle soglie
dell’inatteso,
ciò che scorgo
altro non è
che il riflesso
goffo e pallido
dell’invisibile
Così abbandono
l’ultimo appiglio
e frano nel cielo (buio),
sperando di capire,
sperando di tornare,
con voglia di rinascere
oltre l’orrore
del pensiero mutilato 




Il gioco del caso 


Un filo d’erba 
mi ha salvato 
ridandomi speranza 
Il vento lo ha spostato 
mentre coglievo un fiore 
Il giallo ranuncolo 
morrà tra le mie mani, 
il verde stelo oscillante 
vedrà un altro sole 




La croce del dubbio 


Ho un piede sulla banchina 
e l’altro sul predellino del treno, 
ma non so decidermi a partire 
Già vedo Cracovia all’orizzonte, 
con i suoi muri screpolati 
Sogno i profumi di Kazimierz, 
la gente che mangia per strada, 
uomini biondi seduti 
a bere birra leggera, 
una donna bruna che vende kippot, 
ma non so decidermi a partire 
Vivo sulla lama dell’incertezza 
Davanti a me ballano i sì e i no 
Ho un piede sulla banchina 
e l’altro sul predellino del treno, 
ma non so decidermi a partire 
Che Gerusalemme sia meglio di Cracovia? 
Il destino non è scritto 
o forse si dispiega in troppe pagine 
Resto fermo senza una ricetta 
Resto fermo senza un invito 
Corre il coniglio, se ha una sola via di fuga, 
ma se ne ha due, non sa quale imboccare 




Acquario a ore 


La tua pelle liscia,
così sottile, 
regala l’impressione 
di vedere 
ciò che racchiude 
Vetro di piccoli pori, 
gentile tessuto 
che veste il corpo 
Visceri, organi, sangue 
distanti da me 
appena un poco 
Acquario umano 
Specchio di verità
da cui tutto traspare, 
tranne l’anima chiara 
che non so trovare 




Il ritorno del verbo gentile 


Dopo cento notti 
di frusta ai sensi 
fiori rossi sbocciano furiosi 
Cura, legame... ardore 
Dolce stimolo, 
sommo spettro, 
fedele specchio 
di forza e voglia 
Parola intrepida 
è amore senza illusione 
Lacrima sul fuoco 
che torna viva 
e sprona a sussurrare, 
a bisbigliare preghiere 
finché l’impavido vagire 
copre il pianto ferito 
da indicibile arsura 
Lacrima sul fuoco 
Intrepida nel brusìo 
di miraggi infreddoliti 
che voglio salutare 
Inciampando un poco 
Stavolta solo un poco 




Rapita da una certa solitudine 


“Rapita 
da una certa 
solitudine” 
scrive la donna 
dai capelli azzurri 
Sola nel buio 
a carezzarsi il seno 
sente vibrare 
la pelle sottile, 
le cosce ancor forti 
tremano un poco 
“Rapita è parola tua 
per tradire il desiderio 
Solitudine 
è nome comune, 
abusato, truccato 
Certa è parola senza dubbio, 
infelice marca 
per chi voglia cambiare” 




Riflesso sfocato 


Bevo sempre acqua del rubinetto 
e quando prendo l’unico bicchiere, 
dal cestello sopra il lavandino, 
il mio busto si riflette 
nell’alluminio di una pentola mai usata 
Mi vedo sfocato sul lucido metallo, 
come un’ombra lontana, 
e ciò mi turba ogni volta 
Potrei essere chiunque, anche uno spettro 
Nessun angelo direbbe il mio nome 
se non sapesse che su quella lamina, 
finché vivo almeno un po’, 
posso specchiarmi solo io 




La pagina 56 del libro di S. Iori Sottopelle, Edizioni Kolibris, Ferrara, 2013 (L’effetto-colore è a cura - o è colpa - del blogger)



Inchino a Vera Pavlova 


Fingo d’esser ubriaco 
per esser tenero 
Fingo d’esser vecchio 
per non dover fingere 
Fingo per inventare 
una vita da raccontare 
Fingo per non deludere 
né me, né altri 
Fingo d’esser morto 
fingendo di dormire 
Ma stanotte ho sognato, 
ho visto la vita com’è davvero 
e non mi dispiace affatto 
L’aspra, nuda verità 
non fa più paura 
Forse da domani 
non fingerò più







