venerdì 10 maggio 2013

NATALIA BONDARENKO - QUATTRO BRANI DAL POEMETTO “CONFIDENZE CONFIDENZIALI”






CONFIDENZE CONFIDENZIALI - poemetto - Rayuela Edizioni, Milano, 2013



Non amo molto la forma del poemetto, ma quando iniziai a scriverlo non riuscivo più a fermarmi: i capitoli uscivano da soli, chiari e indiscutibili, con  tutti i ‘ma’ e con  tutti i ‘se’;  sì perché la questione dell’infanzia rovinata mi torturava da tempo.  Già nel passato avevo scritto alcuni racconti sull’infanzia, mia e dei miei simili, le ragazze sovietiche con un’educazione comunista, con tutte le problematiche che portano i divorzi, l’alcool, i ‘padri veri’, i ‘secondi padri’, le  madri con il sovraccarico di quotidianità che spinge a  far diventare le figlie adulte presto, troppo presto… come fossero  bisognose di scaricare una parte della loro vita sulle spalle della  loro prole. Alcune riescono a farcela, altre – per il resto della vita –  combattono il passato, entrando in un tunnel senza uscita: non riescono ad amare, non riescono a formarsi una famiglia, hanno paura di avere  figli, e, magari, hanno (semplicemente) paura  di vivere. 
Questo disagio si sente forte e chiaro dalla prima riga fino all’ultima, alternandosi con i racconti vivi, con le poesie che suonano come una specie di resoconto o con il pensiero profano e crudo che non vorrei mai dire,  eppure lo dico…  E proprio per questo il poemetto si chiama “Confidenze confidenziali”. 

Natalia Bondarenko









***
Dopo un singhiozzo, in un’ambulanza,
usciva la mia testa… finalmente…
su un panno 
calpestato prima dagli scarponi dell’autista,
le mie spalle si appoggiavano 
sulla brace delle luci abbaglianti, sulle righe
poco rette, sull’inganno. 
Le dita che tiravano il mio braccio sinistro
sapevano di tabacco, le altre –
di mozziconi raccolti da terra.
Quando usciva l’ombelico – ho capito che 
da grande avrei fatto l'uncinetto, guardando giù,
come fanno le donne sottomesse, 
stordite dai passi delle formiche,  con le lingue
legate ai denti, con il cuore che sa solo ululare.

Ma… porca miseria!
Dovevo uscire con le gambe avanti 
per saper camminare da sola. 




***
Mi prendi in giro tu 
per come parlo la tua lingua,
per come sfuggo alle sue regole
per come la maltratto (per forza
di cose), ma è soltanto
un fatto di abitudine, trasmesso
da madre a figlia, dal seno al sangue,
dalla radice all’albero che combatte 
la sete e non muore. Perciò
stai rimbambocciato quando prego,
le mani nelle tasche. (Nel caso 
peggiore – dentro il naso) a dubitare 
della mia vecchia abitudine
di rimanermi fedele. Sapessi com’è 
difficile abituarsi all’ignoto. 
Mi prendi in giro (tu) per come 
vivo senza vivere. Per come tento 
di vivere quando spezzo il pane o
taglio a cubetti regolari la verdura
per l’insalata russa che non ti piace 
dentro un alveare umano prima 
che suonasse il campanello dove 
il vicino è soltanto uno sconosciuto
e tu, che dividi il letto con me, 
sei ancora più sconosciuto 
del mio vicino. 




***
Piangere
     [non esiste la certezza del tuo piangere
     come non esiste un libro nella mia libreria
     con le pagine ancora incollate, 
     golose di occhi]… 
Le parole – noccioline da sgranocchiare, 
     [meglio se coperte di cioccolato]
si incastrano fra i denti, tagliano la lingua,
senza ferire
     [è questione d’abitudine].

Da evitare 
la fine dell’estate comprese le acque passate,
le docce senza conto, comode per piangere,
le guerre degli orari, le bugie della routine,
la resa precoce davanti a un silenzio d’acciaio   
     [fatto di forchette e di coltelli, 
     di serrature senza chiavi]
le diete a base di Yogurt e cereali, ‘miagolio’ 
di Philip Glass e le previsioni del tempo

per il resto,
come ti dicevo prima,
è, soltanto, una questione d’abitudine. 




