mercoledì 24 ottobre 2012

Federico García Lorca - Tres poemas tomados de: "Poeta en Nueva York" / Tre poesie tratte da: "Poeta a New York"





Federico García Lorca con Salvador Dalí a Cadaqués



Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca (Fuente Vaqueros, 1898 – Víznar, 19 agosto 1936), poeta e drammaturgo spagnolo appartenente alla cosiddetta generazione del ’27, un gruppo di scrittori che affrontò le Avanguardie europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la Edad de Plata della letteratura spagnola.
Apertamente a favore delle forze repubblicane, scoppiata la Guerra civile spagnola viene per questo ucciso dai falangisti seguaci di Francisco Franco.
Nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri nel paesino di Fuente Vaqueros, García Lorca è per vari aspetti un ragazzo prodigio, sebbene non raggiunga mai l’eccellenza - non per incapacità, ma per le pieghe del suo complesso carattere - in ambito scolastico. Nel 1909, si trasferisce assieme alla famiglia a Granada, vicina città dell’Andalusia, dove ben presto rimane profondamente coinvolto nelle attività dei circoli artistici del luogo. La sua prima opera letteraria, Impresiones y paisajes, viene pubblicata nel 1918, ma non ha particolare successo, se non in ambito locale.
Nel 1919, giunge, per proseguire gli studi, a Madrid, dimorando presso la famosa Residencia de Estudiantes. All’Università stringe amicizia con Luis Buñuel e Salvador Dalí, così come con molti altri personaggi che oggi annoveriamo tra i più importanti della storia spagnola. Tra questi, Gregorio Martínez Sierra, il Direttore del Teatro Eslava, dietro invito del quale García Lorca scrive e mette in scena, nel 1919-20, la sua opera d’esordio, El maleficio de la mariposa, che però non viene accolta bene dal pubblico.
Nel giro di pochissimi anni, García Lorca sa però ribaltare questi iniziali insuccessi, divenendo membro di spicco dell’avanguardia artistica del proprio Paese: pubblica ulteriori raccolte di poesie, tra le quali Canciones e Romancero Gitano, forse il suo libro più conosciuto. Sul fronte teatrale, Mariana Pineda, con fondali disegnati da Dalí, debutta con un clamoroso trionfo a Barcellona.
Tuttavia, verso la fine del 1929, García Lorca cade vittima di una depressione sempre più profonda, esacerbato frutto dei sensi di colpa per una omosessualità che comunque sempre meno riesce a mascherare con amici e parenti, e tutto questo mentre al contrario la fama del suo Romancero Gitano cresce enormemente. Vedendo peggiorare le condizioni psicologiche di Federico, anche se forse ne ignoravano la causa, la famiglia di García Lorca organizza per lui - con la complicità di Fernando de los Ríos, amico attraverso il quale riesce ad ottenere una borsa di studio - un viaggio negli Stati Uniti d’America.
Questo viaggio, ed in particolare il soggiorno a New York, dove Federico frequenta per un breve lasso la Columbia University, assume una importanza fondamentale nella produzione poetica di García Lorca, che difatti compone quello che molti giudicano il suo capolavoro, ovverosia Poeta en Nueva York, incentrato sull’alienazione dell’uomo nella società moderna e sui meccanismi che permettono ai pochi di dominare sui molti. Un’opera, come si comprende, molto avanti sul resto del panorama artistico coevo, così come lo sono le pièces teatrali che realizza in questo periodo, Así que pasen cinco años e El público, tanto che quest’ultima verrà pubblicata solo al termine degli anni Settanta del secolo scorso, e mai integralmente.
Dopo un breve ma importante e intenso soggiorno a Cuba, il suo ritorno in Spagna nel 1930 coincide con la caduta della dittatura di Primo de Rivera ed il ristabilirsi della democrazia. Nel 1931, García Lorca viene nominato direttore della compagnia Teatro Universitario la Barraca. Questa compagnia, fondata dal Ministro dell’Educazione, riceve l’incarico di portare in giro la propria produzione nelle più remote aeree rurali del Paese. García Lorca non si limita a dirigere, ma ne è anche attore. È durante questo tour con La Barraca, che García Lorca scrive le sue opere di teatro più note, e denominate ‘trilogia rurale’: Bodas de sangreYerma e La casa de Bernarda Alba.
Scoppia la Guerra civile spagnola: García Lorca lascia Madrid per Granada, nonostante debba essere conscio del fatto che si sta praticamente votando alla morte andando a raggiungere una città con la fama di essere abitata dalla oligarchia più conservatrice d’Andalusia. García Lorca e suo cognato, che era anche sindaco socialista di Granada, sono effettivamente arrestati. García Lorca viene fucilato dai Falangisti il 19 agosto 1936 perché di sinistra e omosessuale e gettato in una tomba senza nome a Fuentegrande de Alfacar nei dintorni di Víznar, vicino Granada. 
                                                                                                                                                                                                                           ( Fonte: wikipedia )


