lunedì 11 marzo 2013

ALESSANDRO CANZIAN – «UN SORRISO. UNA FACILE STAGIONE…» – OTTO POESIE COME APPUNTI DI VIAGGIO







Alessandro Canzian (1977), vive e lavora a Maniago (Pordenone). Collabora a varie riviste e blog. Nell’ottobre 2008 ha fondato la Samuele Editore. Ha pubblicato Christabel (Ed. Del Leone, Spinea 2001), La sera, la serra (Mazzoli 2004), Canzoniere inutile (Samuele Ed., Fanna 2010, prefazione di Elio Pecora), Cronaca d’una solitudine (Samuele Ed. 2011, quaderno bifronte con Federico Rossignoli) e il saggio su Claudia Ruggeri: Oppure mi sarei fatta altissima (Terra d’ulivi 2007, presentato a Lecce insieme a Michelagelo Zizzi). Con la stessa editrice e nello stesso anno del saggio ha pubblicato Distanze, una collaborazione fotopoetica con Elio Scarciglia. Ha partecipato a varie rassegne letterarie quali “Donne che dovresti conoscere” a Lecce nel 2007 con Mario Desiati, “Poetica” a Pisa nel 2008 con Alessandro Agostinelli, “Pianeta Poesia” a Firenze nel 2009 con Rosaria Lo Russo, “Pordenonelegge” nel 2010, e la “Festa di Poesia” a Pordenone nel 2010 come co-organizzatore e nel 2011 come autore. A settembre 2009 ha curato la manifestazione “Poesia e ispirazione, perchè si scrive” all’interno dei festeggiamenti per l’equinozio dell’associazione culturale Vele Libere ad Azzano X (Pordenone). Nel novembre 2011-gennaio 2012 ha organizzato insieme al Comune e alla Biblioteca Civica di Maniago il festival letterario “La Fila”. Dal 2011 si occupa anche di mostre di pittura nel pordenonese. Nel maggio del 2012 è uscito un suo poemetto: Luceafarul, rivisitazione moderna del celebre poeta romantico rumeno Mihai Eminescu. 

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                      HISTOIRE D’O 
       ты, тихая, сияешь предо мной 
         ( versi attorno al Luceafarul )

« Tu, dolce, raggiante di fronte a me »




AVVERTENZA:  di Alessandro Canzian abbiamo precedentemente pubblicato e commentato – qualche giorno prima che Luceafarul uscisse – alcuni testi inediti, raccolti sotto il titolo di Histoire d’O, vera e propria deriva laterale del Luceafarul 










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«UN SORRISO. UNA FACILE STAGIONE…»
OTTO POESIE COME APPUNTI DI VIAGGIO


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… essendo da tempo
sparita l’acne che spinge sui treni
le avevo mandate, credo, delle mie poesie.

Era infatti bella come le donne nei libri.


Pier Massimo Forni, “Frammento B”, 
in: STEMMI, Scheiwiller, Milano, 1977









Il latte
 
Il cartoccio del latte e le campane.
Gli stracci nella stanza.
La gatta che da fuori la finestra
vuole la colpa
d’essere l’unica a mangiare.
La stufa accesa. Le calze colorate.
 
 
 
 
 
 
La casa 
 
È un sofismo anche la tenda
arrugginita della doccia.
La fuga delle piastrelle mai pulite
– gli arabi ci contavano gli anni
prima di morire –, la scala
che ogni giorno fa gli indiani
e il battito sottile delle gambe
della vicina che guarda la tv.
 
 
 
 
 
 
Dalla finestra 
 
Le montagne sembrano capelli
sai, quando piove e le scale
delle case sono gelate,
e i lampioni sono accesi,
e gli aliti fumosi.
Potresti pettinarci gli inverni
se solo avessero significato.
 
 
 
 
 
 
In treno verso Taranto 
 
Dai finestrini sporchi il freddo.
La neve in mezzo ai campi.
Il paesaggio sa di case
e di cose che non tornano.
Sono cose anche le persone
che nel freddo non respirano.
 
 
 
 
 
 
Ferrara 
 
Le travi di freddo e neve
alla stazione di Ferrara.
La troppa chiarità non mostra
nulla, i filari non scandiscono
i binari, Dio non lo puoi
guardare nemmeno di spalle.
 
