giovedì 15 novembre 2012

EZRA POUND - SIX POEMS AND A VIDEO INTERVIEW / SEI POESIE E UNA VIDEO-INTERVISTA




Ezra Pound intervistato da Pier Paolo Pasolini ( v. video verso fine pagina )



Ezra Loomis Pound, poeta e critico statunitense (Hailey, Idaho, 1885 - Venezia, 1972). Nato da una famiglia di tradizioni quacchere e puritane, crebbe a Filadelfia e studiò allo Hamilton College di Clinton e all'Università di Pennsylvania. Trasferitosi in Europa, pubblicò a Venezia la prima raccolta di poesie, A lume spento (1908). Nel 1909 si stabilì a Londra, dove iniziò un'intensa attività letteraria concepita all'interno di un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società. Di qui l'interesse per l'economia e la relazione tra arte ed economia che Pound aveva ereditato da J. Ruskin, così come dai preraffaelliti aveva ereditato l'interesse per il mondo medievale (The spirit of romance1910). Nel1912, la traduzione dei Sonnets and ballate of Guido Cavalcanti (cui seguirà nel1933 quella delle Rime), segnò l'inizio di un impegno nel lavoro di traduttore in cui Pound spaziò dall'antica poesia anglosassone (The seafarer1912) ai provenzali, alla poesia cinese (Cathay1915), ai nō giapponesi (Certain noble plays of Japan,1916, dai manoscritti di E. F. Fenollosa), fino a Properzio (Homage to Sextus Propertius, in Quia pauper amavi1919) e a Confucio, tradotto a partire dagli anni Venti (Ta-Hsio, the great learning1928). A questa attività si affiancano diverse raccolte di poesia (Personae1909Exultations1909Canzoni1911Ripostes,1912Lustra1916), e, dal 1918, collaborazioni di critica musicale, con lo pseudonimo di William Antheling (pubblicate in Ezra Pound and music, a cura di R. M. Schafer, 1977), e di critica d'arte con quello di B. H. Dias (pubblicate in Ezra Pound and the visual arts, a cura di H. Zinnes, 1980). Nel 1913 apparve sulla rivistaPoetry il manifesto dell'imagismo, A few don'ts by an imagiste, documento del magistero esercitato da Pound sui poeti della sua generazione, che egli richiamava a una maggiore consapevolezza del processo creativo, indicando la strada di una poesia tesa a cogliere l'immagine in una pronuncia breve e oggettiva. Sempre nel1913, l'eredità dell'archivio di Fenollosa offrì a Pound la base teorica su cui formulare il rinnovamento del canone della poesia occidentale. Il legame tra la lingua della poesia e l'ideogramma - così come formulato da Fenollosa in The Chinese written character as a medium for poetry (che Pound incluse poi nel suo Instigations1920) - diverrà la base del discorso poundiano. Esso individua nell'ideogramma il documento di un pensiero scevro dalla sostanza metafisica che condiziona la lingua e la logica d'Occidente. Donde l'interesse e l'attenzione per la scienza e la tecnologia, in cui Pound cerca una logica e un pensiero alternativi per ricostruire il concetto di estetica e la lingua d'Occidente (Machine art and other writings. Unpublished prose, a cura di M. L. Ardizzone, 1996). Negli anni di Londra, incontri fondamentali, oltre quelli con W. B. Yeats, Th. S. Eliot (che in seguito accoglierà numerosi suggerimenti di Pound in The waste land), F. M. Ford, lo scultore H. Gaudier-Brzeska, furono quelli con A. Orage, teorico del socialismo corporativo e direttore della rivista New age, e più tardi quello con D. H. Douglas, fondatore del Social Credit. Sempre a Londra, inizia la corrispondenza con J. Joyce e prendono forma i Cantos, il poema epico scritto durante l'arco della vita, uscito a sezioni a partire dal 1917 con Three cantos (poi espulsi dalla stesura definitiva). Al 1914 risalgono i due saggi Vortex e Vorticism, che, affinando il concetto di immagine, teorizzano un'arte "intensiva", fondata sulla relazione e la vorticosa compresenza di linguaggi e di tecniche in cui si brucia la divisione in generi irrigiditasi a partire dal Rinascimento. Nel 1920, con il poemetto Hugh Selwyn Mauberley si chiude la prima fase della poesia di Pound, che l'anno successivo lasciò l'Inghilterra per trasferirsi a Parigi (dove, nel 1922, compose un'opera musicale, Villon, mentre è dei primi anni Trenta la musica del Cavalcanti), quindi a Rapallo, dove risiedette quasi stabilmente dal 1925 al 1945. Con How to read(1929) si apre la seconda fase della riflessione teorica (ABC of reading1934;Make it new1934Guide to Kulchur1938), che presiederà alla costruzione della seconda parte dei Cantos. L'incontro con l'opera dell'etnologo tedesco L. Frobenius assolutizza l'importanza del fattore economico nel pensiero poundiano (ABC of economics1933), mentre si radicalizza la complessa riflessione sull'usura, responsabile dell'antisemitismo di Pound, che si era progressivamente avvicinato al fascismo italiano (Jefferson and/or Mussolini1935) e dimostrava un interesse misto a diffidenza per il nazismo tedesco. Negli anni Quaranta, iniziò a pubblicare su Il Meridiano di Roma (gli articoli sono raccolti in Idee fondamentali, a cura di C. Ricciardi, 1991), e tenne alla radio italiana una serie di discorsi in lingua inglese (raccolti in "Ezra Pound speaking". Radio speeches of world war II, a cura di L. Doob, 1978). Fortemente segnati da antisemitismo, avversi alla guerra e alla politica di Roosevelt, i radiodiscorsi contengono anche il progetto di un mondo affrancato da usura e avarizia, restituito a una mitica "pax saturnia" che Pound vagheggiava guardando a certe componenti rurali del fascismo. Accusato di tradimento, nel 1945 venne fatto prigioniero dalle truppe americane di liberazione e internato in un campo vicino Pisa, dove scrisse The Pisan cantos (pubblicati nel 1948). Trasferito negli USA per un processo che non avrà luogo, fu dichiarato infermo di mente e rinchiuso per 12 anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth (Washington). Qui scrisse le sezioni Rock-Drill e Thrones deiCantos (pubblicate rispettivamente nel 1955 e nel 1959), tra gli esiti più alti della poesia moderna, mentre continuava lo studio e le traduzioni di testi confuciani (Confucian analects1951The classic anthology defined by Confucius1954) e di Sofocle (Women of Trachis1956Elektra, postumo, 1987). Liberato nel 1958, si stabilì nuovamente in Italia, dove, con l'intervallo di brevi viaggi, visse fino alla morte, scrivendo un'ultima parte del suo poema che apertamente siglò come non definitiva (Drafts and fragments of Cantos CX-CXVII1969). L'opera di Pound è stata in gran parte tradotta in Italia dalla figlia del poeta, Mary de Rachewiltz (Opere scelte1970I cantos1985), che ha promosso anche, negli anni Sessanta, la costituzione dell'archivio poundiano (Yale University, Beinecke Library). 
Fonte per le notizie bio-bibliografiche: http://www.treccani.it/






