mercoledì 6 marzo 2013

MARIANA YONÜSG BLANCO - «YO NAZCO MUJER, Y BASTA» / «IO NASCO DONNA, E BASTA»




                                             (SEIS POEMAS) / (SEI POESIE) 





Mariana Yonüsg Blanco nasce a Caracas, Venezuela, il 7 settembre1951. Inizia l’attività politica prima nel movimento studentesco poi nei movimenti di solidarietà con il Nicaragua.
Nel 1978 entra clandestinamente in Nicaragua come internazionalista combattente nella guerra di liberazione in corso. Dopo il trionfo rivoluzionario vi rimane e lavora nell’organizzazione di cooperative agricole e come educatrice popolare. In questi ultimi anni si dedica totalmente alle problematiche di liberazione della donna e lavora con il movimento femminista.
Mariana scrive poesie “in alcuni minuti strappati ad altri impegni, alla lotta per sopravvivere - questa lotta del genere umano, dell’essere per esistere - questa lotta di popolo per decidere”.
Scrive poesie fin dall’adolescenza e in Nicaragua inizia a pubblicarle vincendo vari concorsi nazionali e latinoamericani. Sue poesie sono apparse in diverse riviste italiane, svizzere, spagnole, venezuelane e statunitensi. Attualmente vive con i suoi due figli Noely e Jorge a Matagalpa.




Avvertenza: 
Le poesie qui presentate e le loro traduzioni sono tratte dal libro: Mariana Yonüsg Blanco, IO NASCO DONNA, E BASTA - poesie, prefazione di Giancarla Codrignani, contributo in appendice di Dacia Maraini, La Piccola Editrice, Celleno (VT). Prima edizione 1991 — Seconda edizione 1992. 

(Si noti che le notizie bio-bibliografiche da noi riportate sono essenzialmente quelle che è possibile trarre dal libro sopra citato. Peraltro, tutto ciò che sulla nostra autrice è possibile reperire online, appare chiaramente datato - e risalente più o meno al 1991, data della prima edizione del libro menzionato).









Piccolo collage di note da: “Io nasco donna, e basta” di Mariana Yonüsg Blanco

A sud degli Stati Uniti, la sovranità in Messico, in Guatemala, in Salvador, in Nicaragua, a Panama è di tipo particolare. Gli USA chiamano qui luoghi “il proprio cortile di casa”.
Dal Nicaragua vengono queste poesie di una donna. Non “poesia”, il lato dolce e romantico del parlare e del parlare femminile offerto al consumo letterario, ma poesie, grida, disprezzo, ironia, denuncia.
Questo libro viene alla luce perché donne del Sud e donne del Nord del mondo hanno iniziato ad incontrarsi, costruendo un ponte tra l’Italia e il Nicaragua. Donne-compagne che hanno in comune un profondo e insieme faticoso rapporto con la libertà, con il nucleo inviolabile della loro propria singolarità, ma anche donne figlie del popolo che, amando e lottando per la propria gente oppressa, hanno preso coscienza che non c'è autodeterminazione dei popoli senza determi­nazione della donna e che hanno imparato a “vedere” i problemi “dall’altra parte”, dalla parte della singola donna che si incontra per strada, nella campagna o isolata in montagna. Queste donne da anni, con tenace passione, si sono scambiate materiale, esperienze, si sono spostate dall’Italia al Nicaragua, dal Nicaragua all’Italia per sostenersi nel cammino di “essere soltanto la propria maniera di essere” dentro le vicende del proprio popolo.
Tra queste donne c'è anche Mariana. Questa donna, nei ritagli di tempo,  scrive poesie. “Cerco di parlare e scrivere per noi donne perché è grazie alle donne che scrivo, alla loro solidarietà, alla loro comunicazione in tante forme diverse, concrete e penetranti così da darmi forma e consistenza. Esse mi integrano e mi portano a decidere che io sono e sono loro”.
Le poesie di Mariana sono state in questi anni un appello forte ad essere donne che si fanno popolo.
Le pubblichiamo perché insieme a molte altre donne possiamo liberare l’amore tra i popoli e collaborare alla costruzione di quel corpo comunicabile Sud-Nord che è la comunità umana a partire dal modo di essere della singolarità di ciascuna donna e di ciascun popolo.







POESIE / POEMAS









































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4 commenti:

  1. Scriveva nel 1991 Dacia Maraini, in appendice al libro qui trattato: «Sono poesie dell’indignazione civile queste di Mariana Yonüsg Blanco. Poesie abitate da una forte idea di rivolta e di partecipazione. Ma è chiaro che più una poesia si pone come ideologica e più essa stessa è portata a dichiarare la propria inadeguatezza politica. Non si possono scrivere poesie, diceva J. Paul Sartre, finché nel mondo un solo bambino muore di fame. E con questo introdusse nell’Europa soddisfatta di sé l’inquietudine di un mondo lontano, escluso, ai margini in cui ancora letteralmente si muore di fame; una fame di cui i nostri paesi hanno perso la memoria…».
    Oggi, in questo mondo globalizzato, in questa Europa che è come un grande vampiro cui non viene fornito sangue a sufficienza, i poeti che volessero indugiare sui chiari di luna, gli amori felici o infelici, le stelle cadenti o i magici colori del tramonto, si porrebbero, così facendo, al di fuori della sola realtà che conta, una realtà i cui mali vanno combattuti in ogni caso e in ogni modo.
    Le armi dell’intelligenza passano anche attraverso l’arte e la poesia. Soltanto: non c’è tempo da sprecare in chiacchiere, scarabocchi e carte.
    Che l’arte e la poesia riprendano la strada verso una dura inevitabile lotta, per la quale affinare le armi della ragione e dell’intelligenza è oggi, come fortemente credo, una irrevocabile necessità per ciascun essere pensante.
    Riattualizzare oggi una poetessa come Mariana Yonüsg Blanco e la sua poesia di lotta, con tutte le contraddizioni che stanno fra il dire e il fare, mi è sembrato piuttosto necessario che non utile, giacché il concetto di utilità si applica a tutto ciò che (o a chi) in qualche modo viene sfruttato e “consumato”.

    A. C.

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    1. Rita Pisacane6 marzo 2013 07:42

      Sono d'accordo con te sul fatto che la poesia debba farsi oggi politica,farsi strumento di coscienza per svegliarci, tutti...anche ricorrendo ad un vocabolario crudo...ugualmente penso che il lirismo in poesia sia anch'esso una forma di lotta, un anelito di libertà, di vita.

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  2. In vista dell'8 marzo e degli striptease maschili, accogliere l'ira di una donna mi sembra dignum et justum.
    Però io difenderò fino alla morte il poeta che scrive del suo amore o del tramonto, perché il primo dovere del poeta è la qualità, e la qualità non ha temi fissi.

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  3. Cento modi di essere donna e la gioia il coraggiola forza di essere donna. Una Grande combattente con le armi e con la parola che si fa grido protesta ira, aperanza. Compagna nella lotta e nel dolore. Forse non è "Poesia", ma leggendo , presa e ammirata, non me ne sono accorta.

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