sabato 6 luglio 2013

Lucianna Argentino – Dall’antologia « Percezioni dell’invisibile » – post άλφα







Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia, vissuta anche come percorso umano e spirituale, nonché linguistico, l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore. Sue poesie sono presenti in diverse antologie tra le quali “Poesia ’90(Il Ventaglio), “Incontro di poesia” (Rebellato, 1992), “Poesia degli anni novanta” (Poiesis), “Poeti senza cielo, vol. 2°” (Il Melograno), “Il segreto delle fragole” (2009) e in riviste quali “Poiesis”, “Origini”, “Gradiva”, “La Mosca”, “Italian Poetry Review”, “Il Monte Analogo”, “The world poets quarterly” (tradotte in inglese e cinese), “L’ustione della poesia” (ed. Lietocolle 2010), “La Clessidra”, “NoiDonne”, “Capoverso”, “Il Fiacre n.9”, “Arenaria”.
È presente in diversi blog di poesia, come “lapoesiaelospirito”, “Imperfetta Ellisse”, “liberinversi”, “Isola Nera”, “Furioso Bene”, “blanc de ta nuque” “Amigos de la urraka”, “La dimora del tempo sospeso” (Rebstein), “Nazione Indiana”. “Le vie “poetiche”. Fa parte della redazione del blog letterario collettivo “viadellebelledonne”.
È coautrice con Vincenzo Morra del libro “Alessio Niceforo, il poeta della bontà” (Viemme, 1990). Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: “Gli argini del tempo” (ed. Totem, 1991), “Biografia a margine” (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci, segnalato al premio Montale nel 1995. “Mutamento” (Fermenti Editrice, collana “Il tempo ansante” diretta da Plinio Perilli, 1999), con la prefazione di Mariella Bettarini, “Verso Penuel “ (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia (Premio Donna Poesia 2006). “Diario inverso” (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi.  Con Pagina-Zero ha realizzato nel 2008 un e–book tratto dalla raccolta inedita “Le stanze inquiete”, nel 2011 un nuovo e-book dal titolo “Nomi” con il blog “Le vie poetiche”, nel 2012 alcuni suoi testi inediti da “Frammenti di autobiografia postuma” appaiono  nell’antologia poetica  “Percezioni dell’invisibile”, a cura di Giuseppe Vetromile, (Edizioni L’Arca Felice, 2012); nello stesso anno pubblica, con una presentazione di Anna Maria Fabbri il suo libro di poesie “L’ospite indocile” (Passigli Poesia, 2012). 




Nota per il lettore: 
I testi di Lucianna Argentino qui proposti sono tratti dall’antologia, citata anche nel titolo del post, “Percezioni dell’invisibile”, a cura di Giuseppe Vetromile, Edizioni L’Arca Felice, 2012.








Lucianna Argentino

Ha necessità e urgenza di comunicare l’essenziale, il dire poe­tico di Lucianna Argentino, che su queste pagine affina e ap­profondisce la sua ricerca, trovando la sua giusta ed elegante aderenza ad una forma espressiva immediata e scorrevole: una prosa poetica che conserva tuttavia tutte le caratteristiche della buona lirica, dal ritmo alle allusioni, dal tono alle colorature figurative. Il verso, qui, scorre come acqua di fiume, senza ir­rompere ma con la giusta cadenza, suffragata non più da un “andare a capo” quasi obbligato per il rispetto del ritmo e del­le pause, ma piuttosto per la continuità semantica e per l’opportuna chiusura degli “anelli” propositivi, quasi delle ministorie, che però hanno una forte densità narrativa, con retroscene appena accennate che arricchiscono il dettato con rie­vocazioni e rimandi. Nel disvelare la sua trama poetico - nar­rativa, Lucianna Argentino sceglie e fa agire una terza perso­na, trovata intelligente per narrare di sé e del proprio vissuto in modo distaccato e impersonale, per scandagliare e analizza­re la profondità delle emozioni e del sentimento con la dovuta lucidità indagativa. Il risultato, ottimo, si presta ad una resa universalizzante del contenuto, che è poi uno dei maggiori in­tendimenti della scrittura poetica.