 
 
 
 
 
Senigallia 
 
E così si arriva al mare.
Alle ciminiere alte una maceria.
La ragazza che legge Hemingway
ha negli occhi lo stesso verde
che s’ammuffisce contro i muri.
Pare un tempo che non passa.
 
 
 
 
 
 
Bologna 
 
Un sorriso. Una facile stagione.
La ragazza ha le calze lunghe
e le labbra che sanno d’alcool.
Altri si tengono per mano.
Più in là una svendita d’usato
fa da memoria
da mercato, per cartoline. Una,
forse rumena, legge le carte,
come tutto fosse conoscibile.






La lampadina

Puoi anche non essere possibile.
Una macchia, uno spruzzo di caffè
a terra per sbaglio. La perfezione
quotidiana è anche la muffa
di ragnatele sulla doccia. È la
porta che non si chiude a un lato.
È il silenzio della casa, feroce,
la lampadina scoppiata. 















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24 commenti:

  1. Su La Stampa del 30 novembre 2007 Maurizio Cucchi aveva definito “compatto e anche un po' compresso, ma certo intenso e non banale” un breve testo poetico di Alessandro Canzian. Il tempo trascorso da allora ha reso assai fluidi i versi di Alessandro, ne ha fatto limpida, scorrevole, e oserei dire perfino – ma, qui, questo è vero solo in apparenza – semplice la ricca e complessa trama interna. L’architettura complessiva dei versi – coi suoi assai contemporanei, addirittura quotidiani, echi musicali – ha nel contempo conquistato la grazia e la variegata ampiezza cromatica di un sempre mutevole, eppure concretamente realistico paesaggio.
    È stata davvero una gradita sorpresa ricevere queste otto poesie di Alessandro. Componimenti pur sempre brevi, indipendenti fra loro, ma tutti fortemente, intrinsecamente, altamente poetici, il cui stile si è ormai fatto personalissimo, fortemente definito, riconoscibile.
    La semplicità di linguaggio cui accennavo, la sua elegante bellezza, è per me da considerarsi una lenta e costante conquista, che ha un senso duplice: un po’ alla Pound: “Beauty is difficult”, la bellezza è difficile, e un po’ alla Camus: “La vera carità da usare con chi ascolta è faticare noi per esser chiari, perché non fatichi lui nell’ascoltarci”.
    Leggendo questi versi di Alessandro Canzian una cosa appare evidente: e cioè come ciascuno di questi brevi testi venga chiosato attraverso una straordinaria metafora, che è tanto improvvisa quanto sorprendentemente capace di inondare per un lungo istante di una fortissima abbagliante luce – e in ogni minimo significante – il già luminoso scorrere dei versi medesimi.
    Per questo suo lavoro poetico, e per l’intero quotidiano impegno che pone nel campo della promozione artistica, faccio i miei giusti complimenti ad Alessandro, rivolgendogli un grande grazie nient’affatto formale per aver voluto ‘far passare di qui’ i suoi splendidi versi.

    Antonino Caponnetto

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    1. È opportuno precisare che il termine 'metafora' da me usato non coincide necessariamente con la figura retorica classica o aristotelica. Ho invece considerato il fatto che in italiano la metafora è più propriamente il processo per cui un concetto si arricchisce di nuovi significati, e lo fa per estensione. Ma può farlo anche attraverso un procedimento di distanziamento improvviso o molto grande fra due universi semantici, situazionali, logici del tutto differenti. La scelta di ricorrere a una definizione assai più ampia di ciò che è o non è 'metafora' potrebbe apparire malaccorta o anarchica, tuttavia non lo è affatto, se si fa riferimento - ad esempio - a quanto scaturisce da alcuni recentissimi studi. Si vedano ad esempio i risultati emersi dagli ultimi approfondimenti sulla poetica di Tomas Tranströmer.

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  2. STUPEFACENTE! UN LINGUAGGIO CHE MI HA SPOSTATO ALL'ISTANTE LA' DOVE SONO SOLITA FUGGIRE IN SOLITARIA.
    Eleonora Liù Franco

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  3. Questo blog è un mio incontro fortunato. Mi ci sono imbattuta per caso tempo fa, e riesco sempre a stupirmi per la grande qualità dei "suoi" poeti.
    Nel caso di Alessandro Canzian, che non conoscevo, non posso fare a meno di dire che queste poesie sono bellissime. E il commento precedente è verissimo.
    Questa è una poesia realistica, eppure è capace di portarti altrove, in un mondo che è quello delle tue emozioni... proprio là dove, per esempio, "Le montagne sembrano capelli / sai, quando piove e le scale / delle case sono gelate, /e i lampioni sono accesi, / e gli aliti fumosi. / Potresti pettinarci gli inverni / se solo avessero significato"...
    Versi bellissimi, che fanno perdere significato al tempo, ma amplificano e riempiono di significato i sentimenti, le emozioni e quello che io chiamo "amore verso le cose". Che è anche amore di sé e degli altri.
    Grazie ad Alessandro Canzian, ma anche al magnifico curatore di questo blog.
    Antonella Veronetti

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  4. Lontanissima dall'essere poesia questa di Canzian. Sono impressioni molto umili, puerili e insulse. Mi spiace che vengano pubblicati pseudo versi del genere che ammazzano la poesia vera ed alta. Non continuiamo così, altrimenti la poesia muore. (O è già morta?).

    Marco Serano

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  5. Ho apprezzato, e molto, la semplicità con cui il poeta Alessandro Canzian sa parlare di quotidianità.
    Forse è proprio questo che lo rende riconoscibile a molti, e ognuno lo sente come sulla propria pelle.
    Credo sia questo uno dei suoi punti di forza.

    Sara Albarello

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  6. Condivido in pieno quello che ha scritto Marco. Sono poesie vuote e insignificanti (impressioni). Non arrivano, non emozionano. Entusiasmo, ZERO.

    Antonella Leonardi

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  7. Caro Antonino, voglio ringraziarti di cuore per questo inserimento (sei sempre molto generoso, come tanti altri amici, coi miei versi, forse troppo viste le critiche...eheheheh). E grazie anche alle persone che hanno commentato, nel bene e nel male. Sopratutto a chi ha criticato, più o meno ferocemente, la palese vuotezza e inutilità di questi testini. Si sa, si impara sempre più dalle critiche che dai complimenti, e io di questo faccio sempre tesoro. In effetti sono versi stupidi, senza molto impegno. Non ci vuole un genio a capirlo. Sono versi che evidentemente non vogliono emozionare, ma su questo direi che, a parte le mie intenzioni di ricerca, un pò tutta la poesia contemporanea ha capito (e finalmente) che le emozioni non fanno parte della poesia, se non come un effetto collaterale che potremmo paragonare a un sorriso che viene per una cosa bella, o a una smorfia che viene da una cosa brutta. Ma non ne deve essere l'incipit. E in effetti di "cosa brutta" ha senso parlare data l'estetica dominante da... quanto? dieci anni? L'estetica del brutto. Il brutto è il nuovo bello. Non ha più senso cercare le cose alte perchè forse non esistono più (e insomma qui stiamo su questo concetto da più di un secolino dai) o meglio forse nel nostro periodo storico-culturale non ha più senso, o intelletto, cercarle. La stragrande maggioranza della poesia contemporanea, sia quella da sottobosco sia quella "che vale", attinge ormai da tempo alle "cose quotidiane", fa della "lingua poca" un strumento espressivo per dire qualcosa. O per non dire nulla. Gli esempi si sprecano. [continua] - Alessandro Canzian

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  8. [continua] Parlando con Mary Barbara Tolusso, qualche mese fa, era venuto fuori proprio a tal proposito un concetto molto interessante: oggi non ci serve il poeta che dice qualcosa di grande, di straordinario, che ha un fine preciso nella sua poetica comunicativa, ma ci serve un poeta che abbia una voce talmente propria da essere subitamente e profondamente riconoscibile. Da questo forse la "lingua poca", l'avvicinarsi a un dialogico che sempre più è e va esplorato nella lingua italiana. Non lo dico solo io insomma. Di lingua poca come strumento parla Maurizio Cucchi in una prefazione che mi ha gentilmente mandato in casa editrice per Roberto Cescon (andatevelo a leggere, è da leggere: "La gravità della soglia", Samuele Editore). Di lingua poca parla Elio Pecora nella prefazione che gentilissimamente mi ha inviato per il mio (ormai datato) "Canzoniere inutile" (questo non leggetelo, non ne vale la pena). Di lingua poca parla Sonia Gentili (ricercatrice alla Sapienza di Roma, anche lei prefatrice ma del mio "Luceafarul" che Antonino cita, e superba poetessa sopratutto per un lavoro che ha in costruzione sul mito del Minotauro... e urka se non sarà quell'opera uno dei cardini fondanti della nuova poesia italiana... intanto andatevi a leggere il suo "Parva naturalia"... perchè è semplicemente bellissimo). [continua] - Alessandro Canzian

