mercoledì 15 maggio 2013

RENATO FIORITO - «SUL BORDO DELLA LUCE» - OTTO POESIE COME TRACCE DI CAMMINO







Renato Fiorito è nato a Napoli nel 1946 e risiede a Roma. Laureatosi in Economia all’Università degli Studi di Napoli, è stato dirigente dell’Ufficio Italiano dei Cambi, e poi della Banca d’Italia.
Nell’anno 2008 ha pubblicato il romanzo “Tradimenti” (Edizioni Zerounoundici). Nel 2010 ha scritto il romanzo “Ombre”, ambientato tra i clochard di Roma, con la prefazione della Presidente della Fondazione Don Luigi di Liegro (noto come fondatore della Caritas romana). In poesia ha pubblicato: “Troppo rosso è diventato il cielo”. 
 [ Il sito web di Renato Fiorito è: http://www.labellapoesia.blogspot.it ].








“Ho camminato, incontrato, amato, sofferto, surfando sull’onda dei giorni e sulla vita, e da tutto questo è sorta a volte una melodia, un verso, una canzone senza note fatta di suggestioni, di atmosfere evocate, di rimpianti e carezze mai diventate parole. Allora ho cercato con caparbietà la bellezza, il verso che emoziona, che strazia, che conquista, riconoscendo la nobiltà nascosta e perduta che è in me e negli altri, il bello dimenticato e deriso, il bello dei sentimenti, degli errori, dei tradimenti, delle cose di cui sono fiero e di quelle di cui mi vergogno, poiché ho capito che di tutto questo sono fatto e che a nulla posso rinunciare senza morire.” 

Renato Fiorito








Muore la poesia 



Muore la poesia negli angoli dimenticati 
                                                     [delle librerie,
i versi dei grandi giacciono inascoltati
coperti da uno strato di silenzio,
del resto hanno poco da insegnare
ai pochi squattrinati che li sfogliano distratti.
Ma fuori, sulla strada, 
tra gli interstizi delle pietre
si fanno largo caparbi i fili d’erba
a preparare una nuova stagione.  
Due ragazzi si baciano in piedi al primo sole
senza sapere nulla di Prévert.
Una donna ha comprato lillà 
e li ha messi in un vaso nella stanza, 
neppure sospettando 
di essere già vissuta 
in un verso di Eliot.
Nell’aria tersa della sera 
una ragazza dai capelli ricci
guarda lo scorrere del fiume
giocando con i ciottoli del greto 
e pensa tra sé 
a una nuova poesia.
 
 
 
 
 
 

I pescatori di perle 



I pescatori di perle sono finiti, 
hanno indossato bombole e maschere 
e girano oziosi in cerca di prede. 
Non sanno nulla delle perle. 
Ed io mantengo il segreto. 
Scendo a mani nude e trattengo il respiro. 
Resisto e aspetto che la conchiglia si schiuda
e mostri infine la perla. 
Allora con gentilezza e amore 
tendo la mano e la raccolgo. 

I pescatori di perle sono finiti. 

Io sono l’ultimo.
 
 
 
 
 
 

Aquilone 



Il mare ha lontani clamori.
Su un filo di luna si corica l’infinito.
Anche la mia anima vi appendo 
e aspetto che il vento del mare
la faccia volare.
 
 
 
 
 
 

Al bar 



Abbiamo poggiato i gomiti sul tavolo. 
Tra le mani il caffè è diventato freddo. 
Con le dita ti aggiusti i capelli
E sorridi distratta. 
Non deve esserci costato troppo 
se possiamo andar via senza rimpianti.
 
 
 
 
 
 

Bisognerebbe partire 



Bisognerebbe partire una mattina   
per riprendersi i sogni o per smarrirli.
Una bisaccia basterebbe al cuore
per iniziare il viaggio e non morire. 

Bisognerebbe partire una mattina

per accordare i passi con il tempo
misurando l’anima coi monti
e la speranza con la sua salita. 

Bisognerebbe rischiare ogni mattina 

di scambiar sicurezza con il niente
poiché il tempo che va non ci dà tregua
e quello che aspettiamo sta passando. 

