venerdì 10 agosto 2012

SONIA TRI - « È SORPRESA DI LUCE... » - QUINDICI POESIE INEDITE








Notizia autobiografica: 

Sono nata nel 1969 a Pordenone. Qui si è svolta e si svolge tutta la mia vita. Di particolare importanza per la mia crescita emotiva, gli anni della malattia, che cambiano il corso delle cose e lasciano un nuovo desiderio di comunicazione. Ciò porta alla collaborazione con riviste per l’infanzia e ad un nuovo modo d’intendere e scrivere la poesia. Nel tempo libero mi diletto anche in piccoli lavori di prosa, grazie ai quali si crea un primo contatto con il pubblico. 







È sorpresa di luce,
è incontro dello sguardo
con la novità quotidiana
di svegliarsi.
È l’opportunità di abbracciare
il cielo prima che fugga lontano.
È soluzione al passato,
è un nuovo mattino... 





Amo i sassi
bagnati dalla corrente.
Stesi senza forma
né nome,
sugli argini dei fiumi
Bianchi
come fantasmi 
che si vedono
ma non ci guardano.
Soli ad ignorare
l’esistenza che passa
sopra ad essi,
senza lasciare traccia
né tempo.
Ed amo le conchiglie
che capitano
per caso sotto i piedi
quando si passeggia
sulla spiaggia all’alba.
Sapessero cos’è l’alba,
non si lascerebbero
calpestare
per guardarla.  





Le nostre notti,
con la luna che cade
e non si rompe.
Sembra vetro
e poi carta di riso.
Geometrica
su un foglio nero
senza margini.
Piatta, sul palmo
di mano
dell’universo,
che non sa più
che farsene
e la tiene per ricordo. 





Non potrei immaginare
posto migliore
dove venire a cercarti.
Lascio impronte
vicino granchi
vomitati dalla corrente
e cocci di conchiglia
che compongono mosaici
incomprensibili.
La luna di ieri notte,
era ancora più grande
dopo che me l’hai detto
e questo sole
che mi ruzzola in seno
ha dimensioni
che fuggono ad ogni metro.
Non c’è nulla che non sia
ventre per accogliere
e godere. 





Ricordo l’alba sul mare.
La sua pazienza a camminare
fra le onde sopite.
Vergine ogni giorno
come fosse il primo sempre.
Generosa di parole per salvare
dalla solitudine,
sebbene chiusa nel suo mutismo
d’intimo colore.
Molti cercano di riempirlo
di se stessi,
rimanendo a guardare
come avviene un miracolo. 





Non posso dirti come t’amo.
Ti chiedo di guardare il silenzio
Perché il silenzio si lascia guardare,
toccare,
si lascia scorrere come acqua
e parole,
senza fare male né mentire mai.
Io non posso dirti come t’amo,
Mi accovaccio ai tuoi piedi,
con la testa sulle tue ginocchia.
e non ho risposte più sincere.





                             a Nelida

Guarda il loto
che germoglia in un ventre
di fango scuro.
Donne vecchie da sempre
che tessono il coraggio
Ed esso fragile e ignaro
del melmoso mare
che gli da vita,
sembra dire:
Non è finita!
Quando nasce un dio,
ogni madre è pura,
Ne pena o disgusto
ne dolore si leva
dai petali 
orgogliosi
E scorre il tuo respiro,
lentamente come il lago
Corolle bianche
innamorate dell’acqua,
senza paura di soffrire,
nuotano mentre vivi
e il ricordo è altro fango
per piantare bellezza





Lascia che io guardi il mattino muto.
Le sue distanze dai miei piedi scalzi
per non rovinare tutto.
Lascia che chi crede in Dio
lo veda in questa luce che scova
ogni angolo e ogni pensiero.
Ci salveremo senza capirlo.
Perchè, fortunatamente,
l’intuizione di un uomo è poca cosa.
Lascia che i nostri pensieri
valgano solo quanto basta
per arrivare a sera.
Come farfalle che durano abbastanza
e vivono un giorno solo. 