***
Ieri notte,
nel sogno,
ho chiesto tramite Goethe
al suo amico prediletto, Mefistofele,
cosa pensa di me compresa la mia anima,
e stanotte, 
nella fretta del risveglio
ci siamo messi d’accordo sul prezzo   
    [non sapevo che i saldi 
    fossero iniziati da un pezzo].












NOTIZIA SULL’AUTRICE

Natalia Bondarenko nasce a Kiev (ex Unione Sovietica) in una famiglia d’artisti. 
Nel 1990 si trasferisce in Italia. Attualmente vive a Udine. 
Scrive da sempre nella sua lingua madre, in particolare ha scritto sceneggiature per spettacoli universitari, poesie, racconti e romanzi. Ha tradotto in italiano opere poetiche e narrative di autori russi e ucraini. 
Direttamente in lingua italiana scrive solo da alcuni anni, riscuotendo un notevole successo. È vincitrice del concorso di poesia (edizione Cinque marzo, 2009) e finalista del concorso ‘Parole e Poesia’, 2012. Diploma di merito: 18° Concorso Nazionale di Poesia Inedita “Ossi di Seppia” (Taggia – IM), 2011.
Suoi lavori sono inseriti nelle antologie di diverse case editrici italiane: Edizioni Delta 3; Edizioni Il Fiorino (Modena); Historica Edizioni; Giulio Perrone Editore (Roma). Sono state pubblicate presso opuscolo letterario ‘Inutile’ N°23 e N°42; rivista internazionale di poesia ‘Pi-greco’; rivista trimestrale ‘Psicologia e lavoro’ n°157; racconto Pensare ad arte – in italiano e in friulano.
Nel 2010 sono usciti il suo primo libro di poesie in lingua italiana Profanerie private, (Guarnerio Editore, Udine), poi L’amore del giglio (Samuele Editore, Pordenone); nel 2012 – Utopie tascabili (Dnipro Edizioni, Ucraina) in lingua ucraina e Terra altrui (Samuele Editore, Pordenone). Dell’aprile di quest’anno è la pubblicazione del poemetto Confidenze confidenziali (Rayuela Edizioni, Milano).
Fra le partecipazioni più importanti: ‘Festa della poesia, 2010’, organizzata da Pordenonelegge dove ha rappresentato il Friuli Venezia Giulia; festa “Le Strade della Poesia” (Guardia Lombardi, 2011) e Trieste International Slam, 2011, Giornata Internazionale della Poesia (Club Unesco di Udine, 2012).
Natalia Bondanenko è reperibile in rete sul sito http://profanerieprivate.blogspot.com/ 





ALCUNI GIUDIZI CRITICI 



<< I versi di Natalia Bondarenko si collocano con grande naturalezza e senza nessuna forzatura in una linea poetica ben precisa. La poetessa, partendo da strutture che affondano le radici nella lingua russa, riesce ad esprimere direttamente in italiano versi di grande qualità, di solido spessore e di estrema vitalità.

Non c’è timore ad ammettere che la sua poesia arriva a collegarsi, in una linea ideale di continuità, con tutto quel versante del novecento che fa capo ad una idea poetica di innovazione e di sperimentazione, sfiorando in alcuni punti, tangenzialmente, l’avanguardia italiana. L’antilirismo, la semplicità apparente del verso vengono da lì, non ci sono dubbi. La sapiente costruzione di strutture sintattiche lineari, moderne e leggere, portano come complemento la profondità del senso (…) >>.

Francesco Di Lorenzo (dalla recensione del libro Profanerie private)



<< La poesia di Natalia Bondarenko è nuda e cruda, quando dolce sulla punta della lingua, quando amara in fondo al cuore. È come quel sorriso che due amanti occasionali si scambiano dopo una notte d’amore, sapendo sotto sotto che non s’incontreranno mai più. Eppure sono estremamente contenti di aver (rac)colto quell’attimo di felicità che gli dei, con la loro santa (e fottutissima) maliziosità, hanno nascosto dentro di noi: metà nell’uomo e metà nella donna.

Natalia condivide con il lettore i suoi più intimi sentimenti, e lo fa con sincerità, senza troppi fronzoli linguistici. È chiaramente visibile la sua sete spirituale ma altrettanto fisica, il suo voler toccare con la mano anima e corpo. Per lei la poesia è un corollario di sentimenti, come i suoi quadri impregnati di fantasia quasi palpabile. I sentimenti si susseguono quando con discrezione, quando ben espliciti, ma mai sono banali o ridondanti (…) >>.

