domenica 4 agosto 2013

Gottfried Benn - Sieben Gedichte aus: «Fragmente» / Sette poesie da: «Frammenti» (in: «Frammenti e distillazioni»)






Gottfried Benn (Mansfeld, 2 maggio 1886 – Berlino, 7 luglio 1956) poeta, scrittore e saggista tedesco. 
Figlio di un pastore protestante, Benn, abbandonò presto lo studio della teologia per dedicarsi alla medicina presso l’accademia militare di Berlino dove si laureò nel 1910. Esordì nella letteratura pubblicando nel 1912 la raccolta di poesie espressioniste Morgue e altre poesie, ambientata prevalentemente nei padiglioni di un ospedale e fitta di immagini macabre e mortuarie. L’opera destò un certo scandalo e proiettò Benn negli ambienti letterari della Berlino degli anni ’10. Il dottor Benn entrò in contatto con gli artisti del gruppo Die Brücke ed iniziò un’avventura sentimentale con la poetessa ebrea Else Lasker-Schüler. 
Durante la prima guerra mondiale Benn prosegue la sua professione di medico come sifilopatologo prestando servizio nell’esercito tedesco di occupazione in Belgio. Nel 1916 pubblica il racconto lungo Cervelli (Gehirne) seguito poi da Le novelle di Rönne. Opera fortemente autobiografica, dove le giornate di un medico dell’esercito vengono descritte attraverso un flusso di immagini pregne di regressione onirica e simbolismo. Terminato il conflitto Benn si ritrasferisce di nuovo a Berlino dove apre uno studio privato sulla Hermannstraße.
Nel dopoguerra, ostile alla Repubblica di Weimar, fece parte del movimento culturale della Rivoluzione conservatrice e poi simpatizzò per l’emergente movimento nazista. Nel febbraio del 1933 viene chiamato dai gerarchi nazisti a dirigere la sezione di poesia dell’Accademia di Prussia, dai quali erano stati espulsi o si erano volontariamente allontanati poeti e intellettuali ostili al nuovo regime. Durante questi anni Benn scrive alcuni saggi e articoli, raccolti poi nel volume Der neue Staat und die Intellektuellen (1932), dalla quale si avverte una forte fascinazione estetizzante per il nazionalsocialismo, salutato come forza storica nuova, potente, nata da istanze dionisiache e assertrice del culto della forma. Concetti ripetuti ancora in una serie di saggi raccolti poi nel libro Kunst und Macht (1935).
Ma la luna di miele fra Benn e i gerarchi ha vita breve. I nazisti mettono gli occhi sui suoi scritti giovanili e sulle sue affinità poetiche col movimento espressionista che Goebbels e compagni bollano come «arte degenerata» e lo bandiscono. In giugno Hans Friederich Blunck lo sostituisce alla direzione dell’Accademia e Benn prende le distanze dal nazismo. Il 27 agosto 1934 ne scrive alla poetessa Ina Seidel: «Il tutto mi comincia ad apparire come una sceneggiata che annuncia sempre il Faust ma la troupe è appena sufficiente per un’operetta. Con quali toni grandiosi ha esordito e come appare schifoso oggi!». Benn, profondamente amareggiato, scompare dalla scena pubblica e si ritira ad Hannover. All’amico Friedrich Oelze scrive il 18 novembre di voler tornare a far parte dell’Esercito: «la Reichswehr è la forma aristocratica di emigrazione». Nel 1937 è attaccato da Wolfgang Willrich, ufficiale delle SS, nel libro Säuberung des Kunsttempels (Pulizia del tempio dell’arte) ma Benn è difeso da Heinrich Himmler: tuttavia, nel 1938, la Reichsschrifttumskammer, l’Associazione degli scrittori, proibisce a Benn la pubblicazione dei suoi libri.
Finita la guerra, nel 1951 ottiene il premio Georg Büchner. Muore a Berlino Ovest nel 1956 e viene sepolto nel cimitero Waldfriedhof di Dahlem.