Quando a fare male
basta l’aria che si respira.
E una stupida canzone
ti riporta dove
non si dovrebbe
più mettere piede... 





Dove credevi d’andare?
I perimetri dell’esistenza
sembrano infiniti,
ma sono misurabili.
Puoi tenerli in tasca
con qualche spicciolo 
e mostrarli
a chi ami.
Hai visto
le api di marzo?
Si accontentano
dell’idea di fiori
non ancora sbocciati
e gironzolano
dove la parvenza
di nettare
stuzzichi l’aria.
L’immaginazione 
è terra promessa.
Ma tu,un ulivo
puoi piantarlo anche qui.





Quale ragione, amico mio,
odora meno della nostra pelle?
Delle parole cucite come asola
per non perdere un bottone,
un posto in paradiso?
Ho alzato tante volte il mio viso,
le loro mani lo hanno abbassato
nuovamente,
piangendoci sopra per 
eludere
la mia paura.
Quale ragione, più del dolore
che opprime,
lasciandoci a riva:
meduse morte all’alba
e tutti dicono:
“Quant’erano belle!”
Vale un sacrificio, da morti?
No e non c’è ragione più grande
del nostro cuore, delle sue vie
deserte o affollate di pellegrini
che cercano santuari remoti.
Tu sai dove sorge 
il sole?
Copriti gli occhi con le mani
se la sua luce acceca,
ma non voltargli le spalle,
lo vedresti solo tramontare
per sempre





La luna ti cola sul mento.
Come faranno i marinai?
E gli astronauti come faranno
questa notte?
Resterà vuoto il cielo
mentre io mi addormento
con il mio viso sul tuo viso





Sembra ieri ogni tempo
che ci appartiene.
Che ci argina,
come un fiume in piena
ma poi ci libera,
come Oceano da salpare.
Ogni attimo, ogni gesto,
ogni sussurro,
è onda 
che si alza e rincorre,
che guarda il cielo
e ritorna.
Un continuo moto
di alta e bassa marea,
in cui sta a galla
ogni tua parola.





Mangeremo
di questi orti incolti
di parole ripetute
tante volte
e dimenticate sempre.
Soli, dentro noi stessi,
ad aspettare segnali 
e briciole.
Mentre tutto si alterna
senza sosta.
Anche se i giorni
sembrano tutti uguali
e fermi,
come steli di gerbere
fissati con filo di ferro,
dentro vasi.
Non dire che non 
ti ho mai avvertito.
Siamo già passati di qui,
mille volte almeno.
Prova 
a ricordare
tutte le pietre dure
del mio giardino.
Alcune le portavo
al pollice e all’indice
della mano.
Ti ricordi la vecchietta
di Asolo?
Ci disse che lo smeraldo
scheggiato,
fa finire l’amore.





Io ho amato il tuo tempo.
Gli aquiloni d’inverno
sul mio seno.
I viaggi di lino bianco
e le città dove abbiamo dormito
una notte soltanto
Parigi, Milano , Lugano,
ho regalato occhi e labbra
a madonnari squattrinati.
Ed ho amato
anche la tua rabbia,
restando disegnata per terra.
Sopra di me,
come adesso,
in qualche angolo,
la luna. 





Non ti rivolgerò più 
domande difficili. 
Starò quieta seduta 
in attesa sul finire 
di ogni giorno. 
Solo quando 
mi farai notare 
il cielo che si sposta, 
ti chiederò perché. 

Così, prendendomi 
per mano, mi porterai 
dove le risposte 
si vedono. 
Avremo le gambe 
tra il rosmarino che punge 
e gli occhi naufraghi 
fra le stelle. 









