venerdì 18 maggio 2012

NATALIA BONDARENKO - SETTE POESIE



Natalia Bondarenko nasce a Kiev (ex Unione Sovietica) in una famiglia d’artisti. 
Nel 1990 si trasferisce in Italia. Attualmente vive a Udine. 
Scrive da sempre nella sua lingua madre, in particolare ha scritto sceneggiature per spettacoli universitari, poesie, racconti e romanzi. Ha tradotto in italiano opere poetiche e narrative di autori russi e ucraini. 
Direttamente in lingua italiana scrive solo da alcuni anni, riscuotendo un notevole successo. È vincitrice del concorso di poesia (edizione Cinque marzo, 2009) e finalista del concorso ‘Parole e Poesia’, 2012. Diploma di merito: 18° Concorso Nazionale di Poesia Inedita “Ossi di Seppia” (Taggia – IM), 2011.
Suoi lavori sono inseriti nelle antologie di diverse case editrici italiane: Edizioni Delta 3; Edizioni Il Fiorino (Modena); Historica Edizioni; Giulio Perrone Editore (Roma). Sono state pubblicate presso opuscolo letterario ‘Inutile’ N°23 e N°42; rivista internazionale di poesia ‘Pi-greco’; rivista trimestrale ‘Psicologia e lavoro’ n°157; racconto Pensare ad arte – in italiano e in friulano.
Nel 2010 sono usciti il suo primo libro di poesie in lingua italiana Profanerie private, (Guarnerio Editore, Udine), poi L’amore del giglio (Samuele Editore, Pordenone); nel 2012 – Utopie tascabili (Dnipro Edizioni, Ucraina) in lingua ucraina e Terra altrui (Samuele Editore, Pordenone).
Fra le partecipazioni più importanti: ‘Festa della poesia, 2010’, organizzata da Pordenonelegge dove ha rappresentato il Friuli Venezia Giulia; festa “Le Strade della Poesia” (Guardia Lombardi, 2011) e Trieste International Slam, 2011, Giornata Internazionale della Poesia (Club Unesco di Udine, 2012).

« I versi di Natalia Bondarenko si collocano con grande naturalezza e senza nessuna forzatura in una linea poetica ben precisa. La poetessa, partendo da strutture che affondano le radici nella lingua russa, riesce ad esprimere direttamente in italiano versi di grande qualità, di solido spessore e di estrema vitalità.
Non c’è timore ad ammettere che la sua poesia arriva a collegarsi, in una linea ideale di continuità, con tutto quel versante del novecento che fa capo ad una idea poetica di innovazione e di sperimentazione, sfiorando in alcuni punti, tangenzialmente, l’avanguardia italiana. L’antilirismo, la semplicità apparente del verso vengono da lì, non ci sono dubbi. La sapiente costruzione di strutture sintattiche lineari, moderne e leggere, portano come complemento la profondità del senso… » 
Francesco Di Lorenzo (dalla recensione del libro Profanerie private)

« La poesia di Natalia Bondarenko è nuda e cruda, quando dolce sulla punta della lingua, quando amara in fondo al cuore. È come quel sorriso che due amanti occasionali si scambiano dopo una notte d’amore, sapendo sotto sotto che non s’incontreranno mai più. Eppure sono estremamente contenti di aver (rac)colto quell’attimo di felicità che gli dei, con la loro santa (e fottutissima) maliziosità, hanno nascosto dentro di noi: metà nell’uomo e metà nella donna.
Natalia condivide con il lettore i suoi più intimi sentimenti, e lo fa con sincerità, senza troppi fronzoli linguistici. È chiaramente visibile la sua sete spirituale ma altrettanto fisica, il suo voler toccare con la mano anima e corpo. Per lei la poesia è un corollario di sentimenti, come i suoi quadri impregnati di fantasia quasi palpabile. I sentimenti si susseguono quando con discrezione, quando ben espliciti, ma mai sono banali o ridondanti… » 
Viorel Boldis (dalla recensione del libro Terra altrui 


AVVERTENZA: 
I testi qui presentati sono tratti dai due libri di Natalia Bondarenko Profanerie private (Guarnerio Editore, 2010) 
Terra altrui (Samuele Editore, 2012). 







Sto in questo mondo come
una pigna attaccata ad un ramo: gravida
di saggezza, spigolosa di rimorsi,
scossa da venti periodici; come periodici
sono i casi della certezza di aver
sbagliato albero, di essermi indurita prima
del tempo, di aver nutrito l’avido uccello
che non aspettava altro che vedermi
precipitare.

                                              (da “ Terra altrui )




***
Mi hai creduto pazza
sentirmi parlare a voce alta e ridere
ballando sull’asfalto bagnato dalla pioggia
appena atterrata

ho trovato un interlocutore interessante
che era disposto ad ascoltarmi e
permetteva di toccarlo fin con le scarpe.

Era la mia ombra.