Bisognerebbe far scorrere la vita 

senza mettere dighe di paura
perché il sorriso abbracci il suo sorriso
e sapere chi siamo veramente. 

Bisognerebbe partire una mattina

prima che passi la vita sulla vita  
e che alla fine tutto si cancelli.
 
 
 
 
 
 

Gocce di gelosia 



Gocce di gelosia 
scavano caverne nel cuore.
Fantasmi di uomini
di me più fortunati
mi danzano sul petto. 

Perché sorridendo

accetti su di te le loro mani,
credendo che anche quello sia amore,
un giorno forse ti odierò. 

Ma ora che dal monte 

sorge lenta la luna
ed esausto scorre ormai il  desiderio 
vorrei che la notte 
avesse dita pietose
a lacerarmi il cuore.
 
 
 
 
 
 

Legàmi 



Legami le mani, amore mio,
perché fioriscono rose tra i tuoi capelli
che io solo vedo
e non so stare fermo senza toccarti.
Posso fingere di non amarti se vuoi
nascondendoti il pane segreto 
che lievita coi sogni
e non parlarti del desiderio di te 
che ogni notte mi assale,
ma tienimi le mani, amore mio 
perché nessuno veda 
come mi tremano 
mentre ti guardo. 

Posso regalarti nuove parole

e tacerti l’unica che conta veramente,
seppellendola nel cuore 
come un seme segreto  
che attende stagioni migliori,
ma legami le mani amore mio
perché gocce di luce 
brillano sulla tua pelle
e non posso star fermo 
senza abbracciarti. 

Legami le mani, amore mio,

legami il cuore,
e trascinalo vivo tra la folla
mentre frusti i cavalli del tempo
che tutto consuma
inseguendo altri sogni
che mi fanno morire,
ma non abbandonarlo
all’incongruenza del buio
poiché troppo vasta è la notte 
se tu te ne vai.

 





La notte va 



La notte va in giro col suo carico di stelle,
stende la sua coperta sulle umane pene
fingendo di capirle. Per la via lattea 
migrano i pensieri. Mi fermo caparbio
sul bordo della luce ad aspettarti.
Potrei essere morto e stare lì.
Potrei essere vivo e restare lì.
Sarebbe giusto non spezzare il filo 
e conservare per ogni cosa un tempo.
Ma ci sarà un tempo in fondo al cielo 
dove riprenderci ciò che ci è negato? 
Non credo più. Però se c’è
io ci vorrei arrivare, stare nel limbo 
di chi non fece male, un posto per i pazzi 
ed i poeti, privo di ogni premio e di giudizio.
Sarebbe bello un tempo tutto  nostro
senza strade ostruite dai divieti,
oltrepassare i tuoi fili spinati,
graffiarmi l’anima e farla sanguinare.
E’ questo che mi manca:
lacerarmi la pelle come in guerra
portarti in dono tutte le ferite
e posare sull’orlo della notte
mille forzieri ricchi di parole
mille otri d’acqua di rose profumata
mille stoffe di seta colorate
mille canzoni da cantare al buio
mille poesie da illanguidire il sole
per strapparti le sole due parole
che farebbero eterna la mia luce 

o lasciarmi morire ad aspettarti




















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15 commenti:

  1. A quel che vedo riflettendo sulla poesia, sulla poetica, di Renato Fiorito i materiali e i codici semantico-linguistici di cui egli si serve nel suo far poesia sono pericolosamente e sdrucciolevolmente “poetici”. Forse perfino – ma solo in apparenza – abusati. Questo però è appunto solo ciò che appare: nella sostanza, io credo, il suo far poesia, per quanto “giocato” all’interno di un cifrario poetico ben noto, si pone come azzardo costante, come sfida che il poeta-acrobata-equilibrista lancia costantemente nei confronti del linguaggio. La scommessa di questa poesia, nella sua sfida contro il già detto e il già visto, consiste nel riuscire a mantenersi in perfetto equilibrio sul filo di un logos poetico, nonché etico-estetico, che si impedisce di cadere nel banale, nel ridicolo o nel melodrammatico. In questa capacità di costante equilibrio è la forza, l’eleganza, l’altezza della poesia e della poetica di Renato Fiorito, le cui radici solari tipicamente partenopee traspaiono nella musicalità e nella ricchezza espressiva dei versi. In essi traspare anche una particolarissima forma di nostalgia che chiamerei borgesiana: una nostalgia dell’attimo presente, figlia – io credo – della distanza che rende differente da se stesso, pur se a se stesso identico, il “qui e ora”, l’evento che chiamiamo “presente”, così come esso viene vissuto da un uomo “quotidiano”, il quale, malgré soi, abita l’anima di un poeta.

