giovedì 14 marzo 2013

DANIELA PERICONE - «VENGONO STRANI GIORNI» - UNDICI POESIE






NOTIZIA BIO-BIBLIOGRAFICA

Daniela Pericone (1961) nasce a Reggio Calabria, dove vive e lavora. Laureata in Scienze Politiche, ha svolto nella sua città un’intensa opera di promozione artistica e letteraria organizzando e curando  presentazioni di libri di poesia e narrativa, incontri a tema e letture.
   Poeta, scrittrice, autrice di testi di critica letteraria, interprete di letture sceniche, ha ideato e realizzato recital, tra cui Orfeo ed Euridice. Lo sguardo sull’ombra Caravaggio. È componente e voce recitante nel Gruppo Artistico Labyrintho.
     È inserita in antologie poetiche, riviste culturali (Poesia, La Nuova Tribuna Letteraria, Helios, Nuovo Contrappunto, I fiori del male, Link), siti e blog letterari (Rainews24, Poesia di Luigia Sorrentino; Cartiglio d’ombra; Atelier poesia; La Recherche; La Rivista Intelligente; Helios magazine).
    Ha ricevuto premi e riconoscimenti per la poesia edita e inedita (Città di Corciano, Lorenzo Montano, Giulio Palumbo, S. Domenichino – Città di Massa, Domenico N. Vitale, A. Contini Bonacossi, Sulle orme di Ada Negri, Firenze Capitale d’Europa, Il Litorale, Antica Badia di San Savino, Francesco Graziano).
     Ha pubblicato i libri di poesia: Passo di giaguaro, Edizioni Il Gabbiano, Messina, 2000 (con una nota di Adele Cambria); Aria di ventura, Book Editore, Castel Maggiore (Bo), 2005 (prefazione di Giusi Verbaro); Il caso e la ragione, Book Editore, Ro Ferrarese (Fe), 2010







Soltanto un po’ di quel che si può dire — Sulla poesia di Daniela Pericone

C’è, io credo, nella poesia di Daniela Pericone una continua, persistente ricerca di risposte ai grandi interrogativi esistenziali. Ma c’è anche la piena consapevolezza di un’impossibilità, che non concede alla poesia, né all’arte in generale, di dare risposte a tali interrogativi. Trovare risposte simili, che possano valere per il singolo essere umano, è compito del pensiero speculativo, coadiuvato dall’agire individuale. Compito della poesia — e Daniela sa bene questo — è esplorare le possibilità pur sempre radicate nel linguaggio poetico di rinnovarsi, ampliando, e talvolta scardinando le proprie stesse regole.
Ma ogni linguaggio come grande insieme di combinazioni fra sottoinsiemi sintattici, semantici, espressivi, etc., per quanto vasta sia la sua portata, non è certo qualcosa di infinito. Ed è questa finitezza a fare che il linguaggio dei poeti continui a mostrarsi comunque insufficiente a dire e a svelare. È per questo che il mistero continuerà ad abitare l’anima della poesia. Malgrado tale consapevolezza — e partendo comunque da essa — Daniela Pericone mantiene costantemente il suo far poesia come sull’orlo di un precipizio. In questo continuo azzardo le sue doti di poeta e di acrobata-equilibrista le consentono di donarci dei versi di uno smalto assai vivido, di una incisività rara e preziosa, che in condizioni di ormai inammissibile normalità, considerato anche il momento storico, sarebbe forse impossibile avere. La voce, i ritmi, la musicalità di questa poesia riecheggia la classicità della Magna Grecia, la luce del meriggio mediterraneo, e tuttavia pertiene alla nostra travagliata contemporaneità, all’attualità quotidiana, all’ironia di uno sguardo che abbraccia sentimenti, sensazioni e pensieri umanamente contraddittori, e che tutto accoglie in sé, in una visione che fa della coesistenza degli opposti, della necessità costante di una sintesi, tanto il suo credo quanto il suo cammino poetico e umano.
Antonino Caponnetto









da PASSO DI GIAGUARO 

Edizioni Il Gabbiano, Messina, 2000 
(con una nota di Adele Cambria)




Passo di giaguaro 


Alla foce dei desideri 
è il fuoco e la tenerezza 
della sua mano che racchiude 
la polpa d’ogni pensiero. 