OPERE DI FEDERICO GARCÍA LORCA 

ProseImpresionesGranada. Paraíso cerrado para muchos Semana Santa en Granada.
RaccontiHistoria de este gallo Degollación del Bautista Degollación de los Inocentes Suicidio en Alejandría Santa Lucía y San Lázaro Nadadora sumergidaPequeño homenaje a un cronista de salones Amantes asesinados por una perdiz ; La gallina.
ConferenzeCharla sobre teatro Teoria y juego del duende Las nanas infantiles La imagen poética de Luís de Góngora.
OmaggiEn homenaje a Luis Cernuda De mar a mar.
Opere poeticheImpresiones y paisajes (1918) ; Libro de poemas (1918-1920) ; Poema del cante jondo (1921-1922), pubblicato nel 1932 ; Primeras canciones, Suites - Canciones (1921 - 1924) ; Romancero gitano (1924 - 1927), pubblicato nel 1928 ; Poeta en Nueva York (1929-1930), pubblicato postumo nel 1940 ; Seis poemas gallegos, pubblicato nel 1935 ; Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935) ; Poemas sueltos, pubblicato postumo ; Cantares populares, pubblicato postumo ; Diván del Tamarit (1932 - 1934), pubblicato postumo nel 1940 ; Sonetos del amor oscuro (undici sonetti) pubblicati postumi il 17 marzo 1984 sul giornale “ABC”, e commentati dal poeta Vicente Aleixandre, che nel 1937 ne aveva ascoltato le prime composizioni, come “prodigio di passione, di entusiasmo, di felicità, di tormento, puro e ardente monumento all’amore...”
Opere teatraliIl maleficio della Farfalla (1920); Tragicommedia di don Cristóbal e della siora Rosita (1925); Mariana Pineda (1927); Teatrino di Don Cristóbal (1928); La calzolaia meravigliosa (1930); Il pubblico (1930); Così passano cinque anni (1930); L’Amore di Don Perlimplín con Belisa (1933); Nozze di sangue (1933); Yerma (1934); Donna Rosita nubile (1935); La casa di Bernarda Alba (1936); Commedia senza titolo, incompiuta (1936). 
                                                                                                                                                                                                                           ( Fonte: wikipedia )










______________________________________________________

Tre poesie tratte da: Poeta en Nueva York (1929-1930)
______________________________________________________












Traduzione dal castigliano di Carlo Bo











Traduzione dal castigliano di Carlo Bo
















Avvertenza: 
le tre poesie qui presentate in lingua originale e le traduzioni delle prime due sono tratte dal secondo volume del libro: Federico García Lorca, Tutte le poesie, traduzione di Carlo Bo, notizie biografiche, guida bibliografica e note al testo di Glauco Felici, Garzanti Editore, Milano, 1982. 
Per ciò che riguarda la poesia LA AURORA, ho voluto assumermi personalmente il carico di una nuova traduzione. 
A. C.











CONTATTI / CONTACTS 
                                                      Facebook: Caponnetto-Poesiaperta|Facebook                                                                           
                                                       e-mail: Caponnetto.ni@gmail.com                                                             














martedì 23 ottobre 2012

Γιάννης Ρίτσος - «Τά στοιχειώδη» - Τρία ποιήματα / Ghiannis Ritsos - «Le cose elementari» - Tre poesie







