giovedì 4 ottobre 2012

Κωνσταντίνος Καβάφης - Πέντε ποιήματα / Constantinos Kavafis - Cinque poesie






Constantinos Petrou Kavafis, noto in Italia anche come Costantino Kavafis (Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933), poeta e giornalista greco. Accusato di essere uno scettico e di attaccare i tradizionali valori della cristianità, del patriottismo, e dell’eterosessualità, egli non si trovò mai a suo agio nel ruolo di anticonformista. Pubblicò 154 poesie, ma molte altre sono rimaste incomplete, rifiutate” dall’Autore, o segrete. Kavafis nacque da famiglia greca. Suo padre, Petros, aveva una ben avviata ditta di import-export ad Alessandria d’Egitto. Nel 1872, dopo la morte del padre, avvenuta nel 1870, Kavafis e la sua famiglia furono costretti a trasferirsi a Liverpool e a Londra. Kavafis tornò ad Alessandria nel 1879. Lo scoppio delle rivolte nazionaliste nel 1885 costrinse la famiglia a spostarsi ancora, questa volta a Costantinopoli. In quell’anno stesso, però, Kavafis ritornò ad Alessandria, dove visse per il resto della sua vita. Inizialmente lavorò come giornalista; successivamente divenne agente di Borsa (occupazione che mantenne fino al 1902); poi fu l 1892 lavorava anche al Ministero egiziano dei lavori pubblici, nel settore delle Irrigazioni, dove lavorò come interprete per circa trent’anni. Dal 1891 al 1904 pubblicò alcune poesie, che gli fruttarono una certa fama. Morì il 29 aprile 1933, il giorno del suo settantesimo compleanno. Dopo la morte, la fama di Kavafis è cresciuta sempre di più, tanto che oggi egli è considerato uno dei più grandi poeti greci del Novecento.
Bibliografia
Costantino Kavafis, Poesie, a cura di F.M. Pontani, Monadori, Milano, I edizione Gli Oscar dicembre 1972.
Costantino Kavafis, Settantacinque poesie, traduzione di Nelo Risi e Margherita Dalmati, Einaudi, Torino 1992.
Costantino Kavafis, Poesie erotiche, Crocetti, Milano.
Costantino Kavafis, Poesie segrete, Crocetti, Milano.
Costantino Kavafis, Tombe, Ed. dell’Elefante, Roma.
Robert Liddell, Kavafis, Crocetti, Milano 1998. (Biografia).
Giovanni Casoli. Novecento letterario italiano ed europeo. Roma, Città Nuova Editrice, 2002.
Constantinos Kavafis, Un’ombra fuggitiva di piacere, a cura di Guido Ceronetti, Adelphi, Milano, 2004.



Parte conclusiva della prefazione al libro: C. Kavafis, Poesie, a cura di F.M. Pontani, Monadori, Milano,
I edizione Gli Oscar dicembre 1972















































Avvertenza:
le cinque poesie qui presentate e le loro traduzioni sono tratte dal libro:
Costantino Kavafis, Poesie, a cura di F.M. Pontani, Monadori, Milano,
I edizione Gli Oscar dicembre 1972



















2 commenti:

  1. … Kavafis è stato l' unico alessandrino vero , un alessandrino non per scelta, ma "nello spirito e nella carne" . in un tempo che ha conosciuto, dal punto di vista letterario, tante propensioni e tentazioni alessandrine. E approfittiamo, se occorre, anche di questa suggestione per leggere o tornare a leggere un' opera che non assomiglia a nessun'altra in questo secolo e che tuttavia, nel suo misterioso e aristocratico isolamento, "rappresenta" la letteratura di questo secolo ventesimo in tutta la complessita' delle sue antinomie e lacerazioni. Presi uno per uno, gli straordinari reportages poetici di Kavafis datati, idealmente, poco prima o poco dopo la nascita di Cristo appaiono infatti strettamente non metaforici (cosi' come non metaforiche possono sembrare, nell'immediata realtà testuale, le vicende dei personaggi di Kafka), mentre l'insieme, il "sistema" della sua poesia costituisce una formidabile metafora del "non esserci" dell'uomo contemporaneo, del suo esilio futile e amaro dal senso dell' esistenza e della storia. In effetti, il passato è vissuto da Kavafis come l'unico presente possibile, ma diventa nei suoi versi, per una sorta di allegorizzazione spontanea, anche o soprattutto sentimento e presagio della fine. Un altro grande poeta greco del Novecento, Seferis, ha evocato con stupenda concisione questa ambivalenza quando, dopo aver parlato dell'opera di Kavafis come di una "messinscena di tutti gli aspetti dell'infecondità ", ha sottolineato che essa è intimamente vincolata al "pathos del naufragio di un mondo"…
    (da: “Constantinos Kavafis - la poesia come reportage - due anniversari per il grande autore greco: a 130 anni dalla nascita e a 60 dalla morte”, articolo di Giovanni Raboni, apparso sul Corriere della Sera del 29 marzo 1993, a pag. 19)

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  2. Kavafis è l'essenza della Poesia (P maiuscola), poeta capace di unire il sublime dei sensi alla meditazione sul senso della vita. L'Eros che si respira nei sui versi (bellissimi nei "giorni del 1909" ,"giorni del 1901"e "del 1908" )è un eros puro distillato da qualsiasi contaminazione carnale anche se vive e si nutre di visioni carnali "Un'eco di giornate di piacere/un'eco di giornate m'ha raggiunto/la favilla di un rogo che ci riarse giovani"(Di sera) " torna somente e prendimi/palpito amato...". La bellezze del corpo maschile (Lo specchio dell'ingresso) riflette la bellezza dell'anima del poeta: un Eros quindi che non erompe ma che è mediato dalla fierezza dell'Essere e dalla naturalezza del bello, ceselli di una visione classica di una civiltà naturale che non conosceva la vergogna del nudo ( trasmessa dal giudaismo alle religioni monoteiste: la maledizione di Noè a Cam per averlo visto nudo). Kavafis sa che la vita è una sequenza di candele che si spengono una dietro l'altra: giorni che passano e la bellezza che sfiorisce "Si saranno guastati gli occhi grigi/-se vive-e il suo bel viso" (Grigio) e che solo la morte può conservare(Tomba di Iasìs, "Brame").Allora consiglia: la vita falla più che puoi "quanto puoi".Grazie Nino per questo che considero un regalo...

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