Appena allentato lo sguardo 
in cerca di brace e d’abisso 
Amore da notti si leva 
seguendo la presa e l’odore. 

Da qualche viaggio antico 
al passo di giaguaro 
ed occhi gialli cigliati 
di mondi ti ha reso saggia. 

Con fiuto felpato 
e fiato di quiete 
t’offre rifugio al centro 
del palmo di conoscenza. 



Epigramma 


Petalo dopo petalo 
cade la distanza 
muta la cesura 
tra l’essere che pulsa 
e la forma che tortura.







da ARIA DI VENTURA, 
Book Editore, Castel Maggiore (Bo), 2005 
(prefazione di Giusi Verbaro) 





Nemmeno cercarsi


Così mi trattiene
l’infinitesima sospensione
tra il cenno e l’azione,
così poi riprendo
tra somme, programmi e salite
a far piovere suoni
senza davvero parlare
senza nemmeno pensare.

E nemmeno cercarsi
se dove davvero non sai
si trovi quel punto,
quell’attimo non respirato
che afferra l’essenza
e forse quel nulla, impronta
di vento, è impulso mordace
a giocare la sorte.



Quando non ricordo


Quando non ricordo,
ma è accaduto che
il suono si spezzasse.
L’ultima parola si è disseccata
in gola. Da quel momento
langue il vuoto della voce.
Ma so che non è quella
che ho perduto.
È solo che in un canto ho posato
le parole e come uno svagato
personaggio da teatro rimango
senza frase né battuta.

Hanno imparato a star da sole
le parole, a non uscir di casa,
non fanno grandi incontri 
per le strade e allora
preferiscono ogni tanto spiare
alla finestra e assistere
ai bagliori del tramonto
da dietro le tende della stanza.
                                                                                                                          
Ristanno le parole,
ma solamente quelle pronunciate
le mille volte dette
proclamate o accennate.
Non quelle che gorgogliano pensieri.

Non sono nata muta,
qualcosa in me ha deciso,
senza nostalgie, che a nulla vale dire.
Per giorni e giorni ho visto
riprodursi i suoni, comporsi
l’aria in vibrazioni piene che dessero
segnali comuni e condivisi,
ma simili non siamo, restiamo
incomprensibili, esclusi dall’intesa.

Le uniche parole che hanno
un senso sono quelle che non cedo,
intente a vorticare in un pensiero
che non si fa ascoltare,
per questo mai stonato
distorto, travisato.
E lì, ad alta quota, tentare
di scandire la misura
del giusto e dell’errore,
al guado senza tempo del silenzio.



Puzzle


E d’improvviso si sgretola
il gioco del passato,
niente più visioni d’insieme
larghezza di volti
levate di voci,
rimangono adesso
tasselli scheggiati, pietruzze
musive, pezzi scombinati
e a ricomporre la scena
non ti raccapezzi
se finanche hai scordato
il motivo del puzzle.



Moire


Quando le Moire figlie della Notte
hanno deciso di concludere
il lavoro intrapreso con te
hai avuto un bel protestare
con la tua vocina flebile
che il verso da ier sera
avevi lasciato a metà,
che il caffè stava adesso
proprio per salire
e già ti disponevi all’assolo
struggente di un violino pagano,
e insomma per l’occasione
eri davvero impreparata,
così inattesi gli ospiti
che non ti eri neanche truccata,
messa in ordine, rassegnata.







da IL CASO E LA RAGIONE, 
Book Editore, Ro Ferrarese (Fe), 2010



Strategia


Strategia della coscienza
camuffare il già vissuto
nel presente, confondere
tra insegne luminose
fogli d’ombra, ma l’inezia
che vanisce ogni controllo
si tradisce in quella traccia
– scavo di roccia lento,
sabbia rasa dal ghibli –
che è ricordo di una esatta
mutazione, un dolore ossidato
in assenza, bocca di fuoco
che imprime il verdetto
di condanna dell’ora nascente. 



