sabato 11 agosto 2012

PAUL ÉLUARD - QUATRE POÈMES ORIGINAUX SUIVIS DE LA TRADUCTION EN ITALIEN



Paul Éluard



Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, 349×776 cm, 
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid


Tristan Tzara, Paul Éluard, André Breton, Hans Arp, Salvador Dalí, 
Yves Tanguy, Max Ernst, René Crevel e Man Ray

Paul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 1895 – Charenton-le-Pont, 1952), poeta francese, tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.
Risale al 1916 la raccolta di versi Le devoir, che ripubblica ampliata nel 1918 con il titolo Le devoir et l’inquiétude e i Poèmes pour la paix.
Nel 1919 partecipa alla vita del movimento dadaista e stringe rapporti di amicizia con i rappresentanti della contestazione artistica francese, quali Paulhan, Aragon, Breton, Soupault e Tzara.
Collabora intanto a diverse riviste d’avanguardia e dirige egli stesso la significativa rivista Provèrbe.
Nel 1920 pubblica Les animaux et leurs hommes, les hommes et leurs animaux, nel 1921 Les nécessités de la vie et les conséquences des réves, nel 1922 Répétitions e Les malheurs des immortels.
Nel 1923 il nascente surrealismo si contrappone al senescente dadaismo, ed Éluard passa, insieme ad Aragon, Péret e Breton, al nuovo movimento.
L’animatore del surrealismo è André Breton e a lui Éluard dedica, nel 1924, Mourir de ne pas mourir.
Nello stesso anno, colto da una crisi interiore, Paul abbandona improvvisamente Parigi e per sette mesi non dà notizie di sé, tanto da essere considerato morto. In realtà egli compie un lungo viaggio per mare da Marsiglia al Pacifico per fuggire alle contraddizioni che lo tormentavano. Ritorna a Parigi nell’ottobre del 1924 e presto riprende la sua attività nell’avanguardia. Continua a scrivere versi e nel 1925 pubblica 152 proverbes mis au goût du jour, in collaborazione con Péret e Au défaut du silence, con illustrazioni di Max Ernst; nel 1926 esce Capitale de la douleur e Les dessous d’une vie ou la pyramide humaine. Sempre nel 1926 aderisce al partito comunista e con la pubblicazione di Capitale de la douleur viene riconosciuto come "il più poetico rappresentante della scuola surrealista". Da quel momento vive in modo appassionato la vita del gruppo con mostre, incontri, proteste, libri, riviste, riunioni surrealiste.
Nel 1929 esce Défense de savoir con un frontespizio di Giorgio De Chirico e L’amour la poésie.
Gli anni che vanno dal 1930 al 1938 vedono Éluard impegnato contro la repressione della società mentre si fa sempre più vicina la violenza della dittatura fascista che porta all’avvento di Hitler in Germania e alla vittoria di Franco in Spagna.
In questo periodo egli si allontana dal partito anche se non partecipa integralmente alle critiche che i surrealisti, ormai su una linea trotzkista, muovono all’Unione Sovietica, non sottoscrive il manifesto di protesta surrealista per il primo processo di epurazione politica di Mosca nel 1936 e non aderisce alla Federazione internazionale dell’arte rivoluzionaria fondata da Breton.
Pubblica in questi anni molti libri tra i quali A toute épreuve (1930), Le vie immédiate (1932), La rose publique (1934), Facile (1935), Les yeux fertiles (1936), Les mains libres (1937), Cours naturel (1938).
Nel settembre del 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, Éluard viene richiamato come tenente per prestare servizio nell’intendenza, ma nel giugno del 1940, data che segna il crollo della Francia davanti a Hitler, egli viene smobilitato e può rientrare a Parigi.
Nel 1942 chiede nuovamente l’iscrizione al partito comunista francese (P.C.F.) e fa parte del movimento clandestino, contrassegnando il suo contributo alla resistenza con edizioni di libri di versi e di giornali alla macchia e trasmissioni radiofoniche clandestine. È del ‘42 la sua famosa poesia Liberté.
Nel febbraio del 1944 Éluard rientra a Parigi ancora occupata dai tedeschi e il 25 agosto dello stesso anno avviene la liberazione.
Risalgono a questi anni Chanson complète e Mèdieuses (1939), Le livre ouvert, I e II (1940 e 1941), Poésie et vérité (1942), Au rendez-vous allemand (1942-1945), Le lit table (1944).
Dopo la liberazione e alla fine del conflitto, Éluard si impegna con il comunismo e compie numerosi viaggi nei paesi dell’Europa orientale, appoggia, in Grecia, la lotta per la liberazione e in Italia prende parte attivamente, nel 1946, alla campagna per l’avvento della Repubblica.
Nei primi giorni di settembre 1952, Éluard ha un attacco di angina pectoris e il 18 novembre dello stesso anno, in seguito ad un nuovo attacco, muore.
Sono degli ultimi anni di vita del poeta molte opere, tra le quali Poésie ininterrompue (1946) - la cui seconda parte viene pubblicata postuma, nel 1953 - Le dur désir de durer , sempre nel 1946, Poèmes politiques nel 1948, Une leçon de morale (1949), Tout dire e Le Phénix (1951). 


 Di Paul Éluard ci siamo precedentemente occupati: (si veda: PAUL ÉLUARD - TREDICI POESIE ). 









Novembre 1936 



Regardez travailler les bâtisseurs de ruines
Ils sont riches patients ordonnés noirs et bêtes
Mais ils font de leur mieux pour être seuls sur cette terre
Ils sont au bord de l’homme et le comblent d’ordures
Ils plient au ras du sol des palais sans cervelle. 

On s’habitue à tout
Sauf à ces oiseaux de plomb
Sauf à leur haine de ce qui brille
Sauf à leur céder la place. 

Parlez du ciel le ciel se vide
L’automne nous importe peu
Nos maîtres ont tapé du pied
Nous avons oublié l’automne
Et nous oublierons nos maîtres. 


Ville en baisse océan fait d’une goutte d’eau sauvée
D’un seul diamant cultivé au grand jour
Madrid ville habituelle à ceux qui ont souffert
De cet épouvantable bien qui nie être en exemple
Qui ont souffert 
De la misère indispensable à l’éclat de ce bien 


Que la bouche remonte vers sa vérité
Souffle rare sourire comme une chaîne brisée
Que l’homme délivré de son passé absurde
Dresse devant son frère un visage semblable

Et donne à la raison des ailes vagabondes.

 




Novembre 1936 




Guardateli al lavoro i costruttori di macerie 
Sono ricchi pazienti neri ordinati idioti 
Ma fanno quel che possono per esser soli al mondo 
Sono agli orli dell’uomo e lo colmano di sterco 
Piegano fino a terra palazzi senza capo. 


A tutto ci si abitua
Ma a questi uccelli di piombo no
Ma non al loro odio per tutto quel che luccica
Non a lasciarli passare. 


Parlate del cielo e il cielo si vuota
Poco c’importa l’autunno
I nostri padroni hanno pestato i piedi
Noi l’abbiamo dimenticato l’autunno
Dimenticheremo i padroni. 


Città in secca oceano d’una goccia scampata 
Di un unico diamante coltivato alla luce
Madrid città fraterna a chi ha patito
Lo spaventoso bene che nega essere esempio
A chi ha patito 
L’angoscia indispensabile perché splenda quel bene 


E alla sua verità salga la bocca 
Raro alito sorriso come rotta catena
E l’uomo liberato dal suo passato assurdo
Levi innanzi ai fratelli un volto uguale 

E alla ragione dia vagabonde ali.

 


Da « Cours naturel » (1938)

 




La victoire de Guernica



1
Beau monde des masures
De la mine et des champs


2
Visages bons au feu visages bons au froid
Aux refus à la nuit aux injures aux coups


3
Visages bons à tout
Voici le vide qui vous fixe
Votre mort va servir d’exemple


4
La mort cœur renversé


5
Ils vous ont fait payer le pain
Le ciel la terre l’eau le sommeil
Et la misère
De votre vie


6
Ils disaient désirer la bonne intelligence
Ils rationnaient les forts jugeaient les fous
Faisaient l’aumône partageaient un sou en deux
Ils saluaient les cadavres
Ils s’accablaient de politesses


7
Ils persévèrent ils exagèrent ils ne sont pas de notre monde


8
Les femmes les enfants ont le même trésor
De feuilles vertes de printemps et de lait pur
Et de durée
Dans leurs yeux purs


9
Les femmes les enfants ont le même trésor
Dans les yeux
Les hommes le défendent comme ils peuvent

 

10 
Les femmes les enfants ont les mêmes roses rouges
Dans les yeux
Chacun montre son sang


11
La peur et le courage de vivre et de mourir
La mort si difficile et si facile


12
Hommes pour qui ce trésor fut chanté
Hommes pour qui ce trésor fut gâché


13
Hommes réels pour qui le désespoir
Alimente le feu dévorant de l’espoir
Ouvrons ensemble le dernier bourgeon de l’avenir


14
Parias la mort la terre et la hideur
De nos ennemis ont la couleur
Monotone de notre nuit
Nous en aurons raison. 

 




La vittoria di Guernica



1
Bel mondo di tuguri
Di miniere e di campi


2
Visi buoni al fuoco visi buoni al freddo
Ai rifiuti alla notte  agli insulti alla frusta


3
Visi buoni a tutto
Ecco il vuoto vi fissa
La vostra morte servirà d’esempio


4
Morte cuore rovescio


5
Vi han fatto pagare il pane
Il cielo la terra l’acqua il sonno
E la miseria
Della vostra vita


6
Dicevano di volere il buon accordo
Razionavano i forti giudicavano i pazzi
Facevano l’elemosina spartivano in due un soldo
Salutavano i cadaveri
Si colmavano di cortesie


7
Perseverano esagerano non sono del nostro mondo


8
Le donne e i bimbi hanno lo stesso tesoro
Di primavera verde e latte puro
E di durata
Nei loro occhi puri 



Le donne e i bimbi hanno lo stesso tesoro
Negli occhi
Gli uomini come possono lo difendono 


10
Le donne e i bimbi hanno negli occhi
Le stesse rose rosse
Mostra ognuno il suo sangue 


11
La paura e il coraggio di vivere e morire
Tanto difficile la morte tanto facile 


12
Uomini per cui questo tesoro fu cantato
Uomini per cui questo tesoro fu sprecato 


13
Uomini reali cui la disperazione
Alimenta la fiamma divorante della speranza
Apriamo insieme l’ultima gemma dell’avvenire 


14
Paria la morte la terra l’orrore
Dei nemici hanno il colore
Monotono della nostra notte
E noi li vinceremo.

 


Da « Cours naturel » (1938)

 




Douter du crime



Une seule corde une seule torche un seul homme
Étrangla dix hommes
Brûla un village
Avillit un peuple

La douce chatte installée dans la vie
Comme une perle dans sa coquille
La douce chatte a mangé ses petits.

 




Dubitare del delitto



Una corda una torcia un sol uomo
Strangolò dieci uomini
Arse un villaggio
Avvilì un popolo

La dolce gatta acquattata nella vita
Come una perla nella sua conchiglia 
La dolce gatta ha mangiato i gattini 

 


Da « Poésie et vérité 1942 » (1942)


 




Faire vivre



Ils étaient quelques-uns qui vivaient dans la nuit
En rêvant du ciel caressant
Ils étaient quelques-uns qui aimaient la forêt
Et qui croyaient au bois brûlant
L’odeur des fleurs les ravissait même de loin
La nudité de leurs désirs les recouvrait

Ils joignaient dans leur coeur le souffle mesuré
A ce rien d’ambition de la vie naturelle
Qui grandit dans l’été comme un été plus fort

Ils joignaient dans leur coeur l’espoir du temps qui vient
Et qui salue même de loin un autre temps
A des amours plus obstinées que le désert

Un tout petit peu de sommeil
Les rendait au soleil futur
Ils duraient ils savaient que vivre perpétue

Et leurs besoins obscurs engendraient la clarté 



Ils n’étaient que quelques-uns
Ils furent foule soudain

Ceci est de tous les temps. 

 




Far vivere



Erano pochi uomini che vivevano nella notte
Sognando del cielo materno 
Erano pochi uomini che amavano la selva 
Credendo al legno ardente 
Fin da lontano beati al profumo dei fiori 
La nudità dei desideri li velava 

Il respiro ritmato univano nel cuore 
All’ambizione minima di vita naturale 
Che nell’estate cresce come estate più forte 

Alla speranza del tempo venturo 
E che pur da lontano altro tempo saluta
Univano nel cuore 
Amori più ostinati del deserto 

Pochissimo sonno bastava 
Per renderli al sole futuro 
Duravano sapevano che vivere fa eterni 

Dal buio dei sogni generavano luce 



Erano pochi uomini 
Furono folla a un tratto 

Sempre è stato così. 

 

Da « Au rendez-vous allemand » (1942-1945)

 




I testi qui presentati sono tratti da: Paul Éluard, POESIE
traduzione e introduzione di Franco Fortini, 
Mondadori, Milano, III edizione Gli Oscar giugno 1970
















5 commenti:

  1. Nel suo saggio introduttivo alla raccolta “Paul Éluard, POESIE”, Mondadori, Milano, III edizione Gli Oscar giugno 1970, Franco Fortini, che dei testi éluardiani è anche traduttore, afferma: «La poesia è per Éluard uno strumento di conoscenza vitale, uno strumento che non dovrebb’essere privilegiato ma, come il linguaggio, comune a tutti gli uomini; l’immaginario dev’essere annesso alla realtà quotidiana. La poesia non è attualmente, ma sarà, un linguaggio universale. Esso rimane, tuttora, in una ambigua condizione di privilegio solo perché lo stato presente della società è di ostacolo alla universalizzazione del linguaggio. La poesia è ispiratrice; il sogno nasce sui suoi ampi margini bianchi. Intenzionale nei cosiddetti poeti, involontaria nell’invenzione del linguaggio quotidiano e nella spontaneità creatrice dei popoli, la poesia è stata ed è soggettiva, ma i moderni hanno scoperta la sopravvivenza della poesia obiettiva, della poesia come linguaggio indipendente dalla pronuncia dell’autore. La poesia - così come afferma un motto di Lautréamont, cento volte ripetuto e variamente interpretato dai surrealisti - dev’essere fatta da tutti, non da uno. Poesia è conoscenza, ma il suo fine è la verità ‘pratica’: in essa, come nell’azione, i contrari (sonno-veglia, volontà-non volontà, intelletto-sentimento) si evocano a vicenda e si risolvono. La poesia lavora per portare alla luce la coscienza profonda degli uomini e quindi per ridurre le differenze che fra gli uomini esistono. Per questo si fa rivoluzionaria: la necessità storica e il meraviglioso della fantasia sono per essa una sola e medesima cosa. La poesia è, o deve essere, utile. Azione e poesia sono finalmente reciproche. La poesia, come l’amore, è un concreto anticipo sulla rivoluzione. […]».
    Per quanto mi riguarda aggiungo che, proprio tenendo conto di quanto sia ormai distante dalla nostra quotidianità un qualsivoglia pensiero ‘rivoluzionario’, una concreta possibilità di dire collettivamente no al nichilismo suggeritoci da quelli che detengono pervicacemente le leve del potere, una poesia come quella éluardiana può pagarne uno scotto enorme. Tuttavia non c’è nulla di più importante della consapevolezza dei mali, delle iniquità, delle ingiustizie delle criminose immunità che affliggono un’epoca come la nostra, e allora, ecco che non c’è, pur nel suo linguaggio poetico apparentemente troppo semplice, un poeta tanto attuale quanto riesce a essere oggi, per tutti noi, Paul Éluard.

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  2. E' stupenda questa piccola raccolta di gioielli, da "Novembre" alla "Vittoria di Guernica", dalla poesia terribile "Dubitare del delitto"(la dolce gatta ha mangiato i suoi gattini...)alla rasserenante "Faire vivre", ognuna riesce a dare il senso della grandezza e della fluidita' di espressione e di impegno di Eluard.Mi piace moltissimo.Grazie Antonino, sai davvero scegliere e proporre opere di straordinario valore

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  3. per me e' bellissima anche la foto in testa alla raccolta, vero documento interessantissimo, comprende e rappresenta molte delle teste pensanti di un'intera epoca

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  4. C'è la vita, o quello che le somiglia; il tempo che non ha tregua né pietà, e che divora e partecipa della distruzione (ieri, come oggi ).
    C'è il cuore smembrato di un Poeta solo, un'aria senza giorni che non ha smesso mai di soffiare.
    C'è l'uomo che del futuro fa testamento e del presente condanna.
    E c'è, intorno e dentro e sopra a ogni cosa, l'incanto della Poesia.
    C'è tanto. Forse tutto.
    Eluard. Eluard.
    (Perdona l'irruenza con cui ho reso il pensiero, Antonino. Resto priva di parole, travolta da un fiume in piena, come sospesa, quando leggo certa Poesia.)
    Grazie.

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    1. Carissime amiche, Miriam e Alba, di solito non rispondo ai chi commenta, ma qui abbiamo a che fare con Eluard, la cui poesia ha abitato la mia anima da quando avevo circa vent'anni. Ringrazio, nell'ordine, Miriam, perché oltre a lasciarsi coinvolgera fortemente da questa splendente intensissima poesia anche e soprattutto accostandola nella lingua originale , ha espresso un pensiero rilevantissimo nel definire "teste pensanti" quel gruppo di stupefacenti artisti rappresentati nella terza foto del post. Ringrazio, last not least, Alba, perché mi emoziona e mi contagia l'intensità e la passione con cui vive la poesia, perché il suo modo di "leggere" all'interno dei versi è ricco di sfumature che vengono sì dalla ragione, ma sono ispirate dal sentimento. A entrambe voi prometto di occuparmi qui ulteriormente di Eluard e della sua poesia. Grazie, Miriam! Grazie, Alba.
      Antonino

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