domenica 24 giugno 2012

ANNAMARIA GIANNINI - «INFINE, TU» - SETTE POESIE INEDITE









Notizia autobiografica: 

A proposito di me, la domanda più difficile cui rispondere è: di dove sono? Vivo a Roma da quasi due anni, sono nata per caso a La Spezia, cresciuta fino a sei anni nella splendida La Maddalena, in Sardegna, poi a Cattolica e Rimini fino al mio quarantacinquesimo anno. Amo dire che le donne di casa mia sono tutte sarde, gli uomini tutti marinai. Mio padre mi ha insegnato l’amore per il mare e le parole, da mamma ho preso la forza delle rocce. Spero di aver trasmesso tutto questo a mia figlia. Scrivo perché non so vivere senza farlo. Forse sono un po’ folle e amo scrivere palindromi (anche poesie lunghissime). Il mio motto è anche il palindromo più bello che abbia mai scritto: E LÌ, VERO, CATONE DISSE MOTTO: SOPPORTARE L’ERA TROPPO SOTTOMESSI DENOTA CORE VILE. 
Ho pubblicato di recente un racconto su una ragazza partigiana “La collina di Adele” sull’antologia “Il cuore delle donne” edito da Rosa Anna Pironti e sono stata ospitata con le mie poesie palindrome da Stefano Bartezzaghi su “Lessico e Nuvole” - La Repubblica. Ho incontrato da poco una poetessa speciale che mi ha preso per mano (me e il mio scrivere). Un grande onore è stato vedere una ninna nanna pubblicata da CarteSensibili, “La ninna del vento” in occasione della giornata mondiale della poesia 2012, dove l’incipit richiesto era, appunto, il vento. Le mie parole accostate a quelle di poeti che amo leggere.








Tre sillabe 

 
Libertà avrà sempre tre sillabe domani

stiamo, come sassi a invidiarci la carne 
senza tamponi a raccogliere sangue 
scivola un macabro senso di fame 
rassegnato alla strada 

eppure siamo, sotto un cielo straniero 
venuti dalla rabbia raccolta 
parlando lingue diverse 
i gesti uguali del sorriso scavato 

lo stesso odore forte incide 
di radice la radice, poi gemma 
fiore, frutto e le mani piene 

(come un temporale spazza noi viviamo) 

da questo fianco mai più reso 
avanti nasce il grido per i figli 
e il cielo che ci riempie, nuovo 






Isolillusione 

 
se ascolti - c’è domanda nella risposta 
come la foglia al vento resta alla radice 

gli occhi decomposti negli sguardi 
l’aprire, il chiudere, l’istante assente 
può mutare il mondo o cambi tu 
non torni mai com’eri, prima di partire 

noi siamo isole esposte ai capricci 
di ogni fiume, solitudine 
un’illusione fatta di onde 
a battere la carne







Gabbia_no 

 
E grida questo silenzio di petali 
sotto piedi usi a calpestare foglie 

facile confondere il sillabare arancio 
di un pensiero 
col giallo amaro e secco del ricordo 

e nulla più nel sogno 
se non lo sguardo d’un gabbiano 
che mai ha visto un’ ancora
fuori dal mare






Io e tu 

 
E restano delle letture solo le mani 
aperte alla malizia dell’impasto 
scavando righe di forma irregolare 
soffia via persempre il vento largo 
dilata nel nonaccontentarsi un altro odore 

i giorni in fila sono un treno lungo 
stare soli un vezzo della pelle 

ci avviciniamo 
nel distacco della parola insieme 
due fili in una cruna, due braccia per ciascuno 

ma lascia stare 
il tempo lo sentiremo d’aria 
nell’annusarci






Noi 

 
di noi, gli occhi a toccarsi 
poi le mani a camminarsi incontro 
aperte all’impudico bocche a ferragosto 
e il vino in un bicchiere solo 

di noi, inaspettato diametro 
nel paesino di montagna, mentre 
io scrivo nel giardino tu 
goccioli di doccia sul tappeto 

che non ricordo dove abitavo prima 






Irina 

 
Una camera d’ospedale due donne 
una lavora l’altra è con suo padre 
Strascicare di ciabatte e un chiacchericcio in russo 
riempiono il silenzio di quei muri 

Non stanno mai zitte quelle troie 
parole a mezza gola come spine 
la cattiveria densa mette pena 
contro l’ignoranza non c’è cura 

Entra Irina col cielo dentro gli occhi 
carezza uno degli uomini senz’essere straniera 

Dai che tuo padre dorme, ti offro da fumare 

Escono dalla stanza lasciandoci un sorriso
dietro di loro sta un pensiero muto 
meschino di bestemmia taglia l’aria






Infine, tu 

 
Nel mio tramonto ci sei anche tu 
tra i tanti rossi di un tempo a sfumare 
nel rigirare piano di pagine già lette e amate 
tanto da comprenderne il senso anche all’inverso. 

Dov’eri quando l’alba gridava coi tarocchi in mano 
senza indovinare degli istanti neanche il vivere negato? 
Dov’eri quando gli ideali abitavano sui muri 
davanti a palazzi benpensanti appesi a marciapiedi sporchi 
e io ero lì a cercare un cuore da cucire a filo doppio alla mia carne? 
O nelle notti a perdere sputate in un bicchiere di follia 
bevuta a sorsi grandi e vomitata su letti di cartone, dov’eri? 
Ti ho cercato tanto e creato con mani in controluce 
fino a crederti vero ombra sulle sponde di un sorriso. 

















11 commenti:

  1. Di Annamaria Giannini colpisce quel senso di naturalità del fare, la cui presenza s’intravede e intuisce nelle sue azioni quotidiane, mai abitudinarie, sempre dettate da una spinta emozionale decisiva, così giusta in se stessa, da sembrare chiederci (ma la domanda – retorica - contiene già la risposta): “Potrei forse fare diversamente?”
    No, Annamaria non può fare, né vivere, diversamente le cose, i sentimenti e i conseguenti atti che riguardano la sua vita. Anche la sua scrittura, come la sua Poesia, proviene da un bisogno interiore ineludibile: “Scrivo perché non so vivere senza farlo”, dice nella sua nota autobiografica, e i suoi versi sono dei veri e propri “acts of love” in cui la forma, il contenuto la téchne sono come “attraversati nell’intimo” da una grande, umanissima (e oggi assai rara) disponibilità del cuore, e questa disponibilità è contagiosa nei confronti del lettore… Chi si avvicini per la prima volta ai versi di Annamaria ne sente subito la chiara forza vitale, la bellezza discreta, a volte silenziosa, ed entrambe queste cose vengono verso di noi come un dono prezioso: ci emozionano e ci commuovono, perché mostrano, senza ammaestrare, quanto semplice e potente risulti infine, nel far poesia di questa Autrice, la sempre nuova, generosa disponibilità verso la vita e verso gli altri… e ciò mi pare possa rappresentare per Annamaria una vera e propria costellazione fondamentale, con l’inevitabile “grande stella” a farle da guida…

    A. C.

    RispondiElimina
  2. Ti ringrazio per questo commento che mi circonda a 360 gradi, è davvero un onore essere ospite di queste pagine.

    RispondiElimina
  3. le poesie di Annamaria esprimono una sensibilità rara..vanno oltre il sentire normale, sa cogliere il respiro della vita..una forza vitale che commuove..

    RispondiElimina
  4. " Di dove sono? Difficile rispondere " , scrive Annamaria. Leggo una sua risposta nella poesia "Libertà"
    , dall' ampio respiro : facciamo tutti parte di una stessa umanità vagante per la Terra sotto cieli stranieri ,spinti dal bisogno,che ci fa combattere l' un l' altro per la vita, la nostra, dei nostri figli. Gemme fiori frutti di una stessa radice, parliamo lingue diverse, ma "uguali sono i gesti il sorriso scavato" . Un riconoscersi cittadina del mondo,parte di questa umanità, forte e fiera però delle sue origini sarde ,dei padri marinai. Grazie per averci offerto questa bella lettura Antonino, e complimenti all' autrice.

    RispondiElimina
  5. Grazie a te Aurora, per aver colto il senso di un orgoglio che vorrebbero cancellato, ma che rimane inciso in troppi occhi perchè questo accada.

    RispondiElimina
  6. I suoi versi mi sono subito arrivati all'anima, uno scrivere diretto, senza mezze misure ma che allo stesso tempo contiene una grazia e una tecnica affascinante e da cui traggo ispirazione!
    Il suo verso si basa sul suo modo di vedere la vita e di viverla, con la sua originalità e disponibillità verso gli altri che la rende unica e indistinguibile, lei si nota subito, perchè spicca tra la folla.

    RispondiElimina
  7. Una poesia affastellata,di perenne ricerca e contatto con le parole.C'è una costruzione continua di significati intimi che si lasciano dominare da un'ammirabile capacità di osservazione,ma anche di ascolto.Concludendo così,nel ritratto autentico dell'autrice.

    RispondiElimina
  8. trovo la scrittura di annamaria, una notevole scoperta, per me.
    leggendo la sua biografia ho ritrovato me stessa e quel sentiero di camminamenti che da sempre percorro con calma.
    ha il cuore che batte forte in ogni parola.
    la trovo carnale, ma anche come colei che affonda nelle emozioni e ne prende a manate forti, perchè così deve essere.

    RispondiElimina
  9. Il poeta si muta in forme astratte dipinte a pennellate cangianti come l'umore che le ispira. Difficile non amare la tua poesia, impossibile definirla in altro modo.

    RispondiElimina
  10. Inmytime, l'aggettivo carnale mi piace molto, quasi come le emozioni stesse non fossero altro che grumi di sangue da dipanare e seminare intorno.

    Ciro, tu sei di parte, lo sei sempre stato, seguendomi nei primi tenativi che esulassero dai giochi di parole e incoraggiandomi a continuare a scrivere. Se ci ho provato è anche grazie a te

    RispondiElimina