Strani giorni


Vengono strani giorni
di lotta dentro il corpo,
organi che s’inceppano
linfe che s’ingorgano
pareti raddoppiate
anse così esili da sfaldarsi,
è tutto uno sbuffare
un bruire un crosciare,
un’officina al completo
di borbottii e singulti.

Ma motori e caldaie 
restano sotterranei,
da dentro a fuori
da sotto a sopra
solo un messaggio
sfuggito per caso
rivela la sommossa,
il volantino in codice
di una cellula partigiana
diffonde appena
l’impercettibile allarme
verso la superficie.

Nel corpo sovvertito
la mente regolata e linda
si scopre ora perduta
ad accorgersi che il metronomo
del suo cuore preciso
altro non è che un ordigno
a orologeria, e in assenza
d’artificiere che possa 
disinnescarlo rifiuta decisa
di scendere a compromessi
e svendere l’ultimo oro
a ciarlatani e illusionisti. 



Illune 


Accarezzo della notte senza luna 
il dorso sinuoso di pantera
resa cieca dei topazi incandescenti
che nel buio le incendiano la fronte.



Mi scrivo 


Mi scrivo lettere
e non mi rispondo.
Busso alla porta
e con voce artefatta
riferisco che in casa
non c’è nessuno.
Vorrei proprio sapere
dove sono finita
e chi è quell’intrusa
un po’ triste un po’ schiva
che mi abita adesso,
così remissiva che
non s’altera in nulla,
a tutti sorride
ma son solo fantasmi,
ha fatto la cuccia
nella stanza più interna
e ogni tanto passeggia
compagna degli alberi,
a ogni ramo sfogliato appende
rimpianti d’abbrivi mancati. 



A morsi


Mentre mordevo la vita
un dente si spezzava,
mi chinavo a raccogliere
il pezzo mancante
e con dita maldestre
rinsaldavo quello
che era stato un incisivo,
ma che ora somiglia 
a un insulso canino
la cui natura animale 
mostra solo il ringhio

e la vita se la ride
del mio morso a mezz’aria.















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3 commenti:

  1. Ho già inserito nel corpus del post quello che di solito è il primo commento a un autore. Tuttavia a meno che, prima o dopo, io non trovi qualcuno che malgrado gli svantaggi è assai più rapido di me, continuerò a riservarmi il primo commento. Stavolta però mi limiterò qui a ringraziare l'Autrice del giorno, Daniela Pericone, per la sua gentilissima disponibilità e per la sua bravura. E mi auguro che ci siano delle ulteriori occasioni di ospitarla sul blog.
    Un ringraziamento non secondario va a Massimo Scrignoli, poeta ben noto e con pieno merito, ma anche direttore editoriale presso Book Editore, senza la cui autorizzazione non avrei potuto offrire ai lettori-visitatori questa "pagina", né la bella opportunità di lettura che ne consegue. Grazie ancora a entrambi.

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    1. Sono io a ringraziare Antonino Caponnetto per la sua speciale accoglienza e per lo spazio dedicato ai miei versi. Ancora più grata dell'apertura con il prezioso viatico del suo commento.
      Daniela Pericone

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  2. Una poeta che non conoscevo dallo stile asciutto ed uniforme, forse monotematica(da quello che ho tratto dalle diverse raccolte), per questo forse un poco ripetitiva nelle tematiche, ma sicuramente "robusta" nel modo di snocciolare tratti di esistenza in maniera cruda e convincente senza pietismi e senza autocommiserazioni con quel saper piangere senza lacrime...

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