domenica 26 agosto 2012

Pablo Neruda - « Explico algunas cosas » (« Spiego alcune cose »)




Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), poeta e attivista cileno, una delle più importanti figure della letteratura latinoamericana contemporanea.
L’appellativo d’arte Pablo Neruda venne scelto in onore dello scrittore e poeta ceco Jan Neruda, e in seguito gli fu riconosciuto anche a livello legale. Pablo Neruda è stato insignito nel 1971 del Premio Nobel per la letteratura. Ha ricoperto per il proprio Paese incarichi di primo piano, sia diplomatici che politici. Inoltre è noto per la sua adesione al comunismo, per la sua candidatura a Presidente del Cile nel 1970, e per il successivo sostegno al socialista Salvador Allende. È morto in un ospedale di Santiago poco tempo dopo il golpe di Pinochet, nel 1973.

Bibliografia essenziale:

1923, Crepusculario ;
1924, Veinte poemas de amor y una canción desesperada ;
1933, Residencia en la tierra ;
1937, España en el corazón (stampato nel 1935, in piena guerra civile, dai soldati repubblicani, con carta da loro stessi prodotta, edizioni Ejercito del Este) ;
1950, Canto general ;
1953, Los versos del Capitán ;
1954, Las uvas y el viento ;
1960, Las piedras de Chile ;
1964, Memorial de Isla Negra ;
1970, Las piedras del cielo ;
1973, Confieso que he vivido (Autobiografia).
Tra le traduzioni ed edizioni italiane, degne di particolare nota sono:
Poesie, un’antologia pubblicata da Einaudi nel 1952, con traduzione di Salvatore Quasimodo e illustrazioni di Renato Guttuso.
Los versos del Capitán, nella loro duplice uscita: nel 1952, per una sottoscrizione tra amici con l’avallo dallo stesso Neruda, presso Arte Tipografica, e nel 2002, in occasione del cinquantenario del libro, sempre presso Arte Tipografica.
Le prime traduzioni compiute da Dario Puccini.
Pablo Neruda. Poesie e scritti in Italia, a cura di Ignazio Delogu, Lato Side Roma 1981. 
Pablo Neruda, Poesie (1924-1964), introduzione, scelta, traduzione e note di Roberto Paoli, Rizzoli, Milano 1988.






Pablo Neruda con el poeta Romeo Murga, en la pensión de la calle Maruri 513. 
Santiago, 1921.
Photo Archivo Fundación Pablo Neruda.









Explico algunas cosas



Preguntaréis: ¿Y dónde están las lilas?
¿Y la metafísica cubierta de amapolas?
¿Y la lluvia que a menudo golpeaba
sus palabras llenándolas
de agujeros y pájaros?

Os voy a contar todo lo que me pasa.

Yo vivía en un barrio
de Madrid, con campanas,
con relojes, con árboles.

Desde allí se veía
el rostro seco de Castilla
como un océano de cuero.

                               Mi casa era llamada
la casa de las flores, porque por todas partes
estallaban geranios: era
una bella casa
con perros y chiquillos.
                               Raúl, ¿te acuerdas?
¿Te acuerdas, Rafael?
                               Federico, ¿te acuerdas
debajo de la tierra,
te acuerdas de mi casa con balcones en donde
la luz de junio ahogaba flores en tu boca?

                               ¡Hermano, hermano!

Todo
eran grandes voces, sal de mercaderías,
aglomeraciones de pan palpitante,
mercados de mi barrio de Argüelles con su estatua
como un tintero pálido entre las merluzas:
el aceite llegaba a las cucharas,
un profundo latido
de pies y manos llenaba las calles,
metros, litros, esencia
aguda de la vida,
                               pescados hacinados,
contextura de techos con sol frío en el cual
la flecha se fatiga,

delirante marfil fino de las patatas,
tomates repetidos hasta el mar.

Y una mañana todo estaba ardiendo
y una mañana las hogueras
salían de la tierra
devorando seres,
y desde entonces fuego,
pólvora desde entonces,
y desde entonces sangre.

Bandidos con aviones y con moros,
bandidos con sortijas y duquesas,
bandidos con frailes negros bendiciendo
venían por el cielo a matar niños,
y por las calles la sangre de los niños
corría simplemente, como sangre de niños.

¡Chacales que el chacal rechazaría,
piedras que el cardo seco mordería escupiendo,
víboras que las víboras odiarían!

