venerdì 6 luglio 2012

LORENZO POGGI - DIECI POESIE




Lorenzo Poggi è nato a Roma il 21 marzo del 1943, dove vive tutt’ora. Laureato in scienze politiche, è stato per oltre venti anni capo redattore e responsabile di produzione della “Guida delle Regioni d’Italia” un grosso annuario di informazioni anagrafiche sulle principali strutture regionali in tre volumi e oltre 4000 pagine. Successivamente, per dieci anni, è stato direttore responsabile della “Guida ai Governi Locali”, tutto incentrato sugli organigrammi politici e amministrativi di regioni, province e comuni. Dismessa questa attività, l’autore è tornato alla sua vecchia passione, la poesia, che già aveva rallegrato la sua prima gioventù. L’attività poetica è iniziata (o ripresa dopo cinquant’anni) nel dicembre del 2009 e si è concretizzata nella produzione di oltre 650 poesie tutte pubblicate sul sito poetare.it e, successivamente, anche sul sito di Poetry & literature e sul Cantiere poesia. Per soddisfazione personale ha dato alle stampe (grazie al servizio book on demande della grafica elettronica – collana autori inediti), nell’ottobre 2010, febbraio 2011, settembre 2011 e febbraio 2012 rispettivamente, le quattro raccolte dai titoli “Sassi Sparsi”, “Sussurri e Grida”, “Il cielo che aspetta”, “La luna nel pozzo”.

Il cammino, nella mia poesia, si fa senza mediazioni, senza infingimenti, avendo come metro la natura che non inganna e non può essere ingannata. Contando mentalmente le idee durante il cammino ed archiviandole come pietre a prova di schiettezza e sincerità.
Perché così mi piacerebbe fossero considerate le mie poesie: schiette e sincere ma pesanti come pietre che colpiscono e fanno pensare.
Si va dallo scavare senza pietà dentro sé stessi, ai pensieri suggeriti da una realtà spesso crudele, dalla ricerca della pace interiore, ai temi dell’attualità politica e sociale. È mia intenzione, infatti, usare la poesia per eliminare le tante maschere che servono a fuorviare la mente in modo da non distinguere tra recita e realtà.
È poesia per far pensare, è poesia che va letta e riletta. È, come dice Tinti Baldini, “Grazie Lorenzo per non lasciarci dormire.”
L. P.








Anima in pena 




Vago
su rive espanse
costruendo castelli
[vittime sacrificali]
all’ingordigia del mare.


Vivo
separato da me
insieme allo scafandro
[nuova pelle]
della mia indolenza.


Posteggio 
l’anima in doppia fila
vicino ai cassonetti
[zona rimozione]
della mia spazzatura.


Ascolto
perplesso il rumore dei fiori
quando s’incrinano spenti
[una rosa nel vaso]
nel coccio della memoria.


Poi, ancora ...
torno a mischiare le mani
nella terra dei sensi
rischiarando di fuoco
la sera del mondo. 






Ballata mistica 




Dagli stipiti tinti di appoggi di secoli 
scivola un’anima a terra.
Occhieggiata da foglie corinzie
rivestita dal tappeto del tempo
corre libera nel suono del vento
adagiando le palme su ritorte preghiere
e scalciando selvaggia il mare d’inverno.


Dalla navata centrale forte s’alza il canto
per ricomporre un rosario dal filo spezzato
cigolante tra legni sconsacrati di scranni.
S’eleva  la musica ma suona stonata
sfiorando cariatidi che non sorreggono niente
e diavoli pronti nel fondo d’un pozzo.


Si cerca il perdono in cima ai pensieri
tra campane e folate dell’aria che intorno
ritorna su albe e tramonti segnati 
da troppi tratturi e cadaveri a terra. 






Bucolica 




L’orecchio s’allarga 
su campi indolenti
a cogliere versi
portati dal vento
deviati su cuori
incisi su tronchi.


Suonano campane 
l’ora della sera
riposi agognati
richiamo d’armenti
zufolii dolci
nell’aria pastello. 


Il cielo scolora
ritornano stelle
diamanti di notte
su nero velluto. 






Cambio di stagione 




Ho appeso gli abiti smessi
ed ho aperto gli armadi
ai frutti di bosco,
alle rose selvatiche,
al verde dei prati.
Ho trovato camicie  
appena distese
e creme già pronte
a prendere il sole.
Ho scovato
sandali inariditi
e vecchie scialuppe
da sistemare.
Ho salutato odori lasciati
in fondo al cassetto
d’estate
e puzzle di tempo
da ricomporre. 
Ho temperato matite 
nella cruna dell’ago
pronto a riscrivere
una nuova stagione. 