OPERE 


Morgue und andere Gedichte, 1912; Fleisch, 1917; Die Gesammelten Schriften, 1922; Schutt, 1924; Betäubung, 1925; Spaltung, 1925; Nach dem Nihilismus, Berlin, 1932; Der Neue Staat und die Intellekuellen, 1933; Kunst und Macht, 1935; Statische Gedichte, 1948; Ptolemäer, 1949; Ausdruckswelt. Essays und Aphorismen, 1949; Trunkene Flut. Ausgewählte Gedichte, 1949; Roman des Phänotyp, 1949; Doppelleben, 1950; Fragmente. Neue Gedichte, 1951; Probleme der Lyrik, 1951; Essays, 1951; Die Stimme hinter dem Vorhang, 1952; Destillationen. Neue Gedichte, 1953;

Traduzioni italiane 


Il tolemaico, Einaudi, 1973; Cervelli, Adelphi; Lo smalto sul nulla, Adelphi; Morgue, Einaudi; Pietra verso flauto, Adelphi; Romanzo del fenotipo, Adelphi; Frammenti e distillazioni, Einaudi; Aprèslude, Einaudi; Poesie statiche, Einaudi; Flutto Ebbro, Guanda; Doppia vita, Sugar.

Bibliografia 


Marino Freschi, La letteratura del Terzo Reich, Editori Riuniti, Roma, 1997 ISBN 88-359-4190-3; Vincenza Scuderi, Il palinsesto invisibile. La poesia di Gottfried Benn in Italia, Bonanno, Catania, 2006 ISBN 88-779-6299-2; Luciano Zagari, Gottfried Benn. Un poeta della tarda modernità, Ets, Firenze, 1997; Ferruccio Masini, Astrazione e violenza. Gottfried Benn e l’espressionismo, Vittorietti, Palermo, 1978; Ferruccio Masini, Gottfried Benn e il mito del nichilismo, Marsilio, Padova, 1978; Paola Quadrelli, Le vite in versi. Figure di artisti e scienziati nella lirica tedesca moderna (Benn, Enzensberger, Heiner Müller), Aracne, Roma, 2008; Nadia Centorbi, La Musa estranea. Gottfried Benn (1913-1945), Artemide, Roma, 2009

Fonte principale: wikipedia





Nota per il lettore: 

Le poesie qui di seguito date in lingua originale e le loro traduzioni in italiano sono tratte dalla raccolta «Frammenti», in: 
Gottfried Benn, FRAMMENTI E DISTILLAZIONI, a cura di Anna Maria Carpi, Einaudi, Torino, 2004.











Scritte rispettivamente nel 1951 e nel 1953, Frammenti e Distillazioni sono le uniche raccolte ancora inedite in Italia di Gottfried Benn, il poeta che con Brecht e Celan forma la grande triade tedesca di metà ’900. A parlare da questi versi è un uomo ormai anziano, stanco, che teme la luce, la primavera e i contatti sociali e sta sprofondando, ora stoicamente, ora con dolore, nella propria fine. Il seguace di Nietzsche, che odiava la società di massa e il rammollito utilitarismo della democrazia, qui recupera una «lirica morbida», trova il sollievo di riconoscersi, con muto affetto, nella gente comune e ignota, e al tempo stesso sogna (come disse in una conferenza del 1954) d’«ingannarsi eppure di continuare a prestar fede al proprio intimo; questo è l’uomo, e al di là di vittoria e sconfitta comincia la sua gloria». 


Dalla quarta di copertina del libro succitato, v. anche: http://www.einaudi.it/libri/libro/gottfried-benn/frammenti-e-distillazioni/978880616733








Ein Schatten an der Mauer 


Ein Schatten an der Mauer 
Von Ästen, bewegt im Mittagswind, 
das ist genügend Erde 
und hinsichtlich des Auges 
genügend Teilnahme 
am Himmelsspiel. 

Wie weit willst du noch gehn? Verwehre 
doch neuen Eindrücken 
den drängenden Charakter – 

stumm liegen,
die eigenen Felder sehn, 
das ganze Rittergut, 
besonders lange 
auf Mohn verweilen, 
dem unvergeßlichen, 
weil er den Sommer trug – 

wo ist er hin –? 