COLLANA CHIARA 
Poesia italiana contemporanea 
STEFANO IORI, Sottopelle 
Prefazione di Gio Ferri 
Postfazione di Enrico Ratti 
Con una nota di Chiara De Luca


Un viaggio sorpreso tra i meandri della mente, e la presenza/assenza dei corpi. Delle figure di un mito vissuto in una realtà tanto vitale quanto virtuale: gli incredibili, non credibili incantamenti televisivi o cinematografici che, storie del e nel nulla, oltre la superficialità apparente delle ombre, inseriscono il germe della metamorfosi nella coscienza. E dell’autocoscienza, come avviene per speculare istanza in “Riflesso sfocato”.
Dalla prefazione di Gio Ferri

Sottopelle, appena al di sotto della superficie d’ogni giorno, del visibile a occhio nudo, dell’(apparentemente) noto: è lì che vuole spingersi il poeta, scavando via con pazienza, a mani nude, la patina di superficie delle cose, per mostrarne il volto vero a chi passando in fretta o disattento non ne scorga che il rivestimento. Per questo la parola di Iori si sveste del superfluo, di ogni inutilità e ornamento, per riscoprirsi materia grezza, in grado di riplasmare il reale, il dato a tutti accessibile, il tangibile.
Dalla nota di Chiara De Luca

Qual è dunque l’oggetto della poesia di Iori? Senza illustrazione e senza rappresentazione, senza significazione e senza finalità, la sua comunicazione poetica è comunicazione diplomatica. Una comunicazione che si annuncia attraverso la lingua altra. E la lingua altra, ossia l’alingua dell’artificio, la lingua dell’arte del fare, è la lingua particolare con cui l’oggetto della poesia dell’autore si scrive, si qualifica e si narra. Si scrive, si qualifica e si narra fino a diventare dispositivo d’impresa. Dispositivo di comunicazione. Dispositivo di valore. Fino a diventare enigma e rebus lungo la via che la sofistica ha tracciato.
Dalla postfazione di Enrico Ratti

















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7 commenti:

  1. Devo confessare che il recentissimo incontro col libro “Sottopelle” di Stefano Iori ha imprevedibilmente costituito e costituisce, per me in quanto lettore di poesia, uno di quegli avvenimenti fortunati che, ormai non troppo spesso, coinvolgono un frequentatore dell’ars poetica. Questo fatto ha reso difficoltosa la scelta dei testi da presentare qui. Si trattava di escludere – per necessità di cose - una parte cospicua delle poesie costituenti il libro, mentre era emotivamente forte la voglia di non escludere nulla… Alla fine la scelta è stata comunque fatta, ed ora è sotto gli occhi dei lettori-visitatori, che avranno la possibilità di farsi un’idea sufficientemente chiara della complessa densità di contenuti e significati, della bellezza di questi versi, dai quali è quasi impossibile non essere attratti, e addirittura trascinati fino al loro interno più misterioso e profondo.
    Un sentito grazie a Stefano Iori, graditissimo ospite del nostro blog per averci onorati, insieme alla sua complessa e affascinante poesia.

    Antonino Caponnetto

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  2. Come Antonino, mi sento fortunato per questo incontro inaspettato. Non conoscevo Stefano Iori poeta e, devo dire, che mi ha sorpreso piacevolmente la lettura di questa poesia così intensa e penetrante. Leggerò certamente il libro da cui i testi sono estrapolati e son certo che quest'incontro mi arrcchirà come lettore, ma anche come poeta.
    Come sempre Caponnetto sa bene come intrattenere i propri visitatori. Grazie ad Antonino e un grande applauso a Stefano Iori.

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  3. Be', una sorpresa gradevole, anche per la cura delle parole utilizzate e perla delicatezza (ho dato una lettura un po' superficiale ma mi riprometto di approfondire) che traspare da molti versi.