Cose di casa 




Ho aperto un cassetto
foderato con carta da parati
ma vuoto dentro.
*
Un vecchio paio di scarpe
m’aspetta in soggiorno
perché apra finestre
e lasci entrare l’aria del mondo
come quando s’usciva
col cane a guinzaglio.
*
Ho acceso un tg alla ricerca di scoop,
avverte che s’è perso un ventaglio
della regina di Saba ma che forse
è rimasto incastrato nel mar dei coralli.
*
Ho preso un libro incollato alle mani
senza poterlo sfogliare,
poi ho incontrato
scatole di scarpe piene di gente
in attesa d’un saluto.
*
Ho girato i soliti angoli
ho sbattuto i soliti stinchi
ricordando l’ennesimo santo
scrutando il soffitto.
*
M’aspetta in cucina un caffè strozzato
che stupido bolle di sé, 
la tenda è sempre storta,
fuori è la solita solfa. 







Di tutto un po’ 




Di vaghi dolori son piene le fosse,
di pochi avanzi si nutre il destino,
di tutto a puttane son pieni gli spigoli,
di senza schermo non c’è niente di vero,
di voci ataviche è rimasto il colore,
di spot alla moda c’è rigurgito e vomito,
di senza tetto è colma la storia,
d’intelligenze vivaci s’imbellettano specchi,
di parole sprecate s’intrecciano arazzi,
di buona volontà è lastricato l’inferno,
di lingue biforcute ci son gare nei vicoli.


Adesso, attendendo il treno che passa
su finti binari istoriati di greche
e filanti graffiti a scalfire pensieri,
uniformiamoci bene nei vestiti degli altri
per vendere fandonie al tempo che passa
e tragici rolex al capo stazione. 







Il mio angolo buio 




Un saluto dall’angolo più buio
della mia stanza immaginaria,
fatta di pavimento ondeggiante
e di tralci di vite appoggiata
e l’odore del tempo
impolvera ogni cosa.
Mi spengo sulla sedia spagliata,
guardo il soffitto annerito,
vorrei volar fuori.
Spandermi ovunque c’è luce. 

 





In palestra 




Vado nella palestra dei sogni stamane
a gesticolar risvegli muscolari
dimenticati dentro un giornale spiegazzato.
Mi allenerò per bene per inchiodarmi di sera
e scendere a patti tra la folla.
Poi ancora a stiracchiare idee recalcitranti
e fondi di bottiglia col vuoto già perso
nei meandri allucinati di percorsi senza meta.
Solleverò inutili pesi per scaricare la coscienza,
e ballerò al ritmo del diavolo in apnea.
Pedalerò affranto senza perdere neanche un metro,
correrò invano su e giù sui miei piedi,
fermando spazio ma non il tempo. 

 





Incertezze 




In punta di piedi
su calzari di seta
a riveder le rive
di salici piangenti
con spiagge di sole
disseminate tra sassi
onirici levigati a mano.
*
Rovistare il cestino
delle carte pulite
a rimestare aborti d’idee
speranze deluse
circuiti in corto
attese d’un dopo.
*
Permettere a un filo
di farsi gomena
lasciata sul molo
e veder partire
mille petali bianchi
verso l’ignoto. 

 





Incontrare poesia 




Ho bisogno di note acute
per entrare nel giardino
dove dimenticare le rose
e sentire la voce fresca
delle acque che rimbalzano
tra le gote di marmo rosso.


Sul davanzale attendono gerani
ridenti al mondo
che nascondono rami ingialliti
di sorrisi spenti.


Ma la casa
esce dalla finestra aperta.
Si legge sui muri la storia
di un diario sfogliato
da occhi indiscreti.


E poi ...
Ci saranno saluti di foglie
e frasi sui tronchi
a incider la vita 
come se fosse eterna.  
















3 commenti:

  1. Tutte le ragioni del far poesia sono, in Lorenzo Poggi, chiare, precise ed esplicitamente dichiarate. Esse ne costituiscono – in questa fase cruciale della propria vita - la scelta, l’impegno, sia poetico che morale, sia civile che umano, purché si aggiunga la necessità interiore ed emotiva, il non potersi, il non volersi sottrarre all’imperativa forza della Poesia. E per quanto il mestiere o l’arte del poeta sia ormai una concreta, reale conquista, ma anche un affinamento costante, c’è in quell’imperativo interiore tutto il complesso talento che in Lorenzo ha ormai la sua cifra distintiva, la sua propria luce, forma e bellezza, la sua propria variegata ricchezza di contenuti. E tutti questi, che sono gli aspetti del fare, appartengono sempre e soltanto alla vita del Poeta, a quanto intensamente, consapevolmente, vicendevolmente egli la viva.
    A. C.

    RispondiElimina
  2. Trovo queste poesie profonde e sentite. Si evince una necessità che da' spazio a immagini vissute e visionarie... grazie Antonino

    RispondiElimina
  3. mi piace il modo di esprimersi dell'autore,sa di...vero, niente è artificioso,nemmeno le visioni.

    RispondiElimina