lunedì 25 giugno 2012

EMILE EDANG - QUATTRO POESIE




Notizia autobiografica: 

Mi chiamo Emile Edang. Sono nato in Camerun, vivo in Italia dal mese di agosto del 2009. Studio Comunicazione Turistica e dell’Impresa all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Fin da bambino, mi sono sempre sentito poeta nell’anima, ascoltando spesso il grido solitario del vento o contemplando, nei pomeriggi silenziosi, le forme strane disegnate dalle nuvole. Il passo decisivo però si compie una decina d’anni fa, in un particolare momento difficile della mia adolescenza. È stato lì che, sulla mia via di Damasco, sono stato illuminato dalla luce della Poesia e, da quel momento, scrivere per me è diventato come respirare: una necessità. 


Nota del blogger: 

Delle dodici poesie che Emile Edang mi ha inviate per una eventuale pubblicazione su questo blog (in questo post viene presentato un terzo dei testi propostimi) solo due, Poesia fai da te e L’evento dellamore, mi si presentavano come testi originali in italiano, mentre le rimanenti poesie erano tutte in originale francese e molte di queste si presentavano accompagnate dalla traduzione in italiano. Mi sono preso la responsabilità, laddove la traduzione era ancora abbozzata, o dove la versificazione data nella traduzione risultava modificata nella metrica rispetto a quella francese, di mettervi mano, completando il più coerentemente possibile la traduzione e/o adeguando al verso lungo francese il metro dei versi dati in traduzione. Dei testi propostimi, qualcuno ho ritenuto opportuno tradurlo di sana pianta. 
Ai lettori-visitatori di questo blog credo di poter promettere che i dodici testi a cui ho fatto riferimento verranno qui pubblicati totalmente a gruppi di quattro. Anche se un paio di testi importanti sono ancora da tradurre. E per questi chiederò allo stesso Emile Edang di propormene lui la traduzione.
Antonino Caponnetto 





1 - POESIA FAI DA TE




Vorrei spingermi in alto come un uccello
Estrarre il sole dalle viscere del cielo
Per piantare il suo calore in eruzione
Nella terra fredda della nostra civilizzazione

Vorrei scrivere il linguaggio della pancia
Ogni brivido che mi batte nel cuore
Predicare una poesia fai da te
Una poesia senza regola, senza scienza
Ma con una coscienza

Sono la voce che grida nel deserto
Del mondo globale
A tutte le anime in esilio
Il ritorno nel paese natale dell’emozione

Davanti al catechismo del progresso
Ai preti di convenzione che sussurrano
Un evangelo di compassione senza passione
Io, o popoli vi proclamo il vangelo delle mie emozioni
A tutti coloro che vivono solitari
Con un pezzo di sole in pezzi nel cuore
A questi che corrono tutta la vita
Solo per esistere 
A tutti voi che scrivete nel silenzio dell’esistenza
Le ingiustizie della vita
A te sguardo lacerato, dignità calpestata
Che non aspetta più della vita che la morte
Anch’io sono venuto, ho visto
Sono venuto, se solo avessi saputo
Sono venuto come voi solo per soffrire
E trascrivere ogni dolore come un segno
Per questa storia senza sogno
A tutte le vite indesiderate dal grande villaggio
Storie anonime sulle pagine confuse della civiltà umana
A te soffio che mi abbraccia
Come il vento nel deserto
La luce di un sorriso
Quando si perde il mio passo
Anch’io conosco la lingua della sofferenza
Quella che germina in mezzo alle spine
Come una rosa
Mi porto questa sofferenza nello sguardo
Come una cicatrice
Un taglio della storia
Porto la sofferenza come una speranza
Per ogni esistenza, ogni resistenza
Una notte che prelude alla luce dell’alba




2 - L’EVENTO DELL’AMORE


In un angolo di notte
Il calore di una nota
La musica dell’anima
Sospiro del mio cuore

In questo mondo freddo
In cui ogni sguardo è inverno
Brucerò per te
Di un fuoco senza fiamma
E cammineremo, comunicheremo, senso dopo senso,
Nella lunga notte del mondo
In cui bruciamo del nostro stesso fuoco
Il fuoco della passione, del desiderio
Il desiderio di amare senza fine
Al di là del mare, del bene, del male, del confine
Che ci separa da noi stessi
Vorrei quattro polmoni nel cuore
Per scatenare il vento, l’evento dell’amore
Negli angoli della terra
Vorrei vivere di passione, morire d’amore
Sazio dalla mia parte di sogni
E lasciare ai figli una narrazione




12 - Je suis ton ange



Notre route est si longue 
Nos rêves sont le vent
Ils meurent comme les secondes
Dans l’ombre du temps


Et quand le doute te harcèle
Que la mort te guette
Je suis ce grain de sel
Dont tu es en quête 


Parce que je suis ton ange
Les ailes de ton âme
La source qui étanche 
Ta soif de ses larmes


Quand le monde te déchire
Et qu’il te fend le cœur
Je suis ton avenir
Qui s’ouvre telle une fleur


