giovedì 24 maggio 2012

NATALIA BONDARENKO - SETTE POESIE INEDITE






Natalia Bondarenko nasce a Kiev (ex Unione Sovietica) in una famiglia d’artisti. 
Nel 1990 si trasferisce in Italia. Attualmente vive a Udine. 
Scrive da sempre nella sua lingua madre, in particolare ha scritto sceneggiature per spettacoli universitari, poesie, racconti e romanzi. Ha tradotto in italiano opere poetiche e narrative di autori russi e ucraini. 
Direttamente in lingua italiana scrive solo da alcuni anni, riscuotendo un notevole successo. È vincitrice del concorso di poesia (edizione Cinque marzo, 2009) e finalista del concorso ‘Parole e Poesia’, 2012. Diploma di merito: 18° Concorso Nazionale di Poesia Inedita “Ossi di Seppia” (Taggia – IM), 2011.
Suoi lavori sono inseriti nelle antologie di diverse case editrici italiane: Edizioni Delta 3; Edizioni Il Fiorino (Modena); Historica Edizioni; Giulio Perrone Editore (Roma). Sono state pubblicate presso opuscolo letterario ‘Inutile’ N°23 e N°42; rivista internazionale di poesia ‘Pi-greco’; rivista trimestrale ‘Psicologia e lavoro’ n°157; racconto Pensare ad arte – in italiano e in friulano.
Nel 2010 sono usciti il suo primo libro di poesie in lingua italiana Profanerie private, (Guarnerio Editore, Udine), poi L’amore del giglio (Samuele Editore, Pordenone); nel 2012 – Utopie tascabili (Dnipro Edizioni, Ucraina) in lingua ucraina e Terra altrui (Samuele Editore, Pordenone).
Fra le partecipazioni più importanti: ‘Festa della poesia, 2010’, organizzata da Pordenonelegge dove ha rappresentato il Friuli Venezia Giulia; festa “Le Strade della Poesia” (Guardia Lombardi, 2011) e Trieste International Slam, 2011, Giornata Internazionale della Poesia (Club Unesco di Udine, 2012).

« I versi di Natalia Bondarenko si collocano con grande naturalezza e senza nessuna forzatura in una linea poetica ben precisa. La poetessa, partendo da strutture che affondano le radici nella lingua russa, riesce ad esprimere direttamente in italiano versi di grande qualità, di solido spessore e di estrema vitalità.
Non c’è timore ad ammettere che la sua poesia arriva a collegarsi, in una linea ideale di continuità, con tutto quel versante del novecento che fa capo ad una idea poetica di innovazione e di sperimentazione, sfiorando in alcuni punti, tangenzialmente, l’avanguardia italiana. L’antilirismo, la semplicità apparente del verso vengono da lì, non ci sono dubbi. La sapiente costruzione di strutture sintattiche lineari, moderne e leggere, portano come complemento la profondità del senso… » 
Francesco Di Lorenzo (dalla recensione del libro Profanerie private)

« La poesia di Natalia Bondarenko è nuda e cruda, quando dolce sulla punta della lingua, quando amara in fondo al cuore. È come quel sorriso che due amanti occasionali si scambiano dopo una notte d’amore, sapendo sotto sotto che non s’incontreranno mai più. Eppure sono estremamente contenti di aver (rac)colto quell’attimo di felicità che gli dei, con la loro santa (e fottutissima) maliziosità, hanno nascosto dentro di noi: metà nell’uomo e metà nella donna.
Natalia condivide con il lettore i suoi più intimi sentimenti, e lo fa con sincerità, senza troppi fronzoli linguistici. È chiaramente visibile la sua sete spirituale ma altrettanto fisica, il suo voler toccare con la mano anima e corpo. Per lei la poesia è un corollario di sentimenti, come i suoi quadri impregnati di fantasia quasi palpabile. I sentimenti si susseguono quando con discrezione, quando ben espliciti, ma mai sono banali o ridondanti… » 
Viorel Boldis (dalla recensione del libro Terra altrui 

Di questa Autrice, sul nostro blog, ci siamo precedentemente occupati ( si veda:  NATALIA BONDARENKO - SETTE POESIE ). 






***

Non c’e più traccia di te e di me.

Nessun odore di pentimento,
qualche sospetto muore
prima di nascere, nessuna
lusinga più o meno utile. 
C’è solo la voglia di continuare 
ad essere (in)felice.



(da “Profanerie private”)



***

Qualche piccola menzogna
(penso, intanto, solo penso…)
riempie le tasche con le perline 
nere. Sono i sassi, dici. Le sgrano,
le solite lacrime, indurite col tempo, 
una per volta, conteggiando tutti
i validi motivi per non possederle,
ma sono una frana. (Penso, intanto,
soltanto penso…) che si macina tutto 
nel frantoio. Bucare le tasche, disperdere
tutto lungo il percorso, scricchiolando sopra
con i tacchi alti, marciando chi sa dove, 
aiuta a ripensare (e lo penso soltanto),
alla prossima menzogna.


(da “Profanerie private”)




***

Accompagnami nel nostro passato,
parlami di qualche sciocchezza,
gira i discorsi in una direzione imprecisa
come si gira lo zucchero con il cucchiaino,
in una tazza di caffè troppo grande.

Io cercherò di sciogliermi per bene
nella dolciastra sensazione di esserti utile
per il tuo palato, per lo stomaco, per...

ancora un istante e sparirò per sempre
nelle tue mucose, bruciandoti la lingua.




***

La solitudine teme poco l’abbraccio.