Ghiannis Ritsos nacque a Monemvasià (Peloponneso) nel 1909. Dopo un’infanzia segnata da gravi lutti familiari, nel 1926, colpito da tisi, fu ricoverato in sanatorio, dove rimase per tre anni. In seguito esercitò la professione di attore-ballerino e di copista in una banca. Nel 1933 entrò nelle file della sinistra, avviando un impegno politico che segnerà, spesso dolorosamente, la sua esistenza. Durante la guerra civile, il successivo governo di destra e la dittatura dei Colonnelli (1967-1974) fu ripetutamente incarcerato e deportato nei “campi di rieducazione nazionale”, ma restò sempre fedele ai suoi ideali di libertà e di giustizia sociale. L’impegno politico ebbe un’importanza centrale anche nella sua poesia, ma in Ritsos risuonano tutte le note, dolenti e gioiose, della grecità.
Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali di grande prestigio, e fu candidato per anni al Premio Nobel per la Letteratura. Le sue poesie e molti suoi lavori teatrali sono stati tradotti in tutte le lingue europee.
Dotato di un’incredibile facilità di versificazione, Ritsos è autore di oltre cento raccolte, tra le quali segnaliamo: 
Trattore (1934); Piramidi (1935); Epitaffio (1936); Sinfonia di primavera (1938); La marcia dell’oceano (1940); L’uomo con il garofano (1952); Veglia (1954: contiene Grecità e La Signora delle Vigne); I quartieri del mondo (1957); Quando arriva lo straniero (1958); L’architettura degli alberi (1958); Le vecchie e il mare (1959); Sotto l’ombra del monte (1962); Dodici poesie per Kavafis (1963); Testimonianze I (1963); Filottete (1965); Testimonianze II (1966); Gesti (1969-70); Pietre Ripetizioni Sbarre (1972); Elena (1972); Crisòtemi (1972); Quarta dimensione (1972); Diciotto canzonette per la patria amara (1973); Graganda (1973); La distruzione di Melos (1974); Inno e lamento per Cipro (1974); La pignatta affumicata (1974); Il muro nello specchio (1974); Diario d’esilio (1975); L’ultimo secolo prima dell’uomo (1975); Attualità (1975); Divenire (1977); La Porta (1978); Il corpo e il sangue (1978); Una lucciola illumina la notte (1978); Trittico italiano (1976-81, contiene: TrasfusioneIl mondo è unoLa statua sotto la pioggia); Erotica (1980-81).
Ha inoltre tradotto Tolstoj, Hikmet, Ehrenburg, Jozef, Majakovskij, un’antologia di poeti rumeni e una di poeti cecoslovacchi.
È morto nel 1990.
È stato tradotto nelle principali lingue del mondo.
Numerose le traduzioni in italiano, la maggior parte delle quali dovute a Nicola Crocetti: La Signora delle Vigne, (Parma 1986 - con importanti riferimenti bibliografici); Erotica (1981); Il Funambolo e la Luna (Crocetti Editore, Milano, 1984); Quarta dimensione (Crocetti Editore, Milano, 1993), e a F.M. Pontani: Poesie (Scheiwiller, 1969); Prima dell’uomo (Mondadori, 1972); Diciotto canzonette per la patria amara (Verona, 1974); La distruzione di Melos (Bologna, 1975); Trasfusione (Poesie italiane), introduzione di Vittorio Sereni, traduzione di Nicola Crocetti (Einaudi, Torino, 1980); Elena (Verona, 1985); Pietre Ripetizioni Sbarre (Crocetti Editore, Milano, 2004). 

( Fonte principale per le notizie bio-bibliografiche: http://www.crocettieditore.com/leky_vol_1-5.htm )  


































Avvertenza: 
le tre poesie qui presentate e le loro traduzioni sono tratte dalla sezione Poesie inedite del libro: Ghiannis Ritsos, Il funambolo e la luna e altre poesie ineditetraduzione di Nicola Crocetti, con 12 disegni di Carla Tolomeo, introduzione di Ezio Savino, Crocetti Editore, Milano, 1984.



















CONTATTI / CONTACTS
———————————————————
FacebookCaponnetto-Poesiaperta|Facebook  
______________________________________
______________________________________

















domenica 14 ottobre 2012

FERNANDO PESSOA - O SR. SOARES E AS NUVENS / IL SIG. SOARES E LE NUVOLE





Nota Autobiografica (Fonte: wikipedia) 

La nota che segue fu scritta da Fernando Pessoa, il 30 marzo 1935, e venne parzialmente pubblicata come introduzione ad À memória do Presidente-Rei Sidónio Pais, edito dalla casa Editorial Império nel 1940. Essendo un testo autografo, si noterà che è una “biografia” molto soggettiva e piuttosto incompleta, ma rappresenta i desideri e le interpretazioni dell’Autore in quel preciso momento della sua vita.

