mercoledì 12 dicembre 2012

ANNA ELLE - QUATTRO POESIE



Quel che dice di sé:

« Nell’assoluto disordine, mi si conceda sempre di conciliare globuli di pensieri e di lettere.
Nella nebbia assoluta, mi si conceda sempre di stratificarla in banchi ordinati.
In ogni nodo, mi si conceda di piallare quelli scorsoi che poco fanno respirare. E male... » 






Scrivendo della giovane Anna Elle, poeta, e non “poetessa”, posso confermare – senza leder promessa di silenzio cui ho ritenuto deontologicamente di attenermi – che si tratta appunto di una giovane Autrice. Che quest’ultima scrive versi. Che lo fa ponendosi al riparo di uno pseudonimo. Che tale pseudonimo, già detto sopra, è proprio Anna Elle.
Direte: – si può sperare di saperne di più?
Certo, si può senz’altro, ma bisogna contentarsi di, limitarsi a farlo attraverso i particolarissimi, variegati, nient’affatto sprovveduti, spesso perfino magistrali versi di Anna. Si può anche utilizzare, volendo, la breve noticina sopra riportata e preceduta, a mo’ di titolo esplicativo, dalla frase “Quel che dice di sé:”.
Aggiungerò che la prima delle quattro poesie qui postate era già apparsa sul nostro blog in un post del marzo scorso dal titolo ANNA ELLE – UNA POESIA, ma ci è parso opportuno riproporla su questa pagina che intende costituire la prima di alcune piccole sillogi, le quali, nel loro insieme, formeranno alla fine un significativo corpus poetico cui attingere ai fini di una maggior comprensione e conoscenza della singolare poetica di Anna Elle.
Altro però mi riprometto di dire sulla poesia, sulla poetica stessa della nostra giovane Autrice. 
Antonino Caponnetto







Cuore d’Uomo 




Il Cuore d’Uomo è monte di Fiume,
ciottolo, argine a pietre sconnesse.
È trama d’ordito di buoncostume,
che spesso tace in silenti rimesse.
È prova taciuta in limbo di brume
ché Cuore sa le perdute promesse. 

Cuore d’Uomo di rosso è albume,
spuma fragile a mangiar si volesse,
eppur legante è d’ogni dolciume.
Liquore in cui s’annega, accadesse
di non sentir che un frantume
di sogni: tramonto su calesse. 

Il Cuore d’Uomo è nudo, se assume
poi sembianza di sconfitte ammesse:
tornar di ventre in ventre implume,
di quando cantavano le prime messe,
di quando a ginocchio, color bitume,
parevan prime forze già cedesse. 

Cuore d’Uomo sa, sente, sussume
ogni alito (pria Vento s’avvedesse)
e quando ferita poi presume…
Non chiede (domande non confesse).
Come è a quel gustare d’un agrume
le secche scorze d’odor dismesse. 

Cuore d’Uomo, dardo a punta d’allume:
a sale ha lesioni, più impresse;
e per quanto ne celi nel costume
non puoi dir  ‘ a mia pelle son omesse ’
fuoco vivo pare più l’accendesse. 




Il Cuore d’Uomo è forse quel barlume
che nel Silenzio di cose ammesse,
(di quando in bilico par si cadesse)
rimane solo sentore, d’acume:
esse Uomo val finché Donna esistesse. 









[Tu sei la soglia]




Tu sei la soglia
un baratro bisestile
per l’incardinamento del no.
Divelli
per non spalancare mai
i legni del Troppo.
E lo spiraglio
è un cono d’abbondanza e di mestizia.
Pioverà, su quella soglia,
diverrà offertorio per le mie acque.
S’arrenderà, quella soglia,
piegata alla tue ginocchia
nell’elemosina,
nel passo d’un volo mercuriale.
Ma tu di quella soglia
sei un marmo di conchiglia:
una tenerezza fossile,
la cava disillusione
dell’onda. 








Preghiera erotica della Pietra




Ripeti e lascia
che cada ogni lettera.
Chiama frantoio
questo mio corpo.
Una pietra dura
che attende il vortice
della tua macina,
la vertigine del sasso
nella caduta sul sasso.
Frantuma gli stipiti, 
i dogmi verticali della distanza.
Riconosci nei graffi le piste
e nell’appello alla Terra,
ascolta il fiato:
è la mia brama per la tua semina,
il sussurro fendente
prima della rivolta del metallo.
Fra l’era del vòmere 
e l’era del volere
reifico nella Pietra un nome
miliare:
un desiderio di Magma e di Spirito.




Discendimi. 




  



Eloisa confessa

  


Scalza fra banchi. 
Voragini di ginocchia e pentimento. 
Ma ho solo labbra: 
un mimare muto del Sacro 
fra spasmi di guglie 
e blasfemia ctonia. 
Osanna di te, 
nel pernicioso compiacimento 
di me anacoreta. 

Utopia eucaristica 
nel coro dei tarli. 
Celato ossesso 
del bisbiglio 
confessionale 
‘ vero corpo ’ 
‘ vero sangue ’ 
‘ vero corpo ’ 
‘ vero sangue ’. 
Cibarmi e bere di te 
senza neppure 
offrire 
un cenno di pace. 

Il tuo nome è una 
Monodia devozionale. 

Confonderlo è una 

Salmodia aramaica. 





















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6 commenti:

  1. Appunti per un commento
    La mia impressione più insistente è che con la poesia di Anna Elle ci troviamo di fronte un originale amalgama linguistico-espressivo intriso di classicità e modernismo, di trecentismo e contemporaneità, così come di musicalità melodica e rock duro. Ma rock oltre che rocca è anche, più semplicemente, roccia, dura, polimorfa roccia, scabra perfino in superficie. Ed è la superficie - quella che si mostrerebbe come pura forma a chi la osservasse da una certa distanza, - ad essere invece, per un osservatore vicinissimo, il luogo delle variazioni più imprevedibili, dalle profondità più inattese, vaste, irraggiungibili, segrete. Una poesia che ha asperità e dolcezze, cadenze lievi al cuore o capaci di sbalzarlo all’improvviso. Tutto questo, entro una varietà di registri stilistici che, attraverso una lingua italiana dalle parvenze arcaiche (a significare la profondità delle proprie radici), incontra come per caso, fra neologismi, arcaicismi, parole quotidiane o classiche, ciò che ha sempre cercato, vale a dire: nuovi modi di rappresentazione per i significanti, da cui trarre più nuovi, ampi significati.
    Come ho detto in una precedente occasione, non solo per i testi qui presentati ma anche per altri testi di Anna - pochi altri, che però ho avuto la fortuna di leggere - ho tratto una impressione di chiara e sicura straordinarietà. Aggiungo, qui e ora, semplicemente che, a mio parere, Anna fa con la Poesia quello che Max Stirner (l’eternamente contemporaneo Stirner) fa con la Filosofia. E non aggiungo altro per ora, ma prometto che su questo mi ripeterò presto e per esteso…

    A. C.

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  2. Se dovessi accostare questa penna, in quanto penna femminile, a qualche altra molto nota, non esiterei a riferirmi a Patrizia Valduga; ne avverto tutta la sua accesa e drammatica sensualità e tutta la capacità di condensare e fondere, in versi, un ordito linguistico nutritissimo ed intessuto di arcaismi o di parole nuove anche molto ricercate, come ha evidenziato nel suo acuto commento Antonino Caponnetto. Cuore di Uomo non fa che riportarmi alla mente Medicamenta della Valduga, e quel suo sperimentalismo a ritroso e colto, che in qualche modo riporta in vita schemi metrici e rime della tradizione ma al fine di ammortizzare un tono che parrebbe altrimenti troppo duro se non addirittura di vera e propria invettiva. Certamente è singolare questo impianto comunicativo, ma più genuine e molto in linea con il mio palato trovo le tre liriche successive. In esse sensualità e sofferenza arrivano al lettore con una immediatezza che definirei felina , graffiante ed eretica. In più di un verso, lemmi fideistici o sacri sono, infatti, funzionali a dilatare un erotismo mordente ed esplicitamente in lotta contro ogni forma di contenimento spirituale o di atteggiamento perbenista, al quale la figura della donna è relegata da tutta una bigotta tradizione letteraria.

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    1. Ho omesso distrattamente di firmare il mio commento. Lo faccio subito. Nunzia Binetti

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  3. Una lettura "nuova" come dovrebb'essere sempre la poesia. Di Anna Elle,sorprende la volontà di far uscire allo scoperto,una creatura completa di passaggi istintivi molto diversi tra loro,ma sempre in equilibrio,sempre in armonia con uno stile definito ed interessante.Si assiste,forse,al raggiungimento di una maturità di pensiero che definisce tutto con tutto quello che si ha:senza escludere nulla. Come se così facendo,perdessero quota i concetti,le idee al loro stato più naturale e trasparente possibile.
    "Ma tu di quella soglia
    sei un marmo di conchiglia:
    una tenerezza fossile,
    la cava disillusione
    dell’onda. "-in questi versi c'è l'estensione del tempo d'ognuno,come se Anna condividesse il tempo di tutti,nelle sue parole ed avesse l'età di tutti nella sua giovinezza quasi ideale e pur concreta.

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  4. Poesia di una mente giovane , aperta alla comprensione delle cose , che sembra andare alla ricerca di verità profonde ; sull' animo umano, sull' uomo, su se stessa. E al di là delle facili soluzioni fideistiche , questa giovane poeta ha piena consapevolezza della sua verità che esprime in una mirabile sintesi : "un desiderio di Magma e di Spirito" . Il suo modo di far poesia avrà modo certo di migliorare nel tempo, data la giovane età, ma direi che è davvero molto promettente questa nuova artista propostaci.

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  5. Dalla prima lettura delle poesie di Anna mi colpisce,in primis, a livello formale, qusto suo crogiolarsi tra una poesia che deve avere una forma metrica e musicale che la differenzia dalla prosa, e la sua apertura, ovvero l'apertura di Anna, su un verso sciolto e libero come deve essere libera la donna nella società di oggi. Si che parlano di sentimenti, di ventose sesazioni di una giovane che cerca, tramite la poesia, di capire, di interrogarsi e avolte di spiegarsi all'interno di un verso che dubita sulla potenza della parola che possa reggere "un desiderio di Magma e di Spirito". La sua titubanza tra la parola "colloquiale", "discrorsiva" e quella "aulica", "religiosa" e molto "ricercata", ricorda per certi versi quel dibattito molto acceso nella seconda meta del Novecento, ovvero quello tra gli ermetici fiorentini, tutti auspicanti della parola solenne nelle loro poesie, e quelli lombadi che optarono per la parola comunicativa ed immediata. Complimenti Anna.

    NABIL MADA.

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