sabato 14 luglio 2012

SONIA TRI - «SAPRÒ SPIEGARTI TUTTO...» - DIECI POESIE











Notizia autobiografica:  

Sono nata nel 1969 a Pordenone. Qui si è svolta e si svolge tutta la mia vita. Di particolare importanza per la mia crescita emotiva, gli anni della malattia, che cambiano il corso delle cose e lasciano un nuovo desiderio di comunicazione. Ciò porta alla collaborazione con riviste per l’infanzia e ad un nuovo modo d’intendere e scrivere la poesia. Nel tempo libero mi diletto anche in piccoli lavori di prosa, grazie ai quali si crea un primo contatto con il pubblico. 








Di Sonia Tri ci siamo già più volte occupati ( si veda: SONIA TRI - OTTO POESIE INEDITE , SONIA TRI - «SE IL SOLE SCIOGLIESSE...» - ANCORA OTTO POESIE INEDITE SONIA TRI - «GUARDA LE MIE PAROLE...» - DIECI POESIE INEDITE  e  SEBASTIANO A. PATANÈ LEGGE “PENSERAI DI ME...” DI SONIA TRI )

Avvertenza: la poesia «Non distogliere il tuo sguardo dal mio...» è già presente nel post dal titolo: SONIA TRI - «SE IL SOLE SCIOGLIESSE...» - ANCORA OTTO POESIE INEDITE, ed è stata erroneamente qui inserita. Se abbiamo deciso di lasciarla comunque fra queste dieci, è perché condividiamo il motto latino: repetita iuvant.









Saprò spiegarti tutto,
dammi solo
un po’ di tempo
ancora.
Che io decida
fino in fondo
perché sia bello vivere.
A volte credo
solo
per concessione 
sacra
di un atto d’amore
altrui.
Che se anche finisce,
lascia 
terra e cielo
da consumare
respirando.
I loro colori
colmano
comunque
i nostri giorni,
senza pregiudizio
e ci sciolgono
in qualcosa
di più grande. 








Lascia che piovano
i fiori del Tiglio.
Profumano l’aria
e non fanno rumore.
Fosse manna,
li mangeremmo
dalle mani colme,
sporcandoci
la bocca
di sorrisi.
Lascia che colpiscano
i pensieri,
come
piccoli proiettili gialli.
Noi
ci accorgiamo 
del vento
che sibila storie
di fiori
quand’è troppo
tardi








Tu lascia
lascia che torni,
dentro te,
il fluire dei torrenti
discreti,
sussurri supini
 che distraggono
il silenzio
e il volo di farfalle gialle
sul muschio umido
della roccia.
Lascia che ogni rumore,
torni a te,
come un figlio
a sua madre.
Che è tempo di crescere
ogni volta che ci si accorge
di esistere. 








Ci sono cose 
che hanno 
la trasparenza 
della luce 
ma non sono albe. 
Vibrano di notte, 
improvvise, 
quando tutto tace. 
E nei templi 
la preghiera 
sembra un seme 
che strilla nella terra. 
Il suo, è un dire 
con radici profonde 
e frutti permessi 
su alberi sacri. 
Altre cose 
invece 
scoperchiano 
il cielo indifeso 
da aquiloni sfacciati. 
Quello che c’è oltre 
difende speranze, 
per non farci morire 
di solitudine. 









Non naufraga
sempre ad ovest
il sole.
Ne lì fugge il giorno
mentre lo sguardo
cerca di salvarne
piccoli avanzi.
È la mente
che fruga
le bussole del cielo
per intravedere
un ritorno
di cose
che non hanno
più forma.
Se non fosse
per qualche
ricordo, il cielo
sarebbe un orto
incolto
di gramigna notturna
e pensieri 








Sempre fiera la luna,
mentre
abbonda la notte
in ogni luogo.
Uno zampillo di stelle
disseta lontananze.
Le Ortensie s’infittiscono
di silenzio.
Sentono la mancanza
del sole,
abbassano la testa. 








Che noia i marciapiedi.
I loro silenzi inesauribili
sotto il peso d’infiniti passi.
Che noia, le loro ombre vuote,
quando siamo soli
ad osservare
le distanze delle ore.
E ci accorgiamo
che non si è fatto tardi
lo stesso,
rientrando a casa
e accendendo la luce. 








La terra fuma
come un vecchio solitario.
Tra le sue dita,
la rugiada bagna
semi che germogliano
ricordi lenti,
ed è già mattino.
Silenzioso ripartire,
tutto nuovamente da dire.
Nello specchio
il volto non è più
quello di ieri.
Anche se
dietro linee
d’argento,
c’è un sentire 
che non muta.
Ora luce, ora sera,
ora, vento.
Spazza, trascina, scompiglia.
Restituisce qualcosa
che prenderò in mano
per sentirne il peso
ed il calore.
Ma più niente
è come ieri.
Sembra di respirare
per la prima volta.
Per la prima volta,
sembra di dire
“esisto…” 








Fratello,
metti l’ambra
dei tuoi occhi
nelle notti dei miei.
Lascia che sia questo
il viaggio dove
la mia terra finisce.
Che si confondano
i miei passi
con i tuoi.
Ad ogni riva,
ad ogni pianto.
Non hanno colore
le madri.
Le terre,
non hanno colore. 








Non distogliere il tuo sguardo dal mio,
si smarrirebbe la strada maestra,
il suo odore di pane che mi nutre,
mi tempera.
Si smarrirebbe
la bellezza di tutte le parole mute,
che mi sussurri,senza dire.
Sacre, come preghiere nei templi
e semi fecondi di ogni cosa buona.
Così, la rotta del mare in cui nuoto,
senza sapere nuotare.
si smarrirebbe.
E la terra benevola,
dei ciliegi che germogliano,
andrebbe a fuoco

















6 commenti:

  1. Della Poesia di Sonia Tri ci stiamo qui occupando per la quinta volta. E le ragioni di una così assidua presenza coincidono con le ragioni stesse della Poesia di questa Autrice: spesso si scrive per significare il non morire ma, nell'intelletto e nel cuore di Sonia, si scrive come si vive e anche come si vorrebbe (come si dovrebbe) vivere. Sì: in Sonia Tri appare con tutta evidenza anche una consapevolezza, un costante riconoscere perché, per quali cose, per chi, per quale oggi, per quale avvenire - insomma: per quali vitalissime ragioni - valga la pena vivere. La semplicità degli stilemi usati nei suoi versi, un linguaggio altrettanto semplice, un andamento dolce (o solo rare volte aspro, ma della stessa asperità della vita), ebbene: tutto questo è, nella poesia e nella scrittura di Sonia Tri, una conquista ormai definitiva, un traguardo ormai raggiunto, ma attraverso le quotidiane e troppo spesso necessariamente coraggiose fatiche del suo vivere. "Lascia che piovano / i fiori di tiglio...", così scrive Sonia nei primi due versi di una di queste poesie. Accettiamo il suo consigli e amplifichiamone il senso, così come la Poesia ci richiede: lasciamo che piova su di noi, attraverso questi versi, la Bellezza con la maiuscola - con tutte le sue benedizioni...

    A. C.

    RispondiElimina
  2. C'è un'istintiva, potente carica vitale, in questi versi. Una lucida e decisa presa di posizione nei confronti del dolore che, se accolto, a suo modo rigenera. Leggo una tenerezza profonda verso le piccole quotidianità, le sue idiosincrasie, gli affetti che non mutano nel respiro di immagini senza tempo che coi loro colori e odori guidano il cammino.
    Siamo viandanti delle ore, proprietari di strade in costruzione. Ci accorgiamo del vivere mentre stiamo vivendo, scegliamo la rotta con margini stretti:

    ''È la mente
    che fruga
    le bussole del cielo
    per intravedere
    un ritorno
    di cose
    che non hanno
    più forma.''

    Con margini stretti, ma con la consapevolezza che nulla è più prezioso dell'andare, della scoperta, perfino dell'esilio - ché nell'allontanarsi da sé a sé, presto o tardi, si torna -.
    Poesia a tratti scabra, lievissima e pura, che coi suoi linguaggi, i suoi silenzi, le sue attese, le sue primordiali e mantenute promesse colma gli spazi dentro.
    Brava, brava Sonia.
    E grazie ad Antonino.

    RispondiElimina
  3. Sonia scrive con il palpito del cuore, scrive il silenzio che vibra che la fa vibrare, forse non scrive ma vive. " la sua penna come un turista va alla conquista dell'Umano, viaggia oltre i confini
    "Ad ogni riva,
    ad ogni pianto.
    Non hanno colore
    le madri.
    Le terre,
    non hanno colore",
    a prescindere del colore della pelle, della terra, delle culture, etc. perché in tutti gli occhi, si intravede gli stessi pianti, gli stessi passi, la stessa speranza di rapire un mondo migliore.
    La poesia di Sonia non so le capisco, la sento semplicemente.
    Grazie Antonino di averci regalato queste perle preziose.
    Complimenti Carissima amica.

    RispondiElimina
  4. I versi scorrono con incantevole semplicità e leggiadria , al soffio di un intimo canto, un pensiero, un sentimento . Sonia ha la Poesia nell' anima.
    Bella ,fra le altre, la poesia " Fratello.." intensa dell' amore più grande, quello che abbraccia il mondo, l' umanità. "il viaggio dove la mia terra finisce" , ha limiti vasti, vasti orizzonti: ovunque si abbracci un fratello. "Non hanno colore le madri. Le terre" . Brava Sonia, grazie a te ed Antonino per questi preziosi momenti.

    RispondiElimina
  5. poesia che mi cuIia queIIa di sonia. Non scriverò di più fino a che non mi compro una tastiera nuova.

    RispondiElimina
  6. L'autrice si esprime anche in questi componimenti con disarmante leggerezza, nulla è sprecato, nulla si concede ad esercizi stilistici; tutto il suo dire sembra svilupparsi nella continua ricerca di una dimensione che sta, e sa dialogare, tra lo spazio temporale e quello spirituale, e riesce attingendo a radici di sofferenza - attraverso un processo purificatore - a trasmettere con bellissime immagini tutta la sua poetica. Ci parla di “cose che hanno la trasparenza della luce”, e invita a lasciare
    “che piovano
    i fiori del Tiglio.
    Profumano l'aria
    e non fanno rumore”

    in queste liriche di ampio respiro i verso fluisce con intensità poetica, qui nessuna foglia si abbandona alla terra senza fertilizzarla.
    Grazie a sonia e grazie ad Antonino Caponnetto per aver dato spazio a questa autrice.

    RispondiElimina