¡Frente a vosotros he visto la sangre
de España levantarse
para ahogaros en una sola ola
de orgullo y de cuchillos!

Generales
traidores:
mirad mi casa muerta,
mirad España rota:
pero de cada casa muerta sale metal ardiendo
en vez de flores,
pero de cada hueco de España
sale España,
pero de cada niño muerto sale un fusil con ojos,
pero de cada crimen nacen balas
que os hallarán un día el sitio
del corazón.

Preguntaréis: ¿por qué su poesía
no nos habla del sueño, de las hojas,
de los grandes volcanes de su país natal?

¡Venid a ver la sangre por las calles,
venid a ver
la sangre por las calles,
venid a ver la sangre
por las calles !








Spiego alcune cose




Domanderete: e dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che spesso percuoteva
le sue parole riempiendole
di pertugi e di uccelli?

Tutto ciò che mi accade vi dirò.

Vivevo in un rione
di Madrid con campane,
con orologi e alberi.

Di là si vedeva
il volto secco della Castiglia
come un oceano di cuoio.

                               La mia casa era detta
la casa dei fiori, perché dappertutto
scoppiavano gerani: era
una bella casa
piena di cani e di bambini.
                               Raúl, ricordi?
Ricordi, Rafael?
                               Federico, ricordi?
sotto terra,
ricordi la mia casa coi balconi dove
la luce di giugno soffocava fiori nella tua bocca?

                               Fratello, fratello!

Tutto
era un gran vociare, un sapore di merci,
cumuli di pane palpitante,
banchi del mio rione di Arguelles con la statua
simile a un pallido calamaio tra i merluzzi:
l’olio raggiungeva i cucchiai, un profondo pulsare
di piedi e di mani gremiva le strade,
metri, litri, essenza
acuta della vita,
                               pesci affastellati,
trama di tetti dove si smarrivano
freddi raggi di sole,

delirante avorio fine delle patate,
pomodori ripetuti fino al mare.

E una mattina tutto prese fuoco,
e una mattina roghi
uscirono dal suolo
a divorare persone,
e da quel momento incendi,
spari da quel momento,
da quel momento sangue.

Banditi con aeroplani e con mori,
banditi con anelli e con duchesse,
banditi con neri frati benedicenti
venivano dal cielo ad uccidere bambini,
e per le strade il sangue dei bambini
scorreva semplice, come sangue di bambini.

Sciacalli che lo sciacallo scaccerebbe,
pietre che il cardo secco morderebbe sputando,
vipere che le vipere odierebbero!

Di fronte a voi ho visto il sangue
di Spagna sollevarsi
per annegarvi in una sola onda
di orgoglio e di coltelli!

Generali,
traditori:
guardate la mia casa morta,
guardate la Spagna a pezzi:
ma da ogni casa morta esce metallo ardente
e non fiori,
ma da ogni squarcio della Spagna
esce la Spagna,
ma da ogni bambino morto esce un fucile con occhi,
ma da ogni delitto nascono proiettili
che scoveranno un giorno
la tana del vostro cuore.

Chiederete perché la sua poesia
non ci parla del sogno, delle foglie,
dei grandi vulcani del suo paese natio?

Venite a vedere il sangue per le strade,
venite a vedere
il sangue per le strade,
venite a vedere il sangue
per le strade! 



                                                         da: « España en el corazón » (1937)






AVVERTENZA:
Tanto la poesia qui presentata quanto la sua traduzione sono tratte dal libro: 
Pablo Neruda, Poesie (1924-1964)introduzione, scelta, traduzione e note di Roberto Paoli, Rizzoli, Milano 1988.




           












6 commenti:

  1. Pablo Neruda era in Spagna mentre la giovane Repubblica veniva rovesciata. Egli ne rimase scioccato, sconvolto, indignato. Da questa tragedia umana dalle conseguenze terrificanti nacque il suo impegno nel Partito Comunista, a cui in effetti non si tesserò che verso la metà degli anni quaranta.
    Come riportato nella parte bibliografica di questo post, prima della pubblicazione ufficiale, avvenuta nel 1937, il libro ‘España en el corazón’ venne stampato (nel 1935, in piena guerra civile), dai soldati repubblicani con carta da loro stessi prodotta sotto la sigla ‘edizioni Ejercito del Este’.

    I versi che abbiamo appena letto mostrano l’atrocità degli eventi e tutta l’umana indignazione del poeta cileno.

