giovedì 2 agosto 2012

Antonio Ciminiera - Dieci poesie, dalla raccolta inedita: « La stagione dell'amore assurdo »





Notizia bio-bibliografica:

Antonio Ciminiera è nato a Potenza ma vive in provincia di Torino da sempre. Si occupa di restauro e del commercio di mobili d’antiquariato.
Nel 1985 ha pubblicato per le Edizioni Pentarco un volume di poesie dal titolo L’ultima estate, Premio Lunigiana per l’editoria ’86; Premio Bardonecchia ’86. Sue poesie sono state pubblicate in numerose Antologie fra le quali gli piace ricordare: Argini, Antologia della nuova poesia italiana curata dal giornalista e critico Fulvio Castellani. Ha vinto diversi Premi letterari anche importanti ma non ama elencarli. Il suo motto è: Il premio che mi gratifica di più e al quale faccio riferimento, è lapprezzamento sincero di chi mi legge. Gli piace sconfinare ogni tanto nella narrativa e ha al suo attivo due romanzi inediti: Flavia dagli occhi d’Irlanda, scritto fra il 2002-2003 e La finestra sul tetto, scritto nel 1986. Nel 1987 ha fondato con la poetessa Fulvia Gambero, il Premio letterario Palazzo Grosso e del quale è stato presidente di Giuria per 11 anni. 



L’atelier du poète (note sparse sulla Poesia di Antonio Ciminiera) 

Da puro e semplice lettore quale sono, mi imbatto ora per la prima volta - attraverso i dieci testi qui pubblicati (ma confesso che sono riuscito a procurarmi altro) - nella Poesia di Antonio Ciminiera, che perentoriamente e per ben fondate ragioni scrivo con la maiuscola.

Vedo in questa Poesia un grande addensarsi di significati che però non deborda mai rispetto alla brevità dei testi e mi pare proprio che questo sia merito dell’originalissimo uso degli aggettivi e ancor più delle metafore... Sì, perché nella struttura essenziale che costituisce queste poesie (e - assai probabilmente - questa Poesia), in ogni minimo elemento che va a forgiarne il singolo verso, per dare a questo esistenza, vita, forma e significazione, è variamente e diffusamente innervato un fitto, organico tessuto di metafore, le quali, per un aspetto, danno origine alla forma complessiva di questa Poesia, ma per un altro aspetto, essendo tali metafore portatrici di vitali, essenziali significati, esse ne vanno a costituire appunto l’essenza e - mi permetto di dire - ne sanciscono l’identità, la riconoscibilità, e più complessivamente l’unicità, che risulta poi, in sintesi, la caratteristica più immediatamente visibile quando si ha a che fare con la Poesia, quella con la maiuscola.

