venerdì 14 settembre 2012

Γιάννης Ρίτσος - Πέντε ποιήματα / Ghiannis Ritsos - Cinque poesie








Ghiannis Ritsos nacque a Monemvasià (Peloponneso) nel 1909. Dopo un’infanzia segnata da gravi lutti familiari, nel 1926, colpito da tisi, fu ricoverato in sanatorio, dove rimase per tre anni. In seguito esercitò la professione di attore-ballerino e di copista in una banca. Nel 1933 entrò nelle file della sinistra, avviando un impegno politico che segnerà, spesso dolorosamente, la sua esistenza. Durante la guerra civile, il successivo governo di destra e la dittatura dei Colonnelli (1967-1974) fu ripetutamente incarcerato e deportato nei “campi di rieducazione nazionale”, ma restò sempre fedele ai suoi ideali di libertà e di giustizia sociale. L’impegno politico ebbe un’importanza centrale anche nella sua poesia, ma in Ritsos risuonano tutte le note, dolenti e gioiose, della grecità.
Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali di grande prestigio, e fu candidato per anni al Premio Nobel per la Letteratura. Le sue poesie e molti suoi lavori teatrali sono stati tradotti in tutte le lingue europee.
Dotato di un’incredibile facilità di versificazione, Ritsos è autore di oltre cento raccolte, tra le quali segnaliamo Trattore (1934); Piramidi (1935); Epitaffio (1936); Sinfonia di primavera (1938); La marcia dell’oceano (1940); L’uomo con il garofano (1952); Veglia (1954: contiene Grecità e La Signora delle Vigne); I quartieri del mondo (1957); Quando arriva lo straniero (1958); L’architettura degli alberi (1958); Le vecchie e il mare (1959); Sotto l’ombra del monte (1962); Dodici poesie per Kavafis (1963); Testimonianze I (1963); Filottete (1965); Testimonianze II (1966); Gesti (1969-70); Pietre Ripetizioni Sbarre (1972); Elena (1972); Crisòtemi (1972); Quarta dimensione (1972); Diciotto canzonette per la patria amara (1973); Graganda (1973); La distruzione di Melos (1974); Inno e lamento per Cipro (1974); La pignatta affumicata (1974); Il muro nello specchio (1974); Diario d’esilio (1975); L’ultimo secolo prima dell’uomo (1975); Attualità (1975); Divenire (1977); La Porta (1978); Il corpo e il sangue (1978); Una lucciola illumina la notte (1978); Trittico italiano (1976-81, contiene: TrasfusioneIl mondo è unoLa statua sotto la pioggia); Erotica (1980-81).
Ha inoltre tradotto Tolstoj, Hikmet, Ehrenburg, Jozef, Majakovskij, un’antologia di poeti rumeni e una di poeti cecoslovacchi.
È morto nel 1990.
È stato tradotto nelle principali lingue del mondo.
Numerose le traduzioni in italiano, la maggior parte delle quali dovute a Nicola Crocetti: La Signora delle Vigne, (Parma 1986 - con importanti riferimenti bibliografici); Erotica (1981); Il Funambolo e la Luna (Crocetti Editore, Milano, 1984); Quarta dimensione (Crocetti Editore, Milano, 1993), e a F.M. Pontani: Poesie (Scheiwiller, 1969); Prima dell’uomo (Mondadori, 1972); Diciotto canzonette per la patria amara (Verona, 1974); La distruzione di Melos (Bologna, 1975); Trasfusione (Poesie italiane), introduzione di Vittorio Sereni, traduzione di Nicola Crocetti (Einaudi, Torino, 1980); Elena (Verona, 1985); Pietre Ripetizioni Sbarre (Crocetti Editore, Milano, 2004). 

( Fonte principale per le notizie bio-bibliografiche: http://www.crocettieditore.com/leky_vol_1-5.htm )  
























































Avvertenza:
le cinque poesie qui presentate e le loro traduzioni sono tratte dal libro: 
Ghiannis Ritsos, Trasfusione (Poesie italiane), introduzione di Vittorio Sereni, traduzione di Nicola Crocetti, 
Einaudi, Torino, 1980.



