(nota a cura di G. Vetromile, in: Percezione dell’invisibile, pag. 11)



Scritto autografo di Lucianna Argentino, in: Percezione dell’invisibile, pag. 12



Testi inediti da

frammenti di autobiografia postuma




La bambina guardava il padre che con un righello e una matita tracciava righe sui fogli bianchi del diario con la copertina di pannolenci rosso e un piccolo lucchetto dorato - dono per la Prima Comunione. Tracciava righe perché le sue parole non sbandassero su quel bianco che allora le era estraneo, perché quel bianco non l’abbagliasse, ma la punta della penna si poggiasse su di esse e proseguisse diritta il suo viaggio. Cominciava così ad imparare che la realtà si può riscrivere, che su quel bianco poteva progettare se stessa e offrire un rifugio al tempo. 



*** 


Ha risvegli dentro mattini improvvisi - come sputati via dalla notte - dentro stanze logorate dall’incuria dove si ammassa il cielo stanco di tutto quell’azzurro su cui non ha alcun potere. Sta dentro il dolore come uno che è arrivato senza aver viaggiato. 




*** 


Scende nelle articolazioni del tempo, ridisegna le mappe del visibile, sprofonda nei territori dell’invisibile, li illumina e ne riceve ombra. Ne scruta i contorni, studia la figura di diffrazione creata dai suoi vuoti, dal passaggio della luce attraverso il suo corpo fino alla pagina (luce che non crea ombra ma si richiude sulla sua origine). Ad ogni principio scopre che sua è l’ombra, sua l’oscurità, il mistero di chi riversa l’essere nel dire. (O similmente di chi dell’essere fa scrittura). 




 

*** 

Secondo i calcoli infinitesimali prodotti dall’azione delle circostanze nelle sue mani, la proprietà dissociativa non si addice alla conoscenza carnale che delle cose ha quando ne spia gli ampless
i. 




*** 

Li abbracciano, i sommozzatori abbracciano i corpi degli annegati per riportarli in superficie e lei abbraccia le parole vive nel fondo marino del suo corpo contro il loro corpo gonfio di silenzio. Le porta a galla perché sulla pagina cantino al mondo la lucentezza delle tenebre e come è giusto il nostro essere temporali e come è perfetta l’equazione di vita e di morte per noi numeri complessi nel moto relativo dell’esistenza. 



*** 

Oggi si è lacerato il tempo e lei sprovvista di segni lo ha rammendato con le sue vene, mentre di solito le cose le scuce, le separa dalla loro utilità, le ricuce sulle pagina. Con le parole gli ricama un altro uso, un uso inutile eppure misteriosamente prezioso. Indispensabile. 



*** 

Ha visto il silenzio salire dalle radici delle parole e percuoterle, percuoterle perché potessero risuonare meglio dentro ciò che non sanno, dentro il buio delle cose e dei cuori senza più attitudini. Ha vagliato tutte le prove sufficienti a suggerire che Dio possa essere un numero che batte il tempo al nostro respiro. 



*** 

La speranza prevedeva abbandoni difficili, lo scavo di abissi lungo sentieri illuminati dalla lungimiranza. Si serviva della qualità evangelica della luce per portare altrove il male; lo portava dove era altro male così senza identità si confondeva, reso innocuo moriva. Lui la guardava senza capire e la notte dormiva mentre lei furtiva e prudente vegliava su un giaciglio di parole inaridite - le conduceva a dottrina dai suoi sogni. 



*** 

Conserva nelle mani le ricorrenze, le cose che sembrano andare e invece rimangono in un silenzio che non sa più dirle, in attesa dietro la porta che al silenzio torni la parola. Complice la vita le lega a un filo come da bambino suo fratello legava assieme le automobiline e le trascinava per tutta la casa. Lei le tiene in grembo, sfoglia l’almanacco, annota in margine quel silenzio che la lega all’ombra delle cose. 



*** 

Si rivede nascosta dietro porte per gioco, per sorprendere chi, ignaro della sua presenza, ne potesse gioire. Il nonno di ritorno dal lavoro, il fischio suo inconfondibile che risuonava nella casa al primo piano. Era allora che, con la complicità della nonna, correva a nascondersi: dietro la porta della camera da letto o del ripostiglio. Eccitata aspettava l’attimo in cui il nonno l’avrebbe trovata e con una esclamazione di gioia l’avrebbe abbracciata. Un gioco che le insegnava la sorpresa di esistere. 



*** 

Gli occhi del padre s’erano fatti più grandi e più piccolo  il cuore  di  lei  quando  lui le  chiedeva «dammi da bere» o «aiutami a voltarmi» - accidente cerebrovascolare quello che s’era portato via la parte sinistra del suo corpo. E lei «aiutami a cercarmi che nel tuo dolore si ossida la mia vita». Ma non lo diceva. Annuiva senza pensare, semplice il sangue al consenso verso ciò che dentro era mormorio continuo e montava in lei la rabbia dei mammiferi. (Adesso la sua morte è un sottofondo lungo tutto il sistema nervoso e linfatico, lungo la planimetria aerobica dell’anima. Ora che ancora sussulta per la strada quando le sembra di vederlo, lui là in piedi com’era prima, ma è solo uno che da lontano gli somiglia. Ora che non riesce, di notte più spesso, a scacciarlo il pensiero di lui là sotto, nell’impensabile solitudine di ammoniaca e vorrebbe trarlo dal buio, dal freddo, da quella lontananza che il ricordo non basta... È la sua assenza che dentro decompone - la postura innaturale delle cose). 



*** 

Il paese di notte, come una nave di luce, fluttuava nel buio, gareggiava con le lucciole. Un bambino ne aveva schiacciata una e le aveva detto: «guarda, quando le schiacci la loro luminescenza forma un castello». E lei, bambina, aveva guardato il povero coleottero schiacciato e la sua luce sbriciolata che piano si spegneva e davvero sembrava un castello in miniatura, con la torre e i merli. (Di generazione in generazione la natura periodica della luce - particella e onda - tramanda discrete quantità elettriche nelle mani dei bambini per la resplendentia* del mondo). 





* Luminosità che mostrerebbe la natura “sacra” di ogni cosa e del suo specifico grado di bellezza. Espressione di una potenza rivelativa che ogni determinatezza potrebbe custodire in se stessa in forza del suo semplice “esistere”


















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7 commenti:

  1. Nel caso di Lucianna Argentino e dei testi qui proposti non farò un commento che abbia pretese critiche (questo è già stato fatto con grande competenza e sensibilità da Giuseppe Vetromile, e i nostri lettori-visitatori hanno la fortuna di poterlo leggere). Mi limito qui a ringraziare Lucianna per avermi a suo tempo donato copia della bellissima antologia più volte citata, e di aver avuto la pazienza di attendere che io ponessi rimedio a una mia omissione, pubblicando finalmente questo post così denso di contenuti tanto poetici quanto meditativi, sempre vivificanti, mobilissimi, ricchi di molteplici significati e aspetti, attraverso i quali la forza meditativa e poetica di questi testi si fa confronto, si fa ascolto e cura…

    Antonino

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  2. Mi piace pensare che la poesia è tutto quello che noi siamo al confine del tempo che c'è dato
    per vivere,nulla più di questo. Ogni nostro legame è una sintesi,un risultato finale che rivela
    la costanza di essere partecipi agli eventi.Umili,spesso senza saperlo, nel farci carico
    delle emozioni e delle parole per raccontarle. Cosa non sempre facile,perchè la parola va immaginata
    mentre vive con noi, in una comunione tacita d'intenti a danno della mediocrità ,dell'inutilità
    del sentire più profondo.Diventa luogo,data,epoca e si trasforma solo per poter essere raccontata
    con l'intuito di un bambino che si accorge per la prima volta di avere viaggiato molto.

