sabato 22 settembre 2012

Sonia Tri - « Lasciami credere... » - Cinque poesie inedite








Notizia autobiografica: 

Sono nata nel 1969 a Pordenone. Qui si è svolta e si svolge tutta la mia vita. Di particolare importanza per la mia crescita emotiva, gli anni della malattia, che cambiano il corso delle cose e lasciano un nuovo desiderio di comunicazione. Ciò porta alla collaborazione con riviste per l’infanzia e ad un nuovo modo d’intendere e scrivere la poesia. Nel tempo libero mi diletto anche in piccoli lavori di prosa, grazie ai quali si crea un primo contatto con il pubblico. 








*


Lasciami credere
che siamo come foglie.
Che cadiamo dai rami
degli alberi senza dolore.
Che qualcuno
ci raccoglierà per 
il colore nuovo.
Non è mai morte,
così decido per me e per te
che hai coraggio
di denudare questa stagione
che assopisce il sole.
Saremo mucchio
sui bordi dei marciapiedi,
con qualche barbone
ed i suoi cani.
Sui rami,
attesa per il verde
sacro
di chi verrà ancora.





*


Sono i sogni che
ci lasciano indietro
senza pensare più a noi.
Guardandoci da lontano,
corrono ancora 
e corrono , corrono sempre.
Non si possono fermare, capisci?
È come se chiedessi 
al mondo di non girare più
ed aspettassi di contare
statue di gesso
e fiori sintetici di aiuole finte
anche fuori dai cimiteri.
Mio dio! Tu sogna
e lascia che tutto corra.
Quello che deve finire
che finisca. 
Non ci si può fare nulla.
Avrai capelli bianchi
e mani più grandi.
Ci osserveremo allo specchio
e vedremo tutte le stagioni
riflesse in noi,
che si confonderanno
con i nostri lineamenti.
Profili di montagne 
senza neve e tramonti 
come albe.
Solo io e te capiremo 
la differenza,
una per una.
Daremo loro data e nome.
e faranno meno male.
Arriverai,
non importa quando e dove.
Ci sarà qualcuno ad aspettarti
da qualche parte,
non ci serve altro.

Non serve altro.





*


Si germoglia 
nascendo e invecchiando,
amando.
Ogni giorno, come fosse
sempre il primo 
di ogni era
e fosse sempre lo stesso
di semina e attesa
sotto la pioggia.
Germogliare
dal pugno di un seminatore
di tulipani
o nei pensieri di qualcuno
che si conosce appena.
Per caso,
senza colpa negli occhi
e nelle braccia aperte,
rami di ogni mio inverno...
Un graffio di terra inodore,
basta a fecondare pietre.





*


Riesci ancora a far volare
gli aquiloni?
Li avevi seppelliti 
dentro di me,
per diventare grande,
mi avevi detto.
Per imbrogliarmi
ed illuderti
in un altro volo.
Senza fili, senza paura.





*


Perdonerà
questa luce gioviale
ogni mio ricordo testardo,
ogni suo tornare indietro.
Qui, proprio qui,
dove tutto accade
e non accade mai.
Dove ogni pensiero è un 
pozzo pieno di stelle
che tu credi 
cadute dentro
da sole, senza spegnersi.
Illuso amore mio,
se solo alzassi lo sguardo
capiresti che anche le tue mani
stanno ancora agitando il cielo.





















4 commenti:

  1. Anche per Sonia Tri, come per altri Autori piuttosto prolifici nella scrittura in versi, ma anche in prosa, questa è l'ennesima apparizione sul nostro blog. Si tratta sempre di Autori che non ci si stanca di leggere, per il loro modo sempre sorprendente e nuovo di dare espressione, forma, contenuto ai loro testi. Nel caso di Sonia Tri la crescita espressiva, stilistica, contenutistica, visibile sempre nel suo far poesia, non è mai così appariscente: le cose che nel suo linguaggio poetico crescono e si modificano "non fanno più rumore / del crescere dell'erba..." per citare Ungaretti. Tuttavia delle consapevolezze più profonde traspaiono nei versi attuali della nostra Autrice, e perfino delle "volizioni" in positivo: Dico questo non solo per quel che posso dedurre dai cinque testi qui dati. Ma anche da quelli letti "en passant" su fb o dai suoi racconti pubblicati online. Il mondo interiore di Sonia Tri è veramente un universo umano, così naturalmente affine alla Poesia che questa ne viene fuori come dalla sua sorgente naturale. Vale indubbiamente per lei quella che ritengo una delle caratteristiche dei Poeti veri: darsi una vita che sappia coincidere con la propria Poesia. So che questa è una ulteriore ripetizione del già detto da parte mia e mi scuserete, spero. Ma quel che riscontro nella Poesia di Sonia è proprio questa totale coincidenza Poesia-Poeta, che sembra proprio non avere in sé mai incertezze né dubbi.

    A. C.

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  2. ... una coincidenza che muta con il mutare dell'animo. Qui l'occhio di Sonia non è clinico e un poco crudele come in altre poesia. Qui traboccano tenerezza e dolcezza fin quasi ad un sorriso di misurata allegria, di disillusa felicità. Mi piace tantissimo, nella poesie di Sonia, l'uso semplice delle parole, la suggestione che non richiede artifizi. Le cose, ancora una volta, stanno come stanno. Ma non sono cattive, anzi sembrano sorridere benevole. E all'inizio dell'autunno la poetessa albero sente nelle vene una linfa che parrebbe di primavera.

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  3. "Lasciami credere..." comincia così, Sonia Tri,...credere che possa occupare il suo spazio poetico, che come un universo sospeso, si eleva su tutte le cose e le rapisce e le modula in un delicato canto che ha per coro la natura ed ogni piccola cosa, come le foglie figlie di una stagione e tanto simili alle stagioni degli uomini sia come vissuto personale che come specie che si rinnova ad ogni primavera (generazione). Ed ogni ciclo porta con sé sogni che ci lasciano indietro perché "Ci sarà qualcuno ad aspettarti/da qualche parte,/
    non ci serve altro." Essere consapevoli che "si germoglia" ed un "graffio di terra inodore basta a fecondare pietre: il "naturalismo" (a volte vero proprio "animismo") di Sonia mi ha affascinato da quando ho scoperto questa autrice feconda, che si rigenera nell'humus della parola semplice ed efficace, nei pensieri svelti che riescono tuttavia a dipingere quadri complessi di vivide immagini di una natura sovrana sul cui grembo l'uomo non può fare altro che chinare il capo e capire che "Dove ogni pensiero è un
    pozzo pieno di stelle
    che tu credi
    cadute dentro
    da sole, senza spegnersi."

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  4. I versi di Sonia Tri sono trasparenti e sereni. Lo sguardo rivolto verso l'alto (l'aquilone, il sole, il cielo, le stelle...) pare suggerire un misurato distacco dal vissuto dei sensi, per meglio afferrarlo con il linguaggio delle emozioni in un percorso di crescita nella consapevolezza delle inquietudini terrene.
    Così anche il naturale 'tempo di pioggia,' che ciclicamente ingrigisce il vivere, potrà trovare uno squarcio di luce: l'attesa del germoglio di felicità si concluderà con lo stupore di un raccolto insperato, frutto di un volo senza paura. Come lo spazio si innalza inseguendo verso l'infinito aquiloni senza fili seppelliti nell'anima o bagliori di pensieri caduti nel profondo di un pozzo, altrettanto il tempo si rinnova pur rimanendo sempre se stesso, ogni giorno come fosse il primo, in un'attesa che è già nuovo inizio.

    Anna Sarcina

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