Ma, ovviamente, non solo di questo si tratta. In queste dieci poesie e nell’Ars Poetica di Antonio Ciminiera c’è - per un lettore avvertito - davvero tanto altro: eccettuiamo per il momento la poesia qui data come decima, la quale non reca alcun titolo, e prendiamo, ad esempio, “Lettera dal fronte”, “Καλαμπάκα”, “Gerico”, questi sono i soli tre titoli di poesie qui presenti a non coincidere (in parte o totalmente) coi relativi versi d’inizio. Sono i testi nei quali l’Autore ha in qualche modo stabilito da subito, proprio attraverso l’imposizione d’un titolo, una contestualizzazione per il suo λόγος poetico.
Come si vede in “Lettera dal fronte”, il Poeta combatte costantemente una guerra della cui vittoria ha tutti gli umani dubbi, una guerra pervasa e governata dal senso dell’assurdo, ma che tuttavia va combattuta fino in fondo, fino a quella, ad altri incomprensibile, eclissi dell’abbandono da parte del Poeta, ma che costituisce il solo cammino possibile: una « impervia / [forse inutile] strada senza confronto », che mi rimanda alla solitudine del cantore, al mito orfico della discesa agli Inferi e dell’eterna, eppure eternamente reiterata, perdita della bellissima Euridice.
In “Καλαμπάκα” il Poeta si rivolge così a Isadora: « cosa vuoi che io faccia Isadora / io penso a te in questa pace ibrida e murata / fossi nato almeno dal tuo fazzoletto di seta / come un voto di sangue / o vittima sacrificale di ogni tua fioritura / fossi nato dalle dita malinconiche di ogni tua carezza / dai tramonti infuocati della tua Kalambaka / fossi nato Isadora… / fossi nato un mattino e non solo / nei monasteri in rovina della tua intemperanza ». Ma il verso: «fossi nato Isadora…», per quanto sia collegabile col precedente, o - pur gravato dal significato racchiuso nei puntini di sospensione - sia collegabile coi due versi successivi, è un verso intriso di una grandissima (voluta) ambiguità. Il suo senso e significato somiglia, poeticamente ma non emotivamente, al senso e al significato racchiusi nei primi quattro versi della poesia “Per Lulu” di Rilke: « Vedi, io non sono, ma se fossi / sarei il centro della Poesia; / sarei l’Esatto cui la vita, / confusa, non sentita, contraddice.  // (...) »... Ma questo non-essere, in Rilke, equivale al sentire come frammentato e assorbito dalle cose il proprio dover-essere, che in tal modo non riesce a “compiersi”. Diversamente, l’eventuale dubbio tutto poetico di non essere ancora nato, in Antonio Ciminiera, credo possa coincidere col dubbio (forse perfino metodico) sulla totale realizzazione della scelta di sé in quanto Poeta e figlio della Poesia.
Infine in “Gerico”: « solo con lo sguardo non mi salvi / è una pietà confusa la tua / non mi salvi senza parole (...) ». E come potrebbe la Poesia salvarci negandoci l’accesso alle parole? Un Poeta che non ha come sua guida la Poesia potrebbe solo perdersi, com’è più volte nella storia avvenuto. Questo ma proprio questo Poeta, dico, può ben fare a meno dei clamori, delle trombe, siano esse angeliche o meno, della gloria, mondana o divina che sia, né serve che per lui venga fermato il sole. Ma egli non può rinunciare ad abitare l’anima (pur muta) della Poesia. Entro quell’anima non si perderebbe, pur essendo « nomade nel labirinto di ogni ragione » o, come la moglie di Lot, statua di sale, di fronte all’adirata vendetta della divinità sui suoi perversi figli.
Ed è proprio a questo punto che si mostra ancora una volta, nel far poesia di Antonio Ciminiera, l’estremo coraggio, la costante disponibilità alla lotta, anche quella che può apparire la più oscura, aspra e solitaria, la più difficile e povera di speranze. 
Antonino Caponnetto





Ti verrò incontro come piuma


ti verrò incontro come piuma di luce acerba
con passo lieve senza lasciare traccia nella tua anima
e ti sorprenderò ancora falda di un addio remoto
palmeto adusto di un pianto mai pronunciato



                                    *



Non sei il mio presente


non sei tu il mio presente
hai pupille morbide
e cantieri di lontananza nella voce
come le stelle
e ti spendi questua improbabile
spinato di silenzio fra le mie mani



                                    *



Non fermarti alle apparenze


non fermarti alle apparenze
io mi specchio in quest’afa di sguardi da sempre
Abbracciami ora che la vita ha messo le inferriate al cielo
ora che questa mia oscena solitudine più non t’illumina
Il mare è lontano amore mio tanto da sembrare un deserto…
è questo il prezzo da pagare per non dirsi addio 


                                    *



E io che non so proteggerti


e io che non so proteggerti dalla mia presenza
e mi nascondo nella serra di ogni tua parola
io che non oso incatenarmi alle sfere della tua indulgenza
fossi almeno capace di incatenarmi al buio
Oh anima che non conosce la morte
se tu non fossi mia nemica
potrei dissolvermi nell’acido delle mie illusioni
ma resto qui pietra sepolcrale fredda e vile
a spiare ogni tuo gesto ogni tuo pensiero



