sabato 16 marzo 2013

NELLY SACHS - FÜNF GEDICHTE / CINQUE POESIE



Leonie Sachs, più nota con lo pseudonimo di Nelly, nasce in una famiglia ebrea della borghesia berlinese il 10 dicembre 1891. Vive con il padre, l’industriale e inventore William Sachs, e la madre, Margareta Karger Sachs. Non ha fratelli né sorelle. Conduce, insieme alla madre, una vita molto ritirata. La sua primissima educazione, prima dell’entrata nella Höhere Töchterschule di Berlino, è affidata ad istitutori privati.
Il suo amore per la letteratura si manifesta parallelamente a quello per la danza e per la musica. Quando ha solo 15 anni legge il romanzo di Selma Lagerlöf Gösta Berling e scrive all’autrice per manifestarle il suo entusiasmo, ne nasce un’amicizia che dura circa trentacinque anni.
Quando ha 17 anni Nelly Sachs comincia a comporre versi che attirano l’attenzione di Stefan Zweig, il primo ad adoperarsi affinchè vengano pubblicati. La prima raccolta di versi esclude tuttavia questi primi componimenti giovanili, che alla poetessa sembravano forse ancora troppo acerbi in forme e contenuti.
Nel 1921 viene pubblicato Legenden und Erzählungen, una raccolta di racconti, mentre le prime poesie appaiono tra il 1920 e il 1930 su numerosi quotidiani e riviste. Nei tardi anni Trenta la scrittrice entra a far parte dell’Associazione culturale ebraica.
Con la morte del padre, il complicarsi delle condizioni di vita per gli ebrei nella Germania nazista e lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Nelly Sachs decide di trasferirsi in Svezia. Il trasferimento vero e proprio avviene nel 1940, quando Selma Lagerhöf, che l’aveva aiutata a realizzarlo, è ormai già morta.
Dopo aver imparato lo svedese, Nelly Sachs lavora principalmente come traduttrice dallo svedese al tedesco. Rimasta sola, dopo la morte della madre nel 1950, la poetessa cade in una fortissima crisi psicologica dalla quale non si riprenderà mai del tutto e che la porterà anche a trascorrere dei periodi di ricovero presso case di cura. Lo squilibrio emotivo di quegli anni è in parte compensato dagli studi di letteratura chassidica, dalla lettura della Bibbia e dallo studio della Kabala. Nel 1954, un anno dopo aver acquisito la cittadinanza svedese, la Sachs inizia una corrispondenza con Paul Celan, al quale fa visita in Francia nel 1960. È un momento importante della vita della scrittrice che decide di lasciare l’isolamento nel quale si era chiusa e di intraprendere un viaggio anche in Germania, dove tra il 1960 e il 1965 viene insignita di due importanti riconoscimenti letterari. Nel 1966, infine, riceve, insieme a Joseph Agnon, il prestigioso premio Nobel.
Nonostante sia ormai un’autrice celebre, la Sachs continua ad abitare nel suo modesto appartamento di Stoccolma, dove, tra crolli psichici e fisici dovuti all’insorgere di una forma tumorale, muore il 12 maggio 1970. 