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  9. [continua] Ma io adesso non voglio fare una teoria sulla "lingua poca" e anche un pochetto "vuota" perchè insomma darei un valore a delle cose che non ne hanno. La teoria in fondo esiste già, ed è validissima. Ma non è quello che io ho fatto. Non scrivo sostanzialmente più da due anni, da dopo l'"Histoire d'O" (vincitore del secondo premio al Leone di Muggia... un pò di soldini in entrata dai) e queste scribacchiate sono solo appunti di viaggio senza alcun impegno o lima mentre andavo a ritirare il Premio Saturo D'argento per l'edito che hanno così gentilmente dato a Giorgio Bàrberi Squarotti per un libro che gli ho pubblicato ("L'azzurro della speranza"). Senza impegno, perchè in effetti personalmente non trovo più significato... non trovo più impegno, nella poesia. Non nella poesia che leggo. Oggi ci sono alcuni poeti straordinari insomma. E' nello scrivere il blocco. Nel dire qualcosa. E' un pò la questione eliotiana, che sicuramente conoscerete. Che problema aveva Eliot al tempo? Di far sopravvivere una poesia che ormai non aveva più nulla da dire. E allora cosa ha fatto? Ha semplicemente cambiato la forma. E da questo la "Terra desolata" che, dai, è uno dei testi più enormi della letteratura di tutti i tempi. Certo non ci si può paragonare a Eliot, è come mettere in relazione montagna e formica. Ma è solo per dire che si, queste non sono poesie. E' solo il ricordo di una vecchia amica che amava le calze colorate, che io le avevo regalato, o meglio che avevamo comprato insieme, e che le portava come fossero un simbolo assoluto di femminilità da ostentare. La povertà forse era la mia in quel caso. E' solo uno spaccato di un condominio dove coesistono tante e diversissime umanità anche nel tempo, e nella coesistenza a volte ci si chiede che senso abbia l'esistenza individuale. E' solo una sera molto triste che ricorda dei capelli con troppa nostalgia. E' solo un viaggio, persone viste passare, paesaggi visti passare chiedendosene la vita, l'esistenza, l'umanità. E' solo una stazione di Ferrara che ricorda un versetto biblico quasi a chiedersi dov'è Dio. E' solo una bella sconosciuta, veramente molto bella, che in treno legge un libro e pare una poesia, certo migliore di quella che sono riuscito a scrivere. E' solo una Bologna fatta di troppe cose e di un futuro che ti fa solitudine, e un appartamento, vuoto. E con questo ho completamente demolito i miei versicoli, lo so. Ma comunque, guardate, non vogliono veramente essere poesie. Sarebbe in effetti troppo, come giustamente dite voi, chiamarle poesia. La poesia, anch'io spero, sia altra. Per chi invece, più o meno inspiegabilmente, ha apprezzato queste cosucce (e vi ringrazio di cuore delle bellissime parole) se siete nei paraggi di Venezia potrete sentire queste e altre cose (poesie vere, non mie) giovedì 21 all'Osteria Da Filo, alle ore 19.00, appunto Venezia. Con me saranno Roberta Durante (brava poetessa, un pò strana) e Giovanna Frene (l'avete letta nei "Nuovi poeti italiani 6", Einaudi). Oppure potrete venire a lanciare i pomodori a me e ad apprezzare le due poetesse. E con questo ho pure fatto un pò di pubblicità alla cara Giulia Rusconi che organizza questi eventi. Un caro saluto a tutti. - Alessandro Canzian

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  10. (scusate la divisione in tre del post, ma non riuscivo a pubblicarlo intero - mi sa che ho scritto troppo - Alessandro Canzian)

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  11. Canzian,lei dice sciocchezze.Ammetta, la poesia non le appartiene; altro che lingua poca, qui c'è pochezza, tanta pochezza, troppa pochezza. E poi, impari ,finalmente, che "po'" va apostrofato e non accentato. State ammazzando la poesia e la credibilità dei premi. Non scriva più e non paghi per le prefazioni.Lo sanno tutti.

