lunedì 3 dicembre 2012

JOSEBA SARRIONANDIA - BOST POEMAK GEHI BAT / CINQUE POESIE PIÙ UNA





Joseba Sarrionandia Uribelarrea, conosciuto anche col soprannome Sarri (Iurreta, 1958), scrittore spagnolo di lingua basca, poeta e filologo, accusato di essere membro dell’organizzazione separatista basca Euskadi Ta Askatasuna (E.T.A.), fra i più conosciuti e apprezzati in lingua euskara.
Dopo aver conseguito la laurea in filologia basca presso l’Universita di Deusto (Bilbao) è stato professore di fonetica per l’Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED).
Le sue prime opere sono collaborazioni per alcuni periodici baschi come Pott, Zeruko Argia, Anaitasuna, Jakin, Oh Euskadi, Ibaizaba e per i quotidiani Egin e Egunkaria. Ha anche curato alcune traduzioni in lingua euskara di opere letterarie, fra le quali quelle di Thomas Stearns Eliot. La sua prima opera fu la raccolta di poesie Izuen Gordelekuen Barrena (Nei rifugi della paura, 1981).
Nel 1980 fu condannato a 28 anni di carcere come sospetto membro dell’organizzazione indipendentista E.T.A. Cinque anni dopo riesce a evadere dalla prigione di Martutene, insieme a un altro prigioniero, Joseba Picabia, con una spettacolare fuga, nascosto dentro un altoparlante, al termine di un concerto del cantante Imanol Larzabal.
Questa fuga spettacolare ha ispirato la canzone Sarri, Sarri del gruppo basco Kortatu. Da allora non si hanno più sue notizie a eccezione della sua attività letteraria con la pubblicazione di romanzi, poesie e racconti.
Nel 2001 ha ricevuto il Premio Nazionale della Critica di narrativa in lingua euskara, assegnato dall’Associazione Spagnola dei Critici Letterari, per il suo primo romanzo Lagun izoztua (L’amico congelato).

Opere

Izuen gordelekuetan barrena (Nei rifugi della paura), 1981.
Lo scrittore e la sua ombra (Narrazioak, 1983). Traduzione di Roberta Gozzi, con un epilogo di Bernardo Atxaga. Giovanni Tranchida Editore, Milano, 2002.
Intxaur azal baten barruan. Eguberri amarauna, 1983.
Alkohola poemak, 1984.
Ni ez naiz hemengoa (Io non sono di qui), 1985.
Atabala eta euria (Il tamburo e la pioggia), 1986.
Marinel zaharrak (Vecchi marinai), 1987.
Marginalia, 1988.
Ez gara geure baitakoak (Non siamo di noi stessi), 1989.
Izeba Mariasunen ipuinak, 1989.
Ainhoari gutunak, 1990.
Ifar aldeko orduak (Le ore del nord), 1990.
Gartzelako poemak (Poesie dal carcere), 1992.
Han izanik hona naiz (Vengo proprio da lì), 1992.
Hnuy illa nyha majah yahoo, 1995.
Miopeak, bizikletak eta beste langabetu batzuk, 1995.
Hitzen ondoeza (Il malessere delle parole), 1997.
Hau da nire ondasun guzia, 1999.
Zitroi ur komikiak: Joseba Sarrionandia komikitan, 2000.
Lagun izoztua (L’amico congelato), 2001.
XX mendeko poesia kaierak: Joseba Sarrionandia, 2002.
Kolosala izango da, 2003.
Akordatzen, 2004.
Harrapatutako txorien hegalak, 2005.
Munduko zazpi herrialdetako ipuinak, 2008.
Gau ilunekoak, 2008.
Idazlea zeu zara, irakurtzen duzulako, 2010. 
Moroak gara behelaino artean?, 2010.
Narrazio guztiak (1979-1990), 2011. 

Fonte principale per la bio-bibliografia: Wikipedia





       

Izu zaharren gordelekuak 



Europako ostatu itzaltsuetan
iragan ditut gauak, 
estaldura zarpailtsuko 
ohe kraskakorretan etzanik, 
gauetik gauera haunitz gorputzek 
moldaturikako zuloetan. 
Oraindik oroitzen ditut
ateetako ohol eiharrak, 
horma urdindu bilutsiak, 
zurezko eta sitsezko armairuak: 
izu zaharren gordelekuak. 