Opere scelte
  • Legenden und Erzählungen, racconti, 1921.
  • In den Wohnungen des Todes, poesie, 1947.
  • Die Leiden Israels, poesie, 1951.
  • Flucht und Verwandlung, poesie, 1959.
  • Zeichen im Sand. Die szenischen Dichtungen, poesie, 1962.
  • Ausgewählte Gedichte, poesie, 1963.
  • Landschaft aus Schreien, poesie, 1966.
  • Teile dich Nacht, Gedichte, poesie, 1971.
  • Gedichte, poesie, 1977.
  • Suche nach Lebenden. Die Gedichte, poesie, 1979.
  • Frühe Gedichte und Prosa, poesie e prose, 1983.
  • Briefe der Nelly Sachs, lettere, 1984.
Traduzioni italiane
  • Al di là della polvere, Torino, 1966.
  • Poesie, Torino, 1966 e 1971.
  • Le opere: racconti di Gerusalemme di Shemuel Josef Agnon e Le opere: poesia di Nelly Sachs, Torino, 1979.
  • Corrispondenza Paul Celan/ Nelly Sachs, Genova, 1996.
  • Poesie, Torino, 2006.
Scelta bibliografica
  • Bahr, Ehrhard, Nelly Sachs, München, 1980.
  • Bartmann, Franz-Josef, Nelly Sachs (1891 - 1970) - eine deutsche Dichterin: zum 100. Geburtstag der Nobelpreisträgerin für Literatur und ersten Preisträgerin des Kulturpreises der Stadt Dortmund - Nelly-Sachs-Preises, Dortmund, 1991.
  • Bower, Kathrin M., Ethics and Remembrance in the Poetry of Nelly Sachs and Rose Ausländer, Columbia, 2000.
  • Dinesen, Ruth, Sachs Nelly, in Neue Deutsche Biographie (NDB), Band 22, Berlin, 2005.
  • Foot, Robert, The Phenomenon of Speechlessness in the Poetry of Marie Luise Kaschnitz, Günter Eich, Nelly Sachs and Paul Celan, Bonn, 1982.
  • Fritsch-Vivié, Gabriele, Nelly Sachs. Monographie, Reinbek, 2001.
  • Gelhard, Dorothee, Spuren des SagensStudien zur jüdischen Hermeneutik in der Literatur, Frankfurt am Main/ Wien u.a., 2004.
  • Huml, Ariane (Hg.), "Lichtersprache aus den Rissen": Nelly Sachs - Werk und Wirkung, Göttingen, 2008.
  • Kurić, Johanna, Was ist das Andere auf das ihr Steine werft? Das Denken der Alterität in der Lyrik von Nelly Sachs, St. Ottilien, 1999.
  • Menninghaus, Winfried, Meridian des Schmerzes: Zum Briefwechsel Paul Celan/Nelly Sachs, in «Poetica: Zeitschrift für Sprach- und Literaturwissenschaft », 26, 1994.
  • Rospert, Christine, Poetik einer Sprache der Toten: Studien zum Schreiben von Nelly Sachs, Bielefeld, 2004. 
Fonte per le note bio-bibliografiche: varie. 






AVVERTENZA: 
I testi qui presentati, sia nella redazione originale in tedesco 
che nella loro traduzione in italiano, sono tratti dal libro: 
Nelly Sachs, POESIE, a cura di Ida Porena, Einaudi, Torino, 1971.









Aus: In den Wohnungen des Todes / Da: Nelle dimore della morte 

(1940 - 44)




Aus: In den Wohnungen des Todes / Da: Nelle dimore della morte 
(1940 - 44)




Aus: In den Wohnungen des Todes / Da: Nelle dimore della morte 
(1940 - 44)




Aus: Sternverdunkelung / Da: Le stelle si oscurano 
(1944 - 46)




Aus: Und niemand weiß weiter / Da: E nessuno sa continuare




NELLA PATRIA INVISIBILE   

“Ma tu capisci, viviamo entrambi nella patria invisibile.” Questo scrisse Nelly Sachs a Paul Celan, amico con cui condivise tanto la passione per la poesia che la condizione di esule. Entrambi ebrei, infatti, negli anni del nazismo, erano fuggiti per trovare la salvezza lontano dalla propria patria. 