Un’ombra sul muro 


Un’ombra sul muro 
di rami, a mezzodí mossi dall’aria, 
è già abbastanza terra 
e in rapporto all’occhio 
un sufficiente prendere parte 
ai giochi del cielo. 

Quanto pensi ancora d’avanzare? Vieta 
alle nuove impressioni 
d’irrompere dentro di te – 

star coricati, in silenzio, 
in vista dei propri campi, 
entro i confini del feudo, 
e soprattutto sostare 
a lungo presso il papavero 
che non si dimentica 
perché ha retto tutta l’estate – 

dov’è finito ? 




Denk der Vergeblichen 


Wenn ein Verzweifeln
– der du doch große Stunden hattest 
und sicher gingst und viele Beschenkungen 
aus Rausch und Morgenröten und Wendungen, 
unerwarteten, 
dir pflegen konntest –  
wenn ein Verzweifeln, 
selbst mit Zerstörung und Endverglimmen 
aus dem Unergründlichen 
in seine Macht dich will: 

denk der Vergeblichen, 
die zarter Schläfe, inngewendeten Gesichts 
in der Erinnerungen Treue, 
die wenig Hoffnung ließen, 
doch auch nach Blumen fragten 
und still Verschwiegenes 
mit einem Lächeln von wenig Ausdruck 
in ihren kleinen Himmel hoben, 
der bald verlöschen sollte. 




Pensa a chi è stato invano 


Se un disperare – 
tu che hai pur avuto ore grandi 
e certezze e il dono di tante 
ebbrezze e aurore e svolte 
inattese 
e di potervi anche indugiare – 
se un disperare, 
sia pure con estinzioni e annientamenti, 
dall’insondabile ti vuole 
in suo potere: 
pensa a chi è stato invano, 
tempie delicate, sguardi introversi, 
fedeltà di ricordi 
che lasciavano poca speranza 
ma anche loro chiedevano fiori, 
e con un sorriso poco espressivo 
sollevavano il non detto, il taciuto 
al loro piccolo cielo 
prossimo a spegnersi. 




Zerstörungen 


Zerstörungen – 
aber wo nichts mehr zu zerstören ist, 
selbst die Trümmer altern 
mit Wegerich und Zichorie 
auf ihren Humusandeutungen, 
verkrampft als Erde – 

Zerstörungen – 
das sagt immerhin: hier war einmal 
Masse, Gebautes, Festgefügtes – 
o schönes Wort 
voll Anklang 
an Füllungsreichtum 
und Heimatfluren – 

Zerstörungen – 
o graues Siebenschläferwort 
mit Wolken, Schauern, Laubverdunkeltheiten, 
gesichert für lange Zeit – 
wo Sommer sein sollte 
mit Fruchtgetränken, 
Eisbechern, beschlagenen, 
und Partys zu heller Nacht am Strande. 




Distruzioni 


Distruzioni – 
ma dove non c’è più nulla da distruggere, 
persino le rovine invecchiano 
fra piantaggine e cicoria 
sui loro abbozzi di humus, 
rattrappite zolle di terra – 

distruzioni – 
il che dice pur sempre: qui una volta 
c’erano masse, edifici, compattezze – 
o bella parola 
che echeggia 
colme opulenze 
e prode natie – 

distruzioni – 
o grigia parola dei sette dormienti 
con nuvole, rovesci, ombra sotto il fogliame, 
assicurati per un lungo tempo – 
ove dovrebbe essere estate 
con succhi di frutta, 
coppe di gelato, appannate, 
e party sulla spiaggia in notti chiare. 




Finis Poloniae 


Finis Poloniae – 
eine Redewendung, 
die abgesehn von ihrem historischen Inhalt 
das Ende großer Reiche 
bedeutet. 

Verhexte Atmosphäre, 
alles atmet beklommen, 
Zwitterluft – falls sie Gedanken hätte, 
wären es solche an uneuropäische Monsune 
und gelbe Meere. 