Sustraiak han dituenak 



Nekez uzten du bere sorterria
sustriak han dituenak.
Nekez uzten du bere lurra zuhaitzak 
ez bada abaildu eta oholetan.
Ez du niniak begia uzten
ez bada erroi edo arrubioen mokoetan. 
Nekez uzten du gezalak itsasoa
ez hare harriak basamortua. 
Ez du liliak udaberria uzten 
ez elurrak zuritasuna.
Bere sorterria nekez uzten du 
sustraiak han dituenak. 







Olerkia



      Olerkiak sortu zuen lurra 
          lurrak sortu zuen ura 
         urak sortu zuen zura 
      zurak sortu zuen hostoa 
   hostoak sortu zuen haizea 
 haizeak sortu zuen karnaba 
karnabak sortu zuen olerkia 

      olerkiak hil zuen lurra 
         lurrak hil zuen ura 
        urak hil zuen zura 
     zurak hil zuen hostoa
   hostoak hil zuen haizea 
 haizeak hil zuen karnaba 
karnabak hil zuen olerkia. 







Aberria hautatu egiten da



Aberria hautatu egiten da
- eta emakumea - edo
bakardadeak edo besterik ezak  
ezartzen derauku






Chi ha lì le sue radici



Difficilmente lascia la patria
chi ha lì le sue radici.
Difficilmente l’albero lascia la sua terra 
se non è abbattuto e trasformato in assi.
La pupilla non abbandona l’occhio
se non per il becco dei corvi o il morso degli scorpioni.
Difficilmente il sale lascia il mare
o la sabbia il deserto.
Il giglio non abbandona la primavera
né la neve il biancore.
Difficilmente lascia la patria
chi ha lì le sue radici. 







I nascondigli delle vecchie paure



Nelle scure locande d’Europa
ho passato le notti,
sdraiato su letti scricchiolanti 
con coperte sfilacciate,
nelle cavità modellate
notte dopo notte da tanti corpi
Ancora ricordo 
le tavole rigide delle porte, 
le nude pareti ammuffite,
gli armadi di legno e tarme:
i nascondigli delle vecchie paure.








La poesia



      La poesia creò la terra 
          la terra creò l’acqua 
           l’acqua creò il legno 
        il legno creò la foglia
      la foglia creò il vento 
     il vento creò il cardellino 
    il cardellino creò la poesia  

      la poesia uccise la terra  
          la terra uccise l’acqua
           l’acqua uccise il legno 
        il legno uccise la foglia
      la foglia uccise il vento 
     il vento uccise il cardellino 
    il cardellino uccise la poesia. 







La patria si sceglie



La patria si sceglie 
come la donna, o   
la solitudine o il
caso
ce la impongono.















In questa foto: ecco la prima di copertina della rivista IN FORMA DI PAROLE/numero terzo (luglio-agosto-settembre) dell’anno 1987. La rivista, curata e diretta da Gianni Scalia (a quei tempi, insieme a Rolando Gualerzi), ha costantemente dato alla luce, nel tempo, diverse preziosissime antologie di poeti e scrittori del tutto sconosciuti ai lettori italiani. L’esemplare qui fotografato ha all’incirca le dimensioni della foto, ma è fatto di 348 pagine. La parte relativa alla poesia basca, curata da ben sei studiosi, si avvale, per la traduzione e gli approfondimenti storico-filologici della collaborazione tra Xabier Kintana (scrittore, saggista e linguista basco) e Danilo Manera (filologo e traduttore italiano).
Ho tratto dalla piccola ma preziosa antologia racchiusa in questo numero di IN FORMA DI PAROLE le soprastanti cinque poesie (comprensive di traduzione) di Joseba Sarrionandia, poeta allora appena ventinovenne, ma certo “uno dei più promettenti esponenti dell’ultima generazione”, come scrissero a quel tempo i due eminenti curatori.  Questi ultimi specificano peraltro che le poesie di Sarrionandia da loro scelte sono tratte dal volume Izu zaharren gordelekuetan (Nei nascondigli delle vecchie paure), 1981, che non corrisponde al titolo riportato su wikipedia per la sola opera di questo autore edita proprio nel 1981.

La poesia sottostante, data in originale e in traduzione dalla pagina inglese di wikipedia (e da me ritradotta dall’inglese all’italiano), mi vede invece sprovvisto di informazioni significative, non facilmente reperibili per via delle censure e dei silenzi che gravano intorno a questo studioso, scrittore, poeta, ma anche cittadino che vive tuttora in contrasto con le leggi penali spagnole. 