Lo sto spiegando a due merli affamati,
dietro la finestra,
con i becchi rintanati nelle piume, che
la solitudine è nient’altro che la fame e
che (almeno per loro) l’abbraccio
può significare il pezzo di pane;
devo convincerli che la quaresima
è ancora lontana;
so che loro due stanno sempre appaiati
perché le ali sono fatte per volare;
gli sto spiegando
che sarebbe molto peggio, dopo l’abbraccio,
rimanere all’improvviso soli.
Ma incomprensibile per loro
 il concetto della compagnia del gelo
che mi abbraccia; e che a lungo non potrò più
sentire la fame -
ho mangiato troppo negli ultimi anni.




***

Mancano le spiegazioni a due corpi che hanno smesso di fare l’amore.
E, prima ancora, mancano due mani che hanno rinunciato a scontrarsi.
Le stesse mani che hanno imparato a rifugiarsi nelle tasche bucate,
a sfogliare le pagine dei libri, desiderati a lungo e mai acquistati.
Mancano le ragioni per intraprendere le stesse strade con i vicoli chiusi,
cosparsi di lampioni spenti e sprofondati nel buio di un’inutile aspettare.
Posso mettere sul piatto un sacco di validi motivi incipriati, compreso
vuoti di memoria, stanchezze croniche, numeri di telefono cancellati.
Intanto due bocche sono intorpidite e le parole sono diventate sassi.
E due corpi hanno smesso di fare l’amore.




***

Mai smetterò di pensarti
tranne quando deciderò che
è arrivata l’ora di dimenticarti,
cioè,
quando Papa lascerà per sempre
Vaticano, quando la settimana
si comporrà di sette domeniche,
quando la vite farà maturare
le mele col sapore delle pere,
quando  lo spaghetto mangerà
l’uomo, quando le tazze
diventeranno piatte e mi basterà
l’acqua del rubinetto
per ubriacarti del mio amore.




***

Il tuo ciao
mi scaraventò per  terra
come una bottiglia vuota,
mi fece perdere i sensi, 
tutti insieme, per un istante

il gelo
con dei piccoli scappellotti 
mi rianimò. 

Guardavo
le stelle di mezzogiorno
con gli occhi spalancati
e le contavo.

Sapevo che alzandomi - 
avrei dovuto  correre
da nessuna parte.


(da “Profanerie private”)














4 commenti:

  1. Natalia Bondarenko ha visto in anteprima la bozza di questa ulteriore “pagina” a lei dedicata, dove ci sono, per dirla con le sue stesse parole « tutte le poesie “larghe” che abbiamo dovuto eliminare dal libro fatto con Samuele Editore.... e questo mi piace. Sono quelle che amo di più.
    Oltretutto sono più recenti ». Se, extra libris, Natalia ama di più queste poesie ha le sue buone ragioni, che certo sono anche del cuore, perché, più a lungo di altre, queste le sono rimaste accanto, non hanno ancora “preso il volo” attraverso un libro. Se, come dice Blaise Pascal, “il cuore ha ragioni che la ragione non conosce” e se questo vale in generale, nel caso particolare di Natalia, queste ragioni del cuore, lei, le conosce bene. Perché la poesia – e questo è più che evidente nei versi di Natalia – è profonda, inevitabile, necessaria esperienza vitale, passionale, ma anche spirituale e intellettiva. Un’esperienza che attraversiamo e che ci attraversa. Un’esperienza che trova in Natalia Bondarenko una disponibilità che oltre a essere del sentimento e dell’anima ha una fisicità e una potenza che il verso lungo di queste poesie ci mostra in tutta la sua splendida crudezza.

    Antonino Caponnetto

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  2. Quante volte,si vorrebbe vomitare l'anima ed invece,è l'anima che vomita noi.Ci sputa con tutto il nostro sentire più autentico,quello migliore,quello maturo .Natalia lo percepisce vivendo e lo spiega ai merli,arresa in una lucida consapevolezza del quotidiano che non ha ali e resta,affamata e infreddolita.Disillusa e paradossale, vicino direzioni imprecise di cose normali.
    E' una poesia ruvida,viva che esclude retoriche e parla chiaro.S'impone con attese e promesse,come nella vita,s'impone ogni uomo con le sue miserie e le sue liste di lavori inutili.Lo spessore del pensiero di Natalia,ha lineamenti di consuetudini trascurabili,solo da chi non si è ancora accorto di vivere.Natalia diventa "grillo parlante" delle cose che sembrano non lasciare che sofferenza e stupore e,per questo,è speciale.

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  3. La scelta di non pubblicarle, secondo me, è giusta. Nel libro dei dimensioni di Samuele Editore potevano non rendere o perdersi, ma nonostante tutto... nel libro ci sono molte poesie che ritengo anche meglio di quest'ultimi. Magari si tratta di una specie di abitudine verso un verso già scritto e riletto molte volte, per ciò, il verso nuovo sembra più bello. E una mia considerazione dopo il viaggio a Milano... dove ho letto le poesie (cosiddetti vecchi) che hanno avuto il successo....

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  4. Parole del giorno quelle di Natalia Bondarenko, parole non verniciate, lette così come si pensano e si dicono. La forza che ne viene fuori è devastante e riempitiva: disarma totalmente la Vita "lirica" e riempie quei vuoti trattenuti per troppo tempo di chi non riesce a dire certe verità, perché pensa che "non sia il caso".
    Se è vero che la poesia è vita, allora è così che va descritta nella maniera più cruda e reale, senza addobbi e senza fronzoli che ne altererebbero la funzione. Se vita e poesia s'intrecciano (e ne sono convinto), non c'è altro modo per raccontarla. Leggendo questi versi, mi viene da pensare che Natalia le pensi in russo per poi scriverle in italiano, perché in esse vi trovo quella potenza che fa dell'ultima poetica russa una scuola neorealista a se, a partire da Prigov, Evtshenko, Bella Achmadulina, Kusner ed oltre, fino a lei stessa: Natalia Bondarenko.

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