    Antonino Caponnetto

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    1. Caro Antonino
      per prima cosa voglio ringraziarti per la generosa ospitalità. Come sai, gestisco anch’io un blog letterario (La Bella Poesia) e so quale atto di stima e di affetto rappresenti dedicare una pagina a un poeta. Dunque doppiamente ti ringrazio.
      Tu evidenzi la semplicità dei miei versi e giustamente ne intravedi i pericoli. Li percepisco anch’io e cerco di tenermi al riparo da essi. Ma preferisco questi rischi a quelli che correrei se indulgessi a certe oscurità post-sperimentaliste che privilegiano lessici e tematiche difficilmente percepibili e che, a mio avviso, condannano la poesia alla marginalità sociale.
      Mi lascia infatti perplesso il solco che si è scavato negli ultimi decenni tra parola e oggetto che ha sottratto all’arte poetica la sua capacità di comprendere e modificare la realtà; come pure mi lascia perplesso certa poetica minimalista, priva di respiro, che si auto-condanna a elucubrazioni scarsamente percepibili dal lettore.
      Spero invece in una poesia che superi la dissoluzione dei linguaggi e l’implosione delle tecniche comunicative, e chiuda la fase dei mille rivoli post-sperimentalisti e autoreferenziali che volgono ormai alla farsa, per ritornare a misurarsi con la gente, col suo linguaggio, le sue passioni.

      Renato Fiorito

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  2. Una donna ha comprato lillà
    e li ha messi in un vaso nella stanza,
    neppure sospettando
    di essere già vissuta
    in un verso di Eliot.

    Questo è bellissimo e lo dovevo dire subito, ma devo leggere tutto! a dopo

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    1. Grazie, ricevere un apprezzamento da un bravo poeta è sempre gratificante. Spero che gli altri non ti deludano.
      Renato Fiorito

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  3. I testi come questi ritengo siano solo apparentemente "facili" o "abusati" e concordo con Antonino. Solo chi ha grandi capacità espressive e poetiche riesce a creare testi come questi. Spesso gli effetti speciali sono abbaglio per chi non sa cogliere il bello nella parola nuda, nella sua forza espressiva. Sonia Lambertini

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    1. Grazie cara Sonia, grazie tantissime. Con vero piacere constato che hai colto il mio sforzo. Io perseguo deliberatamente la linearità espositiva. Nella mia idea c'è una poesia che si possa leggere nelle strade, nei giardini, nei ristoranti,a cinema, ecc.; che esca insomma dai luoghi della cultura per mischiarsi alla gente e alla vita, perché mi sembra uno spreco la marginalità a cui l'abbiamo condannata.
      Renato Fiorito

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  4. Finalmente,mi sono commossa!Trovo nella poesia di Fiorito un fondamentale elemento della comunicazione:la semplicità.Semplicità che non significa "pochezza" ma bellezza,equilibrio,espressività limpida e responsabile .Ciò significa che anche la poesia come ogni altra forma artistica risponde dell'esistenza con specifico orientamento al bello,all'emotivamente utile.
    Deduzione di "poesia semplice" è dunque conferire alla parola qualcosa in più,non in meno. L'arte non risponde mai alle difficoltà dell'uomo con altre difficoltà.Scuote,argina,lotta e sopravvive! E se l'arte sopravvive,sopravvive il pensiero e le sue motivazioni.

