lunedì 22 luglio 2013

Messer Da Vinci e sor Gioachino Belli – O d’un inammissibile confronto sopra l’Annunciazione








                                    L’Annunciazione di Leonardo 


Leonardo da Vinci, Annunciazione, 1472-1475 circa, olio e tempera su tavola, 98×217 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

Il dipinto sopra riprodotto giunse agli Uffizi dal convento di San Bartolomeo a Monte Oliveto nel 1867. Già attribuito al Ghirlandaio, il dipinto è da considerare un’opera giovanile di Leonardo. Insolito per una pala d’altare, il formato della tavola, sviluppato orizzontalmente, riprende piuttosto la tipologia delle predelle e dei bassorilievi. Nel primo piano è raffigurata l’Annunciazione, sullo sfondo un edificio fiorentino e un bellissimo paesaggio nel quale Leonardo coglie con naturalezza il mondo vegetale e il senso atmosferico delle lontananze. Sono state notate delle inesattezze spaziali, come la resa del braccio destro della Vergine. 






                                    L’Annunciazione del Belli 


Abbiamo qui riprodotto, dopo averla ricomposta fedelmente dal punto di vista testuale, la pagina 429 del primo volume dell’opera: 
“ Giuseppe Gioachino Belli, tutti i sonetti romaneschi ”, a cura di Bruno Cagli, Newton Compton Editori, 1972 - Nuova edizione: marzo 1980.

Come in quasi tutte le poesie bibliche” del Belli, o forse dovremmo dire “anti-bibliche, in questo sonetto, così scrive Luciano Zappella: << L’annuncio a Maria (Luca 1,26-38) avviene in un “romano” contesto di estrema povertà, che rende la scena più viva e parlante. Anche la battuta finale (sorta di parafrasi del poco comprensibile «non conosco uomo»), lungi dall’essere una volgarità gratuita, rivela l’ingenuo stupore di una ragazza del popolo di fronte a un fatto inspiegabile...>>.    






                                    L’Annunciazione di Luca  




Il testo soprastante è quello redatto secondo l’odierna lezione proposta dalla Conferenza Episcopale Italiana.











     Leonardo di ser Piero da Vinci è stato artista, scienziato e pittore. Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento italiano, incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza. Fu pittore, disegnatore, scultore, architetto, ingegnere, scenografo, anatomista, letterato, musicista e inventore. È considerato uno dei più grandi geni dell’umanità. 
     Leonardo nacque a Vinci il 15 aprile del 1452. Nel 1469 si trasferì con tutta la famiglia a Firenze. Qui entrò a far parte della bottega del Verrocchio, dove rimase per otto anni e dove apprese l’arte del disegno, l’uso della prospettiva e l’anatomia. Queste conoscenze sono riscontrabili nell’opera Annunciazione, a cui il giovanissimo Leonardo lavorò tra il 1472 e il 1475 e nella quale è evidente una straordinaria qualità cromatica, e uno studio attento verso i particolari soprattutto naturali.
     Leonardo arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni, trascorsi al servizio di Ludovico il Moro. A Milano Leonardo si occupò dei diversi campi delle scienza e delle arti, dedicandosi però prevalentemente all’attività di pittore. Qui realizzò opere molto importanti tra le quali la Vergine delle rocce. Eseguì molte altre opere, tra cui la Dama con l’ermellino, di Cracovia, il Ritratto di dama, del Louvre, ma il capolavoro del periodo milanese è considerato l’Ultima Cena, che Leonardo realizzò intorno al 1495-1497 nel convento di Santa Maria delle Grazie.
     Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l’invasione del ducato da parte dei francesi, e Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze. In questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con sé anche in Francia, dove tuttora si trova, presso il museo del Louvre. Nel 1506 Leonardo si recò nuovamente a Milano.
     Negli ultimi anni della sua vita l’artista alternò il suo soggiorno in questa città con brevi viaggi a Firenze. Nel 1516 accettò l’invito del re di Francia e si recò ad Amboise, per trascorrervi gli ultimi anni della sua vita, e per morirvi nel 1519. 

     Riportiamo i titoli di tre delle più importanti opere pittoriche attribuite a Leonardo: 
  — Madonna Dreyfus (attribuita dai più a Lorenzo di Credi), 1469 circa, 15,7x12,8 cm, olio su tavola, Stati Uniti, Washington, National Gallery of Art; 
  — Annunciazione, 1472-1475, 98x217 cm, olio e tempera su tavola, Italia, Firenze, Galleria degli Uffizi; 
  — Madonna del Garofano, 1473 circa, 62x47,5 cm, olio su tavola, Germania, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek. 