Viorel Boldis (dalla recensione del libro “Terra altrui”)


<< Se è vero che la poesia è vita, allora questo è uno dei modi più opportuni per descriverla, senza addobbi e fronzoli, cruda, ruvida, se vogliamo, ma reale. Così, come la scrive Natalia Bondarenko, senza vernice, con le parole del giorno, le stesse parole di sempre ma incrociate secondo la costruzione di una personale poetica.
Già mi affascinava Lee Master nello Spoon river, per quel suo raccontare  asciutto, piano, quasi narrativo senza, tuttavia, abbattere la poetica. E mi affascina Sanguineti che trova un oggetto che non correla in quanto non  metaforico,  bensì reale, e quindi  che riporta a se stesso. Oggi, la scrittura della Bondarenko,  mi appare come il risultato dello smantellamento totale della sintesi retorica, della scrittura enfatica, divenendo elevazione della parola pura, della parola proveniente da una osservazione del reale catalizzato dall’espressione poetica. La forza che ne viene fuori è devastante e riempitiva: disarma totalmente la vita “lirica” e riempie vuoti trattenuti  dall’appartenenza a schemi determinati e determinativi.  La sua scrittura la colloca in una posizione di sperimentalista post moderna, lontana dai futurismi majakovskijani  e più vicina, forse,  alla poetica di Evtusenko o della Szymborska,  ma  il suo riferimento principale rimane Sanguineti  che aggirando  le teorie eliottiane  inserisce  un “parlato” più ampio alla scrittura, a volte più della scrittura stessa. E così la Bondarenko,  con la sua forte personalità artistica, seziona il quotidiano senza urgenza ma con  riflessioni che rasentano un certo tipo di minimalismo.
L’Antilirismo è il suo nucleo poetico come lei stessa afferma: « Inutile dire che le mie strutture poetiche attingono a piene mani alle radici della lingua russa, ma con ben presente la chiave dell’antilirismo e la ricerca di una semplicità sotto forma di modernità e sperimentalismo. Ciò significa dire qualcosa di già sentito ma vestirlo di un vestito nuovo, dire qualcosa che non dovrebbe mai essere udito, mettere al primo posto un pensiero profano, quotidiano, sublimarlo senza esagerare con il “trucco”, senza imbellettarlo troppo. Insomma non un vagabondare del pensiero ma, perché no, salire su di un piedistallo con tutte le debolezze, le profanerie  private e  le confidenze che solo una donna sa esprimere ».
Raccontarsi è, per la poetessa, fondamentale, perché è nel racconto leale di noi stessi che ritroviamo l’umanità. Le storie dell’uomo girano attorno a dei luoghi comuni a tutti e conoscerli nella loro interezza può servire a migliorare la conoscenza della vita e a meglio evitare gli errori. Natalia Bondarenko si racconta senza remore e ci insegna a non  nasconderci, a dirci agli altri, a credere, senza pregiudizi ad un prossimo che, per quanto difficile, è pur sempre umano e quindi fragile.
Ho scelto alcuni testi dalla raccolta “Confidenze confidenziali” e da “Profanerie private”  ed un testo che la Bondarenko ha scritto meno di un mese fa e che mi ha colpito particolarmente ma invito a leggere poesie da “Terre altrui”,  raccolta davvero interessante >>. 
Sebastiano A. Patanè (in: NATALIA BONDARENKO E IL SUO ANTILIRISMO, articolo pubblicato online il 2 luglio 2012 su WordsSocialForum <http://wordsocialforum.com/2012/07/02/natalia-bondarenko-e-il-suo-antilirismo/>)











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8 commenti:

  1. DUE PAROLE SULLA POESIA DI NATALIA BONDARENKO

    Se alla tradizione poetico-letteraria russa appartengono sia il poemetto sia il poema in prosa, il poemetto sottende e percorre, con le dovute differenziazioni, tutte le letterature, mentre il poema in prosa è qualcosa di esclusivamente russo, che non va confuso con la prosa lirica, sia essa francese, spagnola, tedesca o altro. Fra questi due versanti non solo compositivi, non solo formali, pare muoversi, in maniera decisa e precisa, tanto la poesia quanto la più gran parte della poetica complessiva di Natalia Bondarenko. E gli esiti di tale poesia, figlia e madre consapevole di una assai ricca e complessa poetica, la cui anima è inevitabilmente russa, gli esiti di tale poesia, dicevo, sono davvero felici. Essi celano e concentrano nella loro semantica discorsivo-quotidiana le immense capacità di sentire, soffrire, gioire, tipiche della sensibilità dell’anima russa. Ma tutte queste caratteristiche del sentimento vengono costantemente mediate (forse guidate) da quella grande ‘magistra vitæ’ che è l’auto-ironia, la quale permette alla nostra Autrice e al suo lettore di guardare (e amare), senza straparlarne, tutta un’intera vita - e tutta la poesia che in essa è intrisa - attraverso il sorriso, ironico eppure misterioso: un sorriso aperto su un linguaggio quotidiano eppure oracolare, e la cui forma è tanto altamente poetica quanto inevitabilmente profetica. Per tutto questo diciamo grazie a Natalia Bondanenko e alla sua poesia.

    Antonino Caponnetto

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    1. Grazie, Antomino.... hai scritto una bella recensione.... Grazie davvero...

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  2. Non leggo ma osservo questa scrittura che,sempre più mi suggerisce l'intorno a noi, più vicino di quanto possa sembrare, perché quello che Natalia Bondarenko ci mette davanti, è una fotografia con continuazione esplicita. Come già espresso in altre occasioni, la scrittura della Bondarenko, mi appare come il risultato dello smantellamento totale della sintesi retorica, della scrittura enfatica, divenendo elevazione della parola pura, della parola proveniente da una osservazione del reale catalizzato dall’espressione poetica. La forza che ne viene fuori è devastante e riempitiva: disarma totalmente la vita "lirica" e riempie vuoti trattenuti dall’appartenenza a schemi determinati e determinativi.

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  3. Grazie ... grazie a Antonio e grazie a Sebastiano...... dopo le vostre parole.... non so che dire....

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  4. Beh, direi brani che spesso sbranano con quel loro ficcarsi acuto negli occhi e nel cervello (e l'anima se ne sta nell'angolo a dirsi ancora una volta che non è fatta per la crudeltà del vivere). Natalia - solo da questo assaggio - riesce già a far sentire il peso e la didattica del suo vissuto, senza indulgenza e nemmeno autocompiacimento: Natalia si presenta per quello che in realtà è, una persona a cui la Storia e la biografia hanno aperto un credito di felicità che non è certo verrà onorato. Intanto la scrittura è qui, almeno il "j'accuse" ci sia consentito. Grazie Antonino e grazie Natalia.

    Francesco Palmieri

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  5. Poesia come ricerca di verità, che scava nel proprio esere, nella propria carne , per riconoscerne l' essenza, quella radice forte dell' " albero che combatte la sete e non muore". Parla a se stessa Natashia, con la sincerità e l' immediatezza priva di fronzoli con cui si può parlare solo a se stessi ed è da questa disadorna "verità" che nasce la poesia, la sua, ma capace di coinvolgerci profondamente e divenire umanità condivisa, Poesia .

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  6. Grazie Francesco..... sono senza parole..... se dico qualcosa, non sarà mai abbastanza. Voi mi avete 'scoperchiato' per bene...

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  7. Antonio Ciminiera12 maggio 2013 08:53

    Non è difficile cogliere in queste splendide liriche un'esigenza narrativa che si manifesta in maniera ancora più evidente nella prima poesia qui presentata. Una colloquialità dall'andante incisivamente discorsivo, certamente anti-retorica, anti-enfatica come scrive giustamente l'amico Sebastiano, essenziale, discorsiva, quasi "confidenziale", un'apparente semplicità metrica, che tale NON è, anzi, trovo singolare questo ritmo incalzante, questo tono molto spesso ironico ma quanto basta : // Piangere/ [non esiste la certezza del tuo piangere/ come non esiste un libro nella mia libreria/ con le pagine ancora incollate,/ golose di occhi]…/ Le parole – noccioline da sgranocchiare,/ [meglio se coperte di cioccolato] / si incastrano fra i denti, tagliano la lingua,/ senza ferire/ [è questione d’abitudine].// un'incedere dinamico, pungente, mordace ma molto ben calibrato, che non deborda mai, una formula particolare, oserei dire originale che, a mio avviso, non può sfuggire agli occhi del lettore più attento.
    Grazie Antonino e grazie a questa straordinaria autrice che, ahimè, non conoscevo.

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