mercoledì 26 giugno 2013

PIETRO PANCAMO - «ALLE PENDICI DEI VERSI» - POESIE INEDITE





Pietro Pancamo (1972) coordina il portale «L(’)abile traccia» (citato in un volume della Zanichelli).
È stato conduttore e direttore editoriale di «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo», podcast culturale della defunta emittente milanese Pulsante Radio Web.
Attualmente è redattore sia del mensile digitale «Il Cofanetto Magico» (diretto da Maria Cristina Giongo, giornalista che scrive per il Gruppo Rizzoli) sia del blog letterario «Viadellebelledonne», uno fra i più seguiti in Italia. Su «EffettoTre» (mensile autonomo d’informazione che tre delegati della Rappresentanza Militare hanno appositamente ideato per il personale della Regione Carabinieri Sicilia) è titolare della rubrica “Effetto... Letteratura”.
È autore di «Manto di vita» (LietoColle, Como, 2005), una silloge di versi che ha suscitato l’interesse di Giancarlo Pontiggia. Compare in «Poetando. L’uomo della notte» (Aliberti editore, Roma-Reggio Emilia, 2009), antologia a cura di Maurizio Costanzo.
Nel 2012, la Rete Uno della radio nazionale della Svizzera italiana gli ha dedicato una puntata del programma «Poemondo».
Recensioni a sua firma sono uscite nel sito della rivista «L’Indice dei libri del mese» e in quello dell’edizione fiorentina del «Corriere della Sera».
Fra le riviste da cui è stato recensito – o su cui ha pubblicato (talora in inglese) poesie, articoli o racconti – figurano «Poesia» (Crocetti Editore), «Poesia» (blog del canale televisivo Rai News), «Gradiva», «Atelier», «La Mosca di Milano», «Tuttolibri» (inserto de «La Stampa»), «La poesia e lo spirito», «Poeti e poetastri» (portale gestito dall’agenzia letteraria “Perroni & Morli Studio”), «Scriptamanent» (Rubbettino Editore), «Stilos», «El Ghibli», «Corpo12», «Lettera.com», «Subway Letteratura», «Sagarana», «IF. Insolito & Fantastico», «FantasyMagazine» (testata giornalistica del gruppo editoriale DelosBooks, fondato nel 2003 da un dirigente della Mondadori), «Il Paradiso degli Orchi», «BooksBrothers», «TerraNullius», «Oubliette Magazine», «GraphoMania», «Tangram», «InFonòpoli», «Books and other sorrows», «Progetto Babele», «Filling Station» (quadrimestrale canadese) e «Snow Monkey» (periodico statunitense). 











Filosofia


Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l’aria,
descrivendo le pause del nulla
prima che il silenzio
si richiuda.
(Le mani si infrangono
contro un gesto incompiuto)




***




Aeroplano


Se tento
di raggiungere il cielo
la distanza rimane invariata.
M’avvicino
soltanto alle nubi.




***




Pirandelliana


Vecchio! La vita?
Ti piaceva…
“Sissì… Beh
in fondo vivevo
solo per ricordare me stesso:
per non avere rimpianti
o rimorsi”.
E la seguivi, allora.
La seguivi!
“Sissì…
Magari non per nobiltà
o entusiasmo
o speranza. Nonnò…

Per una ragione, invece,
molto più romantica:
perché non mi scacciava…

Ma sì! Poi l’eco di uno sguardo,
l’eco di uno sguardo
s’infrange nel cuore:
e tutto quello che resta da vedere
è il desiderio di guardare”.




***




La fuga mancata


La voce trasuda parole d’accento piagato
ma è tiepido il grido del tuo respiro,
le piaghe troppo soffocanti
perché tu abbia il fiato d’urlare.

Morire da te
è una fuga troppo leggera
per avere il sollievo.
Così
un pantano di figure
nel cuore
e il giorno s’increspa
a raccogliere il tuo soffio.




***




Nausea


Morbido silenzio, soffice
come una preghiera del sonno.
Il buio che adora fruscii e parole:
il buio, affannato dal mio respiro,
può solo accarezzare la
nausea di questa vita.

Nel giorno,
sputo della notte,
fiori freddi
come steli di pioggia.
Un’orma di luce
imbavaglia lo spazio.




***




Il mondo analizzato


Desideri esplosi nel cielo
mimano le stelle.

Regni abissali di morte,
fiorita nel respiro di Dio.

Leggende di anime affogate nel buio
sotto la volta di sentimenti castrati.

Malinconia: il pensiero animato di sole
rattrappito
nel sonno di una dolce tristezza.

E la morte vive all’inchinarsi del tempo
all’imbrunire della voce
in questa via del pensiero
ghiaiosa d’amore.

E gli uomini
(sogno di Dio, ossessione della morte)
spengono una scintilla
umida di storia;
ascoltano un nome
raggiato di follia.




***




Danzai


Danzai nelle viscere di un sentimento
all’ombra de’ tuoi occhi.

Poi l’amore s’irradiò in rivoli di tempo.

«Che sia la vita!», urlava il nostro dio
(o soltanto noi).

Ma si sbagliò (o soltanto noi sbagliammo
perché non c’era
null’altro da fare) e

fu il tempo
(o continuò… )




***




Frammento


A tratti nel buio
la filigrana di stelle
configura
la mia rabbia pensosa:
amore o incertezza, incertezza e amore.




***




Se la tua voce


Se la tua voce desidera cullarsi
nel mio cuore,
troverò i sorrisi
con la mano di un giocoliere
e i miei minuti saranno il volto di acrobazie
che, da una mano all’altra,
volano fra una mano e l’altra.




***




Verande d’azzurro



I

Un laghetto di fumo nel cuore… Processioni di frasi lasciano 
         [calzature d’intelligenza
prima di entrare nella moschea delle bocche.


II

I profumi sorridono tra le maschere di foglie. E lettere serpentine
indossano pastrani di luce.


III

Un gregge di bagliori
alle pendici dei versi
nasconde l’Ulisse della mia ispirazione…
Canicola di gioia, tanfo d’allegria
negli sguardi ciclopici del solo occhio giornaliero. Spranghe 
         [di felicità
negli acuti del sole
e, fra verande d’azzurro, spaventapasseri di poesia…


IV

Tachicardia di vento nei vestiti: il vento, cuore del cielo…
Le nuvole sembrano covoni di luce, capanne di fieno
intorno al pagliaio del sole. Nel raspo degli alberi
festoni d’aria, e gli occhi sono brandelli di nostalgia tra festuche 
         [di tempo allegro.
Stelle filanti d’erba, pendii agitati fra la bonaccia della pianura…


V

Terra diroccata e baracche di collina. Villaggi di sole.
Dal lievito nullo di rocce azzime,
paesini salgono

pioli di luce. 








Solo un poco di quel che si può dire
Davanti a queste poesie di Pietro Pancamo credo di aver affermato che sarebbe stata per me una grave omissione non pubblicarle. Era la mia prima impressione a farmelo dire, e già ne conteneva tutte le ragioni.
Dell’ironia che si svela (e si rivela) attraverso le metafore incontrate in questa poesia bisogna riconoscere la meridiana profondità, il retrogusto lievemente amaro e tuttavia mai capace di domare le sensibilità né le aspettative di questo fine palato poetico.
Oggi, chi volesse dire la sacralità della parola (o del silenzio, di cui la parola e le frasi sono “intercalari”), e fare di ogni bocca il suo tempio, rischierebbe di scivolare nella vuota retorica. Questo non può accadere certo nella poesia di Pietro Pancamo, in cui tutto sembra dirsi semplicemente. In Verande d’azzurro leggiamo ad esempio (e a proposito): “Un laghetto di fumo nel cuore… / Processioni di frasi lasciano calzature d’intelligenza / prima di entrare nella moschea delle bocche.” Ed è con inevitabile, sorprendente stupore che il lettore s’inoltra nel campo minato di una ormai conquistata semplicità espressiva, la cui celata pericolosità consiste nel sentirsi schiaffeggiare, anche duramente, all’improvviso da qualche insopportabile verità. Insopportabile a molti. E oggi a tanti di più che in altri tempi storici. Questo mostra quanto davvero ci serve ritrovare un’etica che questo mondo ha ormai smarrito. Quanto bisogna rifondare un’estetica, in modo tale che come riecheggia dai millenni l’antico pensiero greco l’una e l’altra non possano che costituire un unicum. E io credo che il difficile sentiero poetico già ben tracciato anche attraverso gli scritti in prosa da Pietro Pancamo tenda a condurre, nella sua battagliera irrequietezza, a mete che con queste ultime hanno molto a che fare. 
Antonino Caponnetto














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18 commenti:

  1. In questo primo commento mi limiterò a ringraziare Pietro Pancamo di essere qui con la sua poesia. Tuttavia per l’occasione riscrivo così un antico proverbio: “ Potere è poter volere ”. Applico a bella posta questa mia presuntuosa verità al nostro autore, il quale nello scegliere se stesso come poeta e non solo, mostra con rara chiarezza – nel suo scrivere, nel suo far poesia – tutta la consapevolezza contenuta in tale scelta. Aggiungo fra l’altro di aver sempre ritenuto che in qualunque campo ci si cimenti, il mero fatto di avere talento risulti comunque insufficiente: serve anche il coraggio, l’intelligenza, la forza di scommettere ogni giorno la propria camicia, di mettersi in questione, di conoscere e tentare di spostare oltre l’abituale i propri limiti. E pur ricordandoci sempre che un poeta, un artista, non è altro che un uomo, io credo che, nel caso di Pietro Pancamo e del suo far poesia, la questione stia comunque all’interno di questi ultimi ragionamenti.

    Antonino Caponnetto

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    1. Caro Antonino,
      la ringrazio di cuore per le stupende parole che mi ha voluto gentilmente dedicare nella sua elegantissima nota critica, così colta, incisiva e raffinata.
      Per quanto riguarda il suo commento, vorrei invece sottolineare che un limite (proprio perché tale) è impossibile da spostare. In merito alle camicie, poi, più che scommetterle io preferisco sudarle (come la mia abitudine di lavorare anche sedici o diciotto ore al giorno sulle mie opere, siano esse musicali o letterarie, testimonia ampiamente).
      E un’ultima cosa: un uomo è molto più di un poeta o di un artista. È a diventare uomini che bisogna puntare: l’arte e la poesia non sono altro che tappe intermedie lungo il viaggio da compiere, per avvicinarsi alla meta finale. Purtroppo irraggiungibile (almeno per me).

      Pietro Pancamo

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  2. Si coglie in questi versi l'abitudine eterea della ricerca umana.Un confronto ideale con il "tutto" che circonda e rende l'idea dei pensieri più intimi,quelli più difficili. Almeno un paio di volte,l'autore parla "dell'infrangersi",ovvero di un frantumarsi importante ,delle mani e del cuore:ovvero del movimento umano nel tempo,nelle parole,nell'assidua possibilità delle cose impalpabili di rispondere. Geniale il desiderio di arrivare al cielo,arrivando invece solo alle nubi.La dice lunga sull'abilità umana a desiderare l'impossibile senza poterlo realmente raggiungere.Una sorta di panismo ininterrotto dei poeti.Una sorta di missione a tratti decadente a tratti retorica che però non disturba,piuttosto avverte di un certo sentire.

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    1. Cara Sonia,
      ti ringrazio per aver apprezzato la poesia «Aeroplano». Devo dire che hai ragione: spesso decollare ci serve solo a capire che ogni volo rischia di risultare inutile. Perché? Beh, per un semplice motivo: purtroppo incombe sempre l’eventualità (chiamiamola di Damocle, magari) che a separarci dal punto d’arrivo (ma, per somma disgrazia, non dagli ostacoli lungo la rotta per raggiungerlo) “si scagli e si stagli”, proterva oltremisura, una distanza invalicabile.

      Pietro Pancamo

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  3. Mi piace questa poesia ben ripulita da scorze retoriche e luoghi più o meno comuni, nei quali si rischia sempre di scadere in questo tipo di scrittura. Il Pancamo, abilmente, utilizza il gioco della parola per muoversi in uno spazio molto ristretto rappresentato dalle opposizioni di due stati (cielo e terra, buio e luce, silenzio e suono, ecc.), senza distanze ed in un tempo che trova le sue variabili entro brevi attimi poetici. La presenza della consapevolezza della capacità umana "finita", rende questo poeta assolutamente vero e misuratamente dinamico, padrone di una poetica che difficilmente sfora dal suo alveo naturale che, a mio parere, è il giudizio serio dei limiti dell'uomo.
    Molto convincente!

