giovedì 7 giugno 2012

NABIL MADA - « PERCHÉ MAI NON È MURMURE... » - SETTE POESIE






Notizia bio-bibliografica 

Nabil Mada (Salé, Marocco 1983) è poeta, traduttore e docente di lingua italiana. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: “ L’amarezza d’espressione ”, “ Il groviglio dell’essere ”, e “ Salé ” edite, con il testo a fronte in lingua araba, nel 2012 da « Effigies » ad Urbino a cura di Gabriele Amadori. Nel 2011 ha pubblicato per Transiti Poetici a Napoli “ La vita senza vivere ”, “ Lo spazio geometrico ”, “ Come il vento ” e “ Memoria di un poeta ” a cura di Giuseppe Vetromile e Alessandro Canzian. “ A mia madre ”, “ Ti ricordi della voce ”, “ Lettera a mia madre ”, invece, sono ormai leggibili, con una auto-traduzione in lingua araba, nell’antologia “ L’Amore del Giglio ”, uscita nella Collana Scilla presso Samuele Editore a Pordenone nel 2010. Quest’antologia è curata dalla poetessa e scrittrice italiana Maria Luisa Spaziani. 



Di questo Autore ci siamo occupati qualche tempo fa ( si veda:  NABIL MADA - SETTE POESIE INEDITE )








TI RICORDI DELLA VOCE... 



Ti ricordi della voce
Al di là dalle moschee.
Cosa dicevano le ragazze intorno a te
Bisbigliando il tuo nome
In altre parole, in un’altra lingua
Ormai indecifrabile? 


E d’un tratto la vita
Si ferma a istanti
Mentre la voce echeggia in nero
Abitando gli angoli. 


E il corano, il muezzin che chiama
L’ultima preghiera
Pare chiamare l’ “ ultima speranza ”. 


Chissà se Dio sussiste ancora in te,
Nei giorni in cui subito
Si assoggetta il tuo essere
A quantità infinite e aggrovigliate
Di tante, ma tante questioni a cui non vedi
Semplici risposte. 


È come chi non coglie l’oltre
L’essenza degli oggetti circondanti
Come chi accecato
Dalla fumosa freccia
Di follia
Che negli occhi
Uccide i colori
E nel cuore spegne la sensazione
Di una signora che sta per
Sbagliare. 



in: AA.VV., L’amore del giglio,  prefazione di Maria Luisa Spaziani, 
Samuele Editore, Pordenone, 2010. 





L’amarezza d’espressione 



In voci silenziose ti raffiguri,
In un aggettivo
Per salvarti
Dall’amarezza d’espressione
O dalla cattiveria di pensare
Una vita finita
Senza nemmeno iniziare.
Ahimé quanto è assurda
La verità che per ciascun essere
Una memoria esista!
Vagheggia nel gioco
D’oblio,
Nel senso nientifico
Dell’essere-stato
E del non poter più essere
Innocenti
Come prima. 



da: L’amarezza d’espressione, a cura di Gabriele Amadori, 
poesie auto-tradotte in lingua araba, Effigies, Urbino, 2012. 





Il groviglio dell’essere 



DENTRO un groviglio
Di pensieri disperati
E stranamente
Abituati, l’animo
Seguito da tutto il bello
E innocente istinto 
Si crogiola. 


Dire che oggi smetto
E ricominciare l’indomani:
Stessi errori, stessi vizi, stessa vita
di un allora. 


È vita anche quella dentro l’errore,
L’orrore di cercarsi
Nel nonnulla dell’essere,
Tra gli angoli oscuri
Di una ignota stagione
Come ti è ignoto
Il caldo d’estate,
Il freddo invernale,
Tutto il resto di una vita
Morta
Nelle alte
Stanze. 


Oh, cara speranza!
Inutilmente
Ti accarezzo
Senza poterti toccare,
Sei sacra tra poche gioie
perdute nell’orizzonte macchiato
Di vizi sorridenti,
Di desideri, soavi desideri
Del voler mancare
E per sempre. 



da: Il groviglio dell’essere, a cura di Gabriele Amadori, 
poesie auto-tradotte in lingua araba, Effigies, Urbino, 2012. 





