sabato 22 dicembre 2012

CARMELO PISTILLO - « COME ACROBATI NELL’ELEGIA » - OTTO POESIE







Notizia bio-bibliografica 

     CARMELO PISTILLO è poeta e uomo di teatro. 

     Nel 1982 per la casa editrice Società di Poesia di Milano ha presentato il primo Festival di Poesia a Milano, svoltosi in Piazza Duomo con la prestigiosa partecipazione di Raphael Alberti, Edoardo Sanguineti, Luciano Erba, Franco Loi, il cantautore Roberto Vecchioni, ed altri numerosi poeti.
    Per molti anni ha collaborato con HYSTRIO, trimestrale di spettacolo diretto da Ugo Ronfani, indiscusso maestro di giornalismo, dove ha svolto l’attività di critico teatrale e letterario.
   Dal 1984 al 2001, insieme al  fratello Luigi, è stato Direttore Artistico  e produttore di spettacoli teatrali e festival, senza alcun finanziamento ministeriale.  Dal 1994 fino al 2000, sempre con Luigi, ha creato LOMBARDIA FESTIVAL, manifestazione multidisciplinare di Teatro, Musica e Poesia a cui hanno partecipato attori come Ugo Pagliai, Paola Gassman, Luigi Pistillo, Mita Medici, Rocco Papaleo, Marco della Noce, cantautori come Roberto Vecchioni, Biagio Antonacci, Vinicio Capossela, Enrico Ruggeri, Marco Masini, Tullio De Piscopo, Daniele Silvestri, Riccardo Fogli, band storiche come i Nomadi, gli Area, scrittori e intellettuali come Fernanda Pivano, Massimo Fini, Giancarlo Majorino, Maurizio Cucchi, ecc. ecc.

     Negli anni ottanta ha lavorato con Antonio Porta, suo mentore e una delle principali voci della poesia del secondo Novecento, scrivendo spettacoli di poesia  (Penultimi sogni di secolo e Oratorio notturno) portati in tournée nei maggiori teatri italiani. È stato, in assoluto, il primo vero teatro di poesia, poi imitato da molti.

     Altri suoi testi teatrali, come Sosia in nero, Passione Van Gogh e Danzando Galileo, sono stati messi in scena con la sua regia.

     Ha pubblicato :

*    LA LOCANDA DELLA CHIGLIA (Corpo 10 Edizioni, Milano, 1986, Premio Camaiore Opera Prima)
*    L’IMPALCATURA (Corpo 10 Edizioni, Milano, 1992, Premio Speciale Guido Gozzano)
*    QUADERNO SENZA RIGHE (LietoColle, Milano, 2008)
*    MABUSE (EDITORIA&SPETTACOLO, Roma, 2009, Premio teatrale Alessandro Fersen)
*    I PONTI, I CERCHI (La Vita Felice, Milano, 2011)
*    TI DICO CHE NON HO SOGNATO (Bietti, Milano, 2012) 









Da QUADERNO SENZA RIGHE (LietoColle, Milano, 2008)
con Lettera a Carmelo di Milo De Angelis





da  Città dimenticate



I
Sono spoglia bianca
senza più navi,
un tunnel nelle galassie,
l’arsenale vuoto
e miserabile di agosto.

Non importa se oltre
le vetrate del desiderio,
nella cornice del nome
vedo ridere superfici
di luna, non importa
se una stele ridisegna
la scena, se una mano,
ancora,ne misura il respiro.

Non è questa la febbre
che ricordo, il mattino
in cui Vincent irruppe
sul treno in corsa
col crocefisso e le scarpe
rotte.

Solo sillabando il mio corpo
così arrotolato nei suoi giorni
s’alza una musica, un’ultima
interminabile misura.


II
Lei è qui, dentro di me,
mi offre i sensi, torce
il suo orizzonte.

È in ginocchio e grida
vivi, ma io piango,
e non so quanto
il mio seme cerchi
luminescenze nella sua bocca
o quanto le sue trecce
siano già corda spezzata.
Tutto è stato così lento,
la mia testa fra le sue gambe,
le mie labbra sulle sue.

Siamo saliti e scesi
su ogni errore.

Come acrobati nell’elegia,
come acrobati nell’elegia.


IV
Nella meraviglia degli occhi
segreti di un libro
sognavo specchi senza luogo
e lotte di destini
immobili nei loro cappotti.

Avvolto dal fumo sul palco
ne scrutavo il senso cavo
imitando l’età muta
e stinta dei vecchi.