                                             (da “ Terra altrui )




***
Stamani
cambiando le lenzuola
sul cuscino ho trovato un tuo capello bianco.
Sapeva di pino silvestre. Sapeva
degli ultimi pomeriggi del nostro passato stanco.
Pensando a me – inghiottivo la sconfitta
di essere credulona
     [c’est la vie… visti i tempi che corrono],
ma gioivo
pensando che da oggi alla tua precoce calvizie
mancherò anch’io.

                                             (da “ Terra altrui )




***
Piove oggi,
pioveva anche ieri 

cerco di non considerarlo,
ottobre (intendo)
e la sua banale influenza che
nella noncuranza così incosciente,
scarica il suo starnuto maleducato
sulla  mia inadeguatezza, braccato
dall’ultima solitudine stagionale
prima di farmi guarire da nulla.

Esco fuori dalla porta di casa
per sfuggire questa sospensione
poco reale e satirica, sorellastra
dell’insonnia, tale
da farmi litigare con le ore piccole.

Sotto la pioggia di oggi,
febbricitante e stizzosa, almeno
ci provo ancora ad essere tua amante. 

                                             (da “ Profanerie private )




***
Non mi sono mai piaciuti i ‘triangoli’
neppure i ‘rombi’
figuriamoci i ‘trapezi’,
i ‘pentagoni’ o gli ‘esagoni’
in geometria sono una frana

sono un punto 

di domanda. 

                                             (da “ Profanerie private )




***
Rossa, Tienanmen, de la Concorde,
della Signoria, dei Miracoli… Tutte le piazze
sono diversamente simili:

zuppe di grandi storie, delle storie soltanto o di storielle;
formicai di venditori ambulanti di crocefissi,
di immagini sacre sconsacrate e souvenir made in Cina;
il via vai dei piedini, dei piedoni, dei tacchi a spillo
e degli ombrelli appuntiti; gli spazi appena appartati,
occupati dai disabili
    [per arrotondare lo sconforto,
     per ricordarsi di esistere ancora]. Viste da sopra - sono
le tavolozze dei colori pronti per essere mescolati;
viste da sotto – gli odori delle metropolitane
appiccicati ai vestiti. Alcune –
con le montagne all’orizzonte, affascinanti come i miracoli
ma intimamente lontane. Le fontane antiquate, i Duomi
con i campanili persi nelle nuvole, le colombe arroganti;
le voci, le vocine, i vocianti allegramente indifferenti e
la sensazione di essere invisibile.

                                             (da “ Terra altrui )




***
Toc - toc, anima mia,
ti sei mummificata col tempo; sei rigida, 
sei come il  baccalà  prima dell’ammollo;
inutile bussare. Se non ti capita qualcuno
che afferra il tuo corpo secco
con tutto il suo scandaloso passato
e  non lo sbatte contro il  muro della tua arroganza
di piombo, tu resti lì. Nel buio.
Toc – toc, fino a far sanguinare le falangi -
 hai un occhio torbidamente cieco.

Hai cimurro in abbondanza,  per tutto e per tutti.
In  oltranza socchiudi e poi, chiudi la porta.
Per sempre. Zufolando con la voce disabile tua,
(che t’importa se qualcuno sta peggio di te)
facendo finta  che tu … non parlare italiano,
che tu … non capire … nulla.

                                             (da “ Terra altrui )












4 commenti:

  1. Parlando della propria poesia, Natalia Bondarenko ha qualche tempo fa dichiarato: « Inutile dire che le mie strutture poetiche attingono a piene mani alle radici della lingua russa, ma con ben presente la chiave dell’antilirismo e la ricerca di una semplicità sotto forma di modernità e sperimentalismo. Ciò significa dire qualcosa di già sentito ma vestirlo di un vestito nuovo, dire qualcosa che non dovrebbe mai essere udito, mettere al primo posto un pensiero profano, quotidiano, sublimarlo senza esagerare con il “trucco”, senza imbellettarlo troppo. Insomma non un vagabondare del pensiero ma, perché no, salire su di un piedistallo con tutte le debolezze, le profanerie private e le confidenze che solo una donna sa esprimere (...) »

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  2. Natalia si paragona ad una pigna che cadrà dal ramo e in questa metafora sorprende, forte e chiara,la voce autentica di una persona che evolve nella sensazione dell'invisibilità,quando non rimane altro nella valutazione esplicita del passato e delle sue porte che si chiudono.L'anima mummificata,le piazze zuppe di storie.il capello bianco sono i segni di passaggi fondamentali in una solitudine che da sfondo ad un sentire austero ma comprensibile,distinto da una sana e percepibile benevolenza che soccombe,ma non sparisce. una E' unaoesia nitida e scorrevole che appartiene,che s'insinua interiormente.

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  3. Poetica che spazia come una puledra nelle praterie dei versi che coprono l'Europa dalla Russia all'Italia, una poesia "onesta" che sa di pigne e di selvatico, ma anche di frammenti di quotidianità. G.S.

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  4. Finalmente una poesia che si legge con un sorriso di soddisfazione per la creatività che vi zampilla, per la semplicità che ne fa un avvenimento nitido, per l'autoironia che a tratti spunta tra i versi, per l'incedere a volte elegantemente sbilenco che fa della poesia una sorpresa e un paesaggio di meraviglia

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