venerdì 25 maggio 2012

SONIA TRI - «SE IL SOLE SCIOGLIESSE...» - ANCORA OTTO POESIE INEDITE








Notizia autobiografica:  

Sono nata nel 1969 a Pordenone. Qui si è svolta e si svolge tutta la mia vita. Di particolare importanza per la mia crescita emotiva, gli anni della malattia, che cambiano il corso delle cose e lasciano un nuovo desiderio di comunicazione. Ciò porta alla collaborazione con riviste per l’infanzia e ad un nuovo modo d’intendere e scrivere la poesia. Nel tempo libero mi diletto anche in piccoli lavori di prosa, grazie ai quali si crea un primo contatto con il pubblico. 




Di questa Autrice, sul nostro blog, ci siamo precedentemente occupati ( si veda:  SONIA TRI - OTTO POESIE INEDITE ). 










Cosa ti ha raccontato
il mare
mentre ti trascinava via?
Quale ninna-nanna
ti ha sussurrato
per non lasciarti morire,
dignitosamente,
dentro il sogno?
L’odore del pane
non salpa le onde.
Né i tuoi sogni
respireranno
l’aria che hai
promesso loro.
La terra
in cui credi
non esiste davvero.
Non merita
tutto il tuo coraggio!
Tienine un po’
per quando sentirai
l’orgoglio urlarti dentro,
ché non meriti tutto questo.
Tieni un po’ di quel coraggio
per parlare con Dio,
se vuoi.
Ma non aspettarti
neanche da lui
molto di più
di un viaggio per mare.








Ti racconterò
degli alberi.
Della loro silenziosa nudità
nel profilo solitario
di uno scorcio.
E tu
capirai l’autunno.
Le sue mani
a rubare le foglie,
le parole di un poeta,
i colori migliori di Dio.








Ti ho già incontrato.
La panchina su cui sedevi
è ancora là.
Dentro un quadro,
un tramonto,
il silenzio
di ogni luogo
che ho sognato.
Eri tu,
ne sono certa.
Riconosco l’odore
che hai.
È lo stesso
delle cose
che cercavo,
che inventavo,
per sopravvivere
al mondo.
Per sognare
fuori da esso.
Perché io
non sapevo che c’eri
e ti tenevo già per mano.
Amandoti silenziosamente,
ché neanche questo
sapevo.








Quanto tempo
è passato.
Pare
un attimo solo.
Era ieri,
era prima,
era l’idea del dopo.
Sono già ricordo
i campi di papaveri
e il brusio delle api,
Il cullarsi
delle margherite
tra le mani,
l’odore dei pioppi lanosi
nell’aria notturna
Invece eccoci qui
che è già dopo.
Solo le stelle sembrano
immobili. E tu
lasciale credere
che a cadere, d’inverno,
sia solo la neve.








Se il sole sciogliesse
la solitudine
e ne rimanesse
solo lucentezza eterea,
allora
tacerebbe il cuore.
I suoi demoni di pietra
si sbriciolerebbero
come pane, come sogno.
Uscirebbe
dal suo nascondiglio
il piacere remoto delle cose.
La paura cadrebbe,
ora pianto,
ora pioggia,
nutrendo questa terra
sterpa.
Se la solitudine fosse volo,
non si scioglierebbero
le ali di cera
e Icaro
mi riporterebbe a casa.








Era il tempo dei Bucaneve.
Corolle immacolate a sfidare
l’algido volere invernale.
Preghiere soffiate
alla madre addormentata
sotto il bianco lenzuolo di brina.
Feconda terra! Dura, muta,
ai piedi degli alberi nudi.
Radici che affondano
nel ventre nero, sconsolato.
Cordoni ombelicali che però
resistono e nutrono.
Non muore mai veramente
una madre:
tutto rifiorisce e spera.








Abbiamo trascorso tutta la notte
a navigare la tua bottiglia di vino.
Erranti nei nostri pensieri migliori
come vagabondi in una terra nuova.
Le risa sparse in giro
come d’estate le stelle in cielo.
Come due bambini
instancabili 
a farsi battaglia
con i cuscini.
E poi addormentarsi,
vinti, felici,
incuranti del sole
appena sorto,
del mondo e dei suoi giri.








Non distogliere il tuo sguardo dal mio,
si smarrirebbe la strada maestra,
il suo odore di pane che mi nutre,
mi tempera.
Si smarrirebbe
la bellezza di tutte le parole mute
che mi sussurri, senza dire.
Sacre come preghiere nei templi
e semi fecondi di ogni cosa buona.
Così la rotta del mare in cui nuoto,
senza sapere nuotare,
si smarrirebbe.
E la terra benevola,
dei ciliegi che germogliano,
andrebbe a fuoco.












4 commenti:

  1. Mentre mi accosto sempre di più alla poesia di Sonia Tri mi accade di provare una sorta di strana e sempre inaspettata meraviglia. Non sto affatto esagerando il senso di quello che provo né di quello che, di questa poesia, penso. Credo che la mia reazione dipenda proprio dal fatto che i versi di Sonia siano, nella loro immediata ma variegata semplicità, così capaci di penetrare l'anima del lettore da metterlo, ogni volta, a nudo di fronte a se stesso. Ho ritrovato e ri-provato, anche attraverso queste ultime otto poesie inedite, un amore per le cose piccole, e spesso trascurate, un'aspirazione verso semplici e tuttavia profondissimi affetti e desideri, che attengono sempre, in Sonia e nella sua poesia, alla piena consapevolezza e alla condivisione con l'altro da sé. In una parola a quello che oggi è il tanto abusato, vituperato, pleonastico, retorico Amore. Quello stesso Amore, però, che per qualche antico filosofo greco rappresentava il motore della vita e del mondo. Così credo che bisogna essere grati a Sonia Tri per questa sua concreta aspirazione a condividere le sue esperienze, il suo vivere, il suo sentire. Come per questi luminosi versi.

    Antonino Caponnetto

    RispondiElimina
  2. Apparentemente sempici questi versi, ma semplice non è la poesia di Sonia, poiché ogni parola è misurata e calibrata nell'economia del componimento.Dal punto di vista formale ogni poesia è un bocciolo che si schiude un poco per volta per far conoscere l'amore di Sonia per la vita , tracciando schizzi di paesaggi penetranti per i colori e i profumi che portano con sé. E' un amore vissuto alla giornata nella consapevolezza di essere fragile fibra dell'Universo, e che quindi bisogna chinarsi a raccogliere ogni frutto anche nel dolore...

    RispondiElimina
  3. E' una poesia molto evocativa e, mi sembra, inconfondibilmente femminile. Viene voglia di proteggere, di soccorrere... Ma poi viene il dubbio che a dover essere soccorsi siamo noi, dal respiro fermo e forte di questa poetica

    RispondiElimina
  4. Adoro leggere le sue poesie chiare, espressive nella loro semplicità...trasmettono emozioni ed io le rivivo in esse...complimenti e un abbraccio <3

    RispondiElimina