    "Di generazione in generazione la natura periodica della luce - particella e onda - tramanda discrete quantità elettriche nelle mani dei bambini per la resplendentia* del mondo)".

    Non credo serva aggiungere altro alle parole di quest'intensa autrice.


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  3. Rimango felicemente colpita dalla scrittura, questa prosa poetica di cui tanto sento dire e che finalmente riesco ad incontrare tra parole lievi, che pure hanno un certo, senza dubbio cioè, peso, ovvero rimangono aggrappate al sentire di chi ha letto anche dopo la lettura. I miei complimenti in primis all'Autrice, poi - sempre - ad Antonino, che mi coinvolge in poesia a me molto utile per imparare questo mondo e, infine, anche ai commenti di Sonia Tri che ritrovo sempre con gioia, perché aggiungono bellezza a bellezza.

    Angela Greco

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  4. Lucianna Argentino è entrata nelle mie corde fin dalla prima volta che l'ho letta. Un amore a prima lettura per questa scrittura cosi piena di tutto e senza mai sforare anche di un solo millimetro. Per questo ho dedicato alcune "cose" a questa grande poetessa: qualche lettura, qualche video con voce di Giusy Di Fato, un e-book che si possono vedere su "le vie poetiche".
    Si capisce che adoro questa scrittrice? Si! e sono orgoglioso di essere amico suo, di aver preso più volte il caffè con lei a Roma e di aver parlato di poesia di spessore!
    Un grande abbraccio a Lucianna e a te, Antonino, il mio sempre più emozionato grazie.

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  5. Innanzi tutto un grazie sentito a Antonino Caponnetto per l'ospitalità in questo suo bel sito di poesia e un grazie di cuore anche a Sonia, Angela e Sebastiano per le loro parole che impreziosiscono il tutto. Molti dubbi assalgono chi scrive dopo, quando lascia che le parole trovate nel silenzio e nella solitudine giungano agli altri. I testi qui proposti fanno parte di una raccolta in cui più forte ed evidente è il dato autobiografico, non perché io pensi di avere una biografia degna di particolare attenzione, ma perché è stata lo spunto, come penso lo sia sempre, per una riflessione ulteriore sul senso della vita e della morte, sullo scorrere del tempo, sugli affetti, sull'amore e certo anche su di me. Penso che ognuno di noi sia un essere unico e irripetibile e che lo sguardo di ognuno possa aggiungere qualcosa di prezioso alla comprensione del mondo che ci circonda e del mondo che è dentro di noi. Un caro saluto a tutti, Lucianna
    Sebastiano mi piacerebbe parlare ancora con te davanti a un buon caffè!

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  6. Innanzi tutto un grazie sentito a Antonino Caponnetto per l'ospitalità in questo suo bel sito di poesia e un grazie di cuore anche a Sonia, Angela e Sebastiano per le loro parole che impreziosiscono il tutto. Molti dubbi assalgono chi scrive dopo, quando lascia che le parole trovate nel silenzio e nella solitudine giungano agli altri. I testi qui proposti fanno parte di una raccolta in cui più forte ed evidente è il dato autobiografico, non perché io pensi di avere una biografia degna di particolare attenzione, ma perché è stata lo spunto, come penso lo sia sempre, per una riflessione ulteriore sul senso della vita e della morte, sullo scorrere del tempo, sugli affetti, sull'amore e certo anche su di me. Penso che ognuno di noi sia un essere unico e irripetibile e che lo sguardo di ognuno possa aggiungere qualcosa di prezioso alla comprensione del mondo che ci circonda e del mondo che è dentro di noi. Un caro saluto a tutti, Lucianna
    Sebastiano mi piacerebbe parlare ancora con te davanti a un buon caffè!

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  7. Scusate ho fatto un piccolo pasticcio e ho pubblicato due volte il mio commento!

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