SALÉ 



Eppure siamo cambiati
Di fisiologia e di umori,
L’animo è spesso perturbato
Ed irrequieta la sensazione
Di chi una memoria
Ti cerca nel sospiro degli alberi. 


A te
SALÉ,
O benedetta città,
Non chiedo lineamenti
Quando nel tormento capriccioso
Come sposa ti vesti di silenzio,
Come un ricordo
Tradito dal tempo. 


Chi sei tu tra gli esseri,
Tu che di tanto in tanto appari e scompari,
Una donna o un volto solo
Che per sempre sfugge? 


Sei nata tra due sponde
Di un caldo nome “ Boureghreg ”:
Il fiume che si nasconde inebriante
Tra un bianco-celeste di sepolcri.
Nel fumo tu subito svanisci
Come i sogni dei bambini. 


Questo oggi se dovessi disegnare
Il tuo ritratto,
Desidereresti
Non essere stata,
Ri-darti un nome e
Un paese
Ove presto
Potrai rinascere. 


Ma qui sono destinato a tornare
Senza riconoscerti, e forse
Questo è il tempo che passa
E con sé tutto porta,
Ma a volte non basta il vento
Per accettare l’inverno? 


     Salé, Salé, Salé... 



da: Salé, a cura di Gabriele Amadori, 
poesie auto-tradotte in lingua araba, Effigies, Urbino, 2012. 





Se per chiamarti Dio 



La penna dice e non chiarisce
Quanto sono fragile
Dentro questa polverosa
Ostilità dell’Uomo. 
Spesso fumo le idee
Come le ossa di un cadavere
E non so
Se per chiamarti Dio
Ho bisogno di parole. 

Ho in mente una verità assoluta
Ma sono relativo,
Ho bisogno di un cielo poco chiaro
Per credere ci sia estate.
Ho bisogno del tuo odore
Per credermi stanco.
Ho bisogno della vita per credermi morto
E della morte per credemi immortale.
Ho bisogno del nonnulla
Per poter creare, scrivere, corteggiare,
Farneticare, amare
e scivolarmi verso l’infinito.





Voce di un martire 



Una favilla di chi si è bruciato
Al freddo di una terra impazzita,
Qualcuno al microfono scintilla:
“ Vi ho capiti andate via ”. 

No, non è facile l’esercizio
Spegnere la voce libera dell’uomo,
Martiri di pane e onestà
Gridano: è ora
Di coltivare l’Uomo e
Dare senso al vento. 

Perché mai non è murmure
Che vi opprima, no, ma
L’uomo
Che 
si crede
Eterno. 



Dedicata a Mohamed Bouazizi: 
un martire che ha rivoluzionato la storia del mondo arabo.





Lo schermo del dolore



Prima eri uno scivolo
Di sentieri spumanti,
Ora non sei che un reame
D’immagini frantumate sul cielo.
.
Lo schermo del dolore
S’insinua nei fotogrammi
Della vita.
.
“ Homo Sapiens ” si chiama
Il dio illuminista.
Buttatelo nell’olio
Sopra la torre parigina.
Osservatelo a poco a poco
Scivolare in silenzio e
Ascolterete l’urlo frivolo
Di questo secolo brulicante
Perché nessun idolo, nessuna ideologia
Ormai ci basti.















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4 commenti:

  1. Nabil Mada è qui ospite coi suoi versi per la seconda volta, e posso certo dire che i sette testi qui pubblicati mi consentono di accostarmi maggiormente alla sua poesia. Mi pare che il suo Lόgos poetico (dove "Lόgos" è simultaneamente: "Parola", "Pensiero", "Discorso", "Razionalità"...) appaia ora più definito e profondo. Questo mostrano anzitutto i tre testi ultimi nell'ordine, e forse anche nel tempo: essi sembrano indicare una strada e una meta più precise e decise, anche se "La penna dice e non chiarisce / Quanto sono fragile / Dentro questa polverosa / Ostilità dell’Uomo". Anche se le idee vengono annebbiate da un fumo denso: "Spesso fumo le idee / Come le ossa di un cadavere / E non so / Se per chiamarti Dio / Ho bisogno di parole". Ma, come si vede in "Voce di un martire", non è facile al poeta pervenire alla verità e alla giustizia, come non è facile per i nemici dell'Uomo perseverare nella menzogna e nell'ingiustizia, perché il Martiri si è già levato, perché il Poeta fa riecheggiare questo grido attraverso il suo pensiero, la sua parola, il suo discorso sul mondano e sul divino, sul finito e sull'infinito, la sua ragione razionale, le sue umane eppure sacre verità: "No, non è facile l’esercizio / Spegnere la voce libera dell’uomo, / Martiri di pane e onestà / Gridano: è ora / Di coltivare l’Uomo e / Dare senso al vento // Perché mai non è murmure / Che vi opprima, no, ma / L’uomo / Che / si crede / Eterno. Anche la presuntuosa finitezza di ogni potenza e prepotenza umana appare come un nemico del quale, però, il Poeta cerca di dare (rivolgendosi a questo Occidente appesantito e ormai caduco) consapevolezza e coscienza di sé. In "Lo schermo del del dolore" Nabil dice: "... // 'Homo Sapiens' si chiama / Il dio illuminista. / Buttatelo nell’olio / Sopra la torre parigina. / Osservatelo a poco a poco / Scivolare in silenzio e / Ascolterete l’urlo frivolo / Di questo secolo brulicante / Perché nessun idolo, nessuna ideologia / Ormai ci basti". Se la Poesia di Nabil Mada io la scrivo qui con la maiuscola, è perché credo nell'impegno del Poeta come tale, proprio oggi, che il nemici dell'Uomo indossano paramenti sacrali mascherati, ma tuttavia sfavillanti, abbaglianti, scintillanti, come per accecare lo Spirito e l'Intelletto di tutti quanti noi.
    Grazie, Nabil, e che sempre fioriscano i tuoi versi.

    Antonino Caponnetto

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  2. Errata Corrige al mio commento precedente:
    Verso la fine del settimo rigo: sostituire "perché il Martiri si è già levato" con: "perché il grido dei Martiri si è già levato".
    A.C.

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  3. Sono poesie molto belle. Lucide, intense, taglienti, coinvolgenti. E in più aprono a un'interculturalità che non è antropologica né storica, ma, come dire?, di intensa reciprocità cognitiva e, ancor più, emotiva. Le ragazze che ti guardano nei pressi della moschea è proprio te che guardano. E tu ti accingi a toglierti i sandali per la lavanda dei piedi, prima di andare alla preghiera. E così anche Salè, "città benedetta", ha perso la sua identità - che è quella dell'orgoglio civico e della nostalgia, non diversamente per quei "luoghi" dolci e magici dove riposano le radici delle nostre città della memoria. Certo Salè sarà fisicamente assai diversa da Gorgonzola, ma nei luoghi dell'interiorità e della poesia la differenza non è poi forse così rilevante. Indipendentemente da quella fra le "cinque dita di Dio" (le cinque grandi religioni rivelate) costituisca il nocciolo dal quale sono cresciute la personalità, la storia e la poesia di Nabil Mada, c'è la sua sensibilità di uomo moderno (in questo senso, e forse solo in questo senso "laico") a stabilire un ponte tra storie, esperienze, credenze diverse

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  4. Ricordo questo poeta , che oggi ci riproponi in nuove poesie. Mi piace , si avvicina molto alla nostra mentalità. Nella poesia "Se per chiamarti Dio" , per esempio, quando si esprime dicendo :" Ho in mente una verità assoluta, ma sono relativo" . E tuttavia il poeta non cessa la sua ricerca di qualcosa di alto in cui credere per poter "creare, scrivere, farneticare, amare...". Nella poesia "L' amarezza d' espressione" c'è la consapevolezza della vita che ci sfugge quasi non l' avessimo mai vissuta. La cerchiamo nel gioco della memoria per illuderci della continuità dell'esistere, di possedere una vita. Ma non è che la vita finita, l' essere stato. Un poeta capace di intensità di pensiero e di espressione.

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