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10 commenti:

  1. (…) Più di vent’anni fa, dunque, mi portarono, tradotti dal greco, i versi di un poeta che non conoscevo affatto: dovevo correggere il francese della traduzione. Tutt’a un tratto quella poesia mi fece venire un nodo alla gola, e lo strano fu che in seguito, quasi ogni volta che mi toccò vedere i versi più o meno ben tradotti di questo sconosciuto, mi sono sempre sentito, come la prima volta, incapace di padroneggiare i miei occhi, di trattenere le lacrime. Ai tempi di quella prima volta Ghiannis Ritsos, di cui non sapevo nulla, era deportato nelle isole, o in prigione da qualche parte, ma che mi crediate o no, io l’avevo dimenticato… non era per questa ragione, ve lo giuro, non era per questa ragione! Quante volte in seguito la cosa si è ripetuta? È come se questo poeta possedesse il segreto della mia anima, come se lui solo sapesse, lui solo, capite, turbarmi in questo modo. Ignoravo inoltre che fosse il più grande poeta vivente di questo tempo che è il nostro; giuro che non lo sapevo. L’ho appreso a tappe, andando da una poesia all’altra, stavo per dire da un segreto all’altro, perché ogni volta era il turbamento di una rivelazione quello che provavo. La rivelazione di un uomo, e quella di un Paese, le profondità di un uomo, e quelle di un Paese.

    (Louis Aragon, 1971 - nella prefazione al libro di Ritsos “Pietre Ripetizioni Sbarre”)

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  2. "...la Grecia nascosta ci dà pena...immobile su una pietra mutilata..." Bello e commovente l' amore, la pena di questo poeta per il suo Paese che fu grande, maestra di civiltà per il mondo ed ora..."la sua lira appesa al ramo del pioppo" , " afflitta Grecia universale ". Ma nella breve poesia n. 18, il sorriso di una donna ed un carico di azalee, confortano il poeta, sembrano ridargli fiducia che la Bellezza e la Poesia sopravviveranno sempre , che
    " non è un' impostura la poesia". Con semplicità e forte carica emotiva il poeta descrive ciò che vede e sente rivelandoci la profonda umanità dei suoi pensieri e sentimenti.

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  3. Un grande poeta, un nobel mancato clamorosamente in numerose occasioni, ancora poco noto da noi. Non conoscevo queste "Poesie italiane", avevo letto altre sue liriche, luminose come le mattine sull'Egeo. Grazie a Crocetti per divulgare la sua voce e grazie a Caponnetto per proporre i suoi versi.

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  4. Lascia che ti ringrazi per le tue scelte e per le tue diffusioni, Antonino. Il tuo blog è un magazzino prezioso, continuamente rifornito per tutti noi. Non è facile ritrovare i libri di poesia di quest'autore, anche in rete. Grazie.

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    1. Meth, non Metg. Io e questa piattaforma siamo incompatibili.

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  5. é proprio vero che la poesia annulla il correre del tempo. Queste liriche mi sembrano scritte l'altro ieri sulla situazione della Grecia ( e non solo). Complimenti ad Antonino che riesce a reperire pezzi incredibili di autori eccezionali! Giancarlo

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  6. Mi piace pensare che un uomo nasca da tre elementi imprescindibili: la propria madre,la propria terra ed il proprio tempo.G.Ritsos Assume nella sua poesia questo trinomio necessario ad una personale crescita emotiva,ma non solo.Anche alla crescita ideale di un contesto sociale e politico che non vorrebbe arreso negli allori del passato.Un enorme petto di marmo-dice il poeta-da cui sgorga latte e sangue.Ovvero una completezza che può vantare più interpretazioni che però indichino solo la volontà di un'appartenenza fisica ed etica fiera di una Grecia universale e questa definizione lascia poco spazio al dubbio sull'intenzione filosofica di Ritsos.Una cosa colpisce particolarmente,il riferimento ripetitivo al marmo.Ricorda vagamente "il sasso" dei Sepolcri di U.Foscolo,peraltro greco anch'egli d'origine,che nella ripetizione di quel temine,serve il suo concetto di vita o morte,così come Ritsos incute nel marmo,forse solo più artistico,un intento di comunione tra un inizio ed una fine
    interiori.

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  7. Non conoscevo le poesie italiane pubblicate qui, nonostante questo grandissimo poeta sia da tempo tra i miei preferiti; ognuna delle sue poesie mi prende e mi commuove, amo la sua terra e la cultura greca per una serie di ragioni, e amo il suo sentire e il suo modo di essere poeta, mi e' sempre sembrato un uomo a tutto tondo, e la sua poesia mi e' parsa sempre imprescindibile dalla sue scelte di vita, si esprime per immagini piu' efficaci e intense di mille parole, anche in queste che Capponetto propone, in cui lampi di colore balenano tra il marmo liscio e bianco delle statue che a volte nessuno guarda piu'... leggo insieme la prima, la seconda e l'ultima delle poesie proposte, entrambe struggenti,conscie della civilta' straordinaria e della cultura incomparabile che ha riverberato la sua luce anche in tanti altri luoghi:e' straordinaria nella prima la metafora del bastone che, piantato per terra, non e' germogliato, e ha dato invece frutti quando e' stato impugnato e ritmicamente battuto,nella seconda colpisce la Grecia immobile come una pietra mutilata, e nell'ultima il ritratto della Grecia aulico, classico, realistico, attuale insieme cui frettolosamnte nessuno pensa piu'...quanta non rassegnata amarezza...scorre la storia anche piu' recente di questa terra, penso ai molteplici problemi degli ultimi 60 anni, per esempio, nonostante sia cosi' bella, e' terra di fuoco e di cultura, e anche di sfortuna ed e' stata -a lungo- terra di non liberta', per arrivare ai problemi attuali...E' indubbia l'attualita' e l'efficacia di questi versi d'amore e di vigore nella sofferenza per una terra i cui problemi forse non sono mai stati risolti davvero, " ampio petto di marmo, da una mammella scorre latte, dall'altra veleno, la lira e appesa al ramo del pioppo, abbandonata alle dita del vento, uomini frettolosi passano tra le ombre delle statue..." La trovo straordinaria.Anche solo il frammento che ho ripreso da' lo spessore della capacita' espressiva, dell'ars poetica, della cultura, della sensibilita', della passione e del coraggio di questo poeta.Non meno belle sono anche la terza e la quarta,che ho lasciato per ultime, sconsolata l'una (hanno costruito un muro che preclude la vista del mare!...si puo' essere piu' efficaci?)e con un raggio di speranza l'altra: il paese si muove,una donna sorride, passa un carretto pieno di azalee e, infine la poesia non e' impostura!Che grande che e'!!!!

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  8. IPOTìMESE TOU NOMìSMATOS/ IPOTìMESE AXION: lo scriveva nel '76, e aveva ben motivo di scriverlo. Ora, che son trascorsi 36 anni, il valore di questa povera Grecia si è ridotto e svalutato ancor più. Non c'è chi non sappia darle lezioni, non c'è chi non si tenga idealmente lontano da quella somma di vizi civici che sembra fare la Grecia peggiore e più cialtrona persino dell'Italia (gran rassicurazione, sapere di qualcuno che è peggio di noi).
    Alceo e Omero, Fidia e Prassitele, Platone e Aristotele son troppo lontani nel tempo. Scarsa è la vicinanza (inesistente la somiglianza) con i greci moderni. Sarebbe come se io mi vantassi d'aver Giulio Cesare tra gli ascendenti del mio popolo.
    L'onore, allora, la dignità, l'orgoglio della grecità d'oggi riposa sulle spalle di anime come Ghiannis. Baleneranno pur rossi i falli di marmo d'un popolo che un tempo era cazzuto e ora assai meno, ma grazie a Dio ci sono ancora i poeti della Grecia moderna. Son loro gli unici eredi, sono loro l'incarnazione di quel passato. E' la loro pena l'agnello sacrificale (l'ecatombe, anzi)offerto agli dei. Dal fondo della "svalutazione del valore".

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  9. grazie di cuore per questi versi e per la passione che sempre avverto nelle tue scelte. Un abbraccio!

    Angela Greco

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