CONTATTI / CONTACTS 
                                                      Facebook: Caponnetto-Poesiaperta|Facebook                                                                           
                                                       e-mail: Caponnetto.ni@gmail.com                                                             









6 commenti:

  1. […] L'Accademia della Lingua Basca, il grande linguista Luis Mitxelena e numerosi intellettuali degli ultimi decenni, tra cui il mio grande amico Xabier Kintana, hanno lavorato alla definizione di una lingua unificata (euskara batua) che, superando il problema della frammentazione dialettale, è oggi predominante nell'insegnamento e nei media (esistono giornali, radio e televisione in basco). È comunque ovvio che, da un lato, nelle campagne, cui si deve la sopravvivenza della lingua nel corso dei secoli, rimane forte la tradizione localista e, d'altro lato, le penne più creative superano di fatto qualunque rigidità normativa.

    Passata la pur comprensibile fase di oltranzismo etnocentrico, che metteva in primo piano la difesa e il recupero della tradizione scampata alla notte del colonialismo esterno ed interno, gli scrittori in euskara avvertono oggi l'urgenza di inserirsi in correnti ormai di dimensioni planetarie senza perdere il contatto con la realtà specifica della propria gente e sfruttando semmai la libertà offerta dalla relativa mancanza di canoni e modelli in una vicenda letteraria ancora ridotta (questo sempre riferendosi a testi d'alto livello in euskara, giacché naturalmente tutt'altro discorso andrebbe fatto per gli autori baschi che, come Baroja o Unamuno, hanno scritto le proprie opere in spagnolo).

    Ho curato, con Xabier Kintana, un'antologia di poesia basca, con testo a fronte, sulla rivista "In Forma di Parole", n. III del 1987, pp.187-341, e una breve selezione narrativa nel "millelire" Racconti baschi (Stampa Alternativa, 1993). […]

    [da “Paese Basco”, articolo di Danilo Manera, ]

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' il caso di precisare che l'articolo “Paese Basco” di Danilo Manera, appare online sul sito http://www.iclab.it/manera/paesebasco.html

      Mi auguro che, in questa specificazione, il sito web riportato non sparisca durante il postaggio come è avvenuto sia un minuto fa per questo indirizzo web che altre volte per altri indirizzi...

      Elimina
  2. non c'è dubbio sul sentimento patriottico particolarmente passionale del poeta, anche se credo che i nazionalismi vadano sorpassatati dalla coltura globalizzata, senza snaturale per questo le proprie radici etniche e culturali che cone nel caso del nostro riportano a dare dignità ad una terra emarginata. Mi ha colpito tra queste pubblicate "I nascondigli delle vecchie paure" palpitante diaro di un uomo in fuga che " nelle cavità modellate(/notte dopo notte da tanti corpi." incontra l'essenza della sua gente: uomini in fuga che si ritrovano come fugaci presenze nelle taverne. Bellissima poi la lirica "le fucine del crepuscolo.

    RispondiElimina
  3. Bellissime poesie, e fortificate da un amore viscerale per la libertà. Condivido il bisogno di ciascun popolo di autodeterminarsi e quindi sento molto mio il dolore che attraversa i versi di questo sensibilissimo poeta basco. Più di tutte ho amato leggere " Il fabbro schiavo" la cui traduzione a me appare impeccabile nella resa ritmica e concettuale. Credo sia una poesia da rivolgere persino ai nostri connazionali, incapaci di sciogliersi dalla atavica paura del "nuovo", sottomessi come sono al sistema e agli apparati di partito che impediscono loro di pensare con la propria testa, e di decidere da soli il proprio destino e quello del nostro povero paese.nunzia binetti

    RispondiElimina
  4. "La patria si sceglie/ come la donna, o/ la solitudine o il caso/ ce la impongono" . Questi bei versi, insieme a quelli delle prime due poesie,molto toccanti , ci dicono di un dolore profondo sopportato nella necessità dell' esilio. "Difficilmente lascia la patria chi ha là le sue radici". Ne "La Poesia" è forte il tema dell' eterno alternarsi della vita e della morte dove "La poesia creò la terra ....la poesia uccise la terra" si presta a interpretazioni diverse , rafforzando così il valore poetico delle parole. Molto bella "Le fucine del crepuscolo" , dove l' oro del tramonto avvolge e fa risplendere tutto : i confini del cielo e le guance delle ragazze. Un poeta di grande fascino.

    RispondiElimina
  5. La patria si sceglie
    come la donna, o
    la solitudine o il
    caso
    ce la impongono.
    Grande poeta, belle poesie che transitano prima in testa e poi sostano nel cuore senza cedimenti alla emotività.
    Narda Fattori

    RispondiElimina