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    1. Moltissime grazie, caro Sebastiano: i suoi complimenti sono motivo d’orgoglio per me. Come poeta, in effetti, nutro un odio spietato per le melensaggini retoriche e dunque le banalità. Non a caso, per la quarta di copertina d’un libro edito in Umbria, scrissi anni fa il paragrafo seguente: “Il compito principale dei poeti è ricorrere al pensiero per dipingere –dei sentimenti umani– un ritratto per così dire cifrato e criptato: un identikit che senz’altro si allontani sia da descrizioni troppo ovvie e scontate, sia da raffigurazioni eccessivamente svenevoli e mielose. Insomma, attraverso il pensiero (che sa puntualmente e sempre come eliminare vuoi le melensaggini, vuoi i luoghi comuni), i poeti debbono dimostrarsi capaci di tramutare i moti dell’animo in filosofia. E se i primi ci servono adesso a ingannare il tempo, la filosofia sarà utile, in seguito, per ingannare l’eternità.
      Perciò meglio imparare subito a “provare”, oltre ai sentimenti, anche i pensieri”.

      Pietro Pancamo

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  4. Versi intensi, onesti ed icastici senza quell'usuale ostentazione di essere poesia poiché chi scrive sa che la poesia non è (essenzialmente) edificazione della parola, ma, prima di tutto, un parlare senza corruzione alcuna.

    federica sabbatini

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    1. Cara Federica,
      da persona timida quale sono, ho sempre rifuggito qualunque forma di esibizionismo. Ma per l’occasione farò uno strappo alla regola, ostentando (e senza mezzi termini) tutta la mia riconoscenza per il bellissimo commento che mi hai lasciato.

      Pietro Pancamo

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  5. Versi lievi e delicati, con la profondità del Poeta.
    felice serino

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    1. Che la voce della mia gratitudine ti giunga chiara e forte, caro Felice.

      Pietro Pancamo

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  6. Versi diretti, nei quali non manca una certa cura nella scelta lessicale che trasmette ai testi un senso di piacevole freschezza. Vi ho colto passaggi interessantissimi ed oggettivamente belli. Sopra tutti:" Spranghe
    [di felicità
    negli acuti del sole
    e, fra verande d’azzurro, spaventapasseri di poesia." Mi complimento con questo giovane poeta ! nunzia binetti




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    1. Ero giovane vent’anni fa, cara Nunzia. Ma grazie mille lo stesso.

      Pietro Pancamo

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  7. Interessante lettura per la quale ringrazio l'autore e chi lo propone in questo luogo.
    nella dolcezza che pure è forza e nella semplicità - che sicuramente si riscontrano e che rendono felice la lettura senza nascondere le difficoltà che ci sono soprattutto dinnanzi al "semplice" - si percepiscono e acquisiscono tratti di un poeta che saprà dare e dire tanto. L'ultimo componimento mi conquista maggiormente.

    Angela Greco

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    1. Cara Angela,
      grazie per le tue parole. Solo un appunto: quel poco che è in me, lo sto di già dando e dicendo.

      Pietro Pancamo

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  8. notevole questo passaggio, mai, come in queste poesie ho sentito forte il sapore dell'intelligenza. Fin dalle prime battute sovrasta la forma il tono e la parola ricercata, le lascia in secondo piano percorrendo come un treno il suo cammino per arrivare, e arriva. Concordo con chi ha detto che questo modo di scrivere lascia un'apparenza di freschezza e d'improvvisa idea gettata sul foglio senza troppo lavoro, che invece scorgi ripensandola e guardandola dopo. Piacevolissima lettura, molto molto bravo.
    Grazie per l'occasione. arricchisce.

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  9. Antonio Ciminiera28 giugno 2013 15:14

    Scrittura moderna, ricercata. Non sono d'accordo con chi la interpreta come una poesia poco meditata, o se vogliamo...spontanea, anzi, io direi il contrario: //Un laghetto di fumo nel cuore… Processioni di frasi lasciano/ calzature d’intelligenza/ prima di entrare nella moschea delle bocche// Certamente una poesia d'impatto e di agevole penetrazione, ma questo è il frutto di un'accurata ricerca lessicale, di un'intelligente utilizzo delle metafore e dei ritmi. Mi piace molto!

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  10. A Romeo Raja e Antonio Ciminiera sono profondamente obbligato: i loro splendidi commenti, come d’altronde le loro analisi così attente, mi fanno capire che (sia lodato il Cielo!) “lavorare stanca”, ma serve davvero.

    Pietro Pancamo

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  11. Quando le parole smetteranno di pronunciare il vuoto ci sara ancora poesia? Mi chiedo.

    Nabil Mada

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