Das Große geht an sich selbst zugrunde, 
spricht zu sich selbst den letzten Laut, 
das fremde Lied, meistens verkannt, 
gelegentlich geduldet – 

Finis Poloniae – 
vielleicht an einem Regentag, wenig beliebt, 
doch für den vorliegenden Fall ein Geräusch von Glücken 
und dann das Hornsolo, 
im Anschluß eine Hortensie, die ruhigste der Blumen, 
die bis November im Regen aushält, 
leise auf die Grube. 




Finis Poloniae 


Finis Poloniae – 
un modo di dire, 
che a parte il suo senso letterale 
significa 
la fine di grandi regni. 

Atmosfera stregata, 
hanno tutti l’affanno, 
un’aria anfibia – che ammesso pensasse 
penserebbe a monsoni non europei 
e a mari gialli. 

Ciò che è grande ha in sé la sua rovina, 
è a se stesso che invia l’ultimo suono, 
canto straniero, misconosciuto in genere, 
tollerato talvolta – 

Finis Poloniae – 
forse in un giorno di pioggia, spiacevole, 
ma in questo caso un rumorio di felicità 
e poi l’a solo di corno, 
seguito da un’ortensia, il più placido dei fiori, 
che resiste nella pioggia fino a novembre, 
sotto tono, sino alla fossa. 




Die Gitter 


Die Gitter sind verkettet, 
ja mehr: die Mauer ist zu –: 
du hast dich zwar gerettet, 
doch wen rettetest du? 

Drei Pappeln an einer Schleuse, 
eine Möwe im Flug zum Meer, 
das ist der Ebenen Weise, 
da kamst du her, 

dann streiftest du Haar und Häute 
alljährlich windend ab 
und zehrtest von Trank und Beute, 
die dir ein anderer gab, 

ein anderer – schweige – bitter 
fängt diese Weise an –
du rettetest dich in Gitter, 
die nichts mehr öffnen kann. 




Le sbarre 


Le sbarre sono saldate, 
di più: il muro è chiuso –: 
ti sei salvato, certo, 
ma hai salvato qualcuno? 

Tre pioppi sopra una chiusa, 
un gabbiano in volo al mare, 
è la canzone della pianura, 
di là tu sei venuto, 

poi in contorsioni mutasti 
capelli e pelle ogni anno 
e consumavi bottino e bevanda 
che ti passava un altro,
un altro – taci – amara 
comincia questa canzone – 
ti sei salvato fra sbarre 
che niente può più aprire. 




Reisen 


Meinen Sie Zürich zum Beispiel 
sei eine tiefere Stadt, 
wo man Wunder und Weihen 
immer als Inhalt hat? 

Meinen Sie, aus Habana, 
weiß und hibiskusrot, 
bräche ein ewiges Manna 
für Ihre Wüstennot? 

Bahnhofstraßen und Ruen. 
Boulevards, Lidos. Laan – 
selbst auf den Fifth Avenuen 
fällt Sie die Leere an – 

Ach, vergeblich das Fahren! 
Spät erst erfahren Sie sich: 
bleiben und stille bewahren 
das sich umgrenzende Ich. 




Viaggi 


Lei crede che a esempio Zurigo 
sia una città più profonda 
dove per contenuto si hanno 
prodigi e consacrazioni? 

Lei crede che dalla Havana, 
bianca e rossa d’ibisco, 
sgorghi un’eterna manna 
per la sete del Suo deserto? 

Vie della Stazione e rues,
boulevards, lidi e laan – 
su tutte le Fifth Avenue 
Lei è assalito dal vuoto – 

Ah com’è vano l’andare! 
Lei tardi apprende se stesso: 
restare e in silenzio serbare 
l’io che si traccia i confini. 




Eine Hymne 


Mit jener Eigenschaft der großen Puncher: 
Schläge hinnehmen können 
stehn, 

Feuerwasser in der Kehle gurgeln 
Sub- und supraatomar 
dem Rausch begegnet sein, 
Sandalen 
am Krater lassen wie Empedokles 
und dann hinab, 

nicht sagen: Wiederkehr 
nicht denken: halb und halb, 
Maulwurfshügel freigeben 
wenn Zwerge sich vergrößern wollen, 
allroundgetafelt bei sich selbst 
unteilbar 
und auch den Sieg verschenken können – 

eine Hymne solchem Mann. 