                                    *



Lettera dal fronte


so che mi legheranno al tumulto
di un cuore che non è il mio
e mi perderanno
come fossi soltanto una doglia d’amore
o una fredda comparsa
mi perderanno
perchè è una guerra di spasmi anche questa
una selva di nomi già pronunciati
e non capiranno l’eclissi del mio abbandono
impervia
[forse inutile] strada senza confronto



                                    *

Καλαμπάκα


cosa vuoi che io faccia Isadora
io penso a te in questa pace ibrida e murata
fossi nato almeno dal tuo fazzoletto di seta
come un voto di sangue
o vittima sacrificale di ogni tua fioritura
fossi nato dalle dita malinconiche di ogni tua carezza
dai tramonti infuocati della tua Kalambaka
fossi nato Isadora…
fossi nato un mattino e non solo
nei monasteri in rovina della tua intemperanza



                                    *



Sono figlio di un’altra morte


sono figlio di un’altra morte
e non mi arrendo ai vermi nelle cave
al biancospino della tua decadenza
al profumo della tua ombra taciturna
sono le parole che tu non hai mai scritto
l’alfabeto muto di ogni tonfo
la foresta di poesie rosso sangue
nelle quali ti sei specchiata un giorno
incoronata come un gesto assurdo
una madonna
un campo [di stermino] ancora intatto



                                    *



Ho una mia solitudine da difendere


ho una mia solitudine da difendere
una miniera pigra
e tu che scavi nelle ossa di ogni mia parola
e ancora mi sorprendi
carsico dolore
trave nella mia chiesa vuota



                                    *



Gerico


solo con lo sguardo non mi salvi
è una pietà confusa la tua
non mi salvi senza parole
fosse almeno l’annuncio di un angelo
un nodo nel cuore
Io senza una guida mi perdo
ma senza clamori né trombe non crollo
nomade nel labirinto di ogni ragione
statua di sale nella tua anima muta



                                    *



sai cos’è?
è che ci possiede la malinconia
il veleno di saperci vivi e già andati 




                                         dalla raccolta inedita: La stagione dell’amore assurdo 










12 commenti:

  1. Cercando di postare qui, come commento, le mie soprastanti note di lettura sulla Poesia di Antonio Ciminiera, superavo di molto i 4.094 caratteri consentiti. Ma non volevo privare gli eventuali interessati di qualcosa che - devo dirlo - mi ha un po' preso la mano. Peraltro ancora molto resta da dire su questa Poesia e su questo Poeta, ma vorrei chiudere qui, ringraziando esplicitamente Antonio per questa sua davvero significativa apparizione. Mi auguro di poterlo di tanto in tanto riavere graditissimo, onorabile ospite di questo blog, insieme alla sua coinvolgente, preziosa Poesia.

    Antonino Caponnetto

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    1. Antonino ti ho già ringraziato in privato ma colgo l'occasione di essere qui per manifestarti pubblicamente, tutta la mia gratitudine.

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  2. 'ho una mia solitudine da difendere
    una miniera pigra
    e tu che scavi nelle ossa di ogni mia parola
    e ancora mi sorprendi
    carsico dolore
    trave nella mia chiesa vuota'

    Avrei potuto prendere un'altra lirica, tra quelle che sono in elenco. Mi ha colpita, di questa, il v.5 :'carsico dolore', forse perché l'aggettivo mi ha restituito la memoria del Carso di Slataper; o forse perché, nella ricerca dei significati latenti, il dolore carsico è quello che sottostà a fondamenta e tetti e architravi e muri; scorre, non visto, tra le doline impermeabili e modella percorsi e scenari propri, scabri e inusuali, unici, mozzafiato.
    Così queste poesie, in cui tutto - i richiami storici; le sinestesie e le metafore; la disposizione di ogni verso e infine di ogni lirica, in un continuum sia ideale che fattivo - è plasmato per dar vita alle molteplici facce del 'sapersi vivi e già andati', in cui il Logos celebra i propri riti in 'chiese vuote' - prive o deprivate del valore unanimemente riconosciuto di luogo di culto e, proprio per questo, ricoveri meno fastosi, eppur ugualmente carichi di atmosfere, per i 'figli di un'altra morte'.
    Singolare ogni pezzo, lucido e immediato nel tracciare il cammino rasente i muri dell'umano vivere; artigliato a ogni passo di quell'andare per visionare quel che ci sarà poi, senza perdere di vista quanto è appena trascorso, sondando le sensazioni, affrontando - sfidando, rendendo proprie e mansuete - le zone d'ombra.
    Grazie ad Antonino e grazie, un grazie sommesso sentito e sincero, al Poeta.