Fu il padre a trasmettere a Nelly l’amore per l’arte e per la musica, ma l’autoritarismo paterno non aiutò la giovane a uscire dal guscio della timidezza e della malinconia. Al contrario, l’opporsi dell’uomo alla relazione intrapresa dalla figlia con un ragazzo di cui non sappiamo il nome, fece cadere la poetessa in uno stato di depressione che l’avvicinò all’anoressia.
 Nelly ne uscì solo grazie alla scrittura. A quegli anni risale, infatti, la sua prima raccolta poetica: Leggende e racconti (1921). Nel 1930 William Sachs morì. Rimasta sola con la madre, oltre che isolata a causa delle leggi razziali, si trovò costretta a vendere i beni di famiglia. Col rischio di essere mandata in un campo di lavoro, fuggì nel 1940 alla volta di Stoccolma, grazie all’aiuto di Gudrun Harlan e Vera Lachmann, amiche che ringrazierà e ricorderà costantemente nelle sue lettere a Celan. A Stoccolma la vita non le regalò le gioie sperate: la morte prematura della madre e dei parenti, catturati e deportati, la provano e ferirono nel profondo. Da questo periodo di sofferenza nacquero le raccolte Nelle dimore della morte (In den Wohnungen des Todes 1947) e Le stelle si oscurano (Sternverdunkelung 1949).
Il 1950 rappresentò un altro periodo tristemente importante nella sua vita, poiché fu allora che, preda di una grave malattia mentale, Nelly iniziò a trascorrere lunghi periodi in cliniche psichiatriche, al cui interno, come raccontava a Celan, veniva spesso sottoposta a sedute di elettroshock. Nonostante ciò continuò a scrivere (al 1959 risale Fuga e trasformazione e al 1961 Al di là della polvere), decisa a mantenere in vita almeno le sue parole, e nel 1960 poté intraprendere un viaggio che la portò in Germania, poi in Svizzera e infine a Parigi, dove trascorse del tempo con Paul e la famiglia di lui. Nel 1966 venne insignita del premio Nobel, con questa motivazione: “Per la sua lirica notevole e la scrittura drammatica, che interpreta il destino di Israele con forza toccante”. 
Metaforico, drammatico, tanto da essere oscuro e a tratti fortemente realistico, il suo linguaggio è unico, la sua voce un marchio, un fuoco tormentato che non risparmia chi si accinge ad ascoltarla. La polvere (o la sabbia), la cenere, sono immagini ricorrenti delle sue poesie, mescolate a continui riferimenti biblici. Ma non c’è possibilità di risorgere da quelle ceneri. Da esse si sollevano - continue e soffocanti - sempre e solo domande, ma nessuna risposta che abbia un qualche umano significato.

















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5 commenti:

  1. «La grandezza ha origini antiche e può farsi avanti anche con passo di colomba. Non la si può guadagnare né la si può ricompensare, tanto meno con i premi che la nostra società ha da offrire: con il successo cioè o con la celebrità. La grandezza è straniera al mondo e il mondo non sa associarla ad altra idea che a quella della fama che è a sua volta anche questa una replica antica. […] Per quanto tuttavia la grandezza sia attributo della persone e non solo dell’opera, non ha carattere esclusivo. Al contrario è impensabile se non connessa a una funzione sostitutiva: Nelly Sachs si impegna per gli altri e per il loro mondo. Per la sua bocca parla qualcosa che è più grande di lei stessa. Quel mondo però è senza nome, non è definito. Con esso ha a che fare il mistero di un’opera che sempre, come la parola divina, è un mistero “rivelato”, estraneo a mistificazioni e a false profondità».

    Hans Magnus Enzensberger su Nelly Sachs

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  2. "assiomi",qualcosa su cui non si discute e definiscono sempre una partenza,un arrivo.
    Definirei così le parole di Sachs Nelly,che intuisce la facoltà del mondo,della vita e della morte ad essere come sono e basta.Dicendolo con struggente semplicità,l'autrice incontra il mistero delle cose e non ne ha paura.Si abbandona ad esso,sapendosi parte di esso ed ogni sua parola diventa verità comune con il vento "per cane".Straordinaria immagine della fedeltà forse terrena o solo etica in un conto remunerativo di proprietà e appartenenze intime

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  3. " Costruisci quando scorre la clessidra / ma non piangere via i minuti / insieme alla polvere / che nasconde la luce. Mi sembra che questi versi svelino molto del carattere di questa Donna coraggiosa pur nella sua fragilità. Mi è piaciuta in particolare " Terra, vecchio pianeta...", dove poesia e sentimento si fondono intensamente nel dare al dolore umano un valore e un destino universali. Sempre belle ed interessanti le tue proposte di lettura. Grazie

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  4. Grazie per questo sostanzioso contributo.

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