Un inno 


Con quella qualità dei grandi pugili: 
incassare e rimanere 
saldi, 

ingurgitare grappa dalla bottiglia 
aver preso sbornie 
sub e super atomiche, 
lasciare i sandali 
sul bordo del cratere come Empedocle 
e poi giù a capofitto, 

non dire: ritorno 
non pensare: mezzo e mezzo, 
mollare i tumuli delle talpe 
ai nani che vogliono farsi grandi, 
pranzare allround a casa propria 
non scindersi 
e saper dar via anche la vittoria – 

un inno a un uomo siffatto.





















CONTATTI / CONTACTS
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3 commenti:

  1. Benché non sia uno sconosciuto, Gottfried Benn non è un nome dei più ricorrenti quando si parla di poesia contemporanea.
    Eppure si tratta di una voce senza eguali nel Novecento poetico europeo, alla pari di Brecht, Paund che sicuramente hanno avuto più spazio e fama nella dottrina dei nostri luminari del Parnaso.
    Un poeta la cui lezione non è stata ancora deguatamente compresa e assimilata nella confusione e impoetica che ha contraddistinto gli ultimi decenni.
    Benn fu in effetti un attento testimone del suo tempo: aristocratico, solitario, introverso, scienziato ed esteta.
    Fu un “collaborazionista” che non ha mai collaborato forse anche per questo suo “errore” anche se presto compreso si è cercato di oscurarlo e mai perdonato.
    La sua poesia fu definita da E. E. Kisch di “ripugnante aristocratismo”, “una critica arcaica”, lo considera ancora “un profeta più folle che strambo, che la società, inorridita dalla sua cruda e aberrante poesia, ha privato delle sue prerogative di guida spirituale e di veggente”.
    Ma qualunque sia il giudizio che si può esprimere su Benn (e molti sono che non lo amano, né Benn ,del resto mai ha fatto nulla per essere amato) la sua esemplarità è unica.
    Oltre che poeta e autore di numerosi saggi fu un apprezzato sifilopatologo e questa sua professione di medico traspare in molte sue liriche per la dovizia e i particolari macabro-scientifici.
    La sua professione lo salvò anche dalla persecuzione nazista che in quel tempo bruciava
    pubblicamente “l’arte degenerata”. Nonostante fosse stato un pubblico sostenitore e avesse creduto nel nazionalsocialismo come il futuro di un mondo nuovo, anche i suoi scritti andarono al rogo e lui si salvò arruolandosi come ufficiale medico nell’esercito del Terzo Reich.
    Nemmeno con la liberazione i suoi scritti furono ripubblicati: gli “alleati” diffidavano di Benn, lo consideravano un ancora un “nazista”. Bisognerà aspettare il 1949 per rivedere ristampate le sue opere.

    (Da: “L’imperdonabile Benn” - Articolo di Antonio Collecchia, in: http://www.cristinacampo.it/public/gottfried%20benn.pdf )

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  2. Proposta interessante di un autore (di cui è la prima volta che leggo qualcosa) che nella traduzione mi piace e di cui nei versi scelti ritrovo molto delle note biografiche riportate. E Un inno la leggo di nuovo, perché mi colpisce soprattutto nei primi versi che sento così vicini...e sempre grazie Antonino per la svolta particolare che sai imprimere ad una anonima domenica pomeriggio d'agosto!

    Angela Greco

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  3. E' sempre bello leggere le poesie dei Grandi , e questo Poeta certamente lo è. Da "Le sbarre" : "Ti sei salvato tra le sbarre / che niente può più aprire"... Prigioniero per sempre di un passato che non ama , ma non può più cambiare. Vi traspare un senso di viva solitudine che ritrovo nei bei versi finali della poesia "Viaggi" : "...in silenzio serbare l' io che si traccia i confini" . L' ultima poesia , " Un inno", sembra dedicata a se stesso. E' lui l' uomo forte, che "incassa e rimane saldo", che disprezza "i nani che vogliono farsi grandi", e si rifugia nella propria solitudine per ritrovare se stesso " allround casa propria / non scindersi / e saper dar via anche la vittoria". Grazie per questa bella lettura.

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