martedì 23 ottobre 2012

Γιάννης Ρίτσος - «Τά στοιχειώδη» - Τρία ποιήματα / Ghiannis Ritsos - «Le cose elementari» - Tre poesie







Ghiannis Ritsos nacque a Monemvasià (Peloponneso) nel 1909. Dopo un’infanzia segnata da gravi lutti familiari, nel 1926, colpito da tisi, fu ricoverato in sanatorio, dove rimase per tre anni. In seguito esercitò la professione di attore-ballerino e di copista in una banca. Nel 1933 entrò nelle file della sinistra, avviando un impegno politico che segnerà, spesso dolorosamente, la sua esistenza. Durante la guerra civile, il successivo governo di destra e la dittatura dei Colonnelli (1967-1974) fu ripetutamente incarcerato e deportato nei “campi di rieducazione nazionale”, ma restò sempre fedele ai suoi ideali di libertà e di giustizia sociale. L’impegno politico ebbe un’importanza centrale anche nella sua poesia, ma in Ritsos risuonano tutte le note, dolenti e gioiose, della grecità.
Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali di grande prestigio, e fu candidato per anni al Premio Nobel per la Letteratura. Le sue poesie e molti suoi lavori teatrali sono stati tradotti in tutte le lingue europee.
Dotato di un’incredibile facilità di versificazione, Ritsos è autore di oltre cento raccolte, tra le quali segnaliamo: 
Trattore (1934); Piramidi (1935); Epitaffio (1936); Sinfonia di primavera (1938); La marcia dell’oceano (1940); L’uomo con il garofano (1952); Veglia (1954: contiene Grecità e La Signora delle Vigne); I quartieri del mondo (1957); Quando arriva lo straniero (1958); L’architettura degli alberi (1958); Le vecchie e il mare (1959); Sotto l’ombra del monte (1962); Dodici poesie per Kavafis (1963); Testimonianze I (1963); Filottete (1965); Testimonianze II (1966); Gesti (1969-70); Pietre Ripetizioni Sbarre (1972); Elena (1972); Crisòtemi (1972); Quarta dimensione (1972); Diciotto canzonette per la patria amara (1973); Graganda (1973); La distruzione di Melos (1974); Inno e lamento per Cipro (1974); La pignatta affumicata (1974); Il muro nello specchio (1974); Diario d’esilio (1975); L’ultimo secolo prima dell’uomo (1975); Attualità (1975); Divenire (1977); La Porta (1978); Il corpo e il sangue (1978); Una lucciola illumina la notte (1978); Trittico italiano (1976-81, contiene: TrasfusioneIl mondo è unoLa statua sotto la pioggia); Erotica (1980-81).
Ha inoltre tradotto Tolstoj, Hikmet, Ehrenburg, Jozef, Majakovskij, un’antologia di poeti rumeni e una di poeti cecoslovacchi.
È morto nel 1990.
È stato tradotto nelle principali lingue del mondo.
Numerose le traduzioni in italiano, la maggior parte delle quali dovute a Nicola Crocetti: La Signora delle Vigne, (Parma 1986 - con importanti riferimenti bibliografici); Erotica (1981); Il Funambolo e la Luna (Crocetti Editore, Milano, 1984); Quarta dimensione (Crocetti Editore, Milano, 1993), e a F.M. Pontani: Poesie (Scheiwiller, 1969); Prima dell’uomo (Mondadori, 1972); Diciotto canzonette per la patria amara (Verona, 1974); La distruzione di Melos (Bologna, 1975); Trasfusione (Poesie italiane), introduzione di Vittorio Sereni, traduzione di Nicola Crocetti (Einaudi, Torino, 1980); Elena (Verona, 1985); Pietre Ripetizioni Sbarre (Crocetti Editore, Milano, 2004). 

( Fonte principale per le notizie bio-bibliografiche: http://www.crocettieditore.com/leky_vol_1-5.htm )  


































Avvertenza: 
le tre poesie qui presentate e le loro traduzioni sono tratte dalla sezione Poesie inedite del libro: Ghiannis Ritsos, Il funambolo e la luna e altre poesie ineditetraduzione di Nicola Crocetti, con 12 disegni di Carla Tolomeo, introduzione di Ezio Savino, Crocetti Editore, Milano, 1984.



















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3 commenti:

  1. Ghiannis Ritsos Fu un poeta molto prolifico: non c'è stato giorno della sua vita, almeno fino al male che se lo portò via in pochi mesi e che concluse la sua esistenza l'11 novembre 1990, che non vergasse almeno un verso sui suoi taccuini. Aveva qualcosa di bizantino ed infatti il suo stile era il risultato di un continuo lavorio sulle poesie, pubblicate in numerose raccolte, oltre cento. Altrettante sono da considerarsi inedite o distrutte per mano dello stesso Ritsos. In effetti la sua vita fu una lunga e ininterrotta poesia.
    (...) Si era sempre definito un "artigiano della parola": (...) ballerino di avanspettacolo e correttore di bozze, partigiano durante la seconda guerra mondiale e deportato durante il regime dei "colonnelli".
    L'opera poetica di Ritsos mette al centro l'uomo, trovando questo antropocentrismo nel retaggio di tutta l'arte classica greca. È l'uomo capace di orrori indicibili - e lo testimoniano la lotta al nazifascismo, la guerra civile, le divisioni - e al contempo in grado di alte realizzazioni. Allora, ecco lo scopo del poeta secondo Ritsos: sperare, affidare a questo rischio le proprie parole, credere possibile un mondo migliore, dominato dalla bellezza. È una follia, una lotteria, come ammetteva lo stesso poeta greco, ma i poeti devono essere "eterni inconsolabili consolatori del mondo".
    Della sua sterminata bibliografia - circa 250 volumi - da citare almeno "Epitaffio", poemetto in metrica classica sui moti popolari del 1936, "Grecità" e "Pietre ripetizioni sbarre", rispettivamente del periodo della guerra e di quello della deportazione, e "Quarta dimensione", serie di poesie sulla mitologia.
    (Fonte: IL CANTO DELLE SIRENE )

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    1. Per quanto riguarda il blog IL CANTO DELLE SIRENE (citato come fonte delle notizie sopra riportate) mi pare giusto e opportuno riportarne qui l'indirizzo internet:

      http://cantosirene.blogspot.it/2009/05/ghiannis-ritsos.html

      A. C.

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  2. Un poeta che sa quanto può essere dolorosa la privazione della libertà. "Sorridere al bussare della porta" è fra "le cose elementari", denota serenità, ma il poeta sa che si può provare paura se qualcuno bussa, sa che non sempre c' è il pane e non sempre si può guardare da una finestra aperta, senza grate. C' è in queste poesie, anche al di là delle parole , la sua sofferenza di poeta per una libertà che vede offesa.

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