Nome completo: Fernando António Nogueira Pessoa.
Età e provenienza: Nato a Lisbona, quartiere dei Mártires, al n. 4 del Largo de S. Carlos (oggi del Directório) il 13 giugno 1888.
Filiazione: Figlio legittimo di Joaquim de Seabra Pessoa e di D. Maria Madalena Pinheiro Nogueira. Nipote paterno del generale Joaquim António de Araújo Pessoa, combattente delle campagne liberali, e di D. Dionísia Seabra; nipote materno del consigliere Luís António Nogueira, giureconsulto e che fu Direttore Generale del Ministero del Regno, e di D. Madalena Xavier Pinheiro. Ascendenza generale: misto di portoghesi ed ebrei.
Stato civile: Scapolo.
Professione: La designazione più corretta sarebbe «traduttore», la più esatta «corrispondente straniero in imprese commerciali». Essere poeta e scrittore non costituisce professione, ma vocazione.
Abitazione: Rua Coelho da Rocha, 16, 1º. Dto. Lisboa. (Indirizzo postale - Casella Postale 147, Lisbona).
Funzioni sociali svolte: Se per questo si intendono cariche pubbliche o funzioni varie, nessuna.
Opere pubblicate: L'opera è essenzialmente dispersa, in varie riviste e pubblicazioni occasionali. Quello che considera come valido in libri o foglietti è il seguente : «35 Sonnets» (in inglese), 1918; «English Poems I-II» e «English Poems III» (sempre in inglese), 1922, e il libro «Mensagem», 1934, premiato dal Segretariato della Propaganda Nazionale nella categoria «Poema». Il foglio «L'Interregno», pubblicato nel 1928, e costituito da una difesa della Dittatura Militare in Portogallo deve essere considerato come non esistente. Tutto ciò deve essere rivisto, e forse molto ripudiato.
Educazione: Poiché sua madre, dopo la morte di suo padre nel 1893, si risposò nel 1895 in seconde nozze con il Comandante João Miguel Rosa, Console di Portogallo a Durban, Natal, venne lì educato. Vinse il premio Regina Vittoria di stile inglese nell'Università del Capo di Buona Speranza nel 1903, all'esame di ammissione, all'età di 15 anni
Ideologia Politica: Considera che il sistema monarchico sarebbe il più adatto per una nazione organicamente imperiale come è il Portogallo. Considera, allo stesso tempo, una monarchia completamente irrealizzabile in Portogallo. Per questo, se ci fosse un plebiscito fra regimi, voterebbe, sebbene con dolore, per la repubblica. Conservatore di stile inglese, cioè con libertà nel conservatorismo, e assolutamente antireazionario.
Posizione religiosa: Cristiano gnostico e pertanto interamente opposto a tutte le Chiese organizzate, e soprattutto alla Chiesa di Roma. Fedele, per motivi che saranno impliciti più avanti, alla "Tradizione Segreta" del Cristianesimo, che ha relazioni intime con "Tradizione Segreta" di Israele (la Santa Kabbalah) e con l'essenza occulta della Massoneria.
Posizione iniziatica: Iniziato, per comunicazione diretta del Maestro al Discepolo, nei tre gradi minori dello (apparentemente estinto) Ordine Templare del Portogallo.
Posizione patriottica: Appartenente a un nazionalismo mistico, da cui sia abolita tutta l'infiltrazione cattolico-romana, se fosse possibile un nuovo sebastianismo, che la sostituisca spiritualmente, sempre che nel Cattolicesimo portoghese vi sia mai stata spiritualità. Nazionalista guidato da questo motto «Tutto per l'Umanità, niente contro la Nazione».
Posizione sociale: Anticomunista e anti-socialista. Altro si deduce da quanto è detto sopra.
Riassunto di queste ultime considerazioni: avere sempre nella memoria il martire Jacques de Molay, gran Maestro dell'Ordine dei Templari, e combattere sempre e dappertutto i suoi tre assassini: l'Ignoranza, il Fanatismo e la Tirannia.
Lisbona, 30 marzo 1935 (nell'originale 1933, per apparente lapsus)