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  4. Un'incontro,quello con Stefano Iori,di notevole interesse.Una lettura "sottopelle" per accedere all'essenzialità
    delle cose,ad una prospettiva molto atipica di coinvolgimento poetico ,non certamente meno intimistico.
    Essenziale,quasi estremo nel suo essere luogo di ricerca lontano da uno stereotipo comune della mente,della memoria.
    Il dato poetico assume,nel dire di Iori,le distanze dal credere qualcosa e si esplica con l'essere certi di qualcosa
    che però rimane seminascosto in una condizione in cui l'osservazione di tutto è un'analisi che non confonde nulla con le ragioni spesso solo critiche della coscienza.

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  5. Concordo con chi mi ha preceduto, è una poesia che cattura e tiene e non so dirvi per quale motivo. Forse proprio per quello che è espresso nel titolo " ....sottopelle ", sensazioni e cose che si sanno senza saperne il perchè, nella lettura si riconoscono piano piano mentre si leggono e poi ci sono. personalmente è stata una " tacca " in più nella conoscenza della poesia e una tacca di riflessione profonda al desiderio di scrivere.
    Complimenti sinceri a Questo autore e un grazie ad Antonino per questo arricchimento.

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  6. Antonio Ciminiera22 agosto 2013 07:18

    Chi ha detto che la poesia discorsiva, non eccessivamente sofisticata, sobria, libera da fronzoli e orpelli, diretta, non possa considerarsi Poesia di altissima qualità? Quello che rende mediocre una poesia non è soltanto la banalità dei termini adottati, ma anche il fiorire di concetti scontati, quando, seppur chilometrica, non dice assolutamente nulla, un affastellamento di frasi da cui non si ricava alcun costrutto, ma non è certamente il caso di questa straordinaria Poesia.
    Un incontro fortunato quello con la Poetica di Stefano Iori, grazie all'amico Antonino Caponnetto, persona competente, sempre attento a quello che propone; uno spazio d'élite per Poeti di grande temperamento il suo. Ho letto con estremo piacere queste bellissime liriche ma adotterò due versi a caso per tentare di rendere palese il mio umile punto di vista: "Inchino a Vera Pavlova": //Fingo d’esser ubriaco/ per esser tenero/ Fingo d’esser vecchio/ per non dover fingere// ...Fingo d’esser ubriaco "per essere tenero" e ancora, Fingo d'essere vecchio "per non dover fingere". Ecco, fra virgolette, il costrutto illuminante! Il concetto che nobilita il verso. Fiori rari disseminati qua e là, che impreziosiscono ancora di più un giardino essenziale, ma già estremamente ricco di fascino. Ci sarebbero da scrivere pagine e pagine in merito a questa straordinaria Poetica ma non sono un esperto in critica e tanto meno un poeta illuminato e quindi mi fermo qui. Complimenti sinceri all'autore.

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  7. Se non ci fossi tu, Antonino, non avrei in alcun modo la possibilità di conoscere certi poeti di indiscusso valore, che purtroppo vengono oscurati da non so quale subdola logica propagandistica della critica ufficiale e dell’informazione mediatica. L’altissima poetica di Iori è caratterizzata da significative e stimolanti antinomie, visibili già solo attraverso una analisi macrotestuale ma anche linguistica dei suoi componimenti. Nelle sue poesie ricorre con insistenza, infatti, la parola "Dubbio" che osa farsi finanche titolo , rinforzata dal fonema “Croce” . È noto come il dubbio sia simbolo di uno stato di conflittualità interiore , di una scelta mai conclusa, di un pensare sempre in fieri senza alcun approdo ad alcuna meta. Iori cerca… Iori si cerca… Iori tenta di esperire punti di convergenza o di esatta corrispondenza tra sé e gli altri, ma nulla trova o scopre se non quanto sia immensa la solitudine nella quale si dibatte il proprio io e quanto inoltre il proprio spazio interiore, sia diverso, unico e lontano da quello di chiunque altro. Trovo che Iori sia da classificare tra i migliori lirici del nostro attuale statuto letterario. Mi piacerebbe aggiungere altre riflessioni sulla sua poesia , soffermandomi magari su alcuni originalissimi aspetti che essa manifesta, ma il mio diverrebbe un lungo discorso. Mi riprometto comunque di leggere l’intera raccolta di questo Autore, sperando di poterlo conoscere successivamente, magari perché no, anche di persona in qualche evento che si pregi della sua presenza. Nunzia Binetti

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