Della perdita e dell’addio
la grazia adolescente
insegue adesso l’invisibile oro,
la dimora bruciante e onirica
della voce.




da Bolgheri



I
Da qui, da questo nessun
luogo o primo deserto,
militiamo in spazi di fuga,
ma non c’è impresa
nella sabbia sollevata
dal vento, scavalca
la cresta e ricade di là,
dolce, con la stessa
impronta inabitabile,
e fuori del cammino.









Da I PONTI, I CERCHI (La Vita Felice, Milano, 2011)
Nota di Milo De Angelis e Introduzione critica di Gabriela Fantato





1

Il dolore era già
prima di noi,
sconosciuto alla voce,
alla parola.
Sulla cima era
povero il grido,
un alfabeto ingolato,
senza forma,
guardato dai falchi
assiepati per bere.


6

Nessuno potrà dimenticare
la morte correre
tra i fiori,
o negare di aver visto
le madri affamate
della bellezza di un solo volo.
Non è diverso al mattino
separare gli occhi dai colori
e misurare le distanze
tra i ponti e i cerchi.
Nessuno potrà dire:
“Non è vero, non oscilla
ancora il trapezio,
non si vede tutto il segreto”.

O tirarsi indietro.


Maria

Maria
Io, fratello di Maria,
sono qui, dove sarà domani,
perché questo è il luogo
deciso, la via che scende
e sale.
Leggo il nome, la data,
guardo i fiori,
inadatto con la mia prosa
irresoluta, disossato
da tutti i calendari,
da ogni distacco
che ancora dura.
È viva nel tempo
la cosmogonia dei cerchi,
della parola cantata
dai cipressi,
egemonia musicale
e senza spreco
delle perdite.
La sua immagine è intatta,
guarda davanti a sé
addensarsi il nuovo
sposo del nulla,
dio di morte
sedotto dalle mie spalle
irriducibili.

Anche tu, amore mio,
sorella che muti
e trascolori,
almeno così ti scorgo
nel sorriso che ci accorda
più dei giorni,
curi bene gli scuri,
tu, pittrice
che non fosti mai,
sei vicino e in mezzo
a tutti i cancelli,
e lì  fulminea,
liberata dai capelli,
fai ordine, regali luce.


15

Perché dovremmo sapere
l’alone, via e dimora
dei morti, non basta
la tensione dell’aria
quando ricoveriamo tra le braccia
le cose tremende e vive?
Nel cammino della frase
la risonanza del suono
sta nel culmine delle parole
piccole, e la bocca già abita
e sorride nella scena del tempo.
Deve essere certo
il buio che confonde
e tiene unito il mondo,
che nello schermo intero
sveglia il futuro
e lega, come in un film
che rimane muto,
tutte le note.








HANNO SCRITTO...

  



A proposito di QUADERNO SENZA RIGHE 

« Caro Carmelo,
ho letto Quaderno senza righe e ti dico subito che l’ho trovato molto bello.
È un libro pieno di dolore e di resurrezioni, di malinconia e di rilanci, di accostamenti originali, sorprendenti, necessari. Già all’inizio mi ha colpito quel tuo “esilio / senza tempo, gelido dei cerchi”. E nella stessa poesia, quella scena d’amore e di angoscia: “siamo soli e sempre abbracciati / come due infermi, guance illuse / e prigioniere dello stesso viso”. E poco dopo: “il ragazzo che separa senza sosta /i secondi emersi dal mare”. E ancora: “il guscio oscuro / di un altro compleanno”. Versi mirabili, in cui appare l’altro lato di ciò che conosciamo, il lato in ombra, che tuttavia opera profondamente. “L’asfalto incantato”, “giacimenti d’oro/ profumano di morte”, “la polvere rinata”.
Tutto il libro è pieno di queste immagini solcate dal contrasto, di questo buio che emerge dalla festa, di questo incanto che s’intreccia con il trauma. Da una parte c’è uno sguardo segreto, da adolescente malinconico, che mostra una lesione nel pieno fluire della vita. Dall’altra però c’è uno scatto improvviso, un guizzo, c’è la stessa adolescenza che s’impenna e decide di non abitare il lutto. Penso a un verso che tu ripeti e che esprime bene questo doppio passo: “come acrobati nell’elegia” ».

Lettera a Carmelo, di Milo De Angelis, in QUADERNO SENZA RIGHE






A proposito de I PONTI, I CERCHI 

« (…) I PONTI, I CERCHI è un viaggio dell’anima fra le croci e le ombre di alcuni artisti scomparsi come, per esempio, il poeta Cesare Pavese che si suicida dopo aver amato, non riamato, l’attrice americana Constance Dowling o Puskin, il più grande poeta russo dell’Ottocento, posseduto dalla gelosia per la bellissima moglie, che muore sfidando in duello il rivale d’amore, oppure i pittori Pontormo e Van Gogh, quest’ultimo suicidatosi in preda agli eccessi della sua malattia, ai quali Pistillo dedica dei ritratti poetici efficaci e visionari. È un atto di gratitudine verso la memoria di chi se ne è andato, perché aiuta a vivere più in profondità e a scorgere la ragione prima e ultima delle cose. Vi sono naturalmente altri brevi ritratti dedicati allo scrittore Balzac, al poeta Rilke e al filosofo Spinoza, oltreché alla sorella di Pistillo, Maria, scomparsa prematuramente molti anni fa, che qui rivive nello splendore di alcuni versi indimenticabili e alla quale è dedicata questa raccolta.

Si tratta di una poesia capace di interrogare e dar voce al segreto della morte e della vita, sempre con una tensione profonda che mira a immettere il mistero del divino tra gli uomini e a scoprire il sacro nel quotidiano. Una poesia che parla della perdita e dell’assenza, senza essere mai funerea e triste, ma vitale e viva (…) ».







AVVERTENZA: 
A proposito del sopracitato libro di racconti TI DICO CHE NON HO SOGNATO, e a proposito del suo Autore (che qui e ora è anche “nostro”), ci pare il caso di segnalare la bella INTERVISTA A TGCOM24 DELL’8 MARZO 2012, la cui registrazione in video è presente sul sito:
















CONTATTI / CONTACTS 
                                                      Facebook: Caponnetto-Poesiaperta|Facebook                                                                           
                                                       e-mail: Caponnetto.ni@gmail.com                                                             
















16 commenti:

  1. I versi di Carmelo Pistillo ci pongono di fronte a una poesia davvero ricca di moventi e motivazioni verso tutto ciò che è umano e umanamente accessibile, e non solo attraverso il dicibile ma anche attraverso strumenti e modi che dal dicibile sono indefinitamente lontani... C'è tutto un universo espressivo figlio della psicologia, della filosofia, dell'antropologia a sostenere il linguaggio poetico, un cifrario metaforico che di ciò è la straordinaria conseguenza. Un esempio? "Il dolore era già / prima di noi, / sconosciuto alla voce, / alla parola". Dunque il dolore è un A PRIORI che, in prima istanza, prescinde dal PERCIPI, ed è solo quest'ultimo a consentire la cognizione di un tale A PRIORI, a far sì che il linguaggio, il pensiero, il Lógos, che è ovunque come il respiro di Dio, se ne appropri e lo "conosca" in quanto esprimibile... Ma gli aspetti di straordinarietà nella poesia di Carmelo Pistillo sono variegati e molteplici, frutto di un lavoro interiore, e non solo, a partire dal quale la lettura di questo poeta si fa portatrice di profonde potenzialità trasformative... Credo sia assai difficile non amare la sua poesia.

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    1. Che dire, Antonino, se non grazie del tuo interessamento e delle belle parole scelte per lanciare la mia poesia sul tuo Blog, a quanto vedo, seguitissimo. CARMELO PISTILLO

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  2. é una poesia molto sanguigna, capace di spaziare nella parte più sottile dei sentimenti e dei sensi. Una bella scoperta per me che non lo conoscevo.
    Ti ringrazio
    cb

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    1. Bene, allora. A presto. CARMELO PISTILLO

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  3. Concordo con le letture e le interpretazioni date: una poesia articolata, sanguigna, che esprime moti d'animo, pensieri e affezioni in un continuum senza vincoli; il Verbum, qui, rinvia a cifrari molteplici e a molteplici richiami interiori. Poetare che non lascia, in alcuna maniera, indifferenti. Grazie.

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    1. Nel mio ultimo libro, in prosa però, TI DICO CHE NON HO SOGNATO, uso proprio le tue parole: non lascia indifferenti! Leggilo, se credi, perché è l'altra voce di CARMELO PISTILLO.
      P.S. Qui sotto il link dell'intervista fatta da TGCOM24.

      INTERVISTA A TGCOM24 DELL'8 DI MARZO 2012

      http://www.video.mediaset.it/video/tgcom24/ultimi_arrivi/289371/lintervista-a-carmelo-pistillo.html

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  4. Antonio Ciminiera23 dicembre 2012 13:55

    Sì è vero, è senza dubbio una poesia di carattere, incisiva, schietta: //Avvolto dal fumo sul palco/ne scrutavo il senso cavo/imitando l’età muta/e stinta dei vecchi// Mi piace molto lo stile, lo trovo originale, asciutto ma non scarno. Ho letto queste liriche con grande piacere. Complimenti all'autore e a te Antonino, per la tua scelta.

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  5. Leggendo questi versi si ha subito l' impressione di essere di fronte ad un vero Poeta, uso a provare e a dare emozioni. Difficile non amare la sua poesia. Condivido per intero il bel commento di Antonino , non essendo peraltro in grado di esprimerne uno migliore. Una piacevole ed interessante lettura, grazie

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    1. Grazie per il "vero" poeta. Essere poeta e riuscire a dimostrarlo è già un importante risultato. In effetti, i più importanti poeti del secondo Novecento di cui cito solo per brevità Giovanni Giudici, Antonio Porta ed Evtušenko, che ho ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere e frequentare, riconobbero nella mia poesia proprio l'autenticità e l'originalità di una visione poetica potente fuori da qualsiasi coro e corrente. CARMELO PISTILLO

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  6. Una poesia capace di sollevare i morti dai ceneri della storia e di seppellire i vivi nei sepolcri della memoria. Leggendo queste poesie ho viaggiato, a traverso questi versi, nella cronotopia di Sereni, nel geografismo poetico- sentimentale di Pusterla e nello storicismo antropologico di Franco Buffoni, non a caso cito questi poeti, tutti lombardi, e chi ha avuto modo di leggerli scopre la profondità della loro parola poetica espressa con immediatezza e brevitas. Immediatezza, discorsività e brevitas sono le caratteristiche della poesia della scuola lombarda di Antonio Banfi, -cui aderisco anch'io- e sono queste che, a mio modesto avviso- caratterizzano la poesia di CARMELO PISTILLO.

    NABIL MADA.

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    1. Sono amico di Franco Buffoni da più di trent'anni. Con lui cui ho condiviso un pezzo di cammino poetico e le prime ansie stilistiche ed editoriali. Vittorio Sereni resta un riferimento essenziale per chi voglia capire qualcosa, diciamo pure così, della scuola lombarda. Di quest'ultimo amo ancora e incondizionatamente, la poesia Autostrada della Cisa. Ricordo che Franco Fortini, dedicò un'intera pagina del Corriere della Sera per chiosare quei versi. Comunque non credo che la mia poesia riveli particolari contiguità con le cartatteristiche degli autori citati. Così, almeno, mi pare. Ma l'autore, si sa, è il peggiore interprete di se stesso. CARMELO PISTILLO

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  7. Carmelo è il poeta che blocca il futuro per appropriarsi di quegli attimi sanguigni del presente che eterna in un ritmo prolungato e pieno del senso della vita " Lei è qui, dentro di me,
    mi offre i sensi, torce
    il suo orizzonte.

    È in ginocchio e grida
    vivi, ma io piango,
    e non so quanto
    il mio seme cerchi
    luminescenze nella sua bocca"...
    L!attimo quindi vissuto col palpito di "esserci " pienamente sempre, consapevole che anche la morte è uno di quegli attimi Perché dovremmo sapere
    l’alone, via e dimora
    dei morti, non basta
    la tensione dell’aria
    quando ricoveriamo tra le braccia
    le cose tremende e vive?"

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  8. Splendide queste poesie, sostenute da una struttura solidissima( non solo dal punto di vista tecnico e formale), nella quale non trovo un solo punto di cosiddetto cedimento. Difficile per me infatti estrapolare dei passaggi o versi meritevoli di attenzione rispetto ad altri. Credo, infatti, di essermi imbattuta in un poeta artisticamente maturo,al quale non saprei descrivere il piacere che ho provato nell'accostarmi alla sua interiorità e alla sua capacità espressiva, del tutto singolari e molto coinvolgenti. Mi congratulo !

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  9. Come al solito,mi firmo dopo il commento perhè dimentico di farlo a tempo debito... e me ne scuso. Nunzia Binetti

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    1. Grazie Nunzia. Carmelo Pistillo

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