martedì 29 gennaio 2013

АННА АХМАТОВА - ТРИНАДЦАТЬ СТИХОВ / ANNA ACHMATOVA - TREDICI POESIE







     Anna Andreevna Gorenko nasce il 23 giugno 1889 a Bol’šòj Fontàn, un elegante suburbio di Odessa, terza di cinque figli.     La famiglia (il padre è ingegnere meccanico di marina) si trasferisce prima nei sobborghi di Pietroburgo, a Pavlovsk, e poi a Càrskoe Selò.
     A cinque anni parla perfettamente il francese, a dieci Anna supera una grave malattia, a undici scrive la sua prima poesia.
   Nel 1903 comincia la storia sentimentale con il poeta Nikolàj Gumilëv, maggiore tre anni di lei ed ex allievo di un insegnante ginnasiale di Anna - Innokentij Ànnenskij. Gumilëv è innamorato a tal punto da tentare il suicidio per superarne le resistenze.
     Nel 1905 i genitori si separano; Anna si trasferisce a Kiev. Qui, nel 1907, termina il liceo e si iscrive alla facoltà di Legge. Nel frattempo compone e quando manifesta il suo desiderio di pubblicare il padre le suggerisce di scegliersi uno pseudonimo letterario; la scelta ricade sul nome della bisnonna materna, Achmàtova.
     Nel 1910 Gumilëv sposa Anna, e l’anno seguente fonda con Gorodeckij lo «Cech Poetov», la Corporazione dei Poeti, da cui prenderà vita il movimento Acmeista.
     La prima poesia di Anna è datata 1900, la prima pubblicata (sulla rivista parigina «Sirus», edita da Gumilëv) 1907. La prima raccolta di versi, «Sera», esce nel 1912.
     Nello stesso anno viaggia a Parigi - dove conosce Amedeo Modigliani, che la ritrasse in numerosi disegni eseguiti a memoria di cui uno è conservato a S. Pietroburgo - e in Italia: a Venezia, Genova, Padova, Bologna, Pisa e Firenze; Anna è in attesa del suo unico figlio, Lev, mentre Gumilëv è assente, impegnato in remoti viaggi di esplorazione in Etiopia.
     La produzione poetica continua fervida negli anni seguenti: nel 1914 pubblica il secondo libro, «Rosario»; con esso ottiene una vastissima popolarità. Nel 1917 esce «Stormo Bianco», la sua terza raccolta di poesie. L’anno seguente divorzia da Gumilëv, partito volontario per il fronte; finisce un rapporto importante che segnerà per sempre la vita e la produzione della poetessa.
     Dopo il divorzio, Anna lavora alla biblioteca dell’Istituto di Agronomia, e nel 1918 sposa il poeta e assirologo Vladimir Šilejko, uomo patologicamente geloso e possessivo; questa unione termina nel 1921, anno di pubblicazione di «Piantaggine» e, a breve distanza, «Proprio sul mare» e «Anno Domini» (1922).
     Gumilëv, che nel frattempo si era risposato, viene accusato di aver preso parte ad un complotto sovversivo monarchico e viene fucilato il 25 agosto 1921.
     L’Achmàtova era vista come ex-moglie di poeta controtivoluzionario; inoltre negli anni fra il 1917 ed il 1921 non si era espressa in alcun modo riguardo all’adesione alla Rivoluzione, pur scegliendo di non emigrare. Mentre la Rivoluzione avrebbe dovuto portare aria di rinnovamento nell’arte, un rinnovamento socialista, la produzione poetica achmatoviana rimane sostanzialmente la stessa. Anna si ritrova sola, in una Russia che non la condanna ufficialmente, ma comunque palesemente ostile in cui, fino al 1940 - anno di uscita della raccolta «Da sei libri» - non vengono più stampate o ristampate le sue opere.
     Nel 1925 nasce una nuova infelice relazione con Nikolàj Punin, critico e studioso d’arte; la poetessa si trasferisce (a causa della crisi degli alloggi) alla casa della Fontanka a Leningrado, dove convive con lo studioso, la sua ex moglie e la figlia e Lev. La situazione familiare è innegabilmente difficile.
     Si ha infatti un’interruzione dell’attività poetica, che si protrae fino alla fine degli anni trenta. Ed è in questi anni, alla vigilia dell’apertura dei campi staliniani e delle deportazioni che Anna riprende a poetare, dopo la separazione da Punin, avvenuta nel 1938. L’Achmàtova raccoglie i versi per un’antologia di poesie scritte fra il 1924 e il 1941, «Il giunco» [poesie], che nella realtà non uscirà mai: il 13 marzo 1938 suo figlio viene arrestato e condannato a morte - condanna poi convertita in deportazione - causa (presunta) il cognome del padre. Anna si reca, come molte madri russe, al carcere delle Croci tutti i giorni, per avere notizie di Lev. Da qui nasce il poemetto «Requiem» [stralci], che le migliori amiche provvidero a memorizzare, certe dell’intolleranza del governo a quel genere di lirica.
     Alla vigilia della seconda guerra mondiale scrive «Nell’anno quaranta». Nel 1941 incontra la poetessa Marina Cvetaeva. Il poemetto «Lungo tutta la Terra» risale a questo periodo. Nel 1941 la Germania invade la Russia. Stalin ricorre a tutti quei nomi che, da tempo in disgrazia, potevano tornare utili: la poetessa parla alla radio per riunire il popolo russo contro la minaccia hitleriana. Nel frattempo il nemico avanza; Anna viene evacuata, insieme con altri intellettuali, da Leningrado a Taskènt. Qui scrive «Luna allo zenit». Il tema centrale della produzione poetica diviene la guerra, come «Il vento della guerra» [stralci]. Compone anche «Elegie del Nord» (1942-43).
     Nel 1944 l’Achmàtova torna a Leningrado, nella casa della Fontanka. La composizione «Poema senza eroe» si delinea nel 1942, ma la sua lavorazione continuerà fino al 1962. Nello stesso anno il figlio Lev viene liberato perché costretto ad arruolarsi nell’Armata Rossa; raggiunse la madre alla fine della guerra.
     In questo periodo Anna riprende a pubblicare su diverse riviste. Lev verrà arrestato di nuovo nel 1949, e la risonanza di una breve relazione di Anna con il primo segretario dell’ambasciata inglese Isaiah Berlin (1945), resa pubblica dal giornalista Randolph Churchill (il figlio di Winston), insieme con l’arresto e l’esilio in Siberia di Punin e all’espulsione della poetessa dall’Unione degli scrittori Sovietici (risalgono a questo periodo le critiche Ždanoviane di pessimismo nevrotico, misticismo e culto per il passato), provocano in lei un periodo nero di isolamento, come è evidente in «Frantumi».
     Nel 1950, terrorizzata dal pensiero che il figlio potesse essere ucciso, scrive - su consiglio di amici - quindici liriche dedicate a Stalin. Lev fu infatti risparmiato - molto probabilmente grazie a questo intervento - e venne liberato tre anni dopo la morte del dittatore, quando l’incubo finì.
     Nel 1964 la poetessa riceve il permesso di lasciare la Russia per venir insignita, in Sicilia, del premio «Etna - Taormina». L’anno seguente presso l’università di Oxford riceve la laurea honoris causa. Le associazioni culturali russe la riabilitano come una dei massimi poeti sovietici del secolo; nel 1965 esce una nuova rccolta di poesie, «La corsa del tempo» che contiene fra l’altro le liriche degli ultimi anni e la prima parte del trittico «Poema senza eroe».
     L’ultima produzione di Anna comprende un centinaio di liriche, sparse in frammenti, e i cicli «La rosa di macchia fiorisce» e «Un serto ai morti».
     Anna Achmàtova muore di una crisi cardiaca a Domodedovo (Mosca), già sofferente di cuore, il 5 maggio 1966.



Fonte per le notizie bio-bibliografiche: http://www.athenamillennium.it/letteratura/Anna_Achmatova.html



I testi qui presentati sono tratti dal libro: Anna Achmatova, LA CORSA DEL TEMPO - LIRICHE E POEMIcura, traduzione e introduzione di Michele Colucci, Einaudi, Torino, 1992





Da «Sera»



da «Rosario»



da «Lo stormo bianco»




da «Lo stormo bianco» 
Questa poesia è dedicata a N. V. N., cioè a Nikolaj Vladimirovič Nedobrovo (1884-1919) 




da «Piantaggine» 




da «Anno Domini»; III. La voce della memoria. 




da «Anno Domini»; II. MCMXXI. 




da «Anno Domini»; III. La voce della memoria. 












 



 






















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5 commenti:

  1. Nella sua introduzione al libro di Anna Achmatova “La corsa del tempo”, da cui le poesie presenti in questo post sono tratte, così scrive Michele Colucci: « La storia dell’opera achmatoviana è quella di una poesia che innova la lpropria tematica originaria, che rielabora notevolmente anche i suoi mezzi espressivi (...): il culto della ragione, visto come rifiuto di ogni visione teleologica, certezza che l’unico valore etico assoluto siano l’uomo e la sua dignità. La concezione di poesia è alta, ma anche limpida e sobria. L’ironia ora disincantata ora dolorosa calata così spesso su una calda materia di affetti; l’eleganza impeccabile; la spietata economia dei mezzi verbali. Soprattutto la divisione del verso come delicato equilibrio di contrari; rapporto organico fra tessuto immaginativo e tessuto fonico che riduce al massimo la necessità della metafora e di ogni altro ‘ornatus’ poetico; elemento non opposto alla prosa, ma solo ben distinto da essa ».

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  2. Poesia di elevato senso lirico, pur nel linguaggio semplice e spontaneo. Sono versi che rivelano la profonda umanità d' animo di un'artista cui la vita non non ha certo risparmiato il dolore. " E mi fissa dritto negli occhi / e minaccia prossima morte / un' enorme stella. " Un' interessante proposta, una bella lettura. Grazie Antonino

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  3. Non è facile dedurre dalla semplicità della parola,lo spessore di un'anima.
    Anna Andreevna lo dice di non nascondersi alla gente e non può farlo proprio perchè tutto è visibile,pur se non sempre comprensibile, fino a lasciarsi trascinare al manicomio.
    In questo suo dire,c'è la piena consapevolezza di una propria semplicità assoluta che diventa nel linguaggio e nei propositi,un microcosmo accessibile solo con molta discrezione,poichè nulla è scontato o banalizzato,ma solo vissuto
    con dignità e carattere.

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  4. Stupito dalla lucidità, dalla precisione e dal coraggio di queste parole, misurate dalla dignità e dal pudore di essere un " di più " che non fosse il viverle solamente. Lievi come traccia ma sicure come una via tracciata.
    Grazie Antonino per la stupenda proposta di lettura. Romeo Raja

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  5. Amo molto Anna Andreevna e la definizione che dà del suo mondo poetico Victor Šklovskij:
    Il mondo dell’Achmatova è angusto come una striscia di luce penetrata in una stanza buia. E’ più angusto di un coltello.In esso è la sera. Il risveglio, il distacco.
    E’ un mondo captato per via di punture. Allo stesso modo punge il cielo il telescopio, trascegliendone le stelle e privando il mondo della sua vastità.

    Grazie per questa interessante lettura

    Daniela Cattani Rusich

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