Giuseppe Gioachino Belli. - Poeta (Roma 1791 - ivi 1863). Fondatore (1813) dell’Accademia Tiberina, per tutta la vita scrisse poesie in italiano, che, considerate sino a oggi come un’esperienza decisamente negativa dell’arte belliana, sono state in questi ultimi anni parzialmente rivalutate da alcuni studiosi per i nessi poetici che le legano alla produzione in dialetto romanesco, di cui costituirebbero in certo modo una felice riserva di temi e di proposte stilistiche. Ma la produzione in romanesco, racchiusa in un felice ventennio (1830-49 circa) e costituita da ben 2279 sonetti, tutti pubblicati postumi, rappresenta il capolavoro belliano e insieme una delle conquiste più alte del linguaggio romantico. Nervoso, iracondo, sempre in cerca d’impieghi che successivamente abbandonava, preoccupato anche soverchiamente di questioni economiche, negli ultimi tempi addirittura misantropo, bigotto, censore teatrale pedante, spaventato dagli eventi del 1848-49, intransigente sostenitore di quel governo pontificio di cui pur aveva nei suoi sonetti così lucidamente scrutato le magagne: il Belli uomo sembra essere in singolare contrasto con il poeta. Questi si propose esplicitamente intenti documentarî: e in effetti l’opera di lui può anche servire come importante documento dell’indole e delle condizioni morali, politiche, sociali del popolo di Roma in quegli anni. Ma il suo significato vero non sta qui. Storicamente, insieme con quella di C. Porta, che non fu senza influsso sul Belli, la sua opera è la più importante tappa italiana del realismo romantico dopo la manzoniana e prima di quella più propriamente veristica del secondo Ottocento; uno sforzo poderoso e coerente di tenere i piedi sulla terra per opporsi ai modi arcadici puramente eleganti senza cadere nelle approssimazioni, nelle nebulosità, nelle gratuite fantasticherie di molti romantici italiani. Poeticamente, è una rappresentazione omogenea, pur articolata in mille figure e scene, di un amore scontroso per una città - monumenti e popolino, memorie e usanze d’ogni giorno - e di una visione triste della società e della vita in genere: l’una e l’altra sempre romanticamente concepite come nemiche effettive o potenziali, da subire con rassegnazione piena di amara pietà per sé stessi o da affrontare nell’inclemente satira con spregiudicatezza demolitrice.



Fonti: varie, con adattamenti. Per la sola biografia del Belli si veda: http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-gioachino-belli/ 



 Ai lettori appassionati di Leonardo, che intendano conoscerne per ulteriori aspetti l’opera pittorica, segnaliamo un post interessantissimo riguardante il San Giovanni Battista di Leonardo, post di recentissima pubblicazione su Il Sasso nello Stagno [fra i nostri Siti Amici]: (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/2013/07/22/san-giovanni-battista-di-leonardo-per-i-lunedi-dellarte/)



















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3 commenti:

  1. La ‘causa prima’ per questo curioso post risiede in una poesia di Percy Bysshe Shelley dal titolo “On The Medusa Of Leonardo Da Vinci In The Florentine Gallery”. Di tale poesia è facile reperire (anche online) sia il testo inglese che la traduzione italiana realizzata dal grande Roberto Sanesi. Ho pensato di ritradurla io stesso per renderla a noi ‘più vicina’. Ma dopo essermi procurato una bella immagine della Medusa e averla sapientemente ingrandita, mi dico: ‘Questo non può essere Leonardo’. Confrontando varie fonti, scopro che l’autore di Medusa potrebbe essere forse un misconosciuto pittore fiammingo dell’epoca di Leonardo, ma non certamente quest’ultimo. A questo punto niente più Shelley e niente riproduzione di quella fascinosa e terribile testa di Medusa…
    Su questo blog ho, già una volta, accostato un’opera pittorica a un testo poetico dal medesimo tema. Ora, come quella volta, improvvisamente, pensando a Leonardo e alla giovanile, e certamente sua, Annunciazione, mi viene curiosamente voglia di accostare all’opera leonardesca un assai semplice sonetto del Belli: “La Nunziata”. Della monumentale grandezza dell’opera poetica belliana in romanesco sono da sempre un convinto assertore. So peraltro che le nevrastenie del Belli mostrano in lui moltissime grandi debolezze umane. Esse sono così lontane dall’infinita sete di sapere che assillava Leonardo, il quale tutto intendeva esplorare, sperimentare, capire, modificare. Ma entrambi non potevano essere altro che uomini, i quali in epoche diverse e in diversa maniera hanno pagato il loro tributo per attraversare la vita — ciascun dei due lasciandovi, oltretutto, la propria indelebile traccia.

    Antonino Caponnetto

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  2. Una meraviglia! Questo articolo rende al meglio innanzitutto l'armonia tra le arti, liddove intendo per armonia, una intesa \ unione che lega tutte le arti, non solo poesia, prosa (anche se la scrittura biblica a tratti sembra più una forma poetica a se stante) e pittura come in questo caso. Il romanesco, pur essendo lingua che non amo in modo particolare, rende al meglio la praticità che un atto letteralmente ultraterreno, come l'annunciazione, avrà sicuramente avuto in sé, perché - e non dimentichiamolo - Maria era una donna tutta umana, con un animo già elevato e già divino, per essere scelta, poi, per qualcosa di così straordinario. Mi piace molto, poi, l'ardita contrapposizione tra l'eleganza classica del dipinto e la modernità della colorita espressività del sonetto. Complimenti!!!

    Angela Greco

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  3. Complimenti davvero per l'ecletticità e la poliedricità d'arte

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