venerdì 3 agosto 2012

Miklós Radnóti - Scritti verso la morte - Tre poesie





Miklós Radnóti con la moglie Fanny

Miklós Radnóti (Budapest, 1909 – Abda, 10 novembre 1944), poeta ungherese, studiò filosofia all’Università di Szeged. Ebreo, non poté esercitare la professione d’insegnante; perseguitato, venne rinchiuso in vari campi di concentramento in Ungheria e Serbia e, infine, fucilato. Nei suoi vestiti, rinvenuti in una fossa comune, fu trovato il suo ultimo taccuino di versi. Nella poesia ungherese del ’900, Radnóti è una delle voci maggiormente popolari e tra le più sensibili ai problemi della Polis e alle sue trasformazioni. Lirico pregevole, fu anche ottimo traduttore, in ispecie dei poeti francesi. 

Di Miklós Radnóti ci siamo già in precedenza occupati ( si veda:  MIKLÓS RADNÓTI - A LA RECHERCHE )








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in: POETI UNGHERESI DEL ’900, a cura di Umberto Albini, ERI / Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, 1976 











2 commenti:

  1. Dice il curatore Umberto Albini, nella sua prefazione alle poesie di Miklós Radnóti, in POETI UNGHERESI DEL ’900, ERI / Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, 1976: « Radnóti ha tutti i diritti e le caratteristiche per essere considerato il poeta della resistenza, ma è prima e innanzi tutto, e con una incredibile riserva etica, il poeta della sofferenza. Il suo è un tipo di poesia che l’Europa in guerra non ha altrimenti conosciuto: nel periodo più angoscioso della storia d’Europa egli scrive in ritmi classici, perché adoperarli è un’esigenza morale. Esametri, distici, strofe saffica: per Radnóti il rispetto e l’attaccamento vitale alla melodia greco-latina è l’ultimo baluardo di un umanesimo minacciato di estinzione. Mentre si va disfacendo l’uomo, la disciplina del metro è sempre un’ancora: la scelta della veste esteriore (e, si capisce, del contenuto) era per lui, come per altri che non ebbero la sua statura poetica, l’ultima necessaria diga contro la barbarie dilagante (…) ».

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  2. Ci sono momenti nella vita di un uomo,che si possono solo raccontare ad altri,per poterli contenere nel cuore,Miklos Radnoti lo fa dopo aver creduto ai miracoli,dopo aver interpretato le miserie dell'uomo,della terra.Non impone la sofferenza,la descrive e la ricorda,con tacita consapevolezza e difficili speranze.Ne esce un uomo provato ma capace di resistere,di essere spettatore degli eventi,sebbene subiti,contratti, come una grave malattia la cui convalescenza durerà per sempre.

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