A proposito di un eteronimo senza anagrafe 

Postare a mo’ di un testo poetico il frammento 154, riordinato poi come il trentatreesimo del Livro do desassossego por Bernardo Soares, significa dare uno statuto poetico a un brano diaristico in prosa. Ma la cosa non è affatto inammissibile, avendo noi a che fare con Pessoa, il cui far poesia ha notevole confidenza con la prosa, mentre vale certamente il viceversa. C’è tuttavia da dire qualcosa su Bernardo Soares, simultanemente eteronimo e “medesimo” di Fernando Pessoa, e a cui quest’ultimo ha fornito una fisionomia “aperta”, tutta da farsi, così come aperto (un vero e proprio work in progress) è Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares. Dobbiamo a Felice Serino, che senza saperlo ci ha dato la cosiddetta imbeccata, il fatto di postare questo brano di Pessoa, già noto online come NuvensNuvole, Clouds, etc.
Ma tornando al particolarissimo eteronimo che Pessoa chiama col nome di Bernardo Soares, riportiamo qui alcune cose che proprio sul Senhor Soares sono state dette. 

“ […] Giorno dopo giorno Bernardo Soares si alza all’alba, cammina per le strade dritte della città bassa, entra negli uffici della ditta Vasques & Co nella Rua dos Douradores, va alla sua scrivania e si sprofonda in colonne di numeri. La sua vita è una metafora dell’esistenza moderna la cui totale mancanza di senso può essere combattuta solo con una rinuncia radicale, il ritiro dal mondo. Scrivere, dice Pessoa, è dimenticare, la letteratura è « il modo più piacevole per ignorare la vita ». Bernardo Soares si guadagna da vivere come aiuto contabile ma nelle sue preferenze e convinzioni estetiche assomiglia al suo inventore. Pessoa si è sempre diviso in eteronimi, personaggi con una propria biografia e una personalità propria, inventando se stesso dal materiale della propria fantasia.
Il Libro dell’inquietudine è stato una pietra miliare […]. Con la sua pubblicazione la letteratura portoghese si è spostata dai margini al centro della modernità, Lisbona si è avvicinata alla Dublino di Joyce, alla Praga di Kafka, alla Vienna di Musil e alla Trieste di Svevo. Come una Bibbia uno lo può portare sempre con sé, leggere a caso un passaggio e imparare qualcosa di più sulla solitudine umana ”.
Vanna Vannuncini (La Repubblica, 01/07/2006)

“ [ Il Livro do desassossego por Bernardo Soares ] di Fernando Pessoa contiene le centinaia di riflessioni del più celebre eteronimo dell’autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e “aperta”, in una sorta di “zibaldone”. Tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull’anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che egli osserva intorno e dentro di sé. Figura tragica e imprescindibile del nostro Novecento, Soares alias Pessoa scrive del proprio dolore con onestà e con una forza comunicativa che, nonostante l’incredibile delicatezza, riesce a tratti violenta e struggente. Soares il fragile, l’acuto, il silenzioso, abita la vita nei suoi toni più grigi, eppure l’ama come un vizio, come una droga, come una passione a cui non ci si può sottrarre, alla ricerca di un equilibrio perduto che, suo malgrado, non troverà. Un capolavoro della letteratura mondiale ”.
( Fonte: http://www.qlibri.it/narrativa-straniera/romanzi/il-libro-dell%27inquietudine/ )

“ […] Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo […] ”. 
Antonio Tabucchi (dalla prefazione a: Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares, Traduz. di M. J. de Lancastre e A. Tabucchi, Feltrinelli, Milano, 1986) 




33.
(154)                                                                                                                               15.9.1931

