lunedì 30 luglio 2012

Daìta Martinez e Sebastiano A. Patanè leggono: (ma poi è domenica), di Daìta Martinez





Daìta Martinez è nata a Palermo, ove risiede.
Segnalata e premiata in diversi concorsi ha pubblicato in antologica con LietoColle, La Vita Felice, Mondadori, Akkuaria. È autrice dei testi in video tour Kalavria 2009.
(dietro l’una) è la sua opera prima, edita LietoColle, 2011, segnalata alla Quinta Edizione del Premio Nazionale di Poesia “ Maria Marino ”.
Suoi inediti sono stati segnalati dalla giuria del Premio poetico “ Ossi di Seppia ”, 2011.
Suo racconto inedito è stato segnalato dalla giuria del Premio di narrativa “ Ossi di Seppia ”, 2012. 


Dalla prefazione al libro: (dietro l’una), LietoColle. 2011 

« […] Daìta dominata non è, né dai tempi né dal continuo faccia a faccia con la poesia, che paradossalmente contiene il trauma e la sua cura. Se un poeta deve spingersi oltre le proprie forze, anche a costo di lasciarci la pelle, lei lo fa. […] 

Con questo viaggio lo spazio e il tempo si fondono in una ricerca che evidenzia l’evento di molte pagine, soprattutto là dove si ascoltano i rumori e le voci di una terra, di un suolo abitato, in questo caso la Sicilia. Palermo. Luogo di calori, mari agitati e burrasche, di fughe e amori eroici, di canti suadenti, di spade e scudi. […] 

Non so quanto Daìta abbia avuto presente l’opera di Celan, nell’individuare la propria forma grafica, attenta ai particolari timbrici e spaziali, alle asperità, e alle corrispondenze vitali che sicuramente – come nel poeta ucraino – hanno avuto a che fare con la composizione. Ma una sorta di geologia del corpo, dentro (dietro l’una), ci indica passione per la realtà, uno stare dentro la storia dell’uomo e della donna, secondo destini d’esilio che li accomunano. […] 

Il gioco delle parole, le acrobazie tanto disincantate ma amate da questa poetessa, […] vogliono prospettare un futuro produttivo. Dove dentro ci stanno la ricerca e l’emozione, la denuncia e i fatti di concretezza, ma prima di tutto l’irriverente semplicità della prima elementare creazione. »

Elio Grasso



Sebastiano A. Patanè, nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ’80, quando fonda il centro culturale e d’arte “Nuova Arcadia”, salotto di poesia e sede di numerosi reading. Presente in diverse riviste ed antologie nazionali ed internazionali del periodo, alla fine degli anni ’80, primi ’90, dopo la separazione dalla moglie, abbandona la scrittura e comincia a viaggiare per il mondo. Quindici anni dopo, nel 2008, riprende a scrivere con l’intenzione di non smettere più. 


Sue poesie sono rintracciabili su diversi autorevoli blog tra cui Poetarum SilvaLa stanza di NightingaleLarosainpiùIl giardino dei poeti e Neobar. Nel 2010 la Clepsydra Edizioni di Anila Resuli ha pubblicato “Poesie dell’assenza” in E-book. 














è nato spiaggia 
l’avorio che asciuga i piedi 
nel sussurro che contiene 

foulard 
il sonetto privato 

: solo all’alba 

e la carne rimasta nel sangue 
tra l’imprudenza e il salmo 
selvaggia successione degli orari 

: lingua 

come masticano le parole delle donne 
dallo scialle inclinato e gli occhi insorti 

: placenta 

così è istante 
quel luogo che non principi 

: doglia 

(ma poi è domenica) 

e non di sillaba 
la piena scorza 
del solfeggio 

ed è sultana la pelle 
stelo di una distrazione corporale 

come un pentagramma musicale 
il mare 

: nella sera 

assenza alloggia 
quasi velario di versioni 
tra i tendini accennati delle onde.




                                                                  da: (dietro l’una), LietoColle, 2011










6 commenti:

  1. Scriveva così Ludwig Wittgenstein a proposito, non solo della propria punteggiatura “discorsiva”, ma anche riguardo alle regole “grammaticali” da lui usate nel formalizzare simbolicamente le proposizioni logiche, i loro teoremi o le più semplici relative implicazioni: « Con i miei numerosi segni d'interpunzione in realtà io vorrei rallentare il ritmo della lettura. Perché vorrei essere letto lentamente. ». Ma cosa c’entra Wittgenstein con la poesia di Daìta Martinez? Io direi che c’entra molto, se non altro per questioni di metodo. A quanto capisco e sento di questa Poesia (che ho iniziato a leggere là dove ho potuto, spinto dall’occasione datami da questo post) i versi di Daìta tendono, per la loro stessa struttura ad amplificare l’istante, a far scorrere con grande lentezza il tempo poetico e ad amplificarne lo spazio. Daìta, al contrario di Wittgenstein, non ha bisogno di molti segni d’interpunzione, perché ha gli “a capo”, le parentesi, il punto alla fine dell’ultimo verso e, spesso, i due punti a inizio verso (su cui torneremo). Ma, come – e al di là di – Wittgenstein, Daìta – nei suoi stupefacenti versi – riesce davvero a rallentare il tempo, ad amplificare lo spazio, ad attutire e, appunto per questo, a rendere più intimo e intenso non l’impatto ma l’incontro con la realtà (oserei parlare di totale immersione in essa e di identificazione con ogni elemento che la costituisce, sia esso umano, animale, vegetale o, per così dire, cosale)… Avevo però promesso di tornare ai due punti di inizio verso: essi certamente stabiliscono una sorta di continuum con il non-detto, cui però consegue, come precisazione o completamento la rimanente parte del verso. Dunque il non-detto, viene maieuticamente aiutato a essere riconosciuto attraverso i due punti di inizio verso, che acquistano così la dignità propria di un significante, che ha funzioni socraticamente chiarificatrici, è il medium attraverso il quale il non-detto, o perfino l’indicibile, può essere “pensato”.
    In questo affascinante video, accompagnato da una musica che sto anche adesso ascoltando, ci sono due voci magistralmente sensibili: Quella di Daìta Martinez, che non conoscevo prima, e quella, a me più che nota, di Sebastiano A. Patanè. La prima parte è di Daìta e la seconda è di Sebastiano, ma il passaggio del testimone fra la prima e il secondo dei due atleti avviene sulla vibratile parola “placenta” che, fra molti dei mammiferi è difesa e un nutrimento per i nascituri ma, subito dopo la nascita dei piccoli, la placenta si fa nutrimento anche per la madre che ha partorito. E questo ha significati profondi in questa poesia ma, credo, anche nell’intera, complessa, affascinante poetica della nostra Autrice.
    Non fosse stato per questo video e per l’appassionatissimo e appassionante dicitore che è Sebastiano, avrei perso una delle mie più grandi occasioni conoscitive. Ringrazio per questo Daìta e Seb… Ma già immagino altri post, su questo blog, per l’una e per l’altro.

    A. C.

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  2. grazie, antonino
    del / nel senso di parola che scrivi .

    e sebastiano
    per essersi condiviso, voce .

    . daìta .

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  3. Indiscutibile la riflessione di Caponnetto sulla strutturazione poetica di Daìta Martinez, poeta che ammiro anche oltre la scrittura. A conoscerla ci si accorge di quanto lei stessa è poesia nel gesto, nella cadenza, nello stesso parlare! Antonino Caponnetto ha colto quelle particolarità che fanno della Martinez e di Wittgenstein due opposti che ottengono lo stesso risultato percorrendo territori poetico/lessicali/strutturali assolutamente diversi.
    La scelta di virare la timbrica sulla parola "placenta", come fa notare il nostro ospite, non è casuale, ma determinata dai motivi ancestrali già descritti. Personalmente spero di continuare il cammino poetico intrapreso con la Martinez con questo video, anche se già in scrittura qualcosa è stata fatta (http://parolibera.blogspot.it/2012/05/canto-di-maggio.html)
    Per me è un onore lavorare con Daìta così come lo è trovarmi in questo blog gradito passeggero.
    Grazie Antonino, grazie Daìta|

    Sebastiano

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  4. Mi sembra di intravedere in questa poesia di Martinez Daita la sua sicilianità, la Sicilia e le sue donne dalla "pelle sultana" e la carne "rimasta nel sangue tra l' imprudenza e il salmo " e la musica del mare, nella sera, pentagramma musicale delle onde rievocanti un' assenza, una lontananza. Versi che hanno un' intima voce, da ascoltare al di là delle parole.

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  5. Questa è Poesia!Essenziale, pura, mi ha colpito dai primi versi. Complimenti a Daìta Martinez per la poetica di grande spessore, davvero notevole lo stile e la forma espressiva. La voce di Sebastiano A.Patané ha dato ulteriore fascino ad una lirica stupenda.

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  6. poesia, versi che ti portano oltre, un oltre che ognuno veste come vuole, che ci da incipit infiniti e scruta mille cieli. Una profondità accentuata dai due punti: porte lasciate aperte. I tendini del mare finali legano tutto il sentire in musica. Mi piace Daìta, che sto cominciando a conoscere, e la lettura di Sebastiano, come sempre, mi incanta.

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