Car je m’appelle demain
Ton soleil chaque jour
l’espoir sur le chemin 
la chaleur de l’amour


oui je suis ton prochain
ton reflet divin
parce que je suis ton ange
l’oiseau qui vole dans tes songes




Sono il tuo angelo


La nostra strada è lunga
I nostri sogni sono il vento
Muoiono come secondi
Nell’ombra del tempo 

E quando il dubbio ti assilla
Che la morte ti spii
Sono il granello di sale
Che stai cercando


Perché sono il tuo angelo
Le ali della tua anima
La sorgente che ti disseta 
Delle sue lacrime

Quando il mondo ti strappa
E quando ti fende il cuore
Sono il tuo futuro
Che si apre come un fiore


Ché mi chiamo domani
Il tuo sole ogni giorno
La speranza sul cammino
Il calore dell’amore


Si sono il tuo prossimo
Il tuo riflesso divino
Perché sono il tuo angelo
L’uccello che vola nei tuoi sogni




9 - Mémoire mutilée



c’est juste une pensée
Quelques idées entrelacées
Comme un pont sur mon passé
Et mon futur menacé 
C’est une triste expérience,
ma longue nuit d’errance,
le traumatisme de mes sens
pensée mutilée gisante
comme une proie dans le fleuve de sang  de mes idées
telle une bête, je suis né pour être traqué, dans la jungle cruelle de l’histoire des hommes
monde sans âme, histoire sans histoire, je suis le ténébreux, homme noir comme la nuit des temps
électron libre lié par la loi de gravité de l’égocentrisme universelle, je suis l’errant éternel
jugé coupable d’être né dans le berceau de l’humanité déshumanisé
comme un destin sans nom, un matin sans rayon
la vie m’a giflé sans motif et le temps ne cesse de rafler les derniers espoirs qui me maintiennent actifs
mais mon pas héros solitaire continue de tituber sur le calvaire sinueux (tortueux)de ce monde à l’envers
moi cinquième évangile, le chapelet des douleurs, la souffrance tranquille, le coup de glaive dans le cœur
j’irai quand même sur les sentiers de l’inconnu semer le grain de l’espérance sur le terrain mouvant de dddddmon avenir
oui je m’en vais chaque jour sans regret
je m’en vais fils du vent
héros solitaire , monde errant
repeindre mes bouts de firmament
mes pans d’illusion , mes rêves d’enfant
mais puisqu’il faut s’en aller sans regarder derrière
 puisqu’il faut mourir chaque jour, devant le concert indifférent qui nous entoure
voici mon testament, la chronique de ma misère, de mes ans
voici l’homme comme un instinct bestial
livré sur un plateau de matières premières
Sur la balance stratégique mondiale
Voici ma mémoire pale criblée de balles
Qui retombe comme un rideau dans la salle
Au moment où se referme mon triste bal




Memoria mutilata 


è solo un pensiero
Alcune idee intrecciate
Come un ponte sopra il mio passato
E il mio futuro minacciato
È una triste esperienza,
la mia lunga notte di vagabondaggio,
il trauma dei miei sensi
pensiero mutilato giacente
come preda nel fiume di sangue delle mie idee
Come una bestia, io sono nato per essere braccato, dentro la giungla crudele della storia degli uomini
mondo senz’anima, storia senza storia, io sono il tenebroso, l’uomo nero come la notte dei tempi
elettrone libero legato alla legge di gravità dell’egocentrismo universale, sono il viandante eterno
giudicato colpevole di essere nato nella culla dell’umanità disumanizzata
come un destino senza nome, come un mattino privo di ogni raggio
senza ragione la vita mi ha preso a schiaffi e il tempo continua a portar via le residue speranze che mi dddddtengono vivo
ma il mio passo, eroe solitario, continua a titubare sul Calvario sinuoso (tortuoso) di questo mondo dddddrovescio
il mio quinto evangelo, rosario di dolore, sofferenza tranquilla, colpo di spada al cuore
Me ne andrei comunque lungo i sentieri dell’ignoto a seminare il grano della speranza sul terreno vibratile ddddddel mio avvenire
sì me ne vado ogni giorno senza rimpianti
Me ne vado, figlio del vento,
eroe solitario, mondo errante,
a ridipingere i miei pezzi di cielo
e tutte le mie parti di illusioni, i miei sogni di bimbo
ma poiché bisogna andarsene senza voltarsi indietro
poiché occorre morir giorno per giorno, immersi nel concerto d’indifferenza che tutti noi circonda
ecco qui il mio testamento, ecco la cronistoria della mia miseria, dei miei anni
ecco l’uomo, voilà, come un semplice istinto di bestia
franco su un piatto di materie prime
su bilancia strategica globale
ecco qui la mia pallida memoria crivellata di colpi
che cade come tenda in una sala
nell’istante medesimo in cui infine questa mia triste danza si è fermata 















8 commenti:

  1. L'anima del suo Popolo, tutta la ricchezza di una lunghissima tradizione orale per l'arte del racconto e della poesia, il grido infinito e l'anima della sua gente... Tutto questo traspare con chiara evidenza nella Poesia d Emile Edang. Ma le sue radici del cuore sono anche le radici di un mondo che pretende giustizia anche e anzitutto oggi da questo nostro mondo globalizzato e privo di anima, che tende a soverchiare i deboli a opprimerli e annientarli. La voce del poeta Edang leva allora il suo grido in nome di una nuova vera giustizia, di un nuovo modo di vedere il mondo, E la sua Poesia che si leva come la voce di tutti gli uomini, ha dalla sua parte immagini potenti e capaci di creare nuovi Miti di giustizia e di prosperità per la sua gente e per il mondo intero. Nella poesia di Emile, lo stesso poeta è la'agnello sacrificale, la vittima, ma anche il possente lottatore, il portatore di un nuovo umano imprescindibile Verbo capace di fare nuova e accogliente quella che sempre è stata per ogni sfruttato e calpestato nient'altro che una valle di lacrime...

    A. C.

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  2. una poesia viva, priva di qualsiasi infrastruttura che induce alla speranza, pur descrivendo una realtà da respirare lottando

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  3. Molto difficile, davanti alle poesie di Emile (che mi pare viva la sua negritude con un miscuglio d'orgoglio e di rabbia, ma pur sempre come il fatto centrale e pregnante della sua vita e della sua personalità poetica) evitare di sentenziare, cadendo nell'odioso ruolo dell'occidentale bianco e perbenino, così presuntuoso da credere di poter capire ogni diversità. Più facile (e forse in fondo in fondo più corretto) parlare di lui come poeta, e chissà se la pelle dei poeti deve avere davvero un colore.
    La poesia che apre questa silloge mi ha affascinato per la sua freschezza e per la sua irruenza. Da un punto di vista poetico (non anagrafico né certo culturale) Emil Edang mi sembra un adolescente: uno che scopre il nuovo (e ogni cosa che scopre è nuova) e che ha davanti a sé potenzialità illimitate ed infinite. Sono stati popoli adolescenti (o che interpretavano l'adolescenza del mondo) ad inventare l'epos, e certamente un sottofondo epico è presente anche in queste poesie (anche se, a mia modestissima opinione, l'efficacia è maggiore là dove la vena epica resta sottotraccia (sto facendo un po' di confusione: nella poesia di cui sto parlando è sempre sottotraccia, e la mia riserva si riferisce soprattutto all'ultima poesia pubblicata qui). Ma, nonostante il titolo, già la prima composizione di questa silloge è tutt'altro che poesia "fai da te". Il ritmo è intenso ed accurato, le parole sono scelte per l'efficacia, l'insieme incalza, travolge, convince come soltanto a un'opera ben fatta, e munita d'un solido retroterra culturale, può accadere.
    Si ritrovano questi caratteri anche nelle poesie seguenti (bellissima, anche nel titolo, la seconda, L'evento dell'amore. Chiedo a Emile il permesso di pubblicarla sulla mia pagina facebook).
    La dimensione sociale, o forse sarebbe meglio dire storico-etnologica, alimenta la vena del poeta ed è spesso assai coinvolgente-convincente.
    Davvero tantissimi complimenti a Emile Edang, che merita che la sua poesia sia conosciuta da un vasto e partecipe pubblico.
    Segnalo un errorino di stampa: ultimo verso della seconda strofa di Je suis ton ange: tu es è diventato tues.

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  4. La poesia di Emile,è un canto di libertà,è una celebrazione dell'anima,dell'amore,delle percosse e delle carezze di un sentire lontano ma non geograficamente,perchè le parole di Emile reprimono confini,parliamo di una lontananza intima,quasi ancestrale che raccoglie tutti in una verità assoluta di esistenza. "L'uomo col suo istinto di bestia" è la figura più romantica e dolce che si possa incontrare,vivendo.Sono commossa,sono felice!

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    1. Carissima Sonia, se ho scoperto questa grande Poesia, e questo grande Poeta in Emile Edang, tutto il merito va alla tua grandissima sensibilità e generosità, sei stata tu e solo tu, preziosissima Sonia, ad accostare i fili e permettere il contatto. Per tutto questo - che per me ha valori e un significati enormi - ti ringrazio dal profondo del cuore.

      Antonino

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  5. Grazie a tutti, avete detto tutto e non c'è più niente da aggiungere.Ringrazierò particolarmente Antonino Caponnetto che si è preso la responsibilità di aggiustare alcuni pezzi nelle miei traduzioni a volte un po' troppo letterali, senza però cambiare il senso generale dei testi, un vero lavoro da maestro. A Annamaria e Paolo, è un onore conoscervi. Un saluto speciale a mia cara amica Sonia.

    Emile

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  6. Intense, sentite e naufraghe le parole di questo autore che si trasformano in canto, delicato e penetrante. Grazie Antonino. Alessia D'Errigo

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  7. Piacere Alessia. Ho letto alcune tue poesie nel blog e ti posso assicurare che un tale complimento venendo da una come te, non può essere che un onore. Grazie.

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