      Nuvens… Hoje tenho consciência do céu, pois há dias em que o não olho mas sinto, vivendo na cidade e não na natureza que a inclui. Nuvens… São elas hoje a principal realidade, e preocupam-me como se o velar do céu fosse um dos grandes perigos do meu destino. Nuvens… Passam da barra para o Castelo, de Ocidente para Oriente, num tumulto disperso e despido, branco às vezes, se vão esfarrapadas na vanguarda de não sei o quê; meio-negro outras, se, mais lentas, tardam em ser varridas pelo vento audível; negras de um branco sujo, se, como se quisessem ficar, enegrecem mais da vinda que da sombra o que as ruas abrem de falso espaço entre as linhas fechadoras da casaria.
      Nuvens… Existo sem que o saiba e morrerei sem que o queira. Sou o intervalo entre o que sou e o que não sou, entre o que sonho e o que a vida fez de mim, a média abstrata e carnal entre coisas que não são nada, sendo eu nada também. Nuvens… Que desassossego se sinto, que desconforto se penso, que inutilidade se quero! Nuvens… Estão passando sempre umas muito grandes, parecendo, porque as casas não deixam ver se são menos grandes que parecem, que vão a tomar todo o céu; outras de tamanho incerto, podendo ser duas juntas ou uma que se vai partir em duas, sem sentido no ar alto contra o céu fatigado; outras ainda, pequenas, parecendo brinquedos de poderosas coisas, bolas irregulares de um jogo absurdo, só para um lado, num grande isolamento, frias.
     Nuvens… Interrogo-me e desconheço-me. Nada tenho feito de útil nem farei de justificável. Tenho gasto a parte da vida que não perdi em interpretar confusamente coisa nenhuma, fazendo versos em prosa às sensações intransmissíveis com que torno meu o universo incógnito. Estou farto de mim, objetiva e subjetivamente. Estou farto de tudo, e do tudo de tudo. Nuvens… São tudo, desmanchamentos do alto, coisas hoje só elas reais entre a terra nula e o céu que não existe; farrapos indescritíveis do tédio que lhes imponho; névoa condensada em ameaças de cor ausente; algodões de rama sujos de um hospital sem paredes. Nuvens… São como eu, uma passagem desfeita entre o céu e a terra, ao sabor de um impulso invisível, trovejando ou não trovejando, alegrando brancas ou escureando negras, ficções do intervalo e do descaminho, longe do ruído da terra e sem ter o silêncio do céu.
     Nuvens… Continuam passando, continuam sempre passando, passarão sempre continuando, num enrolamento descontínuo de meadas baças, num alongamento difuso de falso céu desfeito.





33.
(154)                                                                                                                               15.9.1931

       Nuvole… Oggi sono consapevole del cielo, poiché ci sono giorni in cui non lo guardo ma solo lo sento, vivendo nella città senza vivere nella natura in cui la città è inclusa. Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà, e mi preoccupano come se il velarsi del cielo fosse uno dei grandi pericoli del mio destino. Nuvole… Corrono dall’imboccatura del fiume verso il Castello; da Occidente verso Oriente, in un tumultuare sparso e scarno, a volte bianche se vanno stracciate all’avanguardia di chissà che cosa; altre volte mezze nere, se lente, tardano ad essere spazzate via dal vento sibilante; infine nere di un bianco sporco se, quasi volessero restare, oscurano più col movimento che con l’ombra i falsi punti di fuga che le vie aprono fra le linee chiuse dei caseggiati.
       Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso. Nuvole… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio! Nuvole… Continuano a passare, alcune così enormi (poiché le case non lasciano misurare la loro esatta dimensione) che paiono occupare il cielo intero; altre di incerte dimensioni, come se fossero due che si sono accoppiate o una sola che si sta rompendo in due, a casaccio, nell’aria alta contro il cielo stanco; altre ancora piccole, simili a giocattoli di forme poderose, palle irregolari di un gioco assurdo, da parte, in un grande isolamento fredde.
      Nuvole… Mi interrogo e mi disconosco. Non ho mai fatto niente di utile né faro niente di giustificabile. Quella parte della mia vita che non ho dissipato a interpretare confusamente nessuna cosa, l’ho spesa a dedicare versi prosastici alle intrasmissibili sensazioni con le quali rendo mio l’universo sconosciuto. Sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto. Nuvole… Esse sono tutto, crolli dell’altezza, uniche cose oggi reali fra la nulla terra e il cielo inesistente; brandelli indescrivibili del tedio che loro attribuisco: nebbia condensata in minacce incolori; fiocchi di cotone sporco di un ospedale senza pareti. Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l’oscurità, finzioni dell’intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo.
      Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto. 
  
Traduzione di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi