lunedì 25 giugno 2012

ALESSIA D’ERRIGO – «INCONTRO CON LA LUNA» - SEI POESIE






Alessia D’Errigo, autrice, attrice e regista. Ricercatrice in campo teatrale e cinematografico. Da anni conduce un intenso lavoro sulla poesia parlata e scritta. Nel 2004 apre, insieme all’artista e regista Antonio Bilo Canella, il “CineTeatro di Roma” centro di ricerca, formazione e produzione in campo teatrale e cinematografico. Nel 2011 crea il progetto IMPROMPTU THEATRE (Teatro all’improvviso), con l’intento di voler fondere varie arti (musica, poesia, danza, pittura e teatro) in uno scenario d’improvvisazione totale. Progetto sancito dall’omonimo spettacolo “Impromptu” con il pittore-performer Orodè Deoro e successivamente da un altro evento “Variazioni Belliche (LamentAzione)”. Ha partecipato come attrice a svariati cortometraggi e lungometraggi; ha realizzato, diretto e montato opere cinematografiche, tra cui: “La casa del Sator” (2006), “Onde” (2007); ha scritto, diretto e interpretato numerosi lavori teatrali, tra cui: “Desiderio” (2006), “Shake Revolution” (2009), “Profetica” (2010), “Il pugno e la rosa” (2011). È rintracciabile, in rete, su www.cineteatro.it  e  http://www.cineteatro.org/docenti/alessia-d-errigo/

«Ogni atto artistico, per come lo sento, dovrebbe partire da una necessità spontanea, e proprio da questo stimolo spontaneo e necessario ho iniziato a scrivere all’età di dieci anni ma, non mi sento un poeta, piuttosto un veicolo cavo attraverso il quale si esprime la poesia. È un mettersi a servizio, il mio, un sentire e un affidarsi ad essa totalmente». 
«La poesia è un senso.
Io la definisco il mio sesto senso, ma forse, o almeno così mi piace pensare, lo è di tutti, solo che in alcune persone va risvegliato, stimolato, soffiato...»
«...La poesia è ovunque, e scrivere è soltanto una delle innumerevoli possibilità che servono a renderla carne viva.» 
«allontanatevi dall’ipocrisia - guardate:
la terra è vergine tra le costole ». 
A. D’E.  



Un petit commentaire

Che la Poesia non riesca a cambiare il mondo è anche possibile. Tuttavia credo che essa produca un continuo mutarsi nell’animo di chi “fa poesia”, ma anche in chi la ama, in chi, come lettore, la vive. Credo anche, essenzialmente, che il Poeta non sia mai costantemente tale. Egli è anche e anzitutto un essere umano, con tutte le disgrazie e le fortune dategli dalla propria umana finitudine. Tali premesse dovrebbero permettere di immaginare come io sia assai predisposto ad accettare, a ritenere spesso preziosi, gli altrui (e i miei) cambiamenti, interiori e non solo tali. Ora, questo lungo preambolo, che è realisticamente applicabile a molti, vale – io credo – molto veridicamente per Alessia D’Errigo e per la sua Poesia, che in questi mesi ho visto evolversi in maniera inaspettata. Alessia, come dice giustamente Federica Galetto, “si esprime smorzando gli slanci, adotta versi brevi ma penetranti per descrivere profonde sacralità. Raccontano istanti concentrati le sue parole, nella ricerca di verità che faranno da contrappeso al suo intenso desiderio di scoprire strade non battute (…)”. Ma proprio lungo strade non battute vedo in questi giorni muoversi Alessia. Forse più che vederlo, mi accade di dedurlo guardando come in lei stia modificandosi la scrittura, che pur conservando le sua cifra caratteristica, il proprio universo simbolico, si fa più ampia sia nel respiro del verso che nell’uso dei significanti. E proprio il verso si allunga, e i testi sembrano tendere a una sorta di prosa poetica, tuttavia le reiterazioni, i “repetita” sono ancora presenti perché questa Poesia si muove pur sempre ai margini dell’abisso, del vuoto, del costante azzardo della psiche (giusto, qui e ora, l’antico mito di Amore e Psiche). E se nel “destino” di ciascuno c’è, sempre presente, il pensiero della morte e il timore della pazzia, nel Poeta, nel Cantore è sempre la sfida lanciata ogni giorno contro tutto questo ad avere il predominio e a permettere il continuo rifiorire della vita nelle sue infinite forme. È questo il crinale su cui avanza e su cui si concreta, come sfida costante, la Poesia di Alessia d’Errigo. E quando, in un suo verso, Alessia afferma di non essere un poeta, noi comprendiamo che parla sinceramente. Tuttavia sappiamo che ciò che non è avvenuto ieri, sta già avvenendo oggi, nostro malgrado e per nostra fortuna.
Antonino Caponnetto



Di Alessia D’Errigo ci siamo già più volte occupati (si veda: TRE POESIE DI ALESSIA D’ERRIGO , ALESSIA D’ERRIGO - ANCORA TRE (POESIE)  e  ALESSIA D’ERRIGO (A-3) - TRE POESIE ). 







incontro con la luna



vorrei crogiolarmi nuda
tra le pendici incolte di ogni essere
sbucciare i semi di ogni nascita
riportarli a me
per amore della specie
per ricerca dei fantasmi
(per ricerca mia):

il gomito della luna
aveva vagato nel cielo
come un occhio spione
davanti alla bellezza
m’aveva guardata
sacrilega
rubandomi un volgare dito medio
alzato al suo cospetto con arroganza
aveva teso la sua luce sepolcrale
per intimidirmi al mondo
ed ora svaniva
vinta e arrossata
come una mestruazione celeste

m’aveva capita lei
che non sono preda
di nessun dio:
piango di bellezza
autonoma 





prosa-poesia consapevole (oppure: PROSASIA - monologo per un teatro attivo) 



da questa morte comune mi distacco
prendo distanze
disfo ogni letto
smetto di scrivere ‘poesia’
(non sono un poeta)
ma un profeta giullare
zimbello dell’esistenza
che scortica ogni demenza logica
per amor ... SUO
(scusate il poco altruismo)

ritorno a fare il cantastorie
adeguandomi ai tempi
abbandono la semantica comune
dissociandomi dalle categorie
dai ruoli
dalle forme
ma soprattutto dalla vigliaccheria:

non mi piace raccontare
ma vivere ciò che racconto
odio la scissione dell’uomo
chiusa nella sua sterile erudizione
che ripete a pappardella citazioni
frasi culturali imparate a memoria
per giustificare la sua presenza in questa vita
(cazzo, è come far diventare Dante una bibbia
oppure il compito di matematica dell’ultima ora)

andiamo oltre
almeno per amor comune:

l’arte sta nel futuro
è una proiezione del tempo
una freccia scoccata dal cuore
per spargere sangue e spostamento
e non un racconto ambientato in un libro x
da un autore y

parlami in nuovi alfabeti
non intrattenermi al compiacimento di questa lingua
proferisci il Verbo
contorcimi e disorientami
lasciami all’inconsistenza
del non creato - e
se non hai le palle
taci per sempre

voglio un sopralluogo in altri mondi
e un ritorno di profezia
(almeno per giocarmi i numeri a lotto)





senza titolo



gli uccelli scuotono impulsivi
i lembi della mia esistenza
maestri d’aria al cospetto della terra
frecce danzanti dell’avvenire:

scortico nelle loro ali la benevolenza
d’un fratello mancato
con cui festeggiare la vita
scortico le membra nel vuoto di quell’aria
fresca e intensa
a cui sento appartenere

gli uccelli strillano
disegnano geometriche agonie
scrivono nel cielo il futuro
m’accodo a loro
come una libera stagione
come una stagione scelta
in quel passaggio mistico
in quel viaggio d’andata e ritorno continuo

non ho tempo di mentirmi
ho solo l’attimo legato al volo
con cui scoccare l’esistenza
e mi chiedo
mi chiedo se sono più uccello
o essere umano





delle rimembranze



Io vedevo chiaro, sacro e sacrilego tra il dono dell’esistenza
Io impicciavo nell’aria i nodi dei miei capelli
per tenerli uniti ai tuoi, mentre un’alba
un’alba troppo grande m’agitava tra i seni
Io capivo nella pallida giovinezza, il ballo
e sceglievo nel cielo un paio di stelle -  solo per te
le appuntavo sospese nella meraviglia dell’inconsistente
e t’amavo nel troppo sole della mattina
nel troppo risveglio della città
com’ero presuntuosa nel mio sentire
com’era placida la mia penna nel sussurrarti

ero una lingua morbida al cospetto di dio
ero la mungitura fresca del creato
un uovo sospeso al mondo
una distorsione asincrona della realtà

e credimi
credimi se ti dico che tra me e te
nel tempo subacqueo trascorso
tra il corallo rosso e tagliente
il dono più grande che l’amore m’ha dato
è poterti guardare
come ti guardo adesso





preghiera d’abbandono



lasciami
lasciami
non mi toccare
non toccare le screpolature del mio cuore
non toccare il mio fiore
oh dio
se potess’io
se potess’io aprirmi a te
se tu ed io potessimo sciogliere
l’ultimo granello d’amore
come una solubile esistenza
come quel viaggio promesso
di luce e risvegli
oh dio
se tu avessi un cazzo
per penetrare questa vita
allora la terra ti ripagherebbe di tutto il male
allora io ti ripagherei di tutto l’amore
oh dio
perdona la mia stasi di solitudine
oh tu mio dio
perdona il mio abbandono
le mie vertebre piegate in preghiere autistiche
per questo amore
per questo dolore
per questo lungo dolore

precipito tutto l’ignoto
l’ignoto al mio cospetto
tutto l’ignoto del mio petto
lasciami
lasciami
ch’è tempo di andare
ch’è tempo di muovermi
oltre te
oltre me
ch’è tempo
di andare
di trovare
di dire
di dare
ch’è tempo
tutto
tutto il tempo
tutto





al cospetto di tanto amore



al cospetto di tanto amore, di così incommensurata bellezza
al cospetto degli angeli che planano lieti, d’un filolino d’erba bruna
una cicala stridente che punge nel cuore la sua pena
la pena di una piccola cicala che stridente mi cerca
forse invano - forse sposa antica delle albe - forse semplice uomo al mondo

di quel ramo spezzato che solca il terreno e separa le dighe - cosa rimane
di quel prato fiorito che ha impermeato il mattino - cosa rimane
e di me, di me, nell’antico parto della mia mente
nell’antico parto che perde il suo domani, il suo ieri e resta - cosa rimane

sopravvivono gli uomini, gli uni con gli altri
gli uni contro gli altri
uno per sé, l’altro per loro
e l’uno e l’altro da soli
e l’uno e l’altro che piangevano - soli
che urlavano canti d’alture
che amavano al di sopra dei canti d’alture
cosa rimane

io sottendo in me un piccolo limbo
io sottendo in me questa ribellione
un luogo d’ascolto segreto
dove preseguir quel canto
dove proseguire quell’amore
ma in nome di chi - di che
per quale strada ch’io non posso guardare oggi
per quale domani se il tempo è una meteora
caduta a picco sulla terra
per quale agone sacro
io conduco questo gioco - questo giogo
bendata come la dea fortuna
al cospetto della mente florida, quella che
anche se non vede
non può tacere






                                                 Tutti e sei i testi qui presentati sono protetti da licenza Creative Commons CC














10 commenti:

  1. Ho già inserito il mio commento all'interno del post. Qui mi limito a far presente che i testi poetici qui postati, io li considero fra quelli, per così dire, tipici di un periodo importante nel far poesia di Alessia d'Errigo, ma credo siano destinati a essere superati da una rinnovarsi della scrittura di Alessia che, forse, può apparire perfino inatteso ai suoi lettori. La ragione della pubblicazione qui di queste poesie è duplice: da un lato è un fondamentale omaggio ai lettori di questa Autrice, dall'atro è un momento maieutico e liberatorio per la stessa Alessia, che sempre seguiremo col massimo dell'attenzione e dell'interesse.
    A. C.

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  2. Antonino, le tue parole mi emozionano e mi onorano. Grazie, grazie ancora per questo sentire, insieme... Alessia

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  3. Formidabile linguaggio, denso di metafore e d'immagini abbaglianti. Ho conosciuto poeti che sentivano i propri versi troppo mielati, troppo ingenuamente seduttivi, loro malgrado. Alessia invece vuol esser la sedotta (pardon, il sedotto. Pare che usare il genere femminile sia implicita discriminazione!) e al tempo stesso il seduttore. Il suo gioco s'avvolge e si dipana in lei stessa, unico dio riconosciuto. Ma qualche dubbio al lettore rimane: non sarà questo un inganno? Non sarà l'ostinato negare del bambino, con il musetto sporco di nutella? Perché quel mondo fuori, quella luna cui, in atto blasfemo, vien mostrato il dito, la cicala e gli uccelli... e gli uomini... tutto questo mondo preme da fuori e irrompe da ogni parte. Tanto che sembra quasi una difesa quello stile un po' aspro, privo d'indulgenze e di moine, che tuttavia, di tanto in tanto, non può trattenere il singhiozzo.

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    1. Il bambino è tutto ciò in cui credo, la donna tutto ciò che ricerco.
      grazie paolo

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  4. Seguo e conosco da pochissimo la poesia di Alessia, e questi sei testi sono per me un regalo da assaporare. Per quanto da poco la legga, l'evoluzione di cui parla Antonino è evidentemente già in atto e prende tutti i sensi ( poesia da toccare quella di Alessia, oltre che da sentire), come giusto che sia quando alla giovane età si abbinano una profondità e una capacità di plasmare il linguaggio che incantano, riuscendo a isolare frammenti di realtà che Alessia incostona in grida di ribellione. I miei più sentiti complimenti.

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    1. conoscersi attraverso la poesia è come superare di colpo gli ostacoli di relazione e piombare nella noce del cuore... un caro saluto Annamaria

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  5. Ottimo post, bellissime poesie...stupenda artista alessia, che seguo sempre.

    Grazie

    Antonio B.

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  6. Risposte
    1. grazie MariaGrazia, la stima è reciproca :-)

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  7. Brava, Alessia, in questa sorta di liberazione anche formale...
    passando dal ritmo che si risolve nel metro
    al metro che si risolve nel ritmo...
    respiro e battito cardiaco favoriscono
    la meditazione...

    un saluto

    mm

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