Salutation


O generation of the thoroughly smug
      and thoroughly uncomfortable,
I have seen fishermen picnicking in the sun,
I have seen them with untidy families,
I have seen their smiles full of teeth
      and heard ungainly laughter.
And I am happier than you are,
And they were happier than I am;
And the fish swim in the lake
      and do not even own clothing. 






Saluto


O generazione dei profondamente soddisfatti di sé
      e profondamente inquieti,
Ho visto i pescatori far merenda al sole,
Li ho visti con le loro famiglie sbrindellate,
Ho visto i loro sorrisi pieni di denti
      e udito scomposte risa.
E sono più felice di voi,
Ed essi più felici di me;
E i pesci nuotano nel lago
      e non posseggono nemmeno panni da vestire. 



                                                                                           Traduzione di Carlo Izzo, in: Poeti del Novecento italiani e stranieri
                                                                                           Antologia a cura di Elena Croce, Einaudi, Torino, 1960.






The Lake Isle


O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,
Give me in due time, I beseech you, a little tobacco-shop,
With the little bright boxes 
     piled up neatly upon the shelves
And the loose fragrant cavendish 
     and the shag, 
And the bright Virginia 
     loose under the bright glass cases,
And a pair of scales not too greasy,
And the whores dropping in for a word or two in passing,
For a flip word, and to tidy their hair a bit.

O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,
Lend me a little tobacco-shop, 
     or install me in any profession
Save this damn’d profession of writing, 
     where one needs one’s brains all the time






L’isola del lago


O Dio, o Venere, o Mercurio patrono dei ladri, 
Datemi a tempo debito, vi prego, una piccola tabaccheria. 
Con le terse scatoline 
     bellamente sistemate sugli scaffali 
E i fragranti blocchetti sciolti di tabacco pressato 
     e il trinciato grosso. 
E il terso Virginia 
     sciolto sotto le terse campane di vetro, 
E un paio di bilance non troppo sporche, 
E le prostitute di passaggio che fanno una capatina per una parola o due, 
Un frizzo, e per acconciarsi un poco i capelli. 

O Dio, o Venere, o Mercurio patrono dei ladri. 
Datemi a prestito una piccola tabaccheria, 
     o installatemi in una qualche professione 
Tranne questa maledetta professione dello scrivere, 
     nella quale si ha sempre bisogno del cervello



                                                                                           Traduzione di Carlo Izzo, in: Poeti del Novecento italiani e stranieri
                                                                                           Antologia a cura di Elena Croce, Einaudi, Torino, 1960.





The Gypsy 


                                              « Est-ce que vous avez vu des autres  des 
                                               camarades avec des singes ou des ours? »
                                                                   A stray Gypsy  A. D. 1912



That was the top of the walk, when he said:
“Have you seen any others, any of our lot,
With apes or bears?”
      –A brown upstanding fellow
Not like the half-castes,
      up on the wet road near Clermont.
The wind came, and the rain,
And mist clotted about the trees in the valley,
And I’d the long ways behind me,
      gray Arles and Biaucaire,
And he said, ‘‘Have you seen any of our lot?’’
I’d seen a lot of his lot...
      ever since Rhodez,
Coming down from the fair
      of St. John,
With caravans, but never an ape or a bear






Lo zingaro 


                                         « Est-ce que vous avez vu des autres – des 
                                          camarades avec des singes ou des ours? »
                                                       Uno zingaro sperso - A. D. 1912



Ero in capo alla salita, quando disse:
« Avete viso nessun altro, nessuno dei nostri,
Con scimmie o orsi? »
     – Un uomo bruno, dritto,
Che non aveva niente del meticcio,
      su per la strada bagnata nei pressi di Clermont.
Vennero vento e pioggia,
E la nebbia si rapprese intorno agli alberi nella valle,
E io avevo lunghe vie dietro di me,
      la grigia Arles e Beaucaire,
Ed egli disse: « Avete visto nessuno dei nostri? »
Ne avevo visti tanti dei suoi...
      da Rhodez in poi,
Scendere dalla fiera
      di San Giovanni,
Con i loro carrozzoni, ma non una scimmia né un orso



                                                                                           Traduzione di Carlo Izzo, in: Poeti del Novecento italiani e stranieri
                                                                                           Antologia a cura di Elena Croce, Einaudi, Torino, 1960.





THE CANTOS - THE FIFTH DECAD OF CANTOS


LXV


With Usura 



With usura hath no man a house of good stone
each block cut smooth and well fitting
that delight might cover their face, 
with usura 
hath no man a painted paradise on his church wall
harpes et luthes
Or where virgin receiveth message
And halo projects from incision, 
with usura 
seeth no man Gonzaga his heirs and his concubines
no picture is made to endure nor to live with
but it is made to sell and sell quickly 
with usura, sin against nature,
is thy bread ever more of stale rags
is thy bread dry as paper,
with no mountain wheat, no strong flour 
with usura the line grows thick 
with usura is no clear demarcation
and no man can find site for his dwelling
Stone cutter is kept from his stone
weaver is kept from his loom 
WHITH USURA 
wool comes not to market
sheep bringeth no gain with usura
Usura is a murrain, usura
blunteth the needle in the the maid’s hand
and stoppeth the spinner’s cunning. Pietro Lombardo
came not by usura
Duccio came not by usura
nor Pier della Francesca; Zuan Bellin’ not by usura
nor was «La Calunnia» painted.
Came not by usura Angelico; came not Ambrogio Praedis,
Came no church of cut stone signed: Adamo me fecit
Not by usura St. Trophime 
Not by usura St. Hilaire, 
Usura rusteth the chisel
It rusteth the craft and the craftsman
It gnaweth the thread in the loom
None learneth to weave gold in her pattern;
Azure hath a canker by usura; cramoisi is unbroidered
Emerald findeth no Memling 
Usura slayeth the child in the womb
It stayeth the young man’s courting
It hath brought palsey to bed, lyeth
between the young bride and her bridegroom 
                              CONTRA NATURAM 
They have brought whores for Eleusis
Corpses are set to banquet 
at behest of usura. 


N.B.  Usury: A charge for the use of purchasing power, levied without regard to production: often without regard to the possibilities of production. (Hence the failure of the Medici Bank.)  






I CANTOS - LA QUINTA DECADE DEI CANTOS


XLV


Contro l’Usura



Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu La Calunnia dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi 
                             CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d’usura. 


N.B.  Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)  



                                                                                           Traduzione di Mary de Rachewilz, in: Ezra Pound, I Cantos
                                                                                           a cura di Mary de Rachewilz, Mondadori, Milano, 1985. 






Francesca


You came in out of the night
And there were flowers in your hand,
Now you will come out of a confusion of people,
Out of a turmoil of speech about you.

I who have seen you amid the primal things
Was angry when they spoke your name
IN ordinary places.
I would that the cool waves might flow over my mind,
And that the world should dry as a dead leaf,
Or as a dandelion see-pod and be swept away,
So that I might find you again,
Alone






Francesca


Venivi dalla notte
E le tue mani portavano fiori
Ora verrai a me da una folla confusa,
Da un vortice di discorsi su di te.

Io che ti ho vista esistere tra le cose primeve
mi adirai sentendo il tuo nome
Pronunciato in luoghi usuali.
Scivolino le onde fredde sulla mia mente,
E rinsecchi il mondo come foglia morta,
O come seme che il vento
Porta lontano,
Se allora potrò ritrovarti
Sola



                                                                                           Traduzione di Carlo Fruttero, in: Poeti del Novecento italiani e stranieri
                                                                                           Antologia a cura di Elena Croce, Einaudi, Torino, 1960.






THE CANTOS - THE PISAN CANTOS


LXXXI 


(the final lines)



What thou lovest well remains,
                                                the rest is dross
What thou lov’st well shall not be reft from thee
What thou lov’st well is thy true heritage
Whose world, or mine or theirs
                      or is it of none?
First came the seen, then thus the palpable
     Elysium, though it were in the halls of hell,
What thou lovest well is thy true heritage
What thou lov’st well shall not be reft from thee 

The ant’s a centaur in his dragon world.
Pull down thy vanity, it is not man
Made courage, or made order, or made grace,
    Pull down thy vanity, I say pull down.
Learn of the green world what can be thy place
In scaled invention or true artistry,
Pull down thy vanity,
                                 Paquin pull down!
The green casque has outdone your elegance. 

«Master thyself, then others shall thee beare»
    Pull down thy vanity
Thou art a beaten dog beneath the hail,
A swollen magpie in a fitful sun,
Half black half white
Nor knowst’ou wing from tail
Pull down thy vanity
           How mean thy hates
Fostered in falsity,
           Pull down thy vanity,
Rathe to destroy, niggard in charity,
Pull down thy vanity,
           I say pull down. 

But to have done instead of not doing
           This is not vanity
To have, with decency, knocked
That a Blunt should open
       To have gathered from the air a live tradition
or from a fine old eye the unconquered flame
this is not vanity.
  Here error is all in the not done,
all in the diffidence that faltered






I CANTOS - I CANTI PISANI

LXXXI 


(versi finali) 



Quello che veramente ami rimane,
                                                     il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
                      o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
     Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità 

La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
    Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
                                   Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza. 

«Dominati, e gli altri ti sopporteranno»
    Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
          Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
          Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
          Ti dico strappala. 

Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
          Questa non è vanità. 
Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
       Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
questa non è vanità.
  Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, 
nella diffidenza che fece esitare



                                                                                  in: Ezra Pound, Canti  Pisani, traduzione, introduzione e note di Alfredo Rizzardi
                                                                                  Garzanti, Milano. I edizione 1977 - II edizione 1980.








Ezra Pound intervistato da Pier Paolo Pasolini (1967) 
Sottotitoli in Spagnolo 














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