    Bisognerebbe partire una mattina
    per riprendersi i sogni o per smarrirli.- Molto chiaramente, Fiorito esplica in questi versi,la sua attenta,semplice opera poetica ma soprattutto la complessità umana di una ricerca perpetua.Il poeta parla,espone,testimonia ma alla fine offre sempre delle soluzioni e le soluzioni del poeta sono riconducibili sempre e solo alla bellezza.Anche nel dolore (Pascoli,Carducci),nella lotta ( Prevert,Neruda...),nell'ermetismo ( Ungaretti,Montale...) Non c'è dolore in poesia che non sia risolto con la bellezza di un sentire comune,umile,carico di segni,scorci,idee. La lettura di Fiorito è una lettura importante e profonda,la cui semplicità confonderebbe solo i presuntuosi della poesia.

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    1. Cara Sonia, ti nomino mia avvocato. Sono commosso di quanto da te detto. Nella breve nota di ringraziamento a Antonino ho cercato di riassumere qualche mia motivazione, ma tu l'hai fatto con più bravura e passione. Dunque grazie. Sono convinto che il verso oscuro sia un atto di supponenza, il tentativo di mettere in una situazione di soggezione il lettore, una manifestazione elitaria che condanna la poesia alla marginalità sociale e dunque all'irrilevanza. Grazie molte.
      Renato Fiorito

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  5. I pescatori di perle sono finiti.
    Io sono l’ultimo.

    incantata

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    1. Grazie Annamaria, sei molto gentile. Mi conservo quest'apprezzamento dolcissimo nel cuore. A volte si fatica tanto in cambio di delusioni e commenti acidi, e poi una sola parola basta a ripagare tutto il lavoro.
      Renato Fiorito

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  6. Allora tanti anni fa mi ero impegnato in un progetto di "poesia immediata" che bene o male ho tentato di tenere sempre viva nella mia espressione letteraria. Fui confortato in seguito dal grande poeta salentino Giuseppe Vese a proseguire su questa strada che egli stesso aveva percorso nell'articolare la sua poetica; così ebbe a dire: "amo la forma espressiva e caratteriale della gente comune" che raccoglie tutto un sentire condiviso di bellezza e ricchezza di tradizioni. Ecco in RENATO FIORITO" trovo tutto questo: quello che per altri sono versi abusati, sono,a mio vedere, versi che decodificano la realtà poeticamente presente in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, come superamento della "nullificazione" dei tratti dell'esistenza: il non-essere Eliot e sospendersi per un attimo nella poesia di Eliot, non essere Prévert e ritagliarsi un attimo di poesia di Prévert... tutto ciò è ben detto nei versi :
    " Bisognerebbe partire una mattina
    prima che passi la vita sulla vita
    e che alla fine tutto si cancelli. "
    Siamo sempre consapevoli che ogni atto si cancella con la gomma del divenire? Ecco la "nullificazione" che ci spinge alla ripartenza ogni mattina a ritessere velocemente la tela della vita, il rito degli atti quotidiani che in Nostro strappa alle fauci del tempo e con abilità "immediata" imprime nelle pagine con semplici versi.

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    1. Per fortuna, caro Giancarlo, non siamo soli in questa ricerca. I poeti più grandi sono comprensibili, ciò di cui parlano già è nel nostro cuore ed è per questo che lo riconosciamo. Senza le domande cruciali sull'esistenza, sulle sue passioni, sui suoi significati la poesia è destinata a perdere forma e sostanza. L'uomo è sempre uguale a se stesso, ma quando cerca in sé la verità non fa un'operazione abusata, fa l'unica cosa veramente nobile che la vita gli consente.

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  7. Muore la Poesia? No, finchè esiste un Poeta come Renato Fiorito che la cerca "con caparbietà" , in fondo a se stesso e nella gentilezza di una donna che compone nel vaso i suoi lillà. Egli è , forse, l' ultimo "pescatore di perle", resiste, sa attendere che si schiuda la conchiglia dell' anima e mostri la perla della sua poesia, di cui conosce il segreto. Versi che conservano e ci donano l' eco di sensazioni, emozioni, rimpianti , desideri, sostanze di cui è fatta l' anima . Grazie.

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    1. Per fortuna ci sono tante belle persone come te, Aurora, per le quali un verso riacquista il suo senso e vale la sua fatica. Grazie, grazia tantissime per le belle considerazioni. Le prendo come una carezza generosa, non importa se meritata o no.

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    2. Una poesia che dà serenità. Lieve ed efficace.


      Vera D'Atri

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