    Marco Serano

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  12. "Non paghi per le prefazioni"? Guardi che nessuno paga per le prefazioni... la Samuele Editore non ha bisogno di pagare per questo... e nemmeno io come Alessandro Canzian... l'ultima prefazione al libro di poesie al papà che stiamo proponendo, con apporto di Franco Buffoni, ha la prefazione di Roberto Vecchioni... e non ho pagato nessuno.

    Che poi io dica sciocchezze può essere tanto vero quanto opinabile, basta argomentare.

    Anzi la invito a dimostrare dove sbaglio, così magari imparo qualcosa anch'io.

    Alessandro Canzian

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  13. Sarà poesia minimalista,eppure a me è piaciuta tantissimo. Mi sorprende notare che alcuni non l'abbiano apprezzata.Sarò blasfema ma questi versi mi prendono molto più di quelli del noto Cucchi. Hanno un quid in più, che forse è il senso di stupore, quello che il poeta avverte contemplando la realtà, fatta anche di piccolissime cose alle quali nessuno da importanza e che pure hanno una precisa funzione,un valore semantico, tanto da indurre a serie riflessioni. Esempio di quanto ho appena detto a me pare già solo il seguente passaggio: La perfezione/ quotidiana è anche la muffa/ di ragnatele sulla doccia. C'è qui, per dirla come Antonino, una metafora, di notevole spessore e tutta profondamente esistenziale.Complimenti sinceri Alessandro ! nunzia binetti

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  14. Scusate, di solito leggo e non commento, ma qui trattasi di un trionfo del cattivo gusto.La poesia nei "versi" di Canzian è inesistente, e non è dovuto al minimalismo (corrente oltretutto rispettosa), ma alla mancanza piena di saper costruire e plasmare il verso, la botta creativa ( e sia ben chiaro la poesia appartiene a pochi, pochissimi, altro è non-poesia, e di nomi riconosciuti, non si sa come, ce ne sono a bizzeffe)che fa sospirare, la chiusa perfetta ecc. Ditemi cosa significa "la muffa di ragnatele sulla doccia": ma per voi sono versi? Orsù non scherziamo. Grazie a Dio trattasi di poetuoli!

    Francesca Lopriore

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  15. Non capisco tutto questo accanimento nei confronti di una poesia che ha una sua precisa posizione, e un suo perché, dunque non vedo tutto questo scandalo, leggo veramente schifezze ogni giorno e passano meno impunite. È poesia contemporanea, certo, con un senso minimale, ma minimale non vuol dire mica "freddo", ma anzi, nel suo trascorrere descrittivo ci vedo anche buoni spunti di riflessione. La poesia non deve solo emozionare, ma anche dare motivo di ragionamento sul quotidiano, o sull'indicibile che il quotidiano trasporta. Detto questo non conosco Canzian, solo di nome e conosco il suo operato, tra riviste ed edizioni, e il solo fatto di aver curato assieme all'amico Michelangelo il volume di una tra le poetesse più alte del secondo novecento, ossia Claudia Ruggeri, gli fa onore. Detto questo, torno a ripetere, di queste poesie qui riportate, alcune non mi sono piaciute, devo dire la verità, ma neanche mi fanno gridare allo scandalo. Altre invece (La casa, Ferrara, In treno verso Taranto, e Lampadina) implicano una consapevole nostalgia che apre uno squarcio sul dettaglio presente, prendendone atto, cercando nell'oggetto, o nel paesaggio, il messaggio recondito del tempo. Grazie ad Antonino per il suo solito lavoro certosino di diffusione.

    Un caro saluto

    Antonio Bux

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  16. Intervengo anch'io. Antonio, e chi come te, ma come si fa a giustificare e dire che ci sono buoni spunti in queste "poesie"? Ma sono poesie? Giustifichiamo il tutto dicendo che è poesia minimale? Il minimalismo come tendenza artistica nata negli anni 70-80, non ha nulla, ma proprio nulla a che fare con questi sintagmi riportati a mò di poesia. Non è poesia minimale, è non-poesia, dunque non ha alcun valore letterario. Pensieri, sono impressioni, appunti che ammazzano la poesia. Francesca ha ragione, di poeti buoni ce ne sono, e non scrivono certo poesie alla Canzian. Innalziamo la poesia, ridiamole la qualità e la grandezza. Basta col niente. Non giustifichiamo IL NIENTE.

