lunedì 18 giugno 2012

SEBASTIANO A. PATANE' LEGGE "PENSERAI DI ME..." DI SONIA TRI






Notizia autobiografica:  

Sono nata nel 1969 a Pordenone. Qui si è svolta e si svolge tutta la mia vita. Di particolare importanza per la mia crescita emotiva, gli anni della malattia, che cambiano il corso delle cose e lasciano un nuovo desiderio di comunicazione. Ciò porta alla collaborazione con riviste per l’infanzia e ad un nuovo modo d’intendere e scrivere la poesia. Nel tempo libero mi diletto anche in piccoli lavori di prosa, grazie ai quali si crea un primo contatto con il pubblico. 


Di Sonia Tri ci siamo già in precedenza occupati ( si veda:  SONIA TRI - OTTO POESIE INEDITE  ,  SONIA TRI - «SE IL SOLE SCIOGLIESSE...» - ANCORA OTTO POESIE INEDITE  e  SONIA TRI - «GUARDA LE MIE PAROLE...» - DIECI POESIE INEDITE )




Sebastiano A. Patanè, nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ’80 quando fonda il centro culturale e d’arte “Nuova Arcadia”, salotto di poesia e sede di numerosi reading. Presente in diverse riviste ed antologie nazionali ed internazionali del periodo, alla fine degli anni ’80, primi ’90, dopo la separazione dalla moglie, abbandona la scrittura e comincia a viaggiare per il mondo. Quindici anni dopo, nel 2008, riprende a scrivere con l’intenzione di non smettere più. 


Sue poesie sono rintracciabili su diversi autorevoli blog tra cui Poetarum SilvaLa stanza di NightingaleLarosainpiùIl giardino dei poeti e Neobar. Nel 2010 la Clepsydra Edizioni di Anila Resuli ha pubblicato “Poesie dell’assenza” in E-book. 


Di Sebastiano A. Patanè ci siamo già in precedenza occupati ( si veda:  SEBASTIANO A. PATANE' - QUATTRO POESIE INEDITE  e  SEBASTIANO A. PATANE' LEGGE "NICA" DI NINO MARTOGLIO )











Penserai di me...




Penserai di me,
che c’è stato un tempo
migliore.
Un’estate di gelsi
e sassi bianchi
vicino all’acqua dei laghi.
Penserai di me
che il cielo
si stacca dal muro
e gli uccelli non sanno
dove volare.
Che piango di notte,
quando nessuno
mi vede
e la notte non 
ci fa caso
perchè è sola
da sempre.
Che tutto ha un senso
comunque
e vive e ama.
Questo voglio
tu pensi di me















6 commenti:

  1. Un poeta che legge un altro poeta, ma qui - e nel caso particolare - si tratta di Sebastiano A. Patanè che legge Sonia Tri, e per me la concomitanza costituisce un vero e proprio evento poetico o forse una sorta di raro fenomeno naturale, qualcosa come una molteplice eclissi, dove solo l'andirivieni di certe frequenze luminose permette di cogliere la realtà poetica attraverso penombre e abbaglianti luccichii, che hanno in sé la magia e la splendida bellezza d'una caleidoscopica aurora boreale.
    A.C.

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  2. Sono d' accordo con te Antonino . E davvero solo un poeta può leggere con tanta intensità e partecipazione emotiva una poesia. Una poesia vera, di quelle che Sonia sa così bene esprimere: un volo d' ala affidata al soffio leggero dell' anima. E' stato un vero piacere acoltare.

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  3. Bravo Sebastiano, come sempre,e molto bello il testo di Sonia.

    un saluto

    mm

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  4. Una profonda interpretazione di Sebastiano Patanè che completa l'ottima scrittura poetica di Sonia Tri, applausi ad entrambi.

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  5. “...Che piango di notte,
    quando nessuno
    mi vede
    e la notte non
    ci fa caso
    perchè è sola
    da sempre”.
    (s.t.)

    Dialogo intimistico eccellente, opera della poetessa Sonia Tri. Tramite il tema ricorrente della “rimembranza” rivive in forma di dialogo, luoghi, sentimenti, a volte forti, a volte a tinte tenui, immagini di un passato che non sarà più. Come gran parte della sua opera, la poesia della Tri permette una immedesimazione totale, tramite espressioni a volte vaghe ed indefinite.
    La dimensione del ricordo stimola la tensione emozionale tra presente e passato, ove il sentimento vince la ragione, per lasciarsi andare ad un velato pessimismo. Tuttavia non concede spazio all'illusione di un ritorno al passato, vivendone solo la carezza nostalgica, mantenendo i piedi saldamente a terra e fuggendo la felicita disillusa.

    Rocco Fodale

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  6. Davanti a questo profondissimo testo di Sonia e ad un'interpretazione unica come quella di Sebastiano Patanè, non mi sento degno di fare un qualunque commento.

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