9 commenti:

  1. Più volte ho parlato della Poesia e della Poetica di Sonia Tri e, ora che ci troviamo al sesto passaggio su questo blog, ancora i suoi versi riescono a stupirmi... A mano a mano che nell'Autrice va accrescendosi la consapevolezza di sé e del proprio valore poetico, va allo stesso tempo facendosi più articolato il discorso sotteso dai versi, e si fa maggiormente "pensabile" il non detto. Vedo nei versi di Sonia prendere forma e sostanza un modo di rendere perfino tagliente il verso, che sembrava prima volersi affidare a immagini, metafore e similitudini attigue al sentimento, e certo guidate dall'intelletto, ma molto rarefatte rispetto a debolezze come il dolore, la rabbia, il senso di inadeguatezza o di solitudine indotte in noi da un mondo troppo spesso indifferente agli umani bisogni. Vedo, insomma, crescere nella Poesia di Sonia, insieme alla bellezza, che si fa più definita eppure più misteriosa, anche la complessità e ricchezza del lógos poetico, e - insieme - una voglia di lottare per ciò che è giusto che assume via via una sempre maggior concretezza, che va a passo spedito verso un'esigenza di verità che è individuale, ma pare volersi fare e civile e sociale e universale.

    A. C.

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  2. Finissima poetessa, capace di trasformare un pensiero,uno stato d' animo, un ricordo concreto in un volo di fantasia leggero come ali di farfalla. Con la sicurezza e naturalezza di cui è felicemente dotata. Grazie per il tag Antonino, leggere belle poesie è sempre un piacere. "L' immaginazione è Terra promessa..." Il luogo dei nostri sogni , aspettative , speranze. Mi è piaciuta molto questa figura, intensamente poetica. Complimenti Sonia.

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  3. la capacità di Sonia di trasformare qualsiasi semplice sguardo sulla natura in una emozione profonda!

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  4. Leggendo queste liriche l'impressione è che l'autrice porti il lettore ad assistere al manifestarsi dell'alba:
    "È sorpresa di luce,
    è incontro dello sguardo
    con la novità quotidiana
    di svegliarsi."
    Come l'alba e la "sua pazienza a camminare fra le onde sopite" anche Sonia sa aspettare pazientemente che ogni piccola cosa del giorno si delinei alla nuova luce mattinale; per poi descriverla con grande delicatezza e disarmante semplicità.
    Ancora una conferma della grande cifra poetica di Sonia, ancora grazie ad Antonino Caponnetto per la scelta preziosa.

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  5. La poesia di Sonia è soprattutto una sorpresa di luce, un camminare lieve sulla sensibilità di chi ama le conchiglie che capitano per caso sotto i piedi, è guardare la bellezza della vita quando si passeggia sulla spiaggia all'alba.
    Sempre al confine del rimpianto, in bilico tra quello che si è perso e quello che non si potrà avere, in una terra dove tuttavia il silenzio si lascia guardare.
    Una poesia leggera come farfalla e che non dura un giorno solo, si deposita lieve anche quando una stupida canzone ti riporta dove non si dovrebbe..
    Una poesia piena d'amore e di desiderio d'amore. Che la rispecchia in pieno, perché non c'è ragione più grande del nostro cuore, delle sue vie deserte o affollate di pellegrini. Così è il cuore di Sonia, affollato di pellegrini, perché lei sa guardare il cielo e ci chiede: Tu sai dove sorge il sole ?

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  6. Non c’è nulla che non sia
    ventre per accogliere
    e godere.

    ecco, qui è racchiusa tutta la poesia di Sonia, che con gambe di rosmarino ci accompagna dentro due occhi naufraghi di stelle...Mi piace il suo mondo e quella fame che ti lascia leggerla, come a volerne ancora e ancora

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  7. Sonia, un giorno qualcuno si prenderà la briga di studiarti sul serio, e forse questi nostri contributi (o almeno quello che essi esprimono) troveranno una sistemazione organica. Mi vedo già il titolo del saggio: Una poetessa a cavallo del millennio - Sensi e sentimenti nella poetica di Sonia Tri.
    Insisto su "sensi e sentimenti", perché il binomio è, nelle tue poesie, basilare. E sempre, con un rigore che è di sicuro dettato da una tua profonda e quasi assoluta moralità poetica, i sentimenti passano attraverso i sensi -il senso della vista, soprattutto- quasi che nulla esistesse senza la concretezza e l'intimo significato di ciò che si vede, come quei sassi-fantasmi che non ci guardano ma che noi vediamo fino a farne ragione di poesia.
    Prendo a caso qualche incipit:"lascia che io guardi il mattino muto", "è sorpresa di luce/ è incontro dello sguardo", "guarda il loto", "Non tosso dirti come t'amo./ Ti chiedo di guardare il silenzio"... E anche là dove è implicito, il riferimento alle vista è evidentissimo, come nello splendido "La luna ti cola sul mento".
    Già, la luna! Che anche quando non la si vede davvero pur sempre "in qualche angolo". E la luce! E la luce dell'alba! In dieci di queste tue poesie, almeno una delle tre parole -luna, luce, alba- ricorre.
    E allora uno capisce che la tua è una sorta di poesia carceraria: sei come il prigioniero nella caverna, quello del mito platonico: conosci e senti in base a ciò che i sensi ti consentono di percepire. E' così che costruisci il mondo dei tuoi sentimenti, della tua memoria e perfino della tua immaginazione, entro quei "perimetri dell'esistenza" che sembrano infiniti ma sono (forse dolorosamente) misurabili.

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  8. Sono liriche, quelle di Sonia, che affondano le radici in un dolore non sopito. Inutile indagarne la causa; il dolore c'è e l'autrice lo manifesta, cercando talvolta di liquidarlo nel tentativo di rifugiarsi in una dimensione altra, una trascendenza ideale,solo ipotetica e niente affatto certa ( un “ cielo” che ricorre con frequenza nei testi in esame), che argini il senso di impotenza così diffuso nell’intero dettato poetico. C'è,quindi un moto pendolare,nel circuito poetico di Sonia Tri, non ciclico, ma rettilineo e verticale,che sale e ridiscende in un... continuum, senza mai tregua: "Ogni attimo, ogni gesto,/ogni sussurro,/è onda/ che si alza e rincorre,/che guarda il cielo/e ritorna./Un continuo moto/di alta e bassa marea,/in cui sta a galla/ogni tua parola."
    Quel tendere a soluzioni metafisiche di Sonia si rivela, nei fatti, un mero palliativo, un semplice espediente a lenire, solo per quel po' che basta,la consapevolezza di quanto non siano che “parvenza” il senso dell'infinito o lo stesso amore, dal momento che esiste il Tempo e che l’Amore è anche esso regolato, per sistema, da un triste verbo” finire”… come dimostrano questi versi: “ lo smeraldo scheggiato fa finire l’amore”, o in questi altri “Non ti rivolgerò più/ domande difficili./ Starò quieta seduta/ in attesa sul finire /di ogni giorno. Nella poesia di Sonia Tri, “ infinito” e “ amore” sono solo miraggi, perciò semplici aspirazioni,che se non sanno tradursi neppure in sogno, come di frequente accade o abbiamo visto accadere in tante altre personalità poetiche, sanno per necessità ,affidarsi all' illusione della parola poetica , perché , a mio avviso, anche la parola per la nostra poetessa Tri, è la più grande illusione nella quale annegare la propria esistenza in cerca di una qualche consolazione e di sublimazione estrema.
    I versi, qui proposti, già pregni di un lirismo colloquiale, mi tornano particolarmente cari per quelle alte punte di tensione, tipicamente femminile che sanno raggiungere e per essere, come sono, stilisticamente evoluti. A pieno titolo, essi meritano l’attributo di autentica poesia .

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    1. Chi dimentica sempre di firmare ogni suo commento? Io: Nunzia Binetti

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