    Rosario Prota

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  17. Signor Prota, ho tirato in ballo la questione del minimale in quanto se ne era parlato nei commenti, più che altro per rimanere su quel livello per rispondere.

    Ok, mettiamola così questa è non poesia. Mi indica, se non le dispiace, quei 4-5 poeti che secondo lei, a oggi, vale leggere e per quali motivi? Magari non è il luogo giusto e magari si esce fuori tema, ma giusto per capire qual è il suo concetto personale di poesia, magari ci troviamo d'accordo. Io sono intervenuto in quanto mi pare eccessivo il giudizio negativo espresso in quest'occasione per le poesie di Canzian, e non sono né suo amico, né ho mai detto di ritenere questa poesia una delle mie preferite, ma arrivare a dire che questa non sia poesia, beh, non credo proprio. Mi faccia leggere la sua poesia o mi dica chi ritiene di alto valore poetico al giorno d'oggi, magari posso capire meglio, perché così, parlando d'aria fritta, ci capisco poco. Vedo solo un accanimento nei confronti di una persona che non conosco, magari ci sono alterchi tra voi che ignoro, non lo so. Sono d'accordo di non giustificare in niente imperante, ma reputo che in queste poesie ci sia qualcosa di buono, e leggo di peggio da certi poeti ogni giorno che fanno molto più senso...ripeto. Comunque io ero intervenuto per dare un mio parere, non per difendere il Canzian, che credo possa difendersi benissimo da solo. Un saluto

    Bux

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  18. Anzi, ritengo sia più giusto in questo post restare in tema, volevo espandere la discussione con lei per capire cosa ritiene poetico e cosa non ritiene poetico nel panorama contemporaneo (magari facendo paragoni con nomi più alti) ma preferirei non uscire fuori tema, dunque la invito a contattarmi in privato, via Facebook, oppure alla mia mail:

    redellemosche@gmail.com

    un saluto

    Bux

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  19. La "perfezione" nelle piccole, banali cose della quotidianità, rese forse preziose dal loro tramandarsi nel tempo: il cartoccio del latte e le campane, la stufa accesa. Come avessero un loro significato nascosto, noto solo allo sguardo del poeta. Un significato che sembra invece non avere il tempo nello scorrere eterno delle stagioni, nella bella poesia "Dalla finestra" : "Le montagne sembrano capelli, sai..." C' è un incanto in quello sguardo ed uno smarrirsi in un tempo che va oltre gli inverni, le stagioni. In ciascuna delle brevi poesie è lo sguardo attento del poeta che sa cogliere "la perfezione" anche nelle piccole cose.
    Mi rincresce per chi non sa cogliere la poesia in queste non-poesie. Chiamatele come volete. A me sono piaciute.

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  20. Non mi dilungo sul tanto scritto da altri e nemmeno voglio parlare di tutta la poesia di Alessandro... ma imho, per me queste, le selezionassi in anonimato, rimarrebbero anonime. Io penso che la poesia è poesia e un poeta si dice poeta quando ha una parola che gli si addice e che rimanda continuamente a quel poeta, quindi la parola diventa riconoscibile come penna e come autore. Io qui non ci vedo la penna, non ci vedo un autore. Ci vedo la parola scritta da molti ultimamente e chiamata poesia e poi giustificata con i soliti termini di minimalismo in questo caso, di altri termini in altri casi.
    Ale, ti sono amica, ma hai scritto cose migliori in passato.
    Buona lettura a tutti!
    Anila Resuli

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  21. non conosco o non ricordo il passato di canzian. giduico questi testi, ben riusciti, non sono d'accordo con molti. la lampadina in particolare è quello che ho apprezzato di piu. sono testi che hanno misura, e sono perfetti per questo.
    ciao.
    redmaltese

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  22. La lampadina scoppiata, così come il cartoccio del latte , credetemi sono i più bei versi che io abbia mai letto. INSOMMA: UNO SCHIFO.

    Antonio

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  23. autore originale e coraggioso, figlio dei suoi anni e capace di essere nel tempo presente.
    fuori dallo schema noioso del già letto e riletto, mi ha felicemente colpito. finalmente qualcosa di nuovo.
    grazie per questa proposta!

    Angela Greco

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