venerdì 25 gennaio 2013

БОРИС ПАСТЕРНАК - ШЕСТЬ СТИХОВ / BORIS PASTERNAK - SEI POESIE









Boris Leonidovič Pasternak. Poeta e scrittore russo (Mosca 1890 - Peredelkino, Mosca, 1960). Vicino ai futuristi, esordì con le poesie Bliznec v tučach (“Il gemello nelle nuvole”, 1914), imponendosi presto come il più interessante lirico russo della sua generazione. In un linguaggio dominato dal sentimento, modulò ora temi intimi vivificati da accostamenti imprevisti, ora temi patetici riportati a dimensioni quotidiane. Il suo primo racconto pubblicato fu Detstvo Ljuvers (1922; traduzione italiana, L’infanzia di Ženja Ljuvers, 1960). Pasternak lavorò poi segretamente al celebre romanzo Doktor Živago (pubblicato in traduzione italiana, Il dottor Živago, nel 1957, e nell’originale russo negli Stati Uniti nel 1961), affresco della storia russa vista attraverso le tormentate vicende di un intellettuale.


VITA E OPERE

Figlio di un noto pittore e di una pianista di talento, dopo studi di musica, diritto e filosofia (seguì i corsi di H. Cohen a Marburgo) si avvicinò al gruppo futurista “Centrifuga”, esordendo come poeta sotto il segno dello sperimentalismo linguistico nella già citata raccolta Bliznec v tučach. Dopo la raccolta Poverch barerov (“Oltre le barriere”, 1917) s’impose con i versi di Sestra moja žizn′ (“Mia sorella la vita”, 1922). La sua vocazione di poeta denso ed ermetico, originalissimo nella descrizione della natura, fu confermata da Temy i variacii (“Temi e variazioni”, 1923), mentre meno felici sono i poemi di carattere narrativo ed epico (Devjatsot pjatyj god “L’anno 1905”, 1927; Spektorskij, 1931), nei quali Pasternak tentò la via di un impegno ideologico estraneo alla sua più autentica ispirazione. Nel frattempo aveva pubblicato il primo racconto, il già citato Detstvo Ljuvers, poi compreso nella raccolta Rasskazy (“Racconti”, 1925). In Ochrannaja gramota (1931; traduzione italiana, Il salvacondotto), insolita autobiografia ricca di riflessioni teoriche e filosofiche, rievocò gli incontri con gli scrittori e gli artisti che più influirono sulla sua formazione (Rilke, Skrjabin, Majakovskij). A disagio nel clima di sempre più rigido controllo ideologico, dopo il volume di liriche Vtoroe roždenie(“Seconda nascita”, 1932) Pasternak si dedicò per alcuni anni alla traduzione (da Shakespeare, Goethe, von Kleist, poeti georgiani), tornando a pubblicare propri versi durante la guerra (Na rannich poezdach, “Sui treni del mattino”, 1943; Zemnoj prostor, “La vastità terrestre”, 1945). Negli anni successivi lavorò segretamente al romanzo Doktor Živago. Scritto in una prosa lirica di grande suggestione, il romanzo valse a Pasternak un’immediata notorietà in Occidente, ma le polemiche e gli attacchi cui fu sottoposto in URSS costrinsero lo scrittore a rifiutare il premio Nobel assegnatogli nel 1958. Nello stesso anno comparvero in Occidente Avtobiografičeskij očerk (“Saggio autobiografico”) e le poesie di Kogda razguljaetsja (“Quando rasserena”), entrambi tradotti in italiano in Autobiografia e nuovi versi (1958). Oltre a numerose edizioni dei suoi versi (Poesie, 1957; Tutti i poemi, 1969), in Italia sono comparse varie raccolte di suoi racconti (Disamore e altri racconti, 1976), saggi (La reazione di Wassermann, 1970; Quintessenza, 1990) e lettere (Lettere agli amici georgiani, 1976; Lettere, 1983); è del 2009 La nostra vita, antologia a cura di L. Avirovic degli scritti di Boris, del fratello minore Aleksandr e del figlio dello scrittore, Evgenij (questi ultimi inediti), in cui è magistralmente tratteggiata la storia di una  famiglia aristocratica sullo sfondo della Russia prebolscevica. 




AVVERTENZA 
I testi qui presentati sono tratti dal libro: PASTERNAK, POESIEcura, traduzione e introduzione di Bruno Carnevali, Newton Compton editori, Roma, 1978.







БАЛЬЗАК 


Париж в златых тельцах, в дельцах,
B дождях, как мщенье, долгожданных.
По улицам летит пыльца.
Разгневанно цветут каштаны.

Жара покрыла лошадей
И щелканье бичей глазурью
И, как горох на решете,
Дрожит в оконной амбразуре.

Беспечно мчатся тильбюри.
Своя довлеет злоба дневи.
До завтрашней ли им зари?
Разгневанно цветут деревья.

А их заложник и должник,
Куда он скрылся?  Ах, алхимик!
Он, как над книгами, поник
Над переулками глухими.

Почти как тополь, лопоух,
Он смотрит вниз, как в заповедник,
И ткет парижу, как паук,
Заупокойную обедню.

Его бессонные зенки
Устроены, как веретена.
Он вьет, как нитку из пеньки,
Историю сего притона.

Чтоб выкупиться из ярма
Ужасного заимодавца,
Он должен сгинуть задарма
И дать всей нитке размотаться.

Зачем же было брать в кредит
Париж с его толпой и биржей,
И поле, и в тени ракит
Непринужденность сельских пиршеств?

Он грезит волей, как лакей,
Как пенсией — старик бухгалтер,
А весу в этом кулаке,
Что в каменщиковой кувалде.

Когда, когда ж, утерши пот
И сушь кофейную отвеяв,
Он оградится от забот
Шестой главою от Матфея? 


1927. 





Balzac 


Parigi fra vitelli d’oro, fra gente d’affari, 
fra piogge come una vendetta lungamente attese. 
Vola per le strade il polline. 
Con furia fioriscono i castagni. 

La calura ha smaltato i cavalli
e lo schiocco delle fruste  
e come piselli in un vaglio 
trema nel vano delle finestre.  

Spensierati corrono i tilbury. 
Ad ogni giorno basta la sua pena. 
Che importa loro dell’alba di domani? 
Con furia fioriscono gli alberi. 

Ma il loro ostaggio, il loro debitore, 
dove s’è celato? Ah, l’alchimista!  
Come sopra i libri, s’è chinato  
sopra le stradine solitarie. 

Quasi come un pioppo, orecchiuto,
guarda in basso come in una riserva  
e a Parigi intesse come un ragno 
una messa funebre. 

Le sue pupille insonni
sono costruite come fusi. 
Va intrecciando come un filo di canapa
la storia di questa bisca. 

Per svincolarsi dal giogo 
d’un creditore terribile, 
deve sparire senza compenso  
e lasciar dipanare tutto il filo. 

Ma a che scopo è stata presa a credito
Parigi con la sua folla e la borsa,
e la campagna, e nell’ombra dei salici,  
la spigliatezza dei banchetti rurali? 

Egli sogna la libertà come un servo, 
come la pensione un vecchio contabile  
e c’è tanto peso in quel pugno  
quanto nel martello d’un muratore.  

Ma quando, quando, deterso il sudore 
e dissipata l’aridità del caffè, 
si difenderà dalle ansie  
col sesto capitolo di Matteo? 


1927.





НЕ ВОЛНУЙСЯ, НЕ ПЛАЧЬ, НЕ ТРУДИ... 


Не волнуйся, не плачь, не труди
Сил иссякших, и сердца не мучай.
Ты жива, ты во мне, ты в груди,
Как опора, как друг и как случай.

Bерой в будущее не боюсь
Показаться тебе краснобаем.
Мы не жизнь, не душевный союз, –
Обоюдный одман обрубаем.

Из тифозной тоски тюфяков
Вон на воздух широт образцовый!
Он мне брат и рука. Он таков,
Что тебе, как письмо, адресован.

Надорви ж его вширь, как письмо,
С горизонтом вступи в переписку,
Победи изнуренья измор,
Заведи разговор по-альпийски.

И над блюдом баварских озер
С мозгом гор, точно кости мослатых,
Убедишься, что я не фразер
С заготовленной к месту подсласткой.

Добрый путь. Добрый путь. Наша связь,
Наша честь не под кровлею дома.
Как росток на снегу распрямясь,
Ты посмотришь на все по-другому.  





Non agitarti, non piangere, non affaticare...


Non agitarti, non piangere, non affaticare
le forze esauste, non tormentare il cuore.
Sei viva, sei in me, nel mio petto,
come sostegno, come amica e come evento.

Fidando nel futuro non temo
di apparirti come un parolaio.
Non siamo vita, comunione d’anime:
tronchiamo il reciproco inganno.

Dalla tifica angoscia dei materassi
via all’esemplare aria della vastità!
Essa è per me una sorella e la mano.
È come una lettera a te diretta.

Strappa la sua ampiezza come una lettera,
con l’orizzonte inizia un carteggio,
vinci l’esaurimento che ti estenua,
intavola discorsi in lingua alpina.

E sul piatto dei laghi bavaresi
col cervello delle ossute montagne
capirai che non sono un chiacchierone
che ha sempre pronte dolci parole.

Buon viaggio, buon viaggio. La nostra unione,
l’onore non è sotto il tetto d’una casa.
Come un germoglio che si leva alla luce,
guarderai ogni cosa in altro modo. 





ЛЮБИТЬ ИНЫХ,ТЯЖЁЛЫЙ КРЕСТ...


Любить иных,тяжёлый крест,
А ты прекрасна без извилин,
И прелести твоей секрет
Разгадке жизни равносилен.

Весною слышен шорох снов
И шелест новостей и истин.
Ты из семьи таких основ.
Твой смысл, как воздух, бескорыстен.

Легко проснуться и прозреть,
Словесный сор из сердца вытрясть
И жить, не засоряясь впредь,
Всё это - не большая хитрость. 


1931. 
  




Amare gli altri è una pesante croce...


Amare gli altri è una pesante croce,
ma tu sei bella senza obliquità,
e il segreto della tua vaghezza
è pari all’enigma della vita.

A primavera si sente il fruscio dei sogni,
il sussurro di novità e certezze.
Sei del seme di quei sogni tu.
E il tuo senso è spassionato come l’aria.

È facile destarsi e veder chiaro,
nettare il cuore dal pattume di parole
e vivere senza prematuri ingorghi.
Tutto ciò è una piccola scaltrezza. 


1931.





В НАШУ ПРОЗУ С ЕЕ БЕЗОБРАЗЬЕМ… 


В нашу прозу с ее безобразьем 
С октября забредает зима. 
Небеса опускаются наземь,
Точно занавеса бахрома.

Еще спутан и свеж первопуток,
Еще чуток и жуток, как весть,
В неземной новизне этих суток,
Революция, вся ты, как есть.

Жанна д’Арк из сибирских колодниц,
Каторжанка в вождях, ты из тех,
Что бросались в житейский колодец,
Не успев соразмерить разбег.

Ты из сумерек, социалистка,
Секла свет, как из груды огнив.
Ты рыдала, лицом василиска
Озарив нас и оледенив.

Отвлеченная грохотом стрельбищ,
Оживающих там, вдалеке,
Ты огни в отчужденьи колеблешь,
Точно улицу вертишь в руке.

И в блуждании хлопьев кутежных
Тот же гордый, уклончивый жест:
Как собой недовольный художник,
Отстраняешься ты от торжеств.

Как поэт, отпылав и отдумав,
Ты рассеянья ищешь в ходьбе.
Ты бежишь не одних толстосумов:
Все ничтожное мерзко тебе. 


ДЕВЯТЬСОТ ПЯТЫЙ ГОД






Nella nostra prosa con il suo guazzabuglio...


Nella nostra prosa con il suo guazzabuglio 
l’inverno s’affaccia dall’ottobre.
I cieli calano a terra
come la frangia d’un sipario.

Ancora confuso e fresco è il primo sentiero di neve,
ancora ombroso e tetro come una notizia.
Nell’irreale novità di questi giorni,
sei tutta, Rivoluzione.

Giovanna d’Arco delle galere siberiane,
guida degli ergastoli, sei di quelli
che si gettavano nel pozzo della vita,
senza aver tempo di misurare la rincorsa.

Dal crepuscolo tu, socialista,
sferzavi la luce come da un mucchio di acciarini.
Singhiozzavi dopo averci illuminato
e agghiacciato col volto di basilisco.

Distratta dal rimbombo degli spari,
che si ravvivano di lontano,
agiti fuochi nel tuo isolamento,
come ruotando una via nella mano.

E c’è nell’ebbro errare dei fiocchi
lo stesso gesto superbo, elusivo:
come un artista insoddisfatto
ti tieni in disparte dai trionfi.

Come un poeta estenuato dal pensare,
tu cerchi di distrarti nel cammino.
Tu non fuggi solo gli arricchiti:
tutto ciò ch’è mediocre ti ripugna. 


Dal poemetto: L’ANNO  NOVECENTOCINQUE





ОБЪЯСНЕНИЕ


Жизнь вернулась так же беспричинно,
Как когда-то странно прервалась.
Я на той же улице старинной,
Как тогда, в тот летний день и час.

Те же люди и заботы те же,
И пожар заката не остыл,
Как его тогда к стене Манежа
Вечер смерти наспех пригвоздил.

Женщины в дешевом затрапезе
Так же ночью топчут башмаки.
Их потом на кровельном железе
Так же распинают чердаки.

Вот одна походкою усталой
Медленно выходит на порог
И, поднявшись из полуподвала,
Переходит двор наискосок.

Я опять готовлю отговорки,
И опять всё безразлично мне.
И соседка, обогнув задворки,
Оставляет нас наедине.

*

Не плачь, не морщь опухших губ,
Не собирай их в складки.
Разбередишь присохший струп
Весенней лихорадки.

Сними ладонь с моей груди,
Мы провода под током.
Друг к другу вновь, того гляди,
Нас бросит ненароком.

Пройдут года, ты вступишь в брак,
Забудешь неустройства.
Быть женщиной — великий шаг,
Сводить с ума — геройство.

А я пред чудом женских рук,
Спины, и плеч, и шеи
И так с привязанностью слуг
Весь век благоговею.

Но, как ни сковывает ночь
Меня кольцом тоскливым,
Сильней на свете тяга прочь
И манит страсть к разрывам.


Из цикла «Стихи из Романа»  
   





Dichiarazione


La vita tornò così senza ragione,
come s’era allora stranamente interrotta.
E in quella stessa strada antica,
come allora, in quel giorno ed ora estivi.

La stessa gente e le ansie, le stesse, 
e non era scemato l’incendio del tramonto,
come allora contro il muro del Maneggio
l’aveva in fretta inchiodato la sera di morte.

Donne in povere vesti consumate
a notte trascinano le scarpe come allora.
E poi sul tetto di lamiera
le crocifiggono allo stesso modo le soffitte.

Eccone una che con stanca andatura
lentamente si fa sulla soglia
e, risalita dall’interrato,
taglia di traverso il cortile.

Io di nuovo preparo pretesti,
e di nuovo m’è tutto indifferente.
E la vicina, girata la casa,
ci lascia a quattrocchi.

*

Non piangere, non increspare le labbra gonfie,
non farle tutte rughe.
Riaprirai le croste secche 
della febbre di primavera.

Togli il palmo dal mio petto,
noi siamo cavi sotto tensione.
l’uno verso l’altra nuovamente, guarda,
saremo spinti inavvertitamente.

passeranno gli anni, ti sposerai,
dimenticherai i disordini.
Essere una donna è un grande passo,
fare impazzire, eroismo.

Pure, di fronte al prodigio di mani femminili,
della schiena, delle spalle e del collo,
con la devozione di un servo
tutta la mia vita benedico.

Ma per quanto la notte mi incateni 
con un anello angoscioso,
più forte è al mondo la spinta alla fuga 
e alle rotture invita la passione. 


Dal romanzo «Il dottor Živago»





БЫТЬ ЗНАМЕНИТЫМ НЕКРАСИВО 


Быть знаменитым некрасиво.
Не это подымает ввысь.
Не надо заводить архива,
Над рукописями трястись.

Цель творчества — самоотдача,
А не шумиха, не успех.
Позорно ничего не знача,
Быть притчей на устах у всех.

Но надо жить без самозванства,
Так жить, что бы в конце концов
Привлечь к себе любовь пространства,
Услышать будущего зов.

И надо оставлять пробелы
В судьбе, а не среди бумаг,
Места и главы жизни целой
Отчеркивая на полях.

И окунаться в неизвестность,
И прятать в ней свои шаги,
Как прячется в тумане местность,
Когда в ней не видать ни зги.

Другие по живому следу
Пройдут твой путь за пядью пядь,
Но пораженья от победы
Ты сам не должен отличать.

И должен ни единой долькой
Не отступаться от лица,
Но быть живым, живым и только,
Живым и только до конца. 


КОГДА РАЗГУЛЯЕТСЯ





Essere famoso non è bello 


Essere famoso non è bello, 
non è questo che ci leva in alto. 
Non bisogna tenere l’archivio, 
trepidare per i manoscritti. 

Fine del creare è dar tutto di sé, 
e non lo scalpore, non il successo. 
È vergognoso, non contando nulla, 
diventare per tutti una leggenda. 

Ma bisogna vivere senza impostura, 
viver così che alla fine 
ci si attiri l’amore degli spazi,
che si oda l’appello del futuro. 

E bisogna lasciare lacune 
nella sorte, e non fra le carte, 
passi e capitoli dell’intera vita 
segnando ai margini. 

E immergersi nell’oscurità 
e i propri passi nascondervi, 
come nella nebbia si cela una contrada 
e non vi si scorge più nulla. 

Altri, sull’orma viva percorreranno, 
palmo a palmo il tuo cammino, 
non spetta a te distinguere
sconfitta da vittoria. 

E neanche d’un nulla tu devi
venire meno all’uomo, 
ma esser vivo, vivo e null’altro, 
vivo e null’altro fino alla fine. 


Dalla raccolta «Quando rasserena»















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4 commenti:

  1. Senza dubbio, fra tutti i traduttori italiani di Pasternak, il più importante e determinante, il punto di riferimento per ogni altro traduttore di Pasternak in Italia, è stato e rimane Angelo Maria Ripellino, la cui scelta metodologica fu, già negli anni cinquanta del Novecento, di tradurre in versi liberi una complessa poesia dalla forma “chiusa” (con rime, assonanze, consonanze, ecc.), una poesia che pur nel suo sperimentare forme e strutture versuali e strofiche assai complesse, riusciva indubbiamente a permanere nell’ambito della poesia russa classica, e le cui strutture metriche - arricchite da questo straordinario Autore di nuovi fonemi e stilemi, di una nuova luce e di un nuovo mistero - seguitavano a strutturarsi, come detto, nella forma “chiusa” tipica dei classici. C’è da chiedersi allora perché, pur disponendo io dell’ultima ristampa (quella del 2009) delle POESIE di Pasternak, tradotte e introdotte proprio da Ripellino, e pubblicate per l’ennesima volta da Einaudi, perché, dicevo, pur disponendo del paziente, quasi eroico, lavoro di Ripellino, mi sono servito qui dell’opera di un altro traduttore? Il perché è triplice: 1. - Il linguaggio di Ripellino è estremamente fluido ed efficace, ma certamente non è ormai così “contemporaneo; 2. - Una delle poesie qui presentate (“Dichiarazione”) non è mai stata tradotta da Ripellino. Essa appare in effetti tradotta per intero, ma in modo assai infelice, non so da chi, in un una pagina de “Il dottor Živago” reperibile su GoogleBooks; 3. - A ulteriore danno della poesia, sui vari blog italiani, di “Dichiarazione” sono reperibili, in due o tre traduzioni similari, solo i dieci versi finali, e non il testo completo. E ciò, senza che i vari blogger accennino minimamente al fatto (ammesso che lo sappiano) che si tratta SOLO del frammento finale di una poesia. E che cos’è questo, se non il vistoso sintomo di un modo parziale, piratesco e falsificatorio di operare? Chi “stralcia” un brano senza attuare nessuna contestualizzazione rispetto al testo originario, è partecipe di un malcostume, ormai diffuso nel web, che impoverisce la poesia e l’arte, ma anche altre conquiste dell’intelletto e del pensiero umano: dalla filosofia alla scienza, alla pura e semplice informazione.
    Queste sono state e sono le mie ragioni per aver voluto “ripescare” nella sua interezza uno splendido testo poetico, proponendolo, insieme agli altri qui presenti, nella scorrevolissima, e molto attuale traduzione di Bruno Carnevali, il quale spesso e su molti di questi versi, talvolta su intere strofe, ha mantenuto inalterata la magistrale traduzione di Ripellino.

    Antonino Caponnetto

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  2. Grazie Antonino. L'ho già scritto altrove: per ognuna di queste poesie ci sono versi che lavorano dentro e non lasciano tregua. Da leggere piano, ritornandoci sopra. Conoscevo poco Pasternak, su altri versanti s'era diretta la mia attenzione - come ben sai - : una scoperta che, per me, avrà un suo seguito. Grazie di cuore.

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  3. Grande Pasternak. Bello il suo pensiero : "Essere famoso non è bello.." , perchè, come disse " fine del creare è dar tutto di sé, non lo scalpore, non il successo" I suoi versi sono infatti intrisi della propria esperienza, strappati alla carne, partoriti con sofferenza. Dopo, non è importante la gloria, ma la condivisione. poichè, come diceva, " la vita è solo un istante, il dissolversi di noi stessi in tutti gli altri" "Il poeta è solo un albero che stomisce, ma non si propone di guidare nessuno in nessun dove..." Uno dei Grandi che ho amato.

    Aurora Lissandrello

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  4. Meravigliosa la scelta dei testi che qui hai proposto, Nino! Ho letto con grande interesse. Ora, non mi rimane
    che postare il link sul mio blog per proseguire qui la lettura di questo autore tra i miei preferiti...un abbraccio.

    Angela Greco

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