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    1. Grazie Alba, il tuo commento mi onora!

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  3. Grazie davvero per questa lettura che mi ha incantata

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    1. Grazie a te Annamaria!

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  4. ho letto e sono stato sopraffatto dalla quantità di emanazioni poetiche in successione rapida. Non che sia sorpreso di questo in quanto lettore di Antonio Ciminiera, ma devo dire che questi testi, dove l'armamentario del linguaggio, la costruzione e la posizione dell'oggetto, la consapevolezza su cui poggia l'intera struttura poetica, mi incantano per completezza. C'è tutto in questa poesia, luogo, percorso, penetrazione, estensione, proprio tutto quello che deve dare un vero poeta e questo al di là della tematica sulla quale non mi soffermo. Dico di un suono che procede per ritmi autorevoli; dico di un pathos che ti prende fin dai primi versi; dico di una forma espressiva che senti dentro come propria, perché universalizzata attraverso un linguaggio assolutamente pulito e fluido.
    Antonio Ciminiera è poeta di quelli che "sanno" cosa è la poesia e come va trattata la parola!

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  5. Sebastiano...e ci voleva tanto? :-))) Grazie di cuore, carissimo amico, il tuo commento mi giunge molto gradito. Medesima è la mia ammirazione nei riguardi della tua Poetica!

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  6. “sai cos’è? / è che ci possiede la malinconia / il veleno che di saperci vivi e già andati…". Scelgo questa come sintesi di una grande poetica, di una mirabile lotta emotiva che porta a quell’abbandono di se stessi, dopo però aver lottato. Se per lotta s’intende una propria posizione di sfida al sentire più profondo di se stessi. Antonio Ciminiera non si risparmia, conduce ed allarga le sue imprese ovunque il suo coraggio possa vincere o comunque lottare con dignità. “Il mare è lontano amore mio tanto da sembrare un deserto… / è questo il prezzo da pagare per non dirsi addio”.
    Ed in questa poetica l’addio non c’è. In sospeso, solo un senso di grande smarrimento. Ma quello è il cuore.

    Sonia Tri

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    1. Hai ragione Sonia, "l’addio non c’è. In sospeso, solo un senso di grande smarrimento". Grazie di cuore per il graditissimo commeto.

      Mentre ci sono, faccio notare che nella poesia alla quale hai fatto riferimeto, vi un è errore di battitura, vi è un "che" di troppo: //sai cos’è?/
      è che ci possiede la malinconia/il veleno "che" di saperci vivi e già andati…//

      Ecco quella corretta:

      "sai cos’è?
      è che ci possiede la malinconia
      il veleno di saperci vivi e già andati…"

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    2. Cari amici, anch'io pensavo che, in questa poesia, il terzo verso fosse di proposito sospeso sul non detto... Beh, è invece un verso che afferma da che tipo di veleno siamo posseduti... Perciò vado subito a fare l'opportuna cancellatura... Grazie a te, Antonio, per la precisazione...

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  7. Leggo adesso queste poesie, questa bellissima raccolta che non si può che leggere con grande ammirazione. Scusami Antonio se non sono capace di parole adeguate a commentarle tutte, ti dirò solo che mi hanno donato molto: il piacere che si prova solo quando si incontra Poesia vera. Mi limito a citarne una su cui mi sono soffermata un po' di più : "E io non so proteggerti dalla mia presenza " Molto bella . Mi sembra di intravedere le tue due anime , unite in una difficile convivenza: l' una alla ricerca d' infinito, l' altra più fredda e disincantata , ma pronta ad accogliere ogni eco che la prima offre per un volo più alto. I miei più sinceri complimenti Antonio e ad Antonino il mio grazie , anche se in ritardo (non avevo letto i messaggi)

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