    RispondiElimina
  2. Neruda uomo,con la sua disperazione orgogliosa ed intima a ricordare la casa dei fiori,ad assumere nella sua memoria intatta,la responsabilità di una terra devastata dalla guerra.Il suo,è uno stato emotivo che s'investe di una compostezza quasi femminile e non si esibisce mai nel reale sentimento d'indignazione che invece domina il poeta.
    Solo in un secondo tempo,l'invito a guardare l'orrore e la distruzione,ma l'istinto della suggestione opera in un rione
    di Madrid con campane,
    con orologi e alberi-poichè il lettore è costretto ad intravedere la trasformazione dell'amore in odio,a fare

    proprie le dinamiche di una mutazione profonda a danno di una terra e dei suoi figli.Fratelli che Neruda assiste e dai quali vuole essere assistito nel momento della perdita di tutto.Ed anche qui,è molto forte l'alleanza con il ricordo.I bambini che riempivano il suo passato di fiori e serenità sembrano la risposta ancora viva e solenne alla distruzione bellica.Solo in un secondo tempo,la rabbia non più contenibile diventa esortativa:
    Venite a vedere il sangue per le strade,
    venite a vedere
    il sangue per le strade,
    venite a vedere il sangue
    per le strade! - Ma ancora una volta,il dolore del poeta si espone con una consapevolezza che è più forte dell'indignazione,permettendo l'azione di un lungo respiro poetico.

    RispondiElimina
  3. La memoria ricerca i colori e i volti, le istantanee interiori che il tempo rinverdisce ad ogni risveglio: un idillio di profumi e voci, un concerto di sole e frutta. Feroce, e altro non potrebbe essere, il contrasto con la seconda rappresentazione, che non lascia scampo - come non ne lasciò a chi visse il dramma, né a chi sopravvisse,e da questo è inchiodato, giorno dopo giorno. Una cascata tenera di metafore, il senso dolce delle sinestesie, gli opposti che si abbracciano nella prima parte; stridore e fuoco e sangue - il sangue dei bambini - e l'urlo del poeta. Intime, sgargianti e ormai perdute le sequenze di vita del primo segmento, gridate e terrificanti e volutamente condivise, perché rinnovate con orrore crescente, le percosse violente del secondo. La Sua Spagna, la Sua terra, ancorché acquisita: una celebrazione ch'è anche dichiarazione d'amore, di quello tenace che non s'arrende all'abominio e che, solo, costruisce una certezza, o forse una speranza. Lirica sconvolgente e densa d'attualità, perché certe scene non finiscono: cambiano tempi, geografia e lingua, ma le facce e il sangue e l'orrore, quelli, restano.

    RispondiElimina
  4. Nella prima parte della poesia il ricordo della sua prima giovinezza si colora di forti tinte emotive. Fu allora che il poeta conobbe la bellezza e il valore fecondo della fraternità e solidarietà che lo portarono a scegliere nella vita la difficile strada della responsabilità condivisa, L' impegno politico si manifesta all' inizio della guerra civile spagnola del '36 cui si riferisce la seconda parte della poesia che dimostra la sua passione per una lotta in cui egli crede e l' angoscia per le terribili conseguenze di sangue,e la rabbia di un uomo costretto nei limiti della tirannide.

    RispondiElimina
  5. ...struggente, meravigliosamente musicale, a tratti angosciante: e' nettissimo il distacco tra la prima e la seconda parte,il poeta e'nostalgico nell'incanto del ricordo di quel che era il suo paese e disperato,per la magia perduta e per il disamore di chi distrugge e uccide senza pieta': di fronte alla tragedia e all'impotenza, e'ancor piu' forte il dolore per chi e'stato ucciso e per cio' che e' stato e viene distrutto, e il suo grido di "aiuto" e' una implorazione, che ci tocca: "Vivevo in un rione /di Madrid con campane,con orologi e alberi./Di là si vedeva/il volto secco della Castiglia/come un oceano di cuoio.." ..."...Venite a vedere il sangue per le strade,/venite a vedere/il sangue per le strade,/venite a vedere il sangue/per le strade!" .Emozionante!!!!Che grande Poeta!


    .

    RispondiElimina
  6. ciao. devo fare la tesina della maturità su questa poesia e avrei bisogno di alcuni